La morte velata - i personaggi femminili

Buonasera a tutti e bentrovati sul blog! Eccoci al secondo appuntamento dedicato al libro in crowdfunding "La Morte Velata" di Valentino Eugeni.

Nel primo appuntamento abbiamo parlato di Ambientazione, nel secondo di Trama e lo scorso dei personaggi maschili oggi invece andremo a parlare di due personaggi femminili: Erika Farnese e Petra Pasecki.

Nel libro stesso si scopriranno molte cose sia sull’una che sull’altra, per cui analizzarne le caratteristiche e il passato vi toglierebbe molte sorprese.
Posso dire, però, che io ho identificato queste due donne con due figure, e spero di non sbagliarmi.
La Farnese è la figlia reietta, che rifiuta la famiglia per inseguire un sogno e dei “segni” che sembra aver trovato.
Per questo si iscrive all’università di Stregoneria, completandola brillantemente, per poi fare domanda d’assunzione al DIE.
Lei è la figlia ribelle, che non vuole seguire la via tracciata dalla sua famiglia per lei, e le do ragione, povera! Ma nel farlo per me si allontana troppo dai sentieri prestabiliti, solo per fare “dispetto” alla madre, si parla di questa figura principalmente.
La Farnese è un personaggio ambiguo, inesperto. I suoi primi lavori sono già delle indagini importanti ma anche strane per svariati motivi e questo la porta a esserne quasi impaurita. Chissà se un’Erika con qualche anno di più si sarebbe comportata in modo diverso? Chiediamolo al nostro autore:

Erika è un personaggio del quale sono ferocemente innamorato. Innamorato da “padre” intendo, una persona dalle incredibili potenzialità che, però, soccombe alla sua fragilità interiore. Erika con più esperienza sarebbe più cinica, forse, più distante e meno appassionata del suo lavoro. Erika ha fame di vivere, di vivere la propria vita e iniettarle la tipica disillusione delle persone più “adulte” ne avrebbe spento il fascino. Erika non è una femme fatale dell’investigazione, è l’emblema dell’uomo che si affaccia all’ignoto con l’innocenza dei cuccioli. La amo per quello.


E invece del suo passato cosa ci puoi dire? Da cosa scappa della sua famiglia?

Scappa da una gabbia dorata. Scappa da una strada di mattoni gialli che non la conduce a OZ ma a un conto in banca. Ma non lo fa per idealismo fricchettone, lo fa perché si accorge che non ha mai compiuto una vera scelta in tutta la sua esistenza e questo la porta a dover sfogare la sua frustrazione in qualche modo più o meno autolesionistico. Il DIE è sì la sua ribellione alla famiglia, ma è anche la sua unica via di fuga.

Anche Petra è un personaggio ambiguo, su di lei si scopriranno molte cose leggendo il libro, cose che non voglio svelarvi perché molto interessanti da scoprire.
Lei però la identifico quasi come “madre” per l’amore che mette nell'accudire qualcuno. Eppure questo sentimento è in conflitto sempre e comunque per la situazione in cui versa questa persona e questa situazione di continuo conflitto interno porta Petra a indebolirsi, a essere facilmente emotiva, cosa che ha indotto Gregori a una “adozione” di questa giovane donna, volta a proteggerla facendole da scudo da molte delle malignità ed esperienze che girano nei siti dove il DIE è chiamato a indagare. Ma Petra rimane sempre una persona forte e decisa e, pure in periodo di riposo, tornerà a lavorare per riuscire a fare luce sul caso che assilla il DIE.

Valentino qua mi verrebbe da chiederti, completando la domanda sui personaggi e la cappa grigia, perché la maggior parte dei tuoi personaggi ha dei demoni da combattere, degli scheletri nell’armadio (o forse meglio dire nel fiume), situazioni irrisolte che scoppieranno? E’ fuori da ogni misura del noir che ogni personaggio abbia qualcosa che non va nella sua vita, come mai hai fatto una scelta così sadica verso i tuoi protagonisti?


In primo luogo grazie per avermi dato del fuori misura, lo apprezzo molto. Sì ho calcato la mano. Vuoi perché l’Italia “arcana” in cui vivono i personaggi è, di fatto, un inferno in terra. Vuoi perché le loro vite sono intrecciate a una trama superiore, direi Superiore con la maiuscola, perché il caso non esiste in questa vicenda. E’ come trovarsi in un immenso oceano. A un certo punto l’acqua si alza e solleva la nostra barca di centinaia di metri, poi sprofonda di altrettanto. Per noi è un terremoto, la fine di tutto, la devastazione. Per un dio che guarda dall’alto è solo l’ennesima onda…

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