Dana Napolitano - Editor

Buongiorno a tutti! Oggi abbiamo con noi una giovane editor!
Ciao Dana e benvenuta!

Ti chiederei innanzitutto come è nata la passione per la lettura?
Ciao e grazie per l’invito! Mi fa piacere che tu mi faccia questa domanda perché posso cogliere l’occasione di ringraziare le mie zie per avermi trasmesso la favolosa passione per la lettura. In particolare fin da bambina osservavo la sorella di mia madre leggere libri di ogni sorta, durante il giorno e prima di andare a dormire. La casa dei miei nonni era ed è ancora sommersa dalle centinaia di libri che mia zia leggeva con tanto ardore. Più guardavo lei, più mi trovavo di fronte ai titoli intriganti dei suoi libri e più nasceva in me la curiosità di conoscere quel mondo in cui lei si immergeva quotidianamente. È così che ho iniziato a leggere i miei primi libri: prendendoli in prestito da mia zia. Pensate che a tredici anni già leggevo “Lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci! In pratica ho iniziato a leggere per imitazione finché ho scoperto che il panorama letterario mi affascinava a tal punto da non poterne più fare a meno. Quella che era una passione di mia zia si è trasformata nella mia passione e da quel momento ho iniziato a entrare nelle librerie della mia città e a spendere i miei risparmi in libri. Non ho più smesso di farlo!


Chi è Dana Napolitano?
  • Potrei dirti che Dana Napolitano è una editor, una poetessa, una scrittrice, ma penso che potrei riassumere il tutto dicendo solo che è, prima di tutto, una sognatrice. 

E cosa vuole dalla vita?
  • Realizzare il suo sogno di incrementare la qualità della letteratura italiana, mettendo al servizio degli scrittori le proprie conoscenze maturate nell’ambito editoriale. Una società che legga tanto e che legga buoni libri, attentamente curati dai professionisti del settore: questo è il mio grande desiderio.

Tu ti sei formata, e ti stai formando, come editor. Descrivi cos’è per te questo lavoro in 5 parole
  • Vocazione. Passione. Concentrazione. Dedizione. Collaborazione.

Dopo aver messo alla prova la tua capacità a riassumere ti chiedo di argomentare la tua scelta di parole:
  • Fare l’editor, a mio parere, è prima di tutto una vocazione. Ho sempre avuto la tendenza a ricercare gli errori nei testi che leggevo e a riflettere su come potessero essere migliorati.
    Quando mi chiedono come fare per diventare editor, io rispondo sempre che editor si nasce, non si diventa. Con questo intendo dire che una persona priva di spirito critico, distratta e disordinata difficilmente potrebbe diventare un bravo editor. Esistono aspetti caratteriali necessari a chiunque voglia intraprendere questo tipo di lavoro: bisogna essere persone molto precise, attente ai dettagli, particolarmente critiche (anche con se stesse).
    La passione è un elemento altrettanto importante: come in ogni altro aspetto della vita, se non c’è passione non può esserci qualità. Fare l’editor non può essere solo un lavoro, ma deve essere prima di tutto un piacere. Se avessi un altro lavoro con uno stipendio che mi permettesse di avere una certa indipendenza economica, continuerei lo stesso a fare l’editor perché mi piace farlo, mi appassiona, indipendentemente dal rendiconto economico.
    Concentrazione e dedizione sono aspetti fondamentali per questo tipo di lavoro. Non ci si può distrarre perché ogni singola frase, ogni personaggio, ogni evento di un libro va attentamente studiato, analizzato e interpretato. Questo vuol dire non potersi mai distrarre, mantenere sempre al massimo la concentrazione e soprattutto non mettersi mai fretta: il tempo e la costanza sono elementi fondamentali per la buona riuscita dell’editing.
    Infine collaborazione è una parola chiave che ci tengo a sottolineare. Un editor non lavora in solitudine, è sempre a stretto contatto con l’autore. Ogni correzione che effettua deve essere comunicata e spiegata allo scrittore, ma soprattutto discussa qualora l’autore non sia soddisfatto del risultato. Deve esserci scambio di idee e comunicazione tra editor e scrittore affinché il libro possa essere valorizzato al meglio.

Come ti stai formando in questo campo?
  • Ho frequentato il Liceo Classico e poi mi sono iscritta alla facoltà di Lettere. Ho una laurea triennale in Lettere moderne e una laurea magistrale in Filologia, Linguistica e Tradizioni letterarie. La formazione scolastica e universitaria sono state fondamentali per apprendere e approfondire quanto più possibile ogni aspetto della lingua e della letteratura italiana, a partire dallo studio della linguistica storica per finire all’analisi filologica di un testo.
    Una solida formazione in questo campo non basta perché il mondo editoriale ha delle regole proprie che vanno attentamente esaminate. Per questo ho frequentato dei corsi di editing e scrittura che mi hanno aiutata a conoscere meglio il panorama editoriale. Ho fatto anche tirocinio presso una Casa Editrice in cui ho potuto sperimentare personalmente ogni aspetto della nascita di un libro, dalla valutazione e correzione delle bozze, all’impaginazione e pubblicizzazione.
    Vocazione, studio e pratica sono le parole chiave della mia formazione in questo campo.

Come rispondi a tutti quegli autori preoccupati che un editor cambi la trama del proprio libro?
  • Generalmente un bravo editor non cambia la trama, ma ne valorizza le potenzialità. Ogni trasformazione che un editor consiglia all’autore è sempre finalizzata al miglioramento del romanzo/racconto.
    Sono anche io una scrittrice e posso capire la ritrosia che si prova nel mettere il proprio lavoro nelle mani di un altro. La verità è che bisognerebbe avere più fiducia in questa figura professionale e riconoscerne l’importanza. Un editor è una persona che ha studiato e che, proprio per questo, conosce aspetti e tecniche della scrittura che uno scrittore non può comprendere.
    La pubblicazione di un libro richiede tutta una serie di passaggi che nelle Case Editrici (quelle serie intendo) è obbligatoria. Le persone che intervengono sul libro sono tante: un testo passa di mano in mano, prima per essere valutato, poi corretto, poi impaginato e corretto di nuovo, prima di essere finalmente stampato.
    In breve, la realizzazione di un libro nasce dall’unione di più forze che collaborano per la buona riuscita del lavoro. Lo scrittore inventa la storia e la scrive, ma quella è solo la prima (e sicuramente basilare) parte del lavoro, ma a tutto il resto devono pensare dei professionisti, soprattutto se si mira a un risultato ottimale.
    Ci tengo anche a dire che non ho mai cambiato una trama perché ritengo che non sia rispettoso nei confronti dello scrittore. Ho dato consigli su alcune parti da aggiungere, da eliminare o da riscrivere, ma sempre mantenendo le basi scelte dall’autore.
    Lo ripeto ancora una volta: il fine è quello di potenziare il romanzo, non di cambiarlo.
    Autori, non abbiate paura, l’editor è un vostro collaboratore e un amico del vostro libro; lasciatevi consigliare e ricordate che, in ogni caso, l’ultima parola sarà sempre la vostra!

Che collaborazioni hai in corso al momento?
  • Sto collaborando come freelance con quattro autori emergenti. La maggior parte degli scrittori che seguo sono alle prime armi e questo aspetto del mio lavoro è molto stimolante. Mi piace poter dare consigli e insegnamenti utili a persone che, pur facendo tutt’altro nella vita, decidono di dedicare del tempo alla scrittura. Capitolo dopo capitolo gli autori mi inviano ciò che scrivono e, di volta in volta, costruiamo insieme i loro romanzi. Come dicevo prima, l’editing è una collaborazione a tutti gli effetti.

Che libri sono usciti con il tuo zampino?
  • “La mia vita in un verso”, “Isabella e la dea del lago” e “Il paese delle formiche” dell’autrice Lella di Marino. Di prossima pubblicazione sarà il romanzo di Nicola Polverino: “La via maestra”.
    Per gli altri romanzi che sto correggendo c’è ancora da aspettare perché non sono ancora terminati; ma sono ottimista e credo che entro la fine del 2018 saranno tutti già pubblicati.
    Per quanto riguarda le mie personali pubblicazioni, nel 2007 è uscito il mio primo romanzo “Amici… sempre”, scritto quando avevo dodici anni; a primavera ho pubblicato la mia raccolta di poesie d’amore intitolata “Sakura” e ho firmato un contratto con una Casa Editrice che,a breve, pubblicherà un mio saggio storico-linguistico sulle cartoline di un soldato risalenti alla Prima guerra mondiale.

Qual è il libro pubblicato su cui avresti voluto mettere le mani, e cosa avresti cambiato?
  • Non ti dirò un libro nello specifico, ma preferisco fare un discorso più generico. Siamo ormai nell’Era del self-publishing, dove tutti hanno la possibilità di pubblicare la propria opera senza doversi appoggiare al tramite delle Case Editrici. Io non sono contraria a questa modalità di pubblicazione, purché si tratti di un auto-pubblicazione consapevole. Ho letto troppi libri di “autori self” che mi hanno lasciata interdetta perché evidentemente privi di un lavoro di editing o anche di una semplice correzione di bozze. Quando mi capita di leggere questo genere di libri ho la tentazione di rimettere mano a tutto, a partire dalla grammatica per finire alla storia in sé che troppo spesso risulta scarna, piatta, monotona.
    Insomma, se potessi, rimetterei mano a tutti quei libri auto-pubblicati che non hanno avuto il supporto di un editor professionista che potesse rendere loro giustizia.

Che cosa vorresti dare a un autore che si rivolge a te?
  • Professionalità. Ci tengo che il lavoro che mi viene affidato sia portato a termine con competenza, serietà e impegno. Troppe persone, al giorno d’oggi, si improvvisano editor senza sapere in cosa consista realmente questa professione e commettendo, di conseguenza, errori ingiustificabili. Non vorrei mai rientrare in questa categoria di persone, quindi ce la metto sempre tutta per fare un ottimo lavoro. 

E cosa ti aspetti da un autore?
  • Rispetto e fiducia. E intendo rispetto e fiducia del mio parere, della mia professione e dei tempi necessari alla correzione del romanzo.

Consigli a un autore?
  • Il primo consiglio che mi sento di dare è di essere umili. È importante riconoscere i propri limiti. Chiedere l’aiuto dei professionisti del settore è il primo passo da compiere se si tiene alla qualità del proprio testo.
    L’altro consiglio è quello di non improvvisare storie: prima di scrivere è d’obbligo informarsi, fare ricerche, approfondire quanto più possibile gli argomenti che si vogliono inserire nella storia.
    Altro consiglio: leggere tanto. Confrontarsi con altri scrittori e altre storie permette di crescere, maturare e migliorare. La scrittura e la lettura vanno di pari passo.

So anche che gestisci un blog, Dana Napolitanocosa ci si può trovare?
  • Soprattutto informazioni riguardanti me, i miei scritti e il mio lavoro di editor. Il blog è nato essenzialmente per farmi conoscere meglio dagli scrittori perché anche io non mi rivolgerei mai a un professionista di cui non conosco nulla. È giusto che i miei clienti, o futuri tali, possano avere le idee chiare sulla mia persona. E poi tramite il blog, essendo anche una scrittrice, ho modo di far conoscere le mie opere letterarie.
    Oltre questo, però, l’idea del blog è nata anche per dare dei consigli pratici utili a quanti praticano, o vogliono praticare, l’arte della scrittura. L’obbiettivo è quello di fornire delle conoscenze più approfondite su come si diventa scrittori e su quali regole sarebbe bene seguire quando si scrive.
    In pratica è un blog che si rivolge principalmente a un pubblico di scrittori o aspiranti tali.

Cosa pensi della realtà editoriale italiana?
  • Penso che la realtà editoriale italiana debba fare dei passi avanti verso il progresso. Come in tutti gli aspetti della nostra società, anche dal punto di vista editoriale l’Italia si trova evidentemente ancora arretrata rispetto ad altre nazioni. Mi rendo conto che le difficoltà non siano poche, soprattutto se i lettori tendono a preferire una letteratura di scarsa qualità e se gli scrittori si affidano ciecamente al self-publishing, dimenticando tutte le buone regole della pubblicazione. Ma il cambiamento sarebbe possibile se la lettura e la scrittura diventassero azioni più consapevoli. Bisognerebbe educare la società fin dall’infanzia al rispetto e alla conoscenza della letteratura in tutti i suoi aspetti. Se ci fosse una maggiore educazione alla creatività letteraria, automaticamente il livello del panorama editoriale italiano andrebbe aumentando, guadagnandone in qualità e non più solo in quantità.

Con che casa editrice ti piacerebbe collaborare di più, e perché?
  • Non miro a una Casa Editrice nello specifico. Dall’esperienza di tirocinio che ho fatto, posso dire senza ombra di dubbio che al di là del nome e della fama quello che mi piacerebbe trovare è un ambiente di lavoro in cui ci siano spirito collaborativo, rispetto, fiducia, simpatia e intesa.
    Una realtà editoriale piccola sarebbe l’ideale. “Pochi, ma buoni” è la sintesi ideale. Magari una Casa Editrice composta principalmente da giovani con forte spirito di iniziativa, ambizione e determinazione.

Vuoi aggiungere qualcosa per i nostri lettori?
  • Come ho scritto anche sul mio blog: la lettura nutre la mente, la scrittura nutre l’anima. Continuate a emozionarvi e a emozionare con la letteratura. Sognate di vivere come i personaggi dei vostri libri preferiti, visitate i luoghi che visitano loro, guardate la vita con i loro occhi: vi sentirete rinnovati nello spirito e nella ragione.


Grazie mille del tuo tempo, vi lascio i link al suo blog e alla sua pagina facebook:
Blog: Dana Napolitano

Alla prossima,


Aratak

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