Stazione 11 - Emily St. John Mandel

Cari lettori oggi vi parlo di un libro letto per un gruppo di lettura:


Stazione 11 

di Emily Mandel


... Book: [Oggi in Libreria] Stazione undici di Emily St. John Mandel


Il gruppo facebook per cui ho iniziato a leggerlo è Piuma & Calamaio, dedicato ai lettori con raccolte di recensioni e notizie sempre nuove. 
Il libro in sé parte con due righe di presentazione di George Martin: 
"Il miglior romanzo dell'anno, un libro che ricorderò a lungo, e che rileggerò presto."  
Ora, sinceramente, non è che sia tutta sta bellezza questo libro e non so cosa Martin ci abbia trovato di così straordinario. 

Partiamo dal principio:

Trama

Inesistente. O, meglio, inconcludente e quasi inutile parlarne. Ci sono due linee temporali -con flashbacks e spostamenti di tempo all'interno delle stesse- che parlano di un prima e un dopo un evento catastrofico che ha sterminato il 99% della popolazione. 
La figura che lega le due linee temporali è un attore, Arthur Leander, morto poco prima della pandemia, e un fumetto, Stazione 11 appunto, che è stato scritto dalla prima moglie di Arthur.
La linea temporale prima della pandemia segue Arthur e la sua storia, dalla partenza dall'isola canadese dove viveva per arrivare nella città di Toronto per frequentare l'università e lavorare fino agli anni del suo successo tra cinema e teatro e, infine, il suo declino. Ma la parte su cui viene speso un buon numero di parole sono le sue relazioni personali e le sue svariate mogli. Le più importante la ex moglie numero 1 e la ex moglie numero 2.
La 1 era Miranda Carroll, compaesana dell'attore ed entrata nella sua vita più per caso e, soprattutto, uscitane abbastanza velocemente a causa del suo sentimento di alienazione rispetto al mondo cinematografico. Miranda è una artista che per riuscire a mantenersi diventa segretaria e va a lavorare in una ditta di import-export rimanendone affascinata e iniziando a lavorare a tempo pieno per la ditta. Ma non rinuncia mai alla propria deriva artistica infatti porta a compimento parte di un progetto editoriale riguardante un fumetto, la Stazione 11, di cui si autopubblica i primi 2 volumi in numero limitato di copie. Perché ve ne parlo? Perché il fumetto è importante nella narrazione e nel libro stesso.
Dentro a questa linea temporale ci sono, come potete immaginare, salti da quando Arthur aveva 17 anni a quando è morto e, perciò, arriva a coprire davvero un grosso lasso di tempo.

La seconda linea temporale, che prende luogo venti anni dopo il "Collasso", segue le vicende di Kirsten e dell' Orchestra Sinfonica Ambulante.
Kirsten è un'attrice che, a 5-6 anni, ha calcato il palco insieme ad Arthur Leander che, prendendosela in simpatia, le ha regalato svariati oggetti tra cui i fumetti di Stazione 11 che la sua ex moglie gli ha portato a uno dei loro incontri. Fumetti di cui Kirsten va matta e di cui sta cercando il seguito che sembrerebbe non esistere. 
L'Orchestra Sinfonica Ambulante invece è una compagnia formata dalla fusione di una orchestra militare e di una compagnia attoriale. Come dice il nome stesso loro girano le comunità in cui si sono raggruppate i sopravvissuti del genere umano per portare un po' di serenità e di allegria nelle loro sere. 

In questo scenario post-apocalittico fa la sua comparsa il Profeta, una figura enigmatica che influenzerà la storia dell'Orchestra. 

Non c'è altro da dire, non c'è un nesso preciso se non Arthur stesso e la cosa può infastidire o meno. A me ha infastidito abbastanza, alla fine della lettura mi sono chiesto cosa realmente mi avesse lasciato questo libro, rispondendomi con: "poco, molto poco, e soprattutto per quanto riguarda la gestione di una trama inesistente".


Personaggi

Mosci e mal caratterizzati in generale. Mandel ha avuto l'idea di dare ai componenti dell'orchestra i nomi dei loro strumenti. E se da un lato c'è un risvolto interessante -sono davvero utili i nomi in un periodo di barbarie?- dall'altro dà l'impressione di non aver voluto mettersi lì a pensarli. Attori, musicisti, Arthur stesso e tutti i personaggi di cui si vengono a intrecciare le storie sono deboli, fiacchi, spende due parole su molti ma è come se non parlasse e non te ne presentasse realmente nemmeno uno.

" "Parlaci del profeta," disse la direttrice.
Era arrivato a St. Deborah by the Water a capo di una setta di vagabondi religiosi non molto tempo dopo che l'Orchestra Sinfonica vi aveva lasciato Charlie e Jeremy. [...] Quando cacciavano dividevano la carne- Davano una mano nei lavori quotidiani e sembravano inoffensivi. Erano in diciannove, e in genere se ne stavano per conto proprio; passò un po' di tempo prima che gli abitanti della città si rendessero conto che l'uomo alto con i capelli biondi che sembrava il loro capo era conosciuto solo come il profeta e aveva tre mogli." 

E questa è una delle descrizioni migliori, quella del profeta, personaggio semi importante alla fin fine. Se scrivo di più su di lui scado nello spoiler. 


Stile

Con il tempo che salta di qua e di là, i POV ballerini che cambiano se non a ogni capitolo quasi, capitoli di stacco scritti da narratore esterno onnisciente di ciò che avviene nel mondo possiamo dire che lo stile del romanzo sia la cosa che mi è piaciuta di meno, insieme ai personaggi. 
I capitoli di stacco sono davvero infodump all'estrema potenza inutili e con effetto dannoso su di me; probabilmente voleva scriverli per dare un effetto di importanza alla questione ma così è diventata una cosa che stona, che interrompe troppo. Piuttosto molto più interessanti come capitoli di stacco quelli dove sono riportate delle "interviste" a Kirsten da parte di un bibliotecario. 


Ambientazione

I luoghi calcati dai personaggi del romanzo sono principalmente quelli dell'America del Nord, soprattutto il Canada, un Canada devastato dove bambini delle "nuove generazioni" si trovano immersi in paesaggi e in racconti dei più grandi e non riescono proprio a immaginarselo il vecchio mondo.

"Lo sopportiamo perché eravamo più piccoli di te quando è finito tutto, pensò Kirsten, ma non abbastanza piccoli da non ricordare assolutamente niente. Perché non rimane più molto tempo, perché tutti i tetti stanno crollando  adesso e presto nessuno dei vecchi edifici sarà sicuro. Perché siamo sempre alla ricerca del mondo passato, prima che ogni traccia del mondo passato sia scomparsa."

Sono stato molto indeciso dove e come trattare l'argomento "pandemia" ma alla fine direi che sta benissimo in questo contesto. Ora dovete ricordare che sono laureando in medicina e che il libro è stato effettivamente scritto nel 2014.
Tenendo presente questo vi spiego perché questa pandemia non mi ha convinto per nulla e, anzi, è una delle cose che mi ha lasciato più triste in assoluto: netta contrapposizione a ipotesi "reali" di pandemia.
Partiamo dai fatti del libro: incubazione rapidissima, poche ore. Duplicazione e diffusione nell'organismo molto veloce, una decina di ore. Collasso dell'organismo in 24-48 h massimo.
Dove stanno i problemi?

Partiamo dal più banale: viaggi aerei.
Tendenzialmente uno deve considerare che la malattia l'ha presa una mezz'ora/ora prima del volo - considerando check in ecc...- e se consideriamo voli intercontinentali (Londra-New York) ci mettono dalle 6 alle 8 ore per arrivare.
Ora consideriamo un ammalato di un virus che ha un periodo di incubazione di un paio d'ore, nel tempo di un volo non solo starebbe malissimo lui ma anche tutti quelli a bordo incomincerebbero a manifestare segni e sintomi di malattia. Va bene che noi umani siamo stupidi ma l'aereo verrebbe messo in quarantena preventiva.
Partendo quindi da questo presupposto abbiamo una prima caratteristica che non mi ha convinto per nulla.
Passiamo quindi ai ceppi virali. La cosa più simile a questo virus è stata la pandemia di spagnola del 1915-1918. Questa pandemia ha infettato più di mezzo miliardo di persone e ha causato la morte di cieca 100 milioni di questi. Un quinto quindi.
Ora se il romanzo fosse ambientato in quegli anni lo troverei sempre non plausibile da questo punto di vista ma più "plausibile", mentre ai giorni nostri una influenza come quella del 15-18 non causerebbe altrettanti decessi perché, grazie alla ricerca, la medicina è progredita e ora, grazie a svariati sistemi tra cui la reidratazione e l'ossigeno sono i più importanti, potrebbero mantenere in vita un febbricitante molto a lungo.
Non solo quindi questo virus ha una virulenza altissima ma ha anche una mortalità elevata, del 100 % - l'1% dei superstiti era immune -. Una cosa impensabile e mai vista. Certo si potrebbe pensare a qualche virus creato artificialmente ma comunque, essendo un virus influenzale (specificato nel libro) ci sarebbero mezzi sufficienti a contrastare la morte, se non la stessa diffusione.

Per questi motivi, e per altri più tecnici che vi risparmio, tutta questa storia della pandemia è una immensa boiata, in più avete mai provato a giocare a Pandemic? Avete presente quanto cacchio sia difficile uccidere tutti? Soprattutto nelle isole come Zanzibar! 


Conclusione

Il libro, in conclusione, non mi è piaciuto.
Non ha una trama, la vicenda principale ruota attorno a un evento totalmente impossibile nei termini messi dall'autrice, mi sarei augurato un minimo di studio in più a riguardo, e i personaggi sono deboli. Per non parlare del profeta e di come finisce la sua influenza. Lasciamo stare che non sapevo se ridere o piangere quando ho letto quel pezzo.
C'è però qualcosa che mi è piaciuto?
Sì, tutto sommato sì. Il parallelismo tra fumetto e mondo reale dal più banale:

"Il dottor Undici ha un volpino di Pomerania. Non se n'era resa conto finora, ma ha perfettamente senso. Ha pochi amici e senza un cane si sentirebbe troppo solo. Quella notte, nel suo studio, Miranda disegna una scena: il dottor Undici è in piedi su una roccia che affiora dall'acqua, una sagoma sottile con un fedora calcato basso sulla testa che scruta il mare increspato, e accanto a lui c'è un cagnolino bianco con il pelo scompigliato dal vento. Miranda non se ne accorge, finché non lo ha disegnato a metà, che il cane del dottor Undici è un clone di Luli."

ad altri molto più interessanti e parallelismi col nuovo mondo che si viene a creare che rendono tutta la vicenda del fumetto legata quasi a doppio filo con la storia sia di Miranda che del mondo stesso -SPOILER Miranda muore per cui non può sapere nulla su ciò che succede dopo-.
Alcune immagini del fumetto sono poetiche ed evocative e ammetto che avrei preferito leggere il fumetto descritto nel libro più che il libro stesso.
In generale il libro è scritto in modo molto poetico ed è apprezzabile l'intento dell'autrice nell'indicare nell'arte un metodo e un modo di mantenere la propria umanità pure nei momenti più bui, dove non siamo più umani. 
In ogni caso vi lascio il link di amazon per leggere qualche altra recensione e confrontarle =) 

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Spero vi sia piaciuta,

Aratak

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