Segnalazione: Il pugile e l'ubriacone; Damiano Lomolino

Buongiorno a tutti!
Sto riuscendo a mantenere i miei buoni propositi per il blog, visto?
Quindi oggi segnalazione e venerdì pronti per ricominciare con le interviste agli artisti!

Oggi vi parlo della nuova uscita di Damiano Lomolino, "Il pugile e l'ubriacone".

Sinossi: Il pugile e l’ubriacone, racconta di un uomo e del dualismo conflittuale che lo nutre e lo dilania. Un trionfo di contraddizioni in bilico tra devozione, sacrificio, abnegazione, contrapposte al vizio, ai rottami e alla decadenza. Gli allenamenti, gli incontri, e il perenne ritorno durante la notte, dentro le bettole della peggior specie, di cui ne avverte il degrado, ma non riesce a farne a meno
L’amore della vita, perduto, che ritorna insistentemente nei suoi pensieri, dentro ogni cosa che fa. La passione per una ragazza impegnata in cui crede si nasconda il riscatto di quell’amore perduto. Le avventure con l’altro sesso, che stenta a comprenderlo. Le numerose fissazioni e ossessioni che lo accompagnano. Il disincanto.
La voglia di dimostrare chi sei, contro la presa di coscienza che si è tutti dei miserabili al gioco della vita. Due entità, condensate e colluse, conniventi e conviventi, incastonate dentro un’unica persona protagonista della storia e allo stesso tempo co-protagonista del suo alter ego, che si dà e si sdà, continuamente, agli altri, e a se stesso.

L'autore si presenta: Chiunque si cimenti a scrivere qualcosa che con ardita insolenza chiama libro o romanzo, crede di avere qualcosa d’interessante da scrivere, non di meno, presume di avere qualcosa di nuovo da dire. Penso che in centinaia di anni di menti geniali, personalità brillanti e anime in fiamme, sia stato (per fortuna o purtroppo) detto e scritto tutto, e di tutto, su tutto; e quest’io dal bizzarro cognome, sui trenta fluttuante, controcanto stonato nei cori delle vostre plausibilità, intento a infrangere certezze nei versi e cantarle a chi mai capirà, maldestro dilettante dello stare al mondo… fuor d’ogni dubbio non aggiunge nulla di nuovo a quello che gli scaffali delle librerie offrono ai lettori distratti. Queste pagine contengono soltanto un vomito al quale ho tentato di dare un senso, un’impertinenza del tutto mia, stimando di avere qualcosa da dire, quando ce l’avevo da dire, semmai avessi avuto qualcosa da ridirmi.



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