Tempo di Libri 2018


Buongiorno a tutti!
Oggi torno a parlarvi della fiera del libro di Milano, Tempo di Libri (TdL), arrivata alla sua seconda edizione.
Mentre sto scrivendo l’articolo (lunedì 12 pomeriggio alle 15.30 circa) la fiera è ancora attiva e in svolgimento per cui non possiedo i dati finali delle visite. L’anno scorso le avevo e, visitando TdL per ben tre giorni, avevo fatto un articolo molto sentito e approfondito (Resoconto da Tempo di Libri); quest’anno sono andato solo sabato e per di più per poche ore, per cui non sarò in grado di fare un articolo altrettanto approfondito ma proverò a mettere insieme testimonianze, riflessioni e reazioni.

TdL quest’anno si è spostata da Rho Fiera ai vecchi padiglioni di FieraMilanoCity. La scelta a mio parere è stata da un certo punto di vista interessante, di sicuro più facilmente raggiungibile dalla città grazie ai biglietti dei mezzi a prezzo inferiore, ma allo stesso tempo confusiva: un paio di settimane prima, parlando con alcuni miei contatti, c’erano persone che erano sicure avrebbe avuto luogo ancora a Rho Fiera. La manifestazione, essendo comunque solo alla seconda edizione, non ha ancora un’identità di luogo specifica e quindi la confusione causata credo sia rimasta limitata a poche persone.

Cosa è cambiato dall’anno scorso?

TdL padiglione 3 dall'alto
Già da ora si può dichiarare un numero ben maggiore di visitatori, si stima che si arriverà ai 100000 entro stasera (prima di pubblicare - venerdì 16 mattina - ho controllato, sono 97000) , ben di più dei 70000 dell’anno scorso. Di sicuro la possibilità di organizzare la fiera già con largo anticipo, da un anno per l’altro, ha dato modo agli organizzatori di entrare in contatto con studenti, università e diverse organizzazioni del territorio che sono riuscite a portare, per esempio, oltre 16000 alunni e sui 500 volontari del Patto di Lettura di Milano (tra cui me stesso). Qua però emerge già una prima criticità riscontrata, almeno da me: in teoria i volontari del patto avevano un incontro, un ritrovo, all’interno della manifestazione. Sul programma non è segnalato, anche colpa mia che non me l’ero segnato dalla mail ma credevo sul serio di riuscire a trovarlo successivamente sul programma! 
E così, in compagnia di un’amica di Torino, la cara o

scuro_errante, ho rinunciato a cercare l’evento e mi sono goduto un giretto alla fiera il sabato mattina presto.

A causa della tesi quest’anno non sono riuscito a guardare tutti gli eventi e incontri, che si mantengono vari e interessanti anche se personalmente li trovo quasi eccessivi, portano il lettore a fare scelte tra un evento sulla traduzione e uno sull’editoria immediatamente successivo. In più, come dicevo, l’evento che cercavo non era nemmeno segnalato e mi dicono che anche quest’anno ci siano stati problemi con eventi tra annullati per cause di forza maggiore (assolutamente non do alcuna colpa agli organizzatori in questi casi) e cambiamenti di orario dell’ultimo minuto (e qui però la colpa si può dare agli organizzatori). Di conseguenza non posso fare un resoconto degli eventi e me ne dispiaccio: di sicuro qualcosa dj interessante, per me, c’era. 

Le differenze nelle case editrici presenti non sono così tante, sono più o meno quelle dell’anno scorso. Maggior rappresentanza di ce big e medie, con grossi esclusi come Edizioni e/o, Minimum Fax, Laterza e Sellerio, e piccole in affanno quando si trovano sullo stesso piano delle big con spazi infinitamente ridotti.

Libraccio sabato mattina
Il Libraccio lo stand da sempre più affollato, un articolo Ansa riporta che di sabato ha avuto una media di 10 libri venduti per minuto. Questo però la dice lunga sul tipo di “popolazione” che frequenta questa fiera: persona in cerca di rarità e libri nuovi/appena usati a poco.
In altri articoli vari (Corriere e Repubblica [purtroppo solo nell’edizione cartacea locale]) si analizzano anche le vendite fatte dalle case editrice alla sera di domenica: + 25% rispetto l’anno scorso, dicono, ma rimangono sempre lontane rispetto i valori del Salone di Torino -50% rispetto all’edizione scorsa del SalTo. Direi che questo è un dato importante e da analizzare in modo oggettivo, cosa vuol dire?
Che la Fiera di Milano piace, piace molto ai visitatori che aumentano e che aprono di più anche il portafogli. I livelli di Torino non si raggiungono ancora ma bisogna ancora una volta considerare che Torino è al trentesimo anno mentre Milano solo al secondo.

Eppure qualcosa manca ancora a mio parere. Sia per idea mia, sia per sensazioni e pareri raccolti da svariati contatti e amici, la fiera di Milano è nettamente inferiore a quella di Torino: pochi editori piccoli e medi, che sono l’anima alla fin fine di una fiera di questa portata, pubblico in aumento ma ancora scarso e concentrato solo in alcune giornate (sabato e domenica) e, in generale, una fiera dedicata più agli addetti ai lavori che ai lettori.
Un esempio?
Una mia amica, A., dice di TdL: “Una fiera bellissima, ho comprato un dizionario magnifico e instaurato numerosi contatti” NB per contatti intende con case editrici medio piccole per lavori e pubblicazioni.
Io stesso sono andato in fiera e 1) non ho comprato nulla e 2) ho solo preso contatti con alcune ce piccole. 

È questo a cui una fiera del libro deve puntare?
Per me no e ammetto che questo era il motivo per cui non mi era piaciuta l’anno scorso.
Quest’anno ho incontrato molte meno persone, sia perché ero già in compagnia della mia collega blogger oscuro_errante, sia perché ci siamo trattenuti troppo poco per incontrare nessuno. Abbiamo esteso di una decina di minuti la nostra permanenza solo per incontrare Giulia , vlogger de “La libreria infinita”, ma oltre a lei abbiamo trovato solo il vuoto intorno a noi.

E per le case editrici? Sui dati di vendita delle big ho già detto molto, riconfermerò solo che lo spazio dedicato a loro è, a mio parere, davvero esagerato rispetto allo spazio delle altre, da sole infatti occupano due terzi di un padiglione (su due). Poco forse direte voi? No, uno spazio più o meno simile è dedicato infatti a laboratori e a diverse sale incontri lasciando le case editrici medio-piccole a spartirsi il resto.
Parlando con due editori piccoli ho avuto anche un resoconto generale dell’andamento. I confronti li ho avuti sabato mattina per cui sono MOLTO parziali ma per me si sono mantenuti anche per i giorni successivi.
Gli editori si lamentavano delle poche vendite e del poco flusso di persone (soprattutto al padiglione 4, quello superiore-vedeva un passaggio di persone vero solo per il centro congressi e infinitamente inferiore per gli stand) ma, allo stesso tempo, hanno espresso un parere molto positivo sui contatti che sono riusciti a intessere in fiera, tra editori stranieri per traduzioni e, soprattutto, con persone “addette ai lavori”.
Una casa editrice, Le Mezzelane, aveva persino un cartello “vuoi lavorare con noi?” che quasi attirava più persone dei loro libri!

Infine vorrei spendere due parole sulla scelta della data.
Vorrei chiedere perché hanno scelto proprio questa data, con il Cartoomics concomitante e il bookpride quasi immediatamente successivo?
Ovvio che in un ambito del genere ci sia stato, ancora una volta come l’anno scorso, una scelta da parte dei lettori: o l’uno o l’altro andando a creare concorrenza tra queste due grandi fiere, tra l’altro nemmeno vicine tra loro e nemmeno a così buon mercato (10€ Tdl; 13€ Cartoomics).
Le famiglie con bambini hanno scelto quasi interamente la fiera del fumetto di Rho, grande, affermata, con iniziative varie e mirate a bambini e ragazzi.
Inoltre il 24-25 Marzo, come dicevo, ci sarà BookPride, la fiera dell’editoria Indipendente a Milano. Gli organizzatori avrebbero dovuto immaginare una defezione da parte di alcune, se non svariate, ce medio-piccole indipendenti che di sicuro andranno alla già nota e affermata fiera indipendente.
Per di più alcuni lettori, come me, aspetteranno la fiera di fine mese per comprare qualcosa o anche solo per cercarlo.

In conclusione ho trovato una fiera che cercava di emergere, di fare meglio e di più, andando ancora in competizione, però, con altre fiere del territorio.
Avrebbero sicuramente fatto meglio se si fossero messi insieme alla fiera del fumetto, nella stessa fiera, magari con biglietti cumulativi.
Gli eventi sono sempre vari e interessanti ma troppi e confusionari.
I visitatori sono in aumento, come le vendite, ma sono ancora molto lontani dai livelli della fiera torinese più nota.
La fiera è per gli addetti ai lavori e non così tanto “lettore-friendly”.

Per fare delle analisi conclusive a me piacerebbe, ma so che non lo faranno (né TdL né SalTo), avere delle analisi complete sui visitatori e non parlo solo di numero e divisione per genere ed età ma anche sapere le percentuali di quelli entrati con biglietti omaggio (come i volontari del Patto di Lettura – cosa buona e giusta; i blogger – e per loro siamo sicuri sia giusto?) e di quelli paganti. Con queste analisi si potrebbero fare delle valutazioni maggiori e capire target e come migliorare la fiera.

La scorsa edizione ho bocciato TdL su quasi tutta la linea (direi un 3 e mezzo su 10) quest’anno mi sento di dargli quasi la sufficienza (un 5-5 e mezzo) per quanto riguarda il me "lettore" mentre per il me stesso editor/correttore di bozze mi sento di dargli la sufficienza piena (7). 

Io ribadisco che, personalmente, non vedo l’utilità di TdL. Soprattutto a pochi mesi di distanza dal Salone. Uniamolo a Bookcity e diventerebbe una manifestazione importante e sentita su tutto il suolo milanese, non solo per le case editrici.
Non solo, la collaborazione con altre manifestazioni con lo stesso target, che vanno da bookpride a cartoomics, dal Salone stesso alla rete di librerie e editori milanesi, con lo scopo comune della Cultura, e non solo del mero guadagno (sogno utopistico, lo so), porterebbe un afflusso e miglioramenti a livello organizzativo che non possiamo nemmeno lontanamente immaginare.
Sono molto indeciso se andare l’anno prossimo, da un certo punto di vista vorrei continuare a vedere la crescita e le possibilità di una manifestazione di questo tipo ma, allo stesso tempo, se la faranno in contemporanea con altri eventi come quest’anno mi sento di boicottarli su tutta la linea.

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