Recensione: L'oscura armata di Asafe; Micol Giusti

L’oscura armata di Asafe” è la continuazione de “I cristalli di Mithra”.

In questo nuovo libro di Micol Giusti troviamo una Astrid tornata a Mithra per restarci, non si sente infatti più a suo agio tra gli umani e, pur appartenendo a una razza diversa, sta meglio in compagnia degli elfi.
Il suo ritorno però non è tutto rose e fiori ma ci sono anche le spine, che prendono forma sotto forma di Deorc, una razza di elfi oscuri con la passione per le battaglie e per il sangue:

“La loro razza è stata creata dal male, dall'oscurità, ed è legata al potere delle tenebre. Sono nati seguendo il culto dell'odio e della discriminazione e credono che gli altri popoli siano inferiori, destinati a sottomettersi a loro. I
n passato quindi, hanno attaccato molti villaggi, soprattutto di nani, seminando il panico tra le altre specie. I pochi che hanno deciso di sottomettersi hanno iniziato a vivere sotto il loro controllo, schiavizzati e costretti a servirli. Gli altri sono stati uccisi, spazzando via intere razze e popolazioni”

Ma se fossero semplicemente di passaggio non succederebbe nulla, vero?
Peccato che le circostanze li abbiano portati a Mithra per qualche tempo… giusto il tempo necessario per riuscire a mettersi contro Astrid e, grazie al loro potere di leggere nella mente, riuscire a farla espellere dal villaggio.
Quindi la catturano e la portano ad Asafe, la loro capitale, con lo scopo di torturarla e ucciderla. Gli elfi capiscono di essere stati degli idioti, riescono a liberarla e riportarla a Mithra, con l’intenzione di vendicarsi dell’affronto subito dichiarando guerra.
Da qui in poi la vicenda seguirà il conflitto tra le stirpi di elfi in un conflitto dove le scene di combattimento saranno travolgenti, mozzafiato ma molto, molto, imprecise.

Come nel primo libro avevamo delle scene un poco campate per aria così pure nel secondo:

“… di stringere l'avambraccio contro il mio collo. Inizia subito a mancarmi il respiro, mentre il sangue mi scende in bocca dalle narici. Cerco di piantargli le unghie nella pelle ma niente lo fa cedere. Con la coda dell'occhio vedo uno dei Kraugh con la lancia in mano dietro di lui. Se non ci provo soffocherò qui, in mezzo agli altri corpi inerti ammassati sul terreno insanguinato. Lo spingo indietro con il corpo, sempre con la testa immobilizzata, e faccio sì che il suo stesso alleato lo trapassi con la sua lancia. Non appena mi lascia andare, riprendo fiato e raccolgo la sua spada per finire l'altro che, rimasto imbambolato a fissare la lama, non ha il tempo di reagire.”

In un combattimento, mentre viene strangolata, la protagonista riesce a vedere dietro la schiena del suo assalitore la lancia di un suo alleato, farlo impalare e non restare impalata lei stessa… non solo poco incredibile ma fuori da ogni logica direi proprio!

Vorrei fare una menzione d’onore a un personaggio: Tecla, l’elfa dei vestiti. Succede qualcosa? Fa un vestito ad Astrid. La risposta a ogni stato emozionale dell’umana si risolve con un bel vestito confezionato a mano. Cosa che effettivamente farebbe piacere a molte umane che conosco! =D
Su Astrid però devo dire che mi ha colpito la sua completa incapacità a essere umana, e non intendo proprio l’appartenenza a una razza, ma riconoscere i propri limiti per la razza a cui si appartiene. Non solo ma, senza motivo apparente, viene trattata dagli elfi in modo diverse dalle femmine della loro specie perché a loro, pur venendo insegnato il combattimento e l’utilizzo delle armi, viene destinata la casa e le cure degli altri elfi. Cosa che da un lato ci può stare ma, soprattutto nella guerra finale, a mio parere sarebbero dovute intervenire le elfe nel conflitto per far numero e dare competenza. Ricordiamoci che ogni elfa è più forte di Astrid in combattimento. Ma l’unica che combatte è l’umana. La questione l’ho trovata lievemente incoerente con tutta la storia di libertà nelle comunità elfiche.
 In più Astrid si butta a capofitto in ogni situazione pericolosa e bizzarra e così pure tutti i vari divieti e consigli, fatti da elfi assennati con qualche centinaio d’anni di esperienza alle spalle, scivolano sulle sue spalle, come se fossero fatti per essere infranti.
Il problema di questa situazione è che abbiamo un’umana che ne combina di ogni senza nemmeno pensarci, presa dall’avventatezza della sua giovane età.  Per non parlare delle battaglie dove un’umana, anche se “potenziata” da alcuni rituali, riesce a uccidere da sola decine e decine di elfi nemici. Elfi che ricordo sanno leggere nella mente e, va bene, una battaglia è caotica e difficile per la lettura nella mente ma sono pur sempre superiori a lei in ogni cosa.
Ma lei sembra riuscire a sconfiggere i suoi avversari sempre con estrema facilità.
Però Astrid ha molti lati positivi. Quali? Questo ne è un esempio, cosa che credo abbia in comune con molti di noi:

“Vado verso la mia capanna e mi metto uno dei completi in pelle. Una freccia ha passato il tetto e si è conficcata in uno dei miei libri. Accidenti.. odio quando un libro si rovina. Io non lo vedo come un insieme di pagine e inchiostro ma come uno scrigno ideato per racchiudere personaggi, emozioni, luoghi.”

Non tutto è negativo però! Come nel primo libro vengono descritte e rese interessanti usanze del popolo elfico ancor di più avviene in questo libro, con tutte le usanze legate alla preparazione per la guerra, i riti e le celebrazioni, il tutto rende queste parti de lettura molto piacevoli e interessanti da leggere.
Mi spiace che non sia dedicato uno spazio maggiore alle usanze dei popoli descritti ma è pur sempre un libro incentrato sull’azione dei personaggi, troppi rituali non ci sarebbero stati bene.

Inoltre anche lo stile è migliorato, non ci sono più alcuni errori che ho trovato in Mithra anche se persistono altri come i puntini di sospensione sempre in numero di due e la mancanza di punti alla fine di alcune frasi.
Lo stile utilizzato è sempre veloce, scandito da numerosi segni di interpunzione e in prima persona. Micol fa di tutto per far entrare il lettore non solo dentro la vicenda ma anche dentro Astrid stessa.
Alla fin fine posso dire che il libro non mi ha entusiasmato troppo soprattutto per le scene di guerra, su cui è basata la narrazione nella seconda parte, per il comportamento di Astrid con la sua mania di mettersi nei guai e per il fatto che molte cose successe sono state per me completamente prevedibili.

L’autrice, però, è decisamente migliorata in quanto a stile e scrittura, migliorando anche nelle scene di combattimento, rendendole più plausibili, potrebbe avere un discreto successo.
Inoltre è quasi innegabile il fascino che la storia tra Amos e Astrid ha sul pubblico femminile. Basta questo a consigliarlo? Per me non ancora.

Ma continua a migliorare Micol!

Aratak



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