Una chiacchierata su "I reietti dell'altro pianeta" di Ursula K. Le Guin

Buongiorno a tutti lettori!
Come state?
Io sono reduce da un cartoomics vissuto quasi appieno: un giorno e mezzo in fiera mi hanno assorbito quasi completamente le energie.

Ma ora vorrei parlare di uno dei libri di Ursula K. Le Guin: "I reietti dell'altro pianeta", finito di leggere da pochissimo, questa non sarà una recensione vera e propria bensì una piccola analisi sui significati e le idee espresse nel libro.
Nonostante non voglia scrivere una recensione partiamo da una breve disamina della vicenda: si svolge a cavallo di Urras e della sua luna, Anarres, vedendo come protagonista l'anarressiano Shevek, un fisico teorico, che si trasferisce su Urras. Il problema? Le due civiltà sono profondamente differenti: gli urrassiani basano tutto sulla proprietà e il consumismo mentre gli anarressiani danno ampio spazio alla condivisione, alla comunità.
Su queste differenze si creano notevoli scambi e interazioni tra Shevek e gli urrassiani, dai notevoli risvolti sociali, economici e politici.

"Perché non c'è nulla, assolutamente nulla su Urras di cui noi anarressiani abbiamo bisogno! Noi lo lasciammo con le mani vuote, cento e settanta anni fa, e avevamo ragione. Noi non prendemmo nulla. Poiché qui non c'è altro che gli stati e le loro armi, i ricchi e le loro bugie, i poveri e la loro miseria. Non c'è modo di agire rettamente, con un cuore trasparente, su Urras. Non c'è nulla che possiate fare in cui non entrino il profitto, e la paura di una perdita, e il desiderio di potere. Non puoi dire buongiorno a una persona senza sapere chi di voi è superiore all'altro, o senza cercare di dimostrarlo. Non puoi agire come un fratello verso le altre persone; devi manipolarle, o comandarle, o obbedire loro, o imbrogliarle. Non puoi toccare un'altra persona, eppure non ti lasceranno mai solo. Non c'è libertà. È una scatola... Urras è una scatola, un pacchetto, con tutta la sua meravigliosa confezione del cielo Turchino e dei prati e delle foreste e delle grandi città. E tu apri le scatole, cosa ci trovi dentro? Una cantina buia e piena di polvere, e un uomo morto. Un uomo cui fu tramutata la mano perché la attendeva gli altri. Sono stato nell'inferno e fine. L'inferno è Urras."

Parole pesanti dette da Shevek, una sorta di "migrante spaziale" che da un paese generalmente più povero (a livello economico e di beni) ma al contempo più ricco da un punto di vista sociale arriva nel mondo più ricco, che, viste nel contesto e nella situazione contingente della lettura, mettono in risalto posizioni e visioni che la Le Guin ha preso in questo e molti altri suoi scritti, come ne "L'occhio dell'airone": 

1 - uguaglianza non solo a livelli di popoli e razze ma a livello comunitario tra classi diverse, lavori e, soprattutto, genere;

2 - una fondata e marcata critica alle società guerrafondaie portate da inni alla pace e alla rivoluzione senz'armi, portata avanti con le idee e la tecnologia;

3 - una apertura a nuove forme e modelli politici, atti a far vivere nell'uguaglianza le persone che compongono lo stato "... Ma la rete non doveva essere diretta dall'alto. Non ci doveva essere nessun centro di controllo, nessuna capitale,  nessuna sede in cui potesse instaurarsi il meccanismo autoriproducentesi della burocrazia e potesse stabilirsi l'impulso di dominio di individui che cercassero diventare capitani, comandanti, capi di stato.";

4 - un forte interesse verso la natura e la convivenza con la stessa, non la blanda e sterile supremazia dell'uomo.

Questi sono solo alcuni degli spunti che si possono trovare nella lettura dei libri fantascientifici della Le Guin, libri e serie per me fantastiche e fortemente consigliate a tutti.

Tra i tanti pezzi che mi sono piaciuti de "I reietti" uno mi è rimasto impresso maggiormente, uno sulla donna: "Gli aveva chiesto perché non c'erano donne sulla nave, e Kimoe aveva risposto che il funzionamento di una nave spaziale non era lavoro da donne. I corsi di storia seguiti, la conoscenza degli scritti di Odo, fornivano a Shevek un contesto entro cui collocare questa risposta tautologica, ed egli non aggiunse altro. Ma il dottore a sua volta gli rivolse una domanda a proposito di Anarres: - è vero, Dottor Shevek, che le donne, nella vostra società, sono trattate esattamente come gli uomini?
- sarebbe uno spreco di ottimo materiale - disse Shevek, ridendo; poi rise ancora quando si rese conto di quanto fossero ridicole le piene implicazioni di quella idea.
Il dottore esitò, evidentemente occupato ad aggirare nel modo migliore uno degli ostacoli interni della sua mente, poi parve confuso e disse: - Oh, no, non intendevo riferirmi al lato sessuale... è chiaro che lei... che le donne... volevo dire, per quanto riguarda il loro stato sociale.

- Stato ha ora il significato di classe?
Kimoe cercò di spiegare lo stato sociale, non ci riuscì, e infine ritornò all'argomento di partenza. - Non c'èe veramente distinzione distinzione tra il lavoro degli uomini e quello delle donne?
- Beh, no, mi parrebbe una base un po' troppo meccanica per la divisione del lavoro, non dice? Una persona si sceglie il lavoro in base agli interessi, alla disposizione, alla robustezza... che c'entra il sesso con questo?"


Contenuti bellissimi, temi scritti più di quarant'anni fa ma purtroppo molto, troppo, attuali soprattutto alla luce di alcune posizioni politiche sentite due giorni fa per la giornata della donna.

Vi auguro di scoprire il libro al più presto sconsigliandovi, però la versione "Cosmo" numero 16 della Nord del 2007: non solo la traduzione è a tratti traballante ma anche la qualità di stampa è pessima, manca perfino una pagina!

Ho letto solo questa versione ma so che la mondadori ha fatto una nuova stampa del volume da poco tempo: I reietti dell'altro pianete - Ursula Le Guin

So che la mia disanima è mancante ma non potevo non scrivere nulla su di un libro che mi ha colpito così tanto.



Commenti

Post popolari in questo blog

Intervista: Michela Giudici

Le creature di J.R.R. Tolkien: Aquile e Draghi

Intervista a... Vincenzo Romano!