Intervista l'Artista con Valentina Pan Rayuki Plebani

Bentrovati all’incontro odierno con un artista!

Oggi ospitiamo Valentina Plebani, alias Pan Rayuki, direi di iniziare chiedendoti il motivo del tuo nome d’arte?
- Ciao! Il mio nome d’arte ha una storia particolare, tenetevi forte, eheh! Il tutto è nato nel 2003-2004, ma ha preso piede nel 2006 sul web. In pratica avevo questa fissazione per due foulard gialli – mio colore preferito – che indossavano i miei quando, oltre al lavoro che facevano fissi, erano nella protezione civile e stavano di conseguenza spesso via, ritrovandomi a casa dei nonni in zona collinare con mio fratello maggiore. Quando hanno cessato, i due foulard sono rimasti a noi e visto che loro li avrebbero buttati, li ho tenuti con me, legandoli spesso al collo fin quando, un giorno, con la mia migliore amica dei tempi, decisi di mettermela come una bandana. Appena incontrai questa, mi disse che assomigliavo un sacco a “Pan” di Dragon Ball e, seppur il personaggio non mi piacesse molto, era un nome corto, facilmente ricordabile e collegabile al mio indossare la bandana. Insomma, nessuno si sarebbe dimenticato facilmente di una come me (visto che mai nessuno si è ricordato come mi chiamassi per intero e io stessa odio il mio nome) e soprattutto avrei sentito con me i miei genitori, sempre. Con il passare dei mesi, iniziammo così a costruire una storia a quattro mani con noi due protagoniste: mi serviva un cognome! Dopo alcuni scartati perché troppo simili ad altri personaggi di anime, decisi di riflettere su due parole: ray=raggio e yuki=neve. Da lì, misi insieme “Rayuki”, Pan Rayuki. Dal 2005 divenne ufficialmente il mio nome d’arte e nel 2006 m’iscrissi sulle piattaforme online, anche se ci volle un po’ affinché decidessi di mettere tale nome anche come nickname: mi piaceva sperimentare, ma dopo neanche sei mesi di cambi dei nick, arrivò la scelta definitiva. Ormai m’identificavo solo con quel nome!
Un piccolo nota bene: io DETESTO la neve, ma credo che ai tempi mi piacesse… un pochino, almeno!

Protettori del Mondo Astrale
La tua storia si può dire che sia travagliata, essendoti formata da sola nel campo artistico, come hai fatto?
- Eh sì, puoi dirlo forte! In pratica ho iniziato a 11 anni circa a disegnare sul serio e a voler imparare a tutti gli effetti. Gli insegnanti delle medie, al terzo anno, mi chiesero quale scuola avessi scelto, io titubante risposi che mi sarebbe piaciuto fare grafica e loro erano anche ben d’accordo, se non fosse che quello stramaledetto insegnante di matematica disse a mia madre che non mi avrebbe fatta passare all’esame per il mio rendimento - dovuto al bullismo che mi portavo appresso da sei anni e mezzo! -, se non avessi scelto una scuola meno complicata che lui stesso le consigliò. Piccola parentesi: questa novità l’ho scoperta solo da qualche anno. Non ebbi voce in capitolo, dovetti accettare l’idea di fare una scuola che non mi sarebbe mai interessata, rispetto a tutte le altre che apprezzavo, in più ho faticato a vivere il sogno del disegno, perché ho dovuto studiare da sola, senza insegnanti o mentori e si vedevano le enormi lacune che tentavo di colmare con tutorial online. Partecipai a qualche concorso, ma senza alcun successo, ricevendo commenti come “forse dovresti solo scrivere le storie e trovare qualcun altro che te le disegni” e simili. La batosta più grande che porto sempre con me e che cerco puntualmente di cacciare via è arrivata tra il 2012-2013, quando, con ormai un piccolo fumetto stampato, lo mostrai a un editore che era venuto alla fumetteria di Bergamo. Osservò prima i materiali di due ragazze venute dall’artistico e dall’accademia di belle arti, elogiandole, quindi toccò a me farmi avanti, emozionata e anche preoccupata. Beh, lo guardò con menefreghismo: si vedeva che non ne era minimamente incuriosito e, appena lo chiuse, mi squadrò da cima a fondo e mi chiese semplicemente quanti anni avessi, perché se avessi detto “25 o 30 anni” per lui avrei fatto prima a rinunciare a tutto. Inutile dirlo: mi crollò il mondo addosso, dovetti trattenere le lacrime lì davanti e scoppiai non appena arrivai verso casa. Ero delusa, amareggiata. Arrabbiata. Riguardai i miei lavori chiedendomi dove stessi sbagliando, finché decisi di rigirare quella critica distruttiva in una costruttiva per aiutare me stessa, acquistando libri di varie collane e studiando prospettiva nelle mura di casa intanto che mi raccapezzavo alla ricerca di un posto di lavoro decente. Devo dire che è stato da quel momento che ho avuto la svolta migliore per i miei fumetti, ricevendo pian piano qualche piccola conquista personale nel mostrare i lavori in varie fiere del fumetto e conoscendo persone che APPREZZAVANO le storie e i disegni.

Pensi che gli speeddraws attualmente disponibili su youtube o i video di Indieversus possano aiutare i nuovi artisti?
- Per quanto riguarda i video di indieversus… non saprei: non seguo quella piattaforma e non me la sentirei di parlare di qualcosa che non conosco, ma per i tutorial che trovi su youtube, direi di sì. Per ora i migliori che ho visto sono quelli di Tonkipappero’s Art (Elena Toma) e delle Wink (Myu e Betta), ma molti sono disponibili anche su facebook e su instagram. Se cerchi bene e ti applichi davvero, puoi star certo che anche da zero, se ci tieni a imparare, puoi benissimo farlo!

Segui qualche artista in particolare?
- Yessa! Valeria Tenaga Romanazzi è stata forse la prima artista in assoluto che mi ha letteralmente conquistata, sia per il disegno che per carattere, ma soprattutto con cui ho scoperto l’esistenza dei fumetti “Self Publishing” (o Autoproduzioni in italiano); Jessica Marino, Axel Lorenzi, Giulia Myu Della Ciana, Elisabetta Cifone, Salvatore Pascarella, Mirka Andolfo, Elena Toma, Chiaretta Ebon, Yukimoe CM, Angela Vianello, Sara Antonellini, Michela Mika Fusato, Francesca Kriskekka Cristiani e molti altri ancora. Per lo più sì, seguo fumettisti italiani e vi consiglierei ognuno di loro se non li conosceste!

Extended Family
Cosa ti ha portato a impugnare una matita e cosa, soprattutto, ti ha aiutato nel continuare a impugnarla per migliorare sempre più?
- In realtà fin da piccola ho sempre amato raccontare storie, soprattutto disegnandole. Succedeva qualcosa di particolare, io lo riproducevo. Alle elementari disegnai anche due fumetti di molte pagine, uno basato su un crossover fra Hamtaro e Sailor Moon, con tanto di attacchi e costumini, mentre l’altro su Lilo & Stitch, con un nuovo esperimento, mai finiti. Disegnare poi mi aiutava a sfogarmi o a rappresentare cosa avrei tanto voluto fare rispetto a una scelta, piuttosto di un’altra. Era il mio piccolo mondo e pian piano, si era allargato sempre più, aiutandomi a superare non poche difficoltà. Oggi disegno perché è come l’aria per me: non posso stare senza disegnare, mi sento letteralmente male all’idea, ma soprattutto, più di ogni altra cosa, continuo a disegnare perché amo raccontare e intrattenere gli altri.

Cosa preferisci maggiormente come stile e tecnica?
- Il digitale. Io vado PAZZA per il digitale. Adoro lavorare con la tavoletta grafica, anche perché avevo il problema della mano pesante e ogni due minuti bucavo i fogli su cui lavoravo! Invidio chi riesce a usare gli acquerelli o a fare dipinti, purtroppo io non ne sono ancora in grado – oltre al fatto che i materiali costino – però un giorno mi piacerebbe davvero riuscire a imparare! Per lo stile, direi assolutamente l’euromanga. Sono felice di aver trovato il mio stile personale, ovvero quel modo di disegnare che fa subito riconoscere allo spettatore che quel disegno lo puoi aver fatto solo tu. Molte influenze sono state appunto date dall’oriente, ma ho sempre voluto una rappresentazione più realistica seppur stilizzata quanto bastasse e… credo di esserci riuscita! Qualche amica ogni tanto mi aggiunge che, alcune parti, sembrano quasi disneyane, ma personalmente parlando, non saprei a quali facciano riferimento, eheh!

Cosa ti ha dato il disegno nell’arco degli anni?
- Letteralmente la forza di andare avanti. Senza il disegno non avrei uno scopo, un obiettivo che ora è traducibile come “entrare in una casa editrice” o, nel caso “autopubblicare”, ma soprattutto “intrattenere fino alla fine i miei lettori”. Come ben sai e molti sanno, nell’ultimo semestre, da Luglio, mi sono ritrovata a combattere contro una malattia ancora non definita che è partita col blocco totale della mano e del polso destro, dal nulla. Ho passato mesi d’inferno agli inizi, proprio perché mi era diventato impossibile disegnare, oltre che fare qualsiasi altra cosa di routine come andare al bagno, cambiarmi, preparare da mangiare, usare il telefono o il computer. Ero afflitta, i medici non capivano cosa fosse, pensando che me lo stessi immaginando dal niente. Dopo quasi quattro mesi, a Ottobre e Novembre ho incontrato finalmente due dottori fantastici che pensano di aver trovato odiernamente una soluzione, dandomi alcuni farmaci che pian piano mi hanno concesso per lo meno di tornare a vivere decentemente e, per di più, a disegnare, dovendo riprendere col tempo un po’ di forza e tornare con la grinta che avevo. Attualmente sono in attesa degli ultimi esami per escludere altri problemi, ma ormai è quasi certo che si sappia: algodistrofia dei polsi, ovvero dolore cronico regionale, una malattia rara che prima era classificata come semplice malattia psicologica perché c’erano poche conoscenze a riguardo. Quando ho ripreso a disegnare, la vita è diventata nuovamente bella, sì. La cura principale per risollevare il mio animo è stata proprio vedere di poter tornare a disegnare, oltre a sapere di aver accanto tante persone che mi hanno sostenuta sempre.

Oltre a disegnare scrivi anche, cosa? Che progetti hai in corso al momento?
- Ehhh! Sì, scribacchio un po’, principalmente tutto quello che mi passa per la testa. E sono… molti! Di progetti però all’attivo ho una fan fiction originale di Pokémon intitolata “Al vostro servizio, Team Rocket!” disponibile sul mio account di Wattpad e di EFPfanfiction che sta riscuotendo un buon successo; poi ho “IdV Stories: Sacrificio e Libertà”, basato su un racconto creato da un mio amico, per poter ampliare il passato del mio personaggio da lui creato; “Rialzati e combatti!” un altro racconto di Pokémon e due one shot concluse, una dal tema horror intitolata "I messaggeri" e l'altra a tema Pokémon, "Una misteriosa avventura per Max e Kid", entrambe create per partecipare a dei concorsi, il primo non vinse mentre il secondo raggiunse il primo posto! In realtà ne ho altri, ma o sono interrotti, o momentaneamente fermi (“Cercando Becca” e “Un fantasma da proteggere”).

Progetti futuri?
- Moltissimi, i principali per importanza sono quello che ho all’attivo con la rivista, “Protettori del mondo astrale” e un altro, nato nel 2007-2008 che attualmente sto ridisegnando per la quinta volta per proporlo alle case editrici: “Extended family: vivere coi propri personaggi!”; poi ho “IdV Stories: Viaggio nel mondo dei sogni!”, scritto da un mio caro amico come regalo per il mio compleanno di quasi tre anni fa, tramutato in fumetto per fargli a sua volta una sorpresa, adattandone dialoghi e scene e infine tre storie inedite a fumetti attualmente senza un vero titolo, ma solo la storia a grandi linee. Di fermi ho invece: “Due mondi paralleli, due vite intrecciate” che scrissi e abbozzai sul centinaio di pagine quando andavo in prima superiore e “Skater Girl: anche le ragazze ci sanno fare!” iniziato per un concorso nel 2012, ma mai andato oltre il primo capitolo.

Protettori del Mondo Astrale
Ma il tuo progetto più importante di cui possiamo parlare per bene è “Protettori del Mondo Astrale” pubblicato su Phoenix Fanzine, di cosa parla?
- Come ho scritto sopra, è uno dei due più importanti a pari merito con Extended family. Protettori del mondo astrale è un thriller investigativo paranormale. Ashley è una 22enne che ha la capacità di distaccarsi dal proprio corpo fisico e di viaggiare in un piano parallelo al nostro attraverso il corpo astrale. Da molti anni nel mondo reale accadono fatti misteriosi (persone che muoiono nel sonno o in ospedale dopo un periodo di coma, con espressioni terrorizzate in volto) e apparentemente senza un motivo che però sembra essere risolvibile attraverso il mondo astrale. Ashley è da anni sulle tracce di notizie ed è sempre più determinata a cercare di scoprire la verità che gira attorno a un mondo che tanto le ha dato quanto le ha tolto. Purtroppo però le persone che hanno le sue medesime capacità sembrano scomparire o rinunciare a continuare a effettuare viaggi astrali, ritrovandosi perciò a svolgere questo compito da sola. Col passare dei pericoli però si renderà conto di non poter continuare a sostenere un simile peso sulle sue sole spalle e chiederà aiuto ad alcuni dei suoi amici più fidati: Chiara, Federico, Ivan e Joshua. Molto più avanti, si conoscerà anche il passato della ragazza e cosa l’ha effettivamente spinta a continuare.


Risveglio di Ashley
Nel primo dei due capitoli usciti vediamo Ashley che si sveglia da un incubo e subito entriamo nell’azione. A tratti ho avuto un sentore di smarrimento, che non possedessi i mezzi per capirlo. Paranoie mie o scelta tecnica precisa?
- È qui che ti sbagli, eheh! Nel primo capitolo non si sveglia da un incubo, bensì da uno dei suoi viaggi astrali! Il fatto che tu mi dica che hai avuto quella sensazione di aver perso un pezzo del discorso, mi fa estremamente piacere: era proprio il mio intento! Volevo che il lettore restasse come confuso, che non capisse quale fosse il tassello mancante, perché lei sa già determinate cose ed entra subito in azione, ricevendo risposta nella seconda parte del capitolo stesso, mostrando l’accesso e spiegando anche perché avesse l’emicrania (ovvero per il veleno). In realtà ci doveva essere la copertina del primo capitolo che spiegasse cosa stesse succedendo subito prima, ma mancava il tempo e volevo rendere invece l’idea di quanto Ashley fosse determinata, cosa che invece ho cambiato con la revisione del capitolo attualmente in pubblicazione sulla mia pagina di facebook (Pan's Dream), dove la si vede messa alle strette – come poi si intuisce nella prima pagina dello stesso!

Cos’hai in comune con i tuoi personaggi, Ashley soprattutto, cosa le invidi e cosa lei invidierebbe a te?
- Probabilmente tutto. Ogni singolo personaggio che creo ha qualcosa di mio nel suo modo di essere, o anche solo di apparire. Ivan è burbero e dolce al tempo stesso, un vero attaccabrighe se preso nel verso sbagliato, ma un tenerone se sai come prenderlo – cosa che il suo fratellone Joshua non fa mai, di proposito specialmente! Joshua è colui che sdrammatizza sempre e comunque, ma se istigato diventa permaloso (e io sono una personcina permalosetta certe volte!), se fossi maschio probabilmente sarei la fusione dei due. Poi c’è Federico, il bonaccione per eccellenza anche se, se gli viene toccata la fidanzata, ti tira sotto con la sua macchina senza troppi problemi, più volte. Lui è molto altruista, proprio come me. La fidanzata Chiara è esuberante, ma se non ti conosce, risulta glaciale. Con lei ho in comune la passione per i capelli colorati e l’allegria, anche se molto meno, rispetto a lei! Infine c’è Ashley: abbiamo molti punti in comune, ma per non farvi un’infinita lista, vi dirò semplicemente che una volta non era come adesso la conoscete. Prima aveva tutt’altro carattere. Quel che invidio di lei è la capacità di entrare nel mondo astrale perché sì, è una cosa che si può davvero fare, mentre io ho solo avuto un piccolo preludio un paio di volte e poi la fiducia in sé stessa. Quel che fa, lo fa perché è convinta sempre al 100% della sua scelta. Non si lascia influenzare da nessuno e sa quando deve fermarsi. Quel che invece lei invidierebbe a me, credo sia la grinta e passione nel fare le cose. Probabilmente se venissimo messe nella stessa stanza ci azzanneremmo, ma saremmo anche grandissime amiche, eheh!

Com’è stato essere parte del progetto Phoenix Fanzine?
- È una bellissima esperienza che consiglio caldamente a tutti! Non siate timide/i e proponetevi.

Non solo, ora tu stessa sei una referente per i nuovi autori, aiutandoli a comporre tavole e molto altro. Come ti trovi, ti piace?
- Ebbene sì, dopo un paio di mesi dal mio ingresso nel 2016, ho iniziato a dare una mano nel gruppo dei Junior per poter supportare come tutor e guidare chi ancora era inesperto, creando qualche piccolo tutorial e correggendo bozze e sceneggiature dei loro progetti nella rivista; dal Giugno 2017 sono poi entrata a far parte dello staff effettivo della rivista, potendo aiutare a gestire anche le candidature e i post della pagina insieme a Miu e le altre ragazze.

Come pensi sia messa la situazione artistica italiana attuale?
- Qui c’è un grosso divario di cui parlare: un lato è messo bene, un altro è messo male, proprio come i due lati della stessa medaglia. Se da quello positivo vediamo tanto supporto e aiuto tra artisti emergenti e non, dall’altro si vede una competizione negativa, un rifiuto delle critiche, un azzannarsi continuo sul cosa si fa e non si fa. Si scoprono altarini e si conoscono lati che nessuno mai avrebbe desiderato conoscere, ma purtroppo non credo vi sia soluzione, l’uomo avrà sempre un motivo per cui lamentarsi degli altri, anche solo per invidia, è insito dell’uomo.

Extended Family
Come pensi possa essere risollevata?
- Più leggerezza nel commentare in modo corretto? Più umiltà nell’accettare le critiche? Meno altezzosità/snobbaggine nei confronti di artisti meno famosi, ma che sanno il fatto loro e decidono di aiutare? Ho visto spesso e volentieri che autori e autrici non accettano consigli per errori, definendo tali “questione di stile”, ma se le falangi sono 3, non puoi farne cinque per dito, a meno che non sia una scelta dovuta a una deformazione scheletrica e quindi una caratteristica di un determinato personaggio. Personalmente trovo fastidioso chi non accetta le critiche e usa lo scudo del “è lo stile che ho scelto”. La fortuna però vuole che ci siano artisti che son ben felici di accettare i consigli (io stessa ricordo di aver fatto un’osservazione che nessun’altro ha mai fatto a un’autrice che seguo e che pubblica con una casa editrice e temevo che mi mandasse a quel paese, ricevendo invece ringraziamenti da parte sua che non l’aveva proprio notato!). Insomma, tirarsela meno e supportare di più il mondo artistico, iniziando proprio fra noi artisti in primis.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?
- Entrare in una casa editrice sarebbe la concretizzazione di un sogno che vorrei vivere, ma principalmente m’interessa far sognare i miei lettori: voglio raccontare, farli emozionare e appassionare alle mie storie e personaggi, antagonisti e protagonisti che siano. Voglio che provino paura, amore, compassione, terrore, felicità, speranza, disperazione, illusioni; voglio che sognino coi personaggi e che possano immedesimarsi in loro stessi. Se riuscirò a farlo anche solo con una persona, allora ne sarò orgogliosamente soddisfatta, perché è l’unica cosa che so di saper fare nel modo giusto, anche se ci è voluto tanto tempo per riuscire a soddisfare le mie capacità di disegno, lungo il percorso di questi 25 anni di vita.

Grazie mille del tempo che ci hai dedicato, 

Figurati, grazie a te! È stato un vero piacere!

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Alla prossima

Aratak

Commenti

  1. Ciao Pan, sei fortissima! Ho seguito online le tue vicende con il polso e sono contenta di aver saputo che hai finalmente una diagnosi e vedere che hai ripreso a disegnare.
    Quell'editore che hai incontrato qualche anno fa non so chi sia, ma è un deficiente. Purtroppo ce ne sono in tutti gli ambienti. Grande che non ti sei fatta scoraggiare!
    In bocca al lupo per tutto!

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    Risposte
    1. Ciao Francesca! (... che bello non saper usare una piattaforma, ahah :'D nda) Ti ringrazio davvero tantissimo del supporto!! Non sapete quanto aiuto morale mi avete dato tutti voi: mai me lo sarei aspettato e ne sono felicissima!
      Sì, guarda. Quell'editore è stato proprio pessimo, ma per mia fortuna sono sempre stata abbastanza testarda e quando voglio far qualcosa di cui sono pienamente convinta, non c'è commento o critica distruttiva che possa veramente spezzarmi del tutto; non avrei mai mollato e ancora adesso mai lo farò, al massimo si cade e ci si rialza. Tra poche settimane mi ributterò in pasto agli editori, speriamo in bene! Grazie ancora, incrocia le dita per me, eheh!

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