Intervista a Chiara Talamo


Buongiorno a tutti e bentornati all’appuntamento con Intervista l’Artista!

Oggi con noi abbiamo Chiara Talamo che ci parlerà di lei e di HinterlandCiao e benvenuta!

Intanto direi di iniziare subito parlando di te, chi è Chiara?

- Ciao! Ah, forse è la domanda più difficile!  Chiara è una ragazza con tremila passioni (non solo) artistiche, ha frequentato la scuola del fumetto, è da sempre divisa a metà tra il disegno e lo studio di materie umanistiche; disegna anche mentre dorme  (giuro!) e cerca di gestire bene le giornate tra figlio, casa e disegno.

Dove e quando è nata la passione per il disegno?

- Credo di averla sempre avuta, perché ricordo che disegnavo moltissimo già all'asilo; non mi piacevano i giochi all'aperto e preferivo disegnare, per ore. Una volta ho anche disegnato sui muri di casa... non so com'è che sono ancora qui a raccontarlo!

E quella per il fumetto?

- Sicuramente grazie ai Topolino! Ho imparato a leggere subito perché mi piaceva molto, leggevo tantissimo oltre a disegnare; il fumetto mi ha colpita come “arte mista”, e ricordo che alle elementari riempivo intere agende di fumetti coi dinosauri.  E' una passione che mi scorre nelle vene, non riesco a fare a meno di disegnare fumetti da allora.

Quali sono i tuoi fumetti preferiti?

È una bella domanda. I gusti cambiano in 20 anni, ma alcuni amori rimangono per sempre. Se parliamo di opere e non di autori in generale, allora uno dei fumetti che non ho mai smesso di amare e di sfogliare è Jiraishin, seguito da The Slayers, e vecchie pubblicazioni di Vanna Vinci. Poi ci sono anche opere più recenti, ma l'elenco sarebbe lungo!

Come ti sei formata in quest’arte?


- Come tanti della mia generazione, disegnando e copiando i manga che leggevo. Ho iniziato con Sailor Moon, avevo 10 anni quando uscì, mi ha decisamente segnata. Ma scoprire in fumetteria i disegni di Hui Kim Sum è stata la svolta: i fumetti cinesi e coreani mi hanno dato modo di scoprire che esistono delle varianti al classico Manga, e ho cominciato ad esplorare anche altri stili, sempre rimanendo sul modello di fumetto asiatico.


Da che disegnatori e fumettisti trai spunto?

- Oggi? Mi ispiro a tutto ciò che vedo. Se parliamo di artisti posso citare, tra i maggiori: Tsutomu Takahashi, Takehiko Inoue, Sergio Toppi, Yoshitaka Amano, Samuel Spano, Zao Dao... ma l'elenco è così lungo...

Che tipo di fumetto preferisci?

- Euromanga: per quelli che sono i miei gusti la trovo un'ottima via di mezzo tra i manga e il fumetto europeo, sia esteticamente che come narrazione. A onor del vero mi piacciono tutti e tre, ma il cosiddetto Euromanga ha fatto breccia nel mio cuore, da quando l'ho scoperto.

Che tecniche prediligi e per quale motivo?

- Amo gli acquerelli, ma non riesco a sfruttarli come vorrei, sia per problemi di spazio che di tempo. Quindi mi sto specializzando nel disegno digitale, che comunque è meno semplice di quanto molti possano pensare! Ci vogliono anni di pratica per vedere qualche risultato.

Passando al tuo fumetto, Hinterland, perché Milano?

- Perché è la mia città: la conosco bene, ci vivo e la adoro.

Il Fiordaliso, da te nominato all’inizio, è realmente esistente?

- Certo! Amo leggere nei fumetti e nei film riferimenti a luoghi che esistono davvero, anche e soprattutto in periferia: mi è quindi venuto istintivo fare la stessa cosa nel mio.

Quanto è importante l’ambientazione per te e per le tue storie?

- L'ambientazione è uno strumento molto potente, dona colore e profumo alla storia, di qualunque genere sia. Non amo i fumetti particolarmente poveri di sfondi, dove non si capisce nulla del mondo che è rappresentato. Anche se sono fumetti intimisti e ricchi di concetto, l'ambientazione da carattere alla storia, a mio parere.

Per i personaggi ti sei ispirata a qualcuno?

- Quasi tutti. In fondo, l'ispirazione viene sempre da qualcuno o qualcosa, anche quando non ce ne accorgiamo. A volte traggo ispirazione da attori o perfino da frasi che sento ripetere;  mi innamoro facilmente di un concetto, e poi costruirvi attorno un personaggio vien da sé.

So che hai risposto pure con una vignetta umoristica, ma perché Stella deve essere sempre truccata?


- Non deve. Non è neanche particolarmente vanitosa. Ma la vita in un post apocalisse non deve essere facile, e il trucco è una di quelle piccole cose che aiuta a distrarsi e fingere di avere ancora una vita normale. E poi nel suo caso è gratis!

Cosa ti accomuna a Stella, Lisa e She’Vah?

- Stella è un'altra me, quindi quasi tutto! La passione per lo studio, un po' di pesantezza nel carattere, ma anche gentilezza e altruismo se ce n'è bisogno. Con Lisa invece sono agli antipodi, non ci accomuna proprio niente! Era stata creata per essere un'antagonista di passaggio, quindi abbastanza lontana dalla persona che sono io. She invece è un pezzo di pane, non è di questo mondo.

Di cosa parla la storia, in breve?

- Dell'umanità che non riesce mai ad andare d'accordo, a collaborare, a fidarsi. Che pensa solo a farsi la guerra, o a quanto si sente superiore rispetto agli altri, quando invece sarebbe così facile venirsi incontro.
Oltre alla comicità, agli intrecci sentimentali e all'azione, è di questo che volevo parlare. Spero di riuscirci.
Ma leggendo le opinioni dei lettori credo di essere sulla buona strada, perché fanno congetture e lasciano commenti proprio su questo argomento, ed è interessante l'interazione.


L’analisi delle varie bande è realistica? Pensi davvero che gli umani siano così stupidi da mettersi a creare fazioni di fronte a un’apocalisse aliena? 

- Ne sono certa. Più i tempi si fanno difficili, più le persone pensano solo a sé stesse, alle proprie comodità e a ciò che hanno da perdere. Sono anche ottimista, però. Penso che prima o poi ci renderemo conto che stiamo sbagliando, come se ne renderanno conto i personaggi della storia. Ma non è un percorso facile.

La decisione di inserire gli alieni perché?

- Volevo un ostacolo comune a tutti, che mettesse gli uomini alla prova. Amo gli zombie, ma sono così inflazionati ormai!

Cosa vorresti dare con il tuo fumetto?

- Io racconto storie per intrattenere e divertire gli altri, principalmente. Mi piace coinvolgere le persone attivamente. Con questa storia nello specifico, vorrei che passasse il messaggio che il dialogo e la pace sono le uniche opzioni sensate per costruire qualcosa.

Ogni quanto lo pubblichi?

- Su facebook, ogni quanto posso! Su carta, mi sto attivando.
Vorrei anche riuscire a pubblicare la rivista di Lisa, “Sfigate”, che pare piaccia molto ai lettori.

Obiettivi futuri per Hinterland?

- Finirlo! Ma mancano ancora diversi capitoli, e io purtroppo ho solo due mani!

E invece i tuoi sogni?

- Ne ho fin troppi, sono un'inguaribile sognatrice. Per cominciare, mi accontenterei di lavorare nel campo artistico in maniera soddisfacente.

Cosa consiglieresti a una artista alle prime armi?

- In verità sono ancora alle prime armi anch'io, e consiglio  di non mollare! Io ho smesso di disegnare per qualche anno e mi sono resa conto che senza arte stavo male. La vena artistica non è un luogo comune, è un modo di essere. Soffocare o nascondere ciò che siamo per paura, porta solo all'infelicità. Sicuramente la strada è tutta in salita, ma nella vita niente è facile. Se siete sicuri della strada intrapresa, non mollate e continuare con la scalata: il sacrificio e la buona volontà daranno i loro frutti!

Grazie mille di averci tenuto compagnia oggi, alla prossima!

- Grazie a te, erano delle domande bellissime, alcune molto profonde, e mi ha fatto davvero piacere rispondervi!

Potete seguire Chiara sia su Facebook, dove potete anche leggere il suo fumetto: Hinterland
Che su Instagram: Chiara Talamo

Saluti 
Luca

Commenti

Post popolari in questo blog

Intervista: Michela Giudici

Tempo di Libri 2018

Nuova Uscita: Il Grande Dio Pan, di Arthur Machen