Controversia sul Medioevo

La CONTROVERSIA sul MEDIOEVO

Battaglia di Crécy (26/08/1346)
Convenzionalmente ancora oggi il millennio dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.) fino al secolo XV viene considerato come una fase oscura, sebbene studi più o meno recenti abbiano fornito dati sufficienti a dare all’età di mezzo (media aetas o medium aevum) caratteristiche meno oscure.

La definizione di media aetas viene data a questa fase storica fin dalla metà del secolo XV, mentre dal secolo XVII si arrivò all’utilizzo di terminologie quali medium aevum e middle age (Sergi 2005, 27). Queste definizioni, tutte confluite nella parola Medioevo, etichettano “un’epoca di presunta decadenza che dalla caduta dell’impero romano si sarebbe protratta sino a un presente determinato, al contrario, a far rinascere l’eredità del mondo antico” (Bora, Fiaccadori, Negri 2010, 8). Si fa riferimento a periodi che, dall’Umanesimo fino al primo ¼ dell’Ottocento, saranno caratterizzati da uno studio e da una riscoperta continui dell’epoca classica.

“Oggi gli storici non contestano l’opportunità di continuare a usare il concetto di medioevo, troppo presente nell’uso comune per essere abolito. Ma ricordano a tutti noi che il cosiddetto medioevo è durato per ben mille anni (una durata enorme) e che non è possibile che mille anni siano stati tutti uguali” (Sergi 2005, 28).

Non per niente viene considerata come “infanzia dell’Europa”: nei mille anni intercorsi tra la fine dell’Impero Romano d’Occidente e la scoperta dell’America, nel vecchio continente sono stati presenti importanti tentativi di formulazione di apparati statali e sociali, come l’Impero Carolingio nel secolo IX e l’Impero Ottoniano tra i secoli X e XI. Tentativi però falliti che hanno portato a crisi momentanee, ma che, comunque, hanno iniziato a delineare la conformazione territoriale delle future potenze politiche e militari che si sarebbero sviluppate nei secoli successivi e che avrebbero formato gli Stati odierni, come Francia, Germania o Gran Bretagna.

“Infanzia d’Europa” non solo in ambito politico, ma anche in quello artistico, dove si nota l’evoluzione di stili differenti: dall’arte tardo-antica, tipica della più antica fase del Medioevo, passando attraverso il Romanico dei secoli XI e XII, per arrivare al Gotico, che ricopre un lungo periodo di tempo, tra il secolo XIII e il XV. Durante queste evoluzioni del linguaggio artistico, si notano delle profonde differenze all’interno delle produzioni artistiche, soprattutto in ambito architettonico, dove maggiormente vengono alla luce durante il Romanico e il Gotico. Alcuni elementi decorativi, per quanto riguarda invece la pittura e la miniatura, prendono spunto dalle influenze di altre correnti artistiche, in particolare di origine bizantina.

Varietà di elementi che non permette di definire questo millennio come un periodo di sola crisi, di transizione tra due fasi ritenute, in un modo o nell’altro, migliori perché caratterizzate dalla ripresa, o dalla presenza, di istituzioni sicure, di tecniche artistiche più consone all’immaginario collettivo e per lo studio (o la realizzazione) di opere classiche.

Sebbene il Medioevo non venga mai visto di buon occhio, non si sono considerate la forte presenza e influenza degli stessi modelli classici durante il periodo tardo-antico, che dal Quattrocento in avanti verranno riscoperti e riutilizzati come modelli. Nessuno infatti ha tenuto conto dei primi secoli del Medioevo, dove moltissimi sono stati gli spunti tratti dall’arte precedente per creare le basi dell’Arte Paleocristiana la quale, senza di essi, non avrebbe potuto avere luogo.

In conclusione, si è voluto dimostrare in maniera efficiente ed efficace che l’età di mezzo, il Medioevo, non fosse quel periodo buio e decadente che si continua a ritenere che sia, al contrario è un amplissimo arco di tempo all’interno del quale si sono poste le basi per l’evoluzione delle epoche future in ambito non solo artistico, ma anche politico.

Per chi lo studia, il Medioevo risulta essere un periodo interessante e pieno di cose da scoprire, proprio in virtù del fatto che ricopre un arco di tempo immenso. Ogni studioso di Medioevo si è appassionato all’argomento, tentato dalle leggende e dalle favole sorte attorno alle figure dei cavalieri e delle castellane, miti che nessuno ha avuto premura di cancellare dall’immaginario collettivo perché se si eliminassero quelle leggende dall’immaginario collettivo, nessuno sarebbe più allettato da questo periodo, che risulta avvolgente e, allo stesso tempo, infido (Sergi 2005).

BIBLIOGRAFIA di riferimento:

Sergi, Giuseppe, L'idea di Medioevo. Fra storia e senso comune, 2005, Donzelletti Editore, Roma;
Negri Antonello, Fiaccadora Gianfranco e Bora Giulio, I luoghi dell’arte, volume 2. 2010, ELECTA SCUOLA.

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