Blogtour: Anche La Morte Ascolta Il Jazz - Valeria Biuso

Ben svegliati, lettori! Siete carichi per una nuova destinazione del blogtour de Anche La Morte Ascolta Il Jazz? Innazitutto, se vi siete persi la presentazione di questo romanzo di Valeria Biuso, vi rimando a questo link.
Ora lasciamo la parola all'autrice che, attraverso le foto dell'epoca e le sue parole, ci farà conoscere la moda e i costumi degli anni '40, anni che fanno da sfondo alla storia.
Pronti? Buon viaggio!

Clicca sull'immagine per accedere all'evento e partecipare al giveaway!


Cab Calloway in una “zuit suit” nel film Stormy Weather, 1943

Negli anni ’40 la moda femminile ruotava attorno all’idea di creare una silhouette ben precisa, squadrata, con spalle larghe e vita stretta. L’avanzare della guerra aveva portato a una serie di restrizioni, generate dalla scarsa disponibilità di tessuti allora destinati alle divise militari. Le gonne si accorciarono fino al ginocchio, mentre pantaloni e jeans facevano il loro ingresso nel guardaroba casual femminile. Durante la guerra, infatti, molte donne lavoravano in fabbrica e indossare un vestito non era di certo il massimo in praticità e sicurezza! Al tempo stesso, nell’ambiente del cinema tornarono in voga lunghi abiti in raso o in satin, come quelli indossati sul set da Rita Hayworth e Joan Crawford. Quanto alla moda maschile, essa fu assai influenzata dal contesto militare, reinventando le uniformi in chiave civile, con lunghi cappotti e pantaloni in panno chino. Divenne anche popolare tra gli afroamericani e gli italoamericani lo “zuit suit”, un completo composto da una giacca larga e pantaloni a vita altissima.

Christian Dior, “New Look”, 1947

Per certi aspetti, tra fine anni ’40 e primi anni ’50 l’industria della moda fece un passo indietro. Con il “New Look”, propugnato da Dior, la figura a clessidra si rese più esasperata. L’obiettivo era raggiungere delle forme di reminiscenza quasi ottocentesca, costringendo le donne a indossare corsetti strettissimi per ottenere un vitino da vespa. Le sagome voluttuose da pin up, come quelle di Marilyn Monroe, presero così il sopravvento impostando i canoni sulle celebri misure 90-60-90. La moda maschile era invece tutta improntata all’eleganza e alla compostezza dei completi, esibiti sia in ufficio che in contesti più mondani.











Greaser, 1950
Nell’aria si respirava una forte volontà di conformismo e di apparire “normali”: come gli uomini erano ormai tornati dalla guerra, così le donne avevano ripreso posto all’interno del focolare domestico, ma non erano da sole. In quel periodo, infatti, la tecnologia e i media entrarono con prepotenza nelle case degli americani. La televisione assunse il ruolo di maestra di vita, sostenendo valori estremamente conservatori e di matrice borghese, come nel programma “I Love Lucy”. Tuttavia, con l’esplosione del rock ‘n roll, nacque anche una sottocultura di giovani ribelli, che ad abiti e completi preferivano giacche di pelle e blue jeans: i rockabilly e i greaser.


Estratto da “Anche la morte ascolta il jazz”, di Valeria Biuso:

Betty Brosmer, la modella pin up più pagata negli anni ’50

“Una volta scesi, Tine mi prese per mano e mi trascinò in una boutique Chanel all’incrocio con la Cinquantacinquesima.

«Quindi, sei una a cui piace l’alta moda?»
«Eh. Può darsi» mi rispose. «Guarda quanti bei vestiti! Roba di prima qualità, tessuto lavorato in Europa…»
Volteggiava come una ballerina dell’Opéra sfilando da un espositore a un altro. Prese un tailleur, lo guardò attentamente e poi lo ripose di nuovo nello scaffale. Curiosò nel reparto gonne e pantaloni, tastando ogni capo.
«Devo sentire la stoffa» si giustificò.
Sotto lo sguardo vigile di una commessa sospettosa, arraffò un tubino nero e corse in camerino a provarlo.
Uscì fuori dopo qualche minuto e rimise a posto l’abito.
«Non mi cade bene sui fianchi. Sa, è per il matrimonio di mio fratello!» esclamò rivolgendosi alla signorina che non l’aveva persa d’occhio un istante. «Non avete qualcosa di più stretto? Stesso colore, stesso taglio, ma con una linea di vita più aderente?»
«No, signorina, sono pezzi unici. Possiamo cambiare taglia…»
«Eh, no. Non voglio sembrare una sciattona. Peccato, mi piace un sacco... Sempre la stessa storia… Mi sa che andrò a dare un’occhiata a Bleecker Street. Buona giornata…»
La seguii mentre usciva dal negozio con aria delusa.
«Avrei voluto vedere come ti stava quel vestito» le dissi porgendole una Gauloise.”

Katherine Hepburn, 1940

Che dire? Io sono rimasta incantata da questi abiti, alcuni curiosi e altri elegantissimi.
Se vi ha attirato non solo la moda dell'epoca ma anche l'atmosfera degli anni '40, correte per partecipare al giveaway del romanzo e di due illustrazioni originali! Potete vincere la copia cartacea o quella digitale, non perdete l'occasione!

Alla prossima,
Ink Maiden





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