Intervista l'Artista: Francesca Urbinati


Bentrovati con l'appuntamento del venerdì con Intervista l'Artista!
Oggi abbiamo con noi Francesca Urbinati, disegnatrice e fumettista.

Illustrazione fatta per Tiny Dragons
Partiamo dal principio: come hai iniziato a disegnare?

L’ho sempre fatto, ispirata dai disegni di mia madre sulle liste della spesa e dai libri illustrati che mi portava mio padre. Forse qualcuno ricorda le collezioni I Racconta Storie e C’era Una Volta, che abbinavano fascicoli illustrati e audio su musicassette. Credo che quello storytelling multimediale (lettura, immagini, recitazione) mi abbia predisposta alle sfide che ho affrontato in seguito.



Pian piano il disegno però si è portato su vie che, ai profani, sembrerebbero insolite e particolari, approdando all'animazione 3D. 
Come è stato il passaggio e cosa cambia tra un disegno più tradizionale e un lavoro di questo tipo?

Sono di indole curiosa e ho sempre adorato l’interattività dei videogiochi, il potere di “muovere i cartoni animati come vuoi tu” e creare la tua storia personale. Perciò, quando nei primi anni ‘90 ho intravisto le potenzialità della neonata grafica 3D, ero entusiasta di approfondirla. A quel tempo l’animazione tradizionale era una nicchia molto ristretta nel mondo, quasi inesistente in Italia. Spostarmi sul 3D mi forniva una marcia in più in un ramo che era in espansione ovunque.
Rispetto al disegno tradizionale, il 3D è molto più simile alla scultura o alla costruzione di un diorama. È un mondo totalmente nuovo rispetto al 2D, eppure sono interconnessi. Il 3D offre approcci, come il
calcolo della luce, molto utili se applicati alla pittura tradizionale. Inoltre il disegno tradizionale in 2D è sempre presente quando si lavora in grafica 3D: dalla progettazione iniziale alle texture (immagini sulle superfici) al fotogramma 2D finale che viene renderizzato.


Come ti sei formata in questo campo?

Ho cominciato da sola sulle prime versioni di 3D Studio sotto DOS (oggi 3D Studio MAX), grazie a una raccolta che usciva in edicola, poi sono passata ai manuali. Dopo essermi diplomata ho tentato il tutto per tutto, passando le selezioni per un corso su Softimage 3D (poi rinominato XSI) con insegnanti del prestigioso NAD Centre di Montreal.


Che conseguimenti hai ottenuto grazie a questa specializzazione?

Mi sono ritrovata in una nicchia in cui cercavano disperatamente persone con competenze molto specifiche: mi hanno chiamata subito a lavorare sugli effetti 3D animati per La Macchina del Tempo (Rete 4) e altri docufilm per la RAI.


Che lavoro fai?

“Illustrazioni, fumetti e grafica” è la mia risposta breve per i profani. In effetti riassume con chiarezza il grosso della mia attività, anche se dietro le quinte c’è molto altro, dalle consulenze all’insegnamento.
Sono molto fortunata: faccio il lavoro che mi piace e che sognavo da bambina.


Come mai la scelta di lavorare freelance? È obbligata in Italia e, quindi, una necessità oppure serve ad altro?

Permettimi di aprire una parentesi dolorosa: dallo Stato fin giù al cittadino medio, in Italia si osteggia ogni tipo di libera iniziativa, che si tratti di un’attività professionale o di organizzare una festicciola di quartiere. Si sta ben attenti che l’erba del vicino non sia mai più verde, piuttosto gli si butta il veleno nel prato innalzando la mediocrità a virtù.
Per me diventare freelance è stata una scelta di dignità e di libertà.
Ho preso le distanze dalla mentalità gretta del lavoro “sotto padrone” in cui devi produrre a cervello spento perché “abbiamo sempre fatto così”, l’innovazione è scomoda e devi immolare la tua vita per aziende che non offrono né rispetto della persona né un compenso proporzionato ai sacrifici che pretendono.
Dopo 10 anni di esperienza professionale in varie realtà aziendali e nei settori più disparati della grafica, mi sono detta “ora le regole le detto io, prendere o lasciare”. È stata una scelta dura, ma anche la migliore che abbia mai fatto per raggiungere la “me” che volevo essere.


Guardando i tuoi disegni mi verrebbe da pensare che i personaggi che preferisci disegnare siano gli animali, è giusto? Perché?

Hai ragione! Sono convinta fin da bambina che gli animali abbiano una marcia in più rispetto alle persone: sono sinceri. A qualsiasi specie appartengano, ti mostrano le loro intenzioni senza vergogna o ipocrisia. Parlano da cuore a cuore, senza filtri.
Per questo, ho sempre trovato molto più facile interagire con gli animali che con le persone. Inoltre, le persone sono “tutte uguali” da disegnare, mentre il regno animale offre zampe, artigli, zoccoli, pinne, piume, creste, fauci, becchi… insomma, una miniera d’oro per la fantasia e i simbolismi narrativi.


A proposito di animali e di disegni, uno dei tuoi prodotti di punta e più conosciuto è Niki Batsprite. Da cosa ti è venuta l'ispirazione?

Il concept di Niki batsprite è nato quando mi sono resa conto che le storie propinate dai media seguivano tutte lo stesso intreccio trito e ritrito: ci sono i buoni, arrivano i cattivi, i buoni vincono… ok, funziona, ma che noia!
E se per una volta il protagonista non fosse né buono né cattivo? Un vero neutrale? Così ho sperimentato una sorta di parodia della fabula classica, dando agli abitanti di Munia la capacità di percepire la “percentuale di bontà” altrui.


Perché proprio dei protagonisti di questo tipo?

È un superpotere che fa gola a tutti: chi non vorrebbe poter separare a vista i buoni dai cattivi? Potremmo inquadrare subito il nostro capoufficio, i nuovi compagni di scuola o lo sconosciuto che ci attacca bottone . Eppure nel mondo di Munia convivono, pur con alti e bassi, buoni e cattivi di varie specie: un esempio di tolleranza sempre più attuale, tanto che il fumetto è stato usato con successo in progetti di integrazione scolastica.
Invece Niki Batsprite, il protagonista metà buono e metà cattivo, è il nostro specchio: il suo scopo non è salvare il mondo o conquistarlo, ma impedire che gli altri -buoni, cattivi, amici o nemici- mettano a soqquadro la sua adorata vita quotidiana.


Com'è disegnare un fumetto in Italia?

Una scommessa, in tutti i sensi. In generale, non è un mestiere renumerativo rispetto alla mole di lavoro che richiede. Perciò è bene affiancarlo ad attività parallele, magari sempre in ambito artistico.
Purtroppo tanti aspiranti fumettisti hanno un approccio del tutto distorto a questo mestiere: da chi si crede “arrivato” appena uscito da scuola o selezionato da un editore, a chi si fa bloccare dai dubbi dell’inesperienza. Circolano tanta ignoranza e falsi miti su come funziona davvero il settore del fumetto e dell’illustrazione, al punto che quando si sbatte il muso contro la realtà ci si può fare davvero molto male. Perciò ho creato Touched By Art, dove metto a disposizione informazioni e risorse direttamente da “dietro le quinte” del settore editoriale e autoriale.


Quanti volumi sono usciti e quanto ha cambiato la tua vita la pubblicazione, se l'ha cambiata?

In questo momento Niki Batsprite ha all’attivo 10 volumi a colori e sto lavorando all’undicesimo. L’avventura di pubblicare la serie mi ha cambiata nel profondo e mi ha resa la persona che volevo essere.
Ho esordito nel mondo del fumetto da perfetta sconosciuta. Avevo dalla mia un prodotto particolare e “fatto in casa”, dimostrando di saper gestire tutte le fasi dall’ideazione alla stampa e distribuzione nazionale. Questo mi ha fatta abbastanza notare.
La parte difficile è stata dimostrare di non essere una meteora. Ho continuato a studiare e migliorarmi, frequentare le fiere e mostrare le mie capacità in ambiti affini, come l’illustrazione.
Avevo studiato diversi altri casi, perciò ero cosciente che avrei raggiunto risultati apprezzabili non prima di 5-7 anni: pazienza e perseveranza sono state il mio scudo e la mia spada.

Su Niki Batsprite potrei farti centinaia di domande… diciamo che mi tratterrò ad altre 3:
1) la possibilità che hai dato agli autori/disegnatori di collaborare a creare un mondo vivo e pieno di vita come è stata presa? Qual è la tua storia preferita?

La possibilità di collaborare è stata molto apprezzata. Abbiamo avuto tantissime richieste, sia da esordienti che da professionisti che lavorano con grandi case editrici. Anche i suggerimenti e le citazioni dei lettori inserite nei volumi hanno avuto molto successo.
Non sono operazioni facili, ma mi hanno sempre divertita un sacco. Niki Batsprite è qualcosa di partecipativo, un “racconto attorno al fuoco” con compagnia dei lettori, perciò adoro quando lo arricchiscono con personaggi, dettagli, modi di dire, ecc.

2) La pubblicazione continua da tantissimo tempo, come mai? Non ci si rischia di perdere?

Ammetto che, col senno di poi,  esordire con una serie a fumetti è un impegno a lungo termine che lascia pochissimo spazio ad altri progetti personali. Tuttavia la trama portante di Niki Batsprite è ben solida e fissata da anni di gestazione della sceneggiatura. E il finale sarà, in una parola, epico.

3) Il mondo così vasto, da te creato, ti ha dato problemi di sorta?

No, tengo molto alla coerenza di ciò che scrivo. Però alcuni punti della storia mi hanno fatto riflettere . A ben guardare, ci sono momenti in cui il protagonista è Munia stessa: questo piccolo mondo fantastico ignorato dai più, eppure così ricco e agitato al suo interno. Più che un pianeta è una persona, potresti essere tu o io.
Credo che questa e le altre molteplici chiavi di lettura siano la vera forza di Niki Batsprite: potresti rileggerlo molte volte, anche ad anni di distanza, e scoprire punti di vista a cui non avevi mai pensato prima.


A proposito del mondo, quanto ti ha influenzato far parte del gioco di ruolo Lineage of Elysium?

L’esperienza con Lineage of Elysium mi ha permesso di inquadrare il senso di epicità, migliorare il mio modo di raccontare e di trovare risposte al volo a problemi narrativi. Inoltre è stata anche una intensa palestra sulla gestione di community e team di lavoro.
Come Niki Batsprite, Lineage of Elysium è un mondo vasto e complesso che ha ancora tanto da dare, spero di poter mostrare presto le novità in cantiere.


Quanto influenzano questi tipi di hobby (gdr, giochi da tavolo, videogiochi) l'arte e lo stile di disegno?

Secondo me, moltissimo. In quanto creativi assimiliamo come spugne ciò che abbiamo intorno, compresa l’arte e la grafica dei nostri giochi preferiti. Questo è ancor più valido se puntiamo, un giorno, a lavorare in questi stessi ambiti. L’importante è non copiare, bisogna filtrare, mischiare e rielaborare questi stimoli per rendere unico ogni progetto che affrontiamo.


Cosa pensi di quelle iniziative "a progetto" tipo quella sui draghi cui hai partecipato? Funzionano? C'è differenza tra Italia ed estero?

Nel caso di Tiny Dragons, seguivo Jon Schindehette da quando era Art Director di Dungeons&Dragons, cioè circa 7 anni. A volte bisogna tentare e migliorarsi anche per anni prima di essere selezionati.
Quando succede, però, è uno splendido riconoscimento: lui e una giuria di “superpro” hanno selezionato 200 artisti in tutto il mondo… e una sono io! Un simile avvallo è molto importante, una sorta di “medaglia al valore artistico” che nemmeno i profani o i detrattori possono ignorare.
Quindi sì, se l’editore e la giuria sono rinomati vale la pena provarci, anche se ci serviranno anni di pratica per competere con gli altri candidati (e un occhio di riguardo per eventuali costi di partecipazione).
Credo che in Italia il riscontro sia minore rispetto all’estero, per il fatto che siamo esterofili cronici.


Immagine presente dentro a "Kemet"
artbook del collettivo Imaginaria
Tu fai anche parte di un collettivo, Imaginaria, con cui avete pubblicato, al momento, due cose: un calendario del 2018 e un artbook.
Com'è collaborare in un collettivo?

Adoro il lavoro di squadra! Coi colleghi di Imaginaria mi sono trovata davvero bene, perché siamo tutti professionisti con anni di esperienza alle spalle. Ci siamo scoperti molto affini tra noi, nonostante i diversi trascorsi e la timidezza tipica degli artisti.

Necessità o opportunità?

Una valida opportunità, sia per staccare rispetto al lavoro solitario da freelance, sia per la maggiore libertà creativa.


Qualche consiglio a neofiti del disegno?

Non bruciare le tappe e imparare innanzitutto le basi fondamentali del disegno, anatomia e prospettiva in primis. Lo stile manga o le tavole di fumetto vengono molto dopo. Online o durante le portfolio review, questo è il consiglio che mi trovo a dare nella stragrande maggioranza dei casi.
Un altro consiglio importante è di perseverare. Imparare a disegnare richiede anni di studio e pratica costante. La verità è che si tratta di un processo infinito: perfino gli artisti più famosi e veterani continuano a studiare e sperimentare costantemente.


Hai anche un canale youtube, Francesca Urbinati, cosa pubblichi?

Speed painting, tutorial e talk su diversi argomenti artistici. L’anno prossimo spero di sfruttarlo di più con live e altri contenuti formativi.



Serve?

Alcuni artisti si trovano molto bene su YouTube, io devo ancora superare la sensazione di sentirmi osservata mentre registro cosa disegno!
Scherzi a parte, ogni social può servire molto o per niente. Di sicuro, il marketing è una bestia nera per molti artisti e autori indipendenti. Condividerò presto risorse su questo tema, quindi stay tuned!
[Sul sito Touched By Art Ndr.]



Ti ringrazio del tuo tempo,

Grazie a te!

Vi lascio una carrellata dei siti dove potete trovare Francesca Urbinati:
Sito: http://www.furbina.it
Pagina Facebook: Francesca Urbinati Art
Canale Youtube: Francesca Urbinati
Deviantart: Francesca Urbinati
Sito Niki Batsprite: https://nikibatsprite.com
Pagina FB: Niki Batsprite



Alla prossima

Luca

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