I tre cavalieri che fermarono un esercito - Sean Von Drake - Lettore di Fantasia

Buongiorno a tutti lettori cari!

Da oggi inizia una rubrica settimanale dedicata ai racconti a puntate, tratti da “Il lettore di Fantasia”, rivista online e cartacea gratuita.
Incomincio facendo un breve riepilogo di cosa sia il lettore.
Questa è una rivista aperiodica e gratuita che esce sia in cartaceo che in digitale.
Il formato digitale è scaricabile gratuitamente mentre la rivista cartacea si trova in alcune librerie/biblioteche/fumetterie e vari altri luoghi, trovate l'elenco QUA.
La rivista esce più o meno ogni due mesi e, la cosa bella, è che paga i propri autori.
Iniziamo quindi dal primo racconto pubblicato, uno di quelli che a oggi sono stati tra i più lunghi pubblicati essendo stato pubblicato addirittura in 8 volumi.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.I tre cavalieri che fermarono un esercito

di Sean Von Drake


Come si può intuire i racconti sono troppo brevi per poterne fare un’analisi approfondita quindi unirò al mio commento un paio di domande volte agli autori.

Iniziamo a parlare di questo racconto.
Innanzitutto cosa si può dire? È una storia di eroi e di cavaliere e, soprattutto, di dame non in pericolo.

La struttura possiamo dire che sia abbastanza classica, c’è un gruppo di persone dalle peculiari caratteristiche che deve affrontare una sfida impossibile: in 3 devono cacciare un esercito che sta attraversando le terre da loro favorite.
I 3 sono: la nipote del prefetto, provetta cacciatrice; un cavaliere sempre pronto per accorrere in aiuto dei più deboli e un maestro d’arme rinnegato.
A loro si aggiunge un personaggio particolare: un animale parlante e molto saggio che diviene la mascotte del gruppo: un Pelosaggio della Foresta. La sua saggezza esce fuori in poche occasioni e in una sola di queste è determinante. In tutti gli altri casi l’ho visto come un personaggio un po’ a sé, abbastanza inutile e inespressivo. Indubbiamente lettori l’avranno amato ma a me non ha lasciato nulla. A parte il fatto di dire: “cacchio quell’animale è più intelligente di loro 3 messi insieme!” anche se l'autore, come risponde nelle domande in calce all'articolo, promette un suo sviluppo in successivi racconti.
Tornando ai nostri eroi di loro molto non si può dire. Durante i racconti verranno descritti fatti del passato di ogni personaggio, a volte fatti salienti come per esempio quando il maestro d’armi, Corwill, era riuscito a respingere un intero esercito da solo. A volte i fatti sono più collegati alla storia attuale come l’onta che il Cavaliere di Juthlann, Nemus, aveva inferto a un nobile, cosa che ha aiutato i 3 a raggiungere il loro obiettivo finale.
Gli stratagemmi architettati dai 3 sono stati vari e sempre più o meno efficaci.
Che dire… il racconto in sé è un poco statico, nonostante prenda luogo in molteplici posti.
Ci sono un paio di cose che non mi hanno convinto nella stesura, come quando Aryn, la cacciatrice, fa un fuoco senza fumo scavando una buca. Nulla in contrario ma pioveva a dirotto!
Inoltre c’è in un punto una tempistica strana. Ser Nemus va a sfidare il nobile a capo della cavalleria. Da come viene descritto sembra che ci metta davvero molto tempo a prepararsi e a uscire a cavallo ma proprio quel giorno lì, guardacaso, l’esercito in marcia a tappe forzate perché deve raggiungere un altro gruppo di ribelli non si è mosso.
Posso però dire che uno scambio di battute mi è piaciuto davvero molto:

«Oh, no!» disse Aryn, «come si può vincere una giostra senza lancia?»
«Usando la testa,» disse Corwil. «Se si riesce a mantenerla sulle spalle.»

Inoltre le elucubrazioni di alcuni personaggi sugli eroi e su cosa siano realmente colpiscono a fondo anche se non posso riportarle perché costituiscono il finale dei racconti.

In conclusione il mio parere è che questo racconto sia da sufficienza: la struttura classica, i personaggi un po’ stereotipati, delle cose non chiare vengono controbilanciate da descrizioni precise e accattivanti nonché da delle descrizioni di combattimenti (escludendo la classica scena dell’uomo che abbatte il palo centrale di una tenda =P ) dettagliate, precise, dove si capisce che l’autore è uno che sa il fatto suo riguardo a questo aspetto.


Vi lascio con le parole dell’autore stesso che risponde alle mie domande.
Benvenuto Sean, i 3 personaggi e mezzo principali ti sono stati ispirati da qualcuno? 

- no, in questo caso direi di no; spesso mi capita di ispirarmi a persone reali per creare i miei personaggi, ma in questo caso direi che i protagonisti del racconto sono più che altro portatori di tre visioni diverse riguardo al concetto di violenza. Per Aryn la violenza è una necessità, è una cacciatrice, uccide per sopravvivere; il suo modo di esorcizzare questa cosa è attraverso la religione, attraverso il rituale che in qualche modo trasfigura l'uccisione ricollocandola nel più grande mosaico della natura. Per Nemus la violenza è uno strumento; non la ama ma la utilizza per uno scopo superiore, che sia la pace o la difesa di chi è in pace, e in questo scopo trova la propria giustificazione e la necessaria solidità morale per andare avanti. Corwil della violenza ha fatto un'arte, e questa idealizzazione è la sua ancora mentale per la salvezza.
- mi fa piacere che tu consideri il Pelosaggio un personaggio principale e mi fa sorridere il "mezzo"; la sua funzione è rappresentare la coscienza degli altri personaggi, e il suo ruolo è sicuramente complesso. Tuttavia dimostra una certa autonomia e in altri testi successivi ho lavorato molto su di lui.

Le scene di combattimento che descrivi con la spada sono molto precise. Tu pratichi questo sport? 

- in effetti pratico e insegno scherma storica da una ventina d'anni; è una delle mie grandi passioni, assieme all'equitazione, alla rievocazione storica, e alla scrittura ovviamente. In pratica si può dire che spesso scrivendo fantasy io scriva di cose che fanno parte della mia esperienza diretta o quasi.

Ci potresti descrivere meglio la mossa utilizzata da Corwill: “se ne sbarazzò con uno dei suoi colpi preferiti, una finta di punta seguita da un fendente caricato a mulinello che raggiunse l'uomo al petto, ferendolo mortalmente. “ Cioè alcune cose le possiamo immaginare ma altre no, grazie =) 

- mi piace questa domanda! è interessante come ognuno venga colpito da dettagli diversi. Prova a immaginare di avere una spada in mano e puntarla contro il tuo nemico, proprio dritta verso di lui; quello ovviamente sarà tentato di spostare la tua arma con la sua, e allora tu agisci rapido! Fai girare la tua spada sotto alla sua, abbassandola, e poi con un movimento rotatorio alzala di nuovo verso il nemico; se stendi il braccio a quel punto avrai evitato la sua lama e lo colpirai al petto, o alla testa se preferisci.

Come hai deciso di scrivere questo racconto?

- volevo parlare di alcune cose, in particolare di come il concetto di violenza sia complesso e sfaccettato, e di come spesso sia completamente frainteso; volevo mostrare persone reali alle prese con scelte difficili, in situazioni estreme, e mostrare come l'eroismo spesso sia soltanto il coraggio di fare quello che va fatto in quelle situazioni. I protagonisti sono, in un certo senso, eroi loro malgrado; e qui si capisce perché il racconto inizi proprio con una riflessione in questo senso di Ser Nemus, che diventa poi anche il portavoce di questa domanda fino alla rivelazione finale fatta dal pelosaggio, quando la figura dell'eroe viene ricollocata nella giusta prospettiva, quella umana e non mitica.

Storia di gesta eroiche e di cavalleria. Molti sono i significati che si possono dare, tu quale dai loro?

- io credo che il fantasy, per la sua caratteristica di essere fuori dal tempo, sia uno strumento straordinario per parlare di cose che sono valide e vere in ogni tempo. Finché l'uomo sarà uomo, avrà sempre senso leggere Omero, Shakespeare, Tolkien, e tutti quelli che hanno saputo dare alle loro opere un valore e un senso che sfida, e batte, il tempo. Ora non mi sto ovviamente paragonando a Tolkien, ma quello che intendevo dire è che il fantasy è una lente d'ingrandimento; un modo per osservare ciò che ci rende uomini e che è sempre uguale, poco importa se ci spostiamo a cavallo o in automobile, se combattiamo con una spada o con un fucile, se leggiamo vecchi manoscritti o ebook. L'amicizia, il coraggio, la meraviglia, la crescita, la sofferenza, il sacrificio, l'amore, l'odio, saranno sempre parte di noi; e nella cornice del fantasy è facile isolare questi elementi e mostrarli, personificati o trasfigurati in simboli, metterli per così dire a nudo davanti al lettore.

Grazie mille della tua disponibilità,

A settimana prossima con "Denti aguzzi" di Lorenzo Crescentini

Aratak

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