Recensioni: In una lontana città, di Jiro Taniguchi


Ho appena finito di leggere “In una lontana città” di Jiro Taniguchi.

L’idea di base per questo fumetto è semplice: un uomo, Hiroshi, 48 anni, si ritrova nel suo corpo 14nne, 34 anni prima. Un’idea vista e rivista in molti fumetti, libri e film ma, se sfruttata bene, dalla notevole potenza espressiva.
Rivivendo la seconda media riscopre l’amore verso la bella della scuola e, soprattutto, capisce il padre, che li ha abbandonati proprio nell’estate dell’anno in cui si è ritrovato.
Con le conoscenze future infatti riesce a capire le azioni del padre e a incontrarlo mentre lascia la casa ma, al tempo stesso, affrontandolo capisce molte cose di sé e del suo futuro.

Il narratore ci porta dentro al personaggio, facendoci vivere in uno strano dualismo di età e di corpo la situazione in cui si ritrova Hiroshi.
La vicenda è ambientata in una lontana cittadina, lontana nel tempo e nello spazio.

Notevole la caratterizzazione dei personaggi. Hiroshi rappresenta tutto il suo essere adulto nel gestire una situazione molto complessa, lasciandosi però andare, di tanto in tanto, al vizio del bere che ha sviluppato negli anni.
Tomoko, la bella, è una ragazzina, affascinata dalla maturità del giovane protagonista, che si trova sfortunatamente alle prese con quello che in realtà è un adulto che non può metterla a conoscenza dei suoi problemi.
L’amico Shimada, futuro scrittore che lascerà un finale davvero interessante alla storia.
Infine la famiglia stessa di Hiroshi svolge un ruolo centrale: dalla madre, costretta dopo la fuga del marito a lavorare duramente per sfamare i figli, alla nonna, dignitosa portatrice delle verità sul passato della famiglia Nakahara. Infine il padre che, pur avendo creato una famiglia felice, ha sempre rinunciato, per essa, ai suoi sogni, motivo della sua fuga.

Il fumetto porta a notevoli riflessioni, sulla vita e soprattutto sulla realtà che ci circonda, in primis cosa sia la realtà stessa.
Molte sono le riflessioni dedicate alla famiglia che io purtroppo posso capire a stento a causa della mia ancora giovane età, soprattutto quando si parla di genitorialità. Ma sono fondamentali per il lettore e per l'autore stesso che le ha proposte, lasciando e lanciando messaggi sulla vita. Perché tutte le famiglie, nel bene e nel male, hanno dei segreti da nascondere, piccoli o grandi che siano.

Taniguchi unisce scelte sceniche utili ai fini della trama, dall’incontro emozionante tra Hiroshi e il padre intenzionato a partire, ad altre di vita quotidiana dal notevole impatto visivo.
Vedere la nonna tessere a ogni ora del giorno e della notte rilassa il lettore e lo fa entrare in un clima familiare. Alla fine del fumetto uno conosce la famiglia del protagonista come se fosse la propria anche grazie alla notevole padronanza stilistica di Taniguchi nel disegnare anche i più piccoli dettagli.

Pregi: un disegno da cui tutti i fumettisti avrebbero molto da imparare.
Difetti: Una storia già vista

In conclusione però si può dire che il fumetto è una gran bella lettura e un esercizio di stile notevole, lo consiglio a tutti i disegnatori, i fumettisti e i molteplici appassionati di fumetto "moderno" che, leggendo "in una lontana città" si troveranno di fronte a un progetto diverso, che li stupirà con i suoi particolari e con le sue ambientazioni.



Luca Morandi, "Aratak"

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