Intervista l'Artista - Daniele Bassanese

Buongiorno a tutti cari lettori!

Oggi torna “Intervista l’artista” e con noi abbiamo Daniele Bassanese, giovane che conosco perfino di persona grazie ad amici in comune.

Ciao Daniele, a me ha colpito abbastanza la tua storia, ce la racconti?

- Innanzitutto grazie per l’opportunità, è sempre un piacere scambiare quattro chiacchiere di questo tipo! Il mio percorso formativo è stato, diciamo, alquanto, turbolento. Premetto che ho sempre disegnato sin da bambino e non ho mai smesso di guardare con interesse e ammirazione a quel mondo. Dopo la maturità scientifica mi sono iscritto a Ingegneria Informatica, al Politecnico. Non ci è voluto molto per capire quella non fosse la mia strada e, in preda a una crisi personale, ho dovuto ripensare al mio futuro. Per fortuna in quel momento è arrivato un aiuto provvidenziale da un’amica con cui avevo giusto appena riallacciato i rapporti dopo anni in cui ci eravamo persi di vista. Francesca, che ormai penso di poter definire anche una collega, a quel tempo stava frequentando il primo anno del corso di Illustrazione alla Scuola del Fumetto di Milano e mi introdusse così in questo ambiente. Decisi di cogliere l’occasione al volo e tentare questa strada. A settembre 2017 mi sono così diplomato con successo in Illustrazione, dopo tre anni di duro lavoro. Chiusa questa importante fetta dei miei studi, ho deciso di iscrivermi a Design del Prodotto Industriale, tornando così in seno al Politecnico quattro anni dopo, per poter completare la mia formazione, in modo da avere sia un’impostazione da illustratore, più creativo-emozionale, possiamo dire, e una da designer, più tecnica. L’avventura è appena iniziata ma spero che inizierà ben presto a dare i suoi frutti, per ora l’impegno e l’interesse c’è!



Parlando della tua scelta come è stato vista la tua decisione da chi ti sta vicino? 

- Fortunatamente ho avuto accanto delle persone che mi hanno sempre sostenuto nelle mie scelte, sia in famiglia che fuori. Certo, c’era preoccupazione. Lanciarsi in un settore che in molti aspetti è in crisi da anni, dove la maggior parte del lavoro la si fa da libero professionista, con poche tutele, soprattutto in un periodo storico come quello attuale… Però finché c’è determinazione e la volontà di voler fare quello che piace, di voler seguire quella che si sente essere la propria strada anche le persone care ti sosterranno perché sanno anche loro che questa è la via giusta per te. In generale c’è abbastanza diffidenza verso il mestiere di “quello che fa i disegnini”, eppure penso che ultimamente, grazie anche all’enorme contributo che internet sta portando, questa mentalità stia retrocedendo. Quanti autori, fumettisti, artisti e quant’altro sono nati proprio dalla rete e hanno fatto di quel “fare i disegnini” un lavoro ottenendo fama e riconoscimento?

Ora che hai terminato la triennale in illustrazione del fumetto cosa pensi dei corsi che abbiamo in Italia? Sono adeguati alle esigenze di chi vuole lavorare nel settore?

Qui mi fai una bella domanda! Per esperienza diretta posso solo parlarti della Scuola del Fumetto, non avendo di fatto frequentato altri tipi di corsi e di scuole di questo tipo. Certo, ho una serie di idee e di opinioni che mi sono fatto grazie ai racconti di conoscenti e amici, ma preferirei evitare di riportare appunto pareri di altri. Il corso di Illustrazione ha avuto il grosso vantaggio di mettermi in contatto con grandi professionisti del settore, ottimi insegnanti che sono stati in grado di trasmettere veramente tanto. Peccato però per l’organizzazione logistica della Scuola che lasciava, purtroppo, alquanto a desiderare.

Come progetto finale hai portato un fumetto sulla rivoluzione d’ottobre, come mai questa scelta alquanto particolare?

- Proprio così! Come esame finale del corso dovevamo presentare un proprio progetto personale, che potesse risultare interessante dal punto di vista editoriale e della pubblicazione. Avevamo campo libero praticamente in ogni aspetto: temi, impostazione, formato, tecnica e quant’altro. Perché la Rivoluzione d’Ottobre? Ho pensato a lungo a che cosa portare come esame: un artbook, una graphic novel, un albo illustrato che parlasse di ambientazioni a me care, come il fantasy o lo sci-fi? Ho scartato queste opzioni quando ho deciso che avrei voluto affrontare invece un altro tema che mi appassiona: quello stortico-sociale. La storia del ‘900 mi ha sempre colpito e il fascino romantico delle rivoluzioni ha un grande ascendente su di me, è innegabile. Il 2017 poi è il centenario della Rivoluzione d’Ottobre, quindi quale occasione migliore? Non volevo soltanto fare una cronaca degli eventi, raccontare i fatti, ma guardare il tutto con un occhio diverso, un’analisi più intima, psicologica. Per questo ho scelto di raccontare l’antefatto di quell’Ottobre e narrare così la storia dal punto di vista di Lenin del viaggio di rientro in Russia dall’esilio in Svizzera: il famoso “vagone piombato”. Il viaggio in questa occasione per un dialogo introspettivo, un momento di intima riflessione che ripercorre la storia, un punto di contatto tra quello che era, quello che sarà e quello che, nella mente di Lenin, sarebbe dovuto essere. Così è nato L’Uomo sul Treno verso Est.

Che stile hai usato e come ti sei approcciato a questo lavoro?

- La prima fase è ovviamente stata quella di studio: reference, foto d’epoca, testi, biografie, articoli, ecc. La documentazione è fondamentale in qualsiasi processo creativo, soprattutto quando si vuole raccontare e illustrare una storia che ha dei precisi e forti riferimenti e fondamenti storici. Per L’Uomo sul Treno verso Est ho voluto sperimentarmi e provare qualcosa di totalmente diverso da quanto fatto fino ad allora. Con l’intento di richiamare le foto d’epoca, ho scelto di abbracciare il bianco e nero. La grafite si è dimostrata lo strumento migliore in grado di dare la resa che mi ero immaginato, accompagnata da singoli elementi di rosso che sono andati a colorare alcuni dettagli di ogni tavola, andando così a creare un forte contrasto. Un contrasto che in alcune occasioni è fonte di luce, in altri è violento, quasi sanguigno, in perfetta continuità sia con il tema che con il mood che ho voluto dare al progetto. Una volta completato lo storyboard e pensato agli ingombri e alle quantità dei testi, ho iniziato a lavorare sulle singole tavole, completando prima tutte le bozze e poi passando ai definitivi. Una volta terminata questa fase ho scansionato tutto il materiale che ho quindi sistemato, corretto e impaginato in digitale.

Che stili, in generale, preferisci utilizzare?

- Mi trovo abbastanza a mio agio con la matita anche se, sinceramente, spesso mi trovo a preferire le tecniche digitali. Non ho un vero stile su cui preferisco ripiegare, ma anzi mi piace sperimentare sempre cose diverse, anche a seconda del soggetto su cui sto lavorando. Spazio tranquillamente dalla china alle ecoline, fino al pittorico digitale o a qualcosa di più grafico.

Quali sono i tuoi soggetti preferiti da disegnare?

- Penso di avere una leggera preferenza verso la figura umana e quello che ruota attorno al character design. Oppure lavorare comunque su immagini evocative, potenti, in grado di trasmettere qualcosa. Certo, poi non disdegno altri tipi di lavori, mi ritengo abbastanza versatile da questo punto di vista.

Come è iniziata la tua passione per il disegno?

- Sinceramente penso che non saprei dire, è una cosa che ho sempre avuto! Un po’ come una costante, non saprei darle un inizio.

Quali sono i tuoi obiettivi a breve e a lungo termine?

- Innanzitutto laurearsi il prima possibile in design, nel mentre iniziare a lavorare nel mondo dell’illustrazione.  Poi… si vedrà, sono aperto a diverse possibilità e diverse strade, che spaziano dall’editoria fino alla concept art passando per il mondo della pubblicità. Ho appena raggiunto un importante traguardo pubblicando alcune tavole de L’Uomo sul Treno verso Est e la versione online con La Cité, vedremo ora cosa ci riserverà il futuro!

Hai altri progetti fumettistici in mente?

- Sì, sinceramente sì. Quello su cui sto lavorando ora è più una graphic novel che un fumetto in quanto tale che sto progettando assieme a un gruppo di amici a cui sono molto legato. È ancora tutto in sviluppo e siamo ancora nella fase di preproduzione, quindi ben lontani dall’avere qualcosa di concreto tra le mani.
Ho poi in mente diverse idee per altri albi a tema storico ma per il momento sono parcheggiati ancora nella fase di incipit.

Il disegno non è la tua unica passione, come è nata la tua collaborazione con 17K Group, di cosa si occupa e cosa fai tu?

- Il 17K Group è un portale che tratta di videogames e cultura nerd in generale, con un occhio particolare per le community, come quella di Halo e Destiny. Ho iniziato a collaborare con loro nel lontano 2014 quando il 17K Group era legato ancora al nome di Halo, proprio per dare il mio contributo da fan e appassionato a questa grande saga. Ora, con tre Gamescom alle spalle, decide di eventi, fiere e incontri vari, cerco di dare il mio piccolo contributo a questa bellissima famiglia nonostante gli impegni e il poco tempo a disposizione, dedicandomi ad articoli d’opinione ed editoriali.

Questa passione per i videogames pensi possa influire, o abbia già influito, sui tuoi lavori? Se sì come?

- Diciamo che, come ogni cosa, fa parte del nostro background culturale. Sicuramente il mondo dei videogiochi ha fatto nascere in me l’interesse e la passione per la concept art, cosa che ha influito non poco nella scelta dell’attuale percorso di studi. Poi un mondo ricco visualmente come quello dei videogiochi non può che essere fonte di ispirazione!

Quali sono i tuoi videogames preferiti?

- Sicuramente la saga di Halo, quella che mi ha dato forse più di tutti facendomi avvicinare definitivamente a questo fantastico mondo. Menzione d’onore alla saga di Borderlands, forse attualmente la mia preferita, a cui seguono altri grandi titoli, come Deus Ex: Human Revolution, la trilogia di Mass Effect, Portal 2 e quella piccola grande perla che sto giocando proprio in questo periodo: The Witcher 3.

Hai degli artisti che segui?

- Sarebbero fin troppi da elencare tutti! Posso provare a fare qualche nome però! Sparth, Liberto, Kopinski, Sadamoto solo per citarne una manciata. Poi la lista si allunga a dismisura quindi meglio fermarsi qua! Una sola menzione per Zerocalcare di cui apprezzo tantissimo il modo di raccontare.

Fai anche lavori su commissione? Se sì come si fa a contattarti?

- Certo che sì! Instagram, DevianArtFacebook… Potete contattarmi tranquillamente attraverso qualunque dei miei canali social!

Grazie mille del tuo tempo,

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alla prossima

Aratak

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