H. P. Lovecraft's Il Tempio

In tutto il tempo in cui è stata assente, la vostra Ink Maiden ha scoperto una passione viscerale per Lovecraft, il Solitario di Providence. Oggi mi rivolgo a voi Cultisti, ma anche a tutti voi che esitate ad avvicinarvi a un autore che o si ama o si odia.
Vorrei infatti parlarvi dell'adattamento a grapich novel del racconto Il Tempio, uno splendido lavoro di Rotomago e Florent Calvez, pubblicato in Italia da NPE edizioni.



Il Tempio è un racconto di Lovecraft del 1920 ed è ambientato durante il primo conflitto mondiale. Scritto sotto forma di resoconto dell'ufficiale di un sottomarino tedesco, Karl Heinrich Graf von Altberg-Ehrenstein, la vicenda inizia con il ritrovamento del corpo di un marinaio, proveniente da una nave inglese silurata. Il misterioso uomo ha con sé una piccola testa d'avorio di un idolo sconosciuto.
L'equipaggio è turbato dal ritrovamento e soprattutto dal manufatto, e chiede a gran voce che venga restituito al mare. Heinrich e il tenente Klenze rifiutano di prestare ascolto a paure dettate dalla superstizione, anche quando iniziano a essere seguiti da un gruppo di delfini e strane apparizioni di corpi annegati perseguitano gli uomini del sottomarino. La follia esplode fra l'equipaggio.

Lovecraft è essenzialmente atmosfera. Ciò che mi aspettavo di ritrovare in questo adattamento era dunque il tipico "set" lovecraftiano, senza il quale questa graphic novel avrebbe fallito il suo scopo.
Posso dire di non essere rimasta delusa. Nelle prime tavole restiamo incantati dinanzi agli spazi del mare aperto, alla forte componente del blu chiaro e brillante, ai magistrali riflessi della luce sotto il pelo dell'acqua; nella seconda parte, quando la superstizione e la pazzia ghermiscono gli uomini, restiamo soffocati dagli ambienti angusti e quasi monocromi del sottomarino, dalle profonde ombre degli spazi chiusi e dei volti distorti dal terrore, dal blu sempre più scuro delle profondità abissali.


Sempre all'inizio ci scontriamo con il volto marmoreo del cadavere, che creerà un forte contrasto con i connotati stravolti dell'equipaggio in preda al terrore più irrazionale.
A tutti i loro uomini si contrappongono Heinrich e Klenze, in particolare il primo, grazie alle loro espressioni statuarie inclini solo alla freddezza o all'ira.
Raffigurati con marcati tratti germanici e arcigni, rispettano il ruolo di caricature del rigore tedesco assegnato originariamente da Lovecraft. È accreditata l'opinione secondo cui Lovecraft volle rappresentare in Heinrich anche la propria eccessiva inflessibilità, ed è proprio attraverso i suoi occhi che vediamo infine il Tempio del titolo, sepolto in fondo all'abisso, là dove la razionalità umana non ha potere.


Questo è il punto del racconto più difficile da tradurre in immagini. Personalmente avrei preferito più dettagli che richiamassero civiltà obliate, tuttavia il Tempio comunica possanza e mistero. Il gioco di contrasti che lo precede, fra la tenebra abissale e la luce morente del sottomarino, è molto suggestivo. Anche l'immutabilità della figura di Heinrich è potente.
Come sapete, è mia abitudine arricchire le recensioni con degli estratti: se volete sfogliare le prime pagine e ammirare alcune tavole, vi rimando al sito dell'editore.

In conclusione, lo reputo un adattamento ottimo, capace di conservare la suggestione della penna di Lovecraft attraverso l'uso di pochi, accurati colori e l'attenzione a posture ed espressioni.
È assolutamente consigliato ai Cultisti, come ho anticipato in apertura, ma anche a quei lettori che non riescono a superare lo scoglio dello stile di Lovecraft pur subendone il fascino.
Appena ne avrò l'occasione metterò le mani anche su Nyarlathotep e ve ne parlerò!


Alla prossima,
Ink Maiden

Commenti

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