Spettacolo teatrale: Annabel - ballata anoressica per manichini bulli

L'immagine può contenere: sMSBuongiorno a tutti!
Come state?
Sapete tutti che a me piacciono molto iniziative culturali e spettacoli, vero?
Ma sapete anche cosa mi piace ancora di più? L'impegno e la denuncia sociale che alcuni possono avere. Non solo evasione, ma impegno.
E questo tipo di spettacoli li trovo al Lato B di Milano (non sto scherzando, si chiama proprio così) dove, ogni due lunedì, ci sono spettacoli rivolti a tutti, socialmente impegnati e coinvolgenti.
Questo è il caso di "Annabel - ballata anoressica per manichini bulli", scritto e interpretato da Michela Giudici.
Vi lascio la sinossi dello spettacolo scritta da Michela:

"Annabel ha 15 anni e domani sarà troppo grassa per andare a scuola. Troppo grassa e troppo rossa.
Si chiuderà nella sua stanza piena di colori e inizierà la sua nuova vita.
Nel suo mondo perfetto e colorato, Annabel gioca, ride. Cinica, fredda, ingenua, dolce, spaventata, arrabbiata, determinata. Lucidissima. La fede incrollabile dell’autodistruzione.

Addominale n° 1

Addominale n° 2

Addominale n° 3000

Un giorno dopo l’altro.

Quante calorie bastano per sopravvivere?

500. Un pacchetto di caramelle.

Ispirato a una storia vera."

Di e con Michela Giudici
Voci registrate di Laura Angelone, Eliana Bertazzoni, Luisa Bigiarini, Alice Pavan, Francesca Poirè, Alessandro Prioletti, Federico Sala, Flavio Scotolati, Alice Turani, Jasmine Turani
Montaggio musiche a cura di Luca Giudici e Flavio Scotolati
Disegno luci di Marcello Catalano

Una sinossi però non può e non riesce a descrivere il caleidoscopio di colori, il sapiente uso delle luci, e la loro assenza, e i suoni ritmici, coinvolgenti, come il battito di un cuore o il lento scorrere del tempo che scandisce le interminabili notti buie che fanno vivere questo spettacolo.
Un monologo incredibile che per oltre un'ora tiene lo spettatore incollato alla sedia chiedendosi se questa ragazzina di 15 anni ce la farà a sorpassare il suo stesso dolore e, soprattutto, se riuscirà a sconfiggere le voci maligne che continua a ricordare e sentire. Voci dei suoi compagni di classe che la deridono, la umiliano e a volte non comprendono nemmeno quanto realmente i loro commenti influiscano sull'altro e sulla sua vita.

L'immagine può contenere: 9 persone, persone che sorridono
Annabel e i suoi mille colori
Michela porta in scena una Annabel vivace, dai mille colori, quelli delle parrucche utilizzate per coprire i suoi capelli naturali, rossi. OT Io a dirla tutta adoro le persone con i capelli rossi.
Colore che tutti sembrano disprezzare.

Una Annabel dall'immensa voglia di vivere, forte e al contempo facilmente attaccabile che porta nel proprio cuore ferite passate, e presenti, che ripercorre insieme al pubblico.

"Ormai ho imparato a riconoscere i segnali del mio corpo. Due in particolare: il cuore che si spezza e l'anima che si sfonda.
"Ti amo"
...
Ho sentito per la prima volta queste parole a 13 anni. Ma non la voce del verbo "amare". No, no. "Amo" come quello da pesca: "TI prendo all'amo", voleva dire per me. Era un anno che me lo diceva, era un anno che gli facevo da pesciolino. Non di quelli veri, vivi che nuotano nei fiumi. Quelli mi fanno anche un po' schifo...
...
Io ero un pesciolino di quelli del Luna Park, quelli di plastica, colorati ma vuoti."

E voi non ci crederete ma Michela, quando recita Annabel, si rivolge direttamente al pubblico e le sue parole sono vive. Fremono. Prendono vita. Ottengono significati che forse Michela stessa è ignara di dare loro, come il primo "ti amo" così sentito, così vero, quasi rivolto allo spettatore, che si sente anche lui preso all'amo, da un'esca viva e brillante.
E questa è una delle caratteristiche più interessanti dello spettacolo, la vitalità e il coinvolgimento del pubblico con piccoli gesti, piccoli sguardi. Da attore amatoriale posso dire che, solitamente, una delle regole è di non guardare mai nessuno in particolare del pubblico. Michela va oltre, lo fa, lo coinvolge, lo rende parte di se stessa come uno specchio.
La vitalità di Annabel però non basta, la conclusione dello spettacolo non da' risposte certe... se ce ne sono. L'unica cosa certa infatti rimane il cibo, la fame insaziabile che prende Anna e la porta a mangiare, con un flusso infinito di morsi della fame e rimorsi di coscienza, che la portano a decidere l'eventuale assenza da scuola il giorno dopo. Perché l'immagine che ha di sé, a causa del cibo ingerito, viene distrutta, esplode verso l'esterno lasciando senza risposte vere ma con mille domande tra cui spiccano nette: "Quante Annabel non andranno a scuola domani?" e "Cosa è successo alla fine ad Annabel?"

"Dai "pro Anna" sarei passata ai "pro ana", con una enne sola. "Anna" è l'abbreviazione del mio nome, "Ana" è l'abbreviazione di anoressia. Dall'irrealtà degli abbracci pro Anna alla realtà dei blog pro ana."

Uno spettacolo quasi surreale, dai mille colori e dalle mille situazioni che ti coinvolgono.
Una attrice meravigliosa, dall'immensa prestanza fisica (di addominali sul palco ne fa tantissimi) e dal forte spirito di coinvolgimento.
Uno spettacolo che merita di essere visto.

Lunedì incontreremo Michela "dal vero" con una intervista fatta appositamente per voi, lettori.

Vi lascio con il trailer e con le note di regia scritte da Michela stessa:


"L’idea per questo spettacolo è nata alcuni anni fa, quando la mia età anagrafica era molto vicina a quella della protagonista durante gli avvenimenti della storia. Io ne avevo 18, lei 15, entrambe a contatto con il mondo del liceo. Io, fortunatamente, non sono mai stata vittima di atti di bullismo né prossima all’anoressia, ma da sempre ero interessata a questi due temi così delicati e, soprattutto il primo, troppo spesso ignorati.
L’incontro con la storia di Annabel ha fatto scattare in me una scintilla.

Inizialmente immaginavo uno spettacolo di gruppo, ma più scrivevo, più mi accorgevo che erano superflue tutte quelle presenze. Annabel è sola quando viene derisa per i suoi capelli rossi e per la circonferenza della sua vita, è sola quando si allena, è sola quando mangia (anzi, quando non mangia). Perché quindi inserire altri attori? Annabel è sola, nonostante sia circondata da moltissime persone. E quelle moltissime persone, nello spettacolo, sono il pubblico. Pubblico disposto a cerchio intorno a lei, che le impedisce la fuga, che la osserva, la giudica. Persone alle quali lei si rivolgere per chiedere aiuto e che non la prendono sul serio. Non la prendono sul serio perché “in fondo è uno spettacolo”. Persone che non la prendono sul serio perché “in fondo sono solo piccoli problemi da adolescente”.

Prima di comporre il testo ho letto molto e mi sono fatta raccontare da persone che purtroppo potevano parlarmene in prima persona. Poi ho attinto da esperienze personali che amplificate potevano, in qualche modo, avvicinarsi a ciò che mi interessava raccontare. E mi sono resa conto che in tutti noi ci sono più semi di disperazione che portati alle estreme conseguenze, potrebbero fare di noi tanti Annabel.
Ho quindi aperto una pagina Facebook per portare avanti un dialogo che mi potesse aiutare ad approfondire quel mondo incredibile che sono le emozioni umane e rendere più sincera possibile la drammaturgia. Si ringrazia davvero di cuore tutti coloro che hanno dialogato con me.

Michela Giudici"

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