Intervista a Rita Mira

Buongiorno a tutti lettori!
Oggi abbiamo con noi una illustratrice italiana: Rita Micozzi!



Benvenuta tra noi, vuoi dirci qualcosa su di te?

  • Ciao a tutti! Sono Marchigiana, vivo e lavoro nei pressi di Loreto per la nota casa di animazione Rainbow, parallelamente svolgo anche un lavoro di illustratrice in diversi settori, tra cui la scolastica e i libri per ragazzi, ma il mio interesse per le moderne forme di arte spazia praticamente verso tutto. Da sempre, da quando sono piccolissima, amo l'animazione e il fumetto, ecco perché a un certo punto della mia vita ho deciso che il disegno sarebbe stato il mio lavoro nella vita.



Come è nata la passione per il disegno?
  • Credo grazie a mia madre che si è sfinita a leggermi fumetti da quando ero piccola. Me ne ha letti talmente tanti che lei ora, poveretta, non può più vederli, mentre io ormai ci sono rimasta talmente sotto che mi danno da mangiare XD!


Che percorso hai fatto per arrivare fino a dove sei ora?

  • Dopo il liceo scientifico ho deciso con fermezza a indirizzarmi verso un'università o comunque una scuola che mi desse le basi di cui avevo bisogno per lavorare con il disegno, così mi sono iscritta nel 2001 sia all'Accademia di Belle Arti di Macerata, indirizzo di Comunicazione visiva e multimediale, che alla Scuola Internazionale di Comics a Jesi, indirizzo Fumetto.
    In realtà io considero la mia formazione in continua evoluzione sia con il tempo che con le esperienze; c'è sempre qualcosa da imparare da chi è più bravo di te, ecco perché ho frequentato negli ultimi anni molteplici corsi e workshop di approfondimento, sulle tecniche di pittura sia tradizionale che digitale, con maestri che sono dei veri professionisti del settore.


Che stili preferisci usare?

  • Di “nascita” il mio stile parte dal cartoon e disneyano, ma negli anni ha subito diverse influenze e ho adattato il mio stile alle varie richieste dei committenti: oggigiorno è un sistema quasi obbligato per sopravvivere in campo artistico, poiché in questo modo si hanno più sbocchi lavorativi differenti.
    Posso dire che al contrario di molti della mia generazione, non ho mai avuto particolare sensibilità verso lo stile manga, a parte pochissime eccezioni, ma comunque è uno stile a cui il mio non si avvicina.


Character designer e props artist per la Rainbow. Cosa vuol dire e cosa fai?

  • Il character designer è quella figura che cura il design di un personaggio da animare in ogni sua declinazione, e quini ne studia le proporzioni, le viste da varie angolazioni, le espressioni e le attitudini. Il props artist (che è la mansione con cui sono entrata in Rainbow) cura invece il design di quelli che potremmo definire “oggetti di scena”, qualunque oggetto che verrà animato o con il quale i personaggi all'interno di una scena andranno direttamente a interagire. Per esempio, se un personaggio prende in mano una forchetta, occorre disegnare quella forchetta, magari vista da diverse angolazioni. Ultimamente sono stata anche proprio Concept Artist, per le ultime produzioni, cioè ho ideato da zero aspetto e stile di alcuni personaggi.


Hai dei soggetti che preferisci disegnare? Quali?

  • Da sempre ho un debole per gli animali antropomorfi (come forse avrò notato chi ha letto Dershing), sicuramente colpa della Disney e dei suoi paperi e topi ;P.
    Ultimamente in particolare mi sto specializzando sui Draghi, che sono da sempre le mie creature fantastiche preferite.


Ma disegni anche copertine di libri fantasy, come è nata invece questa sfaccettatura del tuo lavoro?

  • Prima di tutto, c'è da dire che intorno al 2013-14 mio marito Davide aveva cominciato già da un po' di tempo a pubblicare il suo Darkwing e io lo stavo seguendo nel design del mondo e dei personaggi: piano piano, vedendo le meravigliose copertine che riuscivamo a ottenere da vari artisti, mi sono chiesta se anch'io non potessi provare a fare qualcosa di simile, magari buttarmi nel mercato, come lavoro extra (lavoro in animazione da quasi otto anni, dopo un po' diventa alquanto ripetitivo, per cui cominciai a sentire bisogno di un po' di cambiamento).
    Ho cominciato frequentando alcuni workshop sull'illustrazione digitale e sull'arte fantasy (il primo fu proprio su questo tema, a cura del fantastico maestro Antonio de Luca) e dopo aver superato il timore del digitale e affinato un po' la tecnica, ho mandato in giro per editori il mio portfolio.
    La copertina de "La Principessa Sbagliata" di Ester Trasforini

    Uno dei primi a cui lo mandai fu Gainsworth Publishing, che graficamente mi piaceva molto anche allora; casualmente, in un forum di scrittura, conobbi anche una delle loro future autrici, Ester Trasforini, che cercava un copertinista. Visto che Gainsworth aveva già il mio portfolio, è stato abbastanza facile contattarli e tirare fuori l'idea giusta, così, nel 2015 feci uscire la mia prima copertina con loro, “La principessa sbagliata” che ancora oggi considero il mio lavoro meglio riuscito a livello di fedeltà ai personaggi e di tecnica. Seguì subito dopo un altra cover con loro, quella per “Di Metallo e Stelle” di Luca Tarenzi, che realizzai in un terzo del tempo della Principessa XD! Più si lavora, più si prende mano.


Di cosa hai bisogno per disegnare una buona copertina?

  • Intanto di essere pagata XD (scusate la battuta venale, ma non è così scontato purtroppo: molte persone credono ancora che illustrare sia occupare del tempo divertendosi, e che se la possano cavare con una decina di euro ;P), e poi della mia tavoletta grafica, la Cintiq o la Bamboo.
    Comunque, una buona copertina può essere sia molto semplice che molto complessa, a seconda di molteplici fattori. Non sempre ho modo di leggere il libro che andrò a illustrare, quando ho tempo lo faccio volentieri, ma quando mi è impossibile ho bisogno per prima cosa che l'autore o l'editore mi possano spiegare trama e idee che il libro trasmette in maniera precisa.
    Una copertina deve incuriosire e trasmettere l'idea centrale del libro, non spoilerare, e francamente le copertine che rappresentano una scena estratta dal libro ormai sono un po' datate. Anche una foto in posa di tutti i personaggi è una delle cose che onestamente sconsiglio, perché il più delle volte si rischia l'effetto locandina cinematografica. Quando ci sono molti personaggi si gioca spesso sulla composizione e meno sulla dinamica (non è la copertina di un fumetto). A volte basta anche soltanto un volto o un dettaglio, l'importante è fare in modo che, con la tua illustrazione, l'attenzione del lettore venga convogliata esattamente dove vuoi guidarla tu. Questo è possibile attraverso varie tecniche, tra cui l'uso sapiente della composizione, la contrapposizioni luci/ombre, il contrasto ben studiato dei colori.


Cosa comporta essere illustratrice e disegnatrice in Italia secondo te?

  • Sacrifici, rinunce, lavoro su se stessi, ma soprattutto accettare che in questo paese non abbiamo una cultura dell'immagine abbastanza evoluta da permetterci di campare unicamente del lavoro che amiamo. Sono molto pessimista ma purtroppo è un fatto; se non avessi il mio lavoro in Rainbow non credo che fare una o due copertine illustrate ogni tanto mi permetterebbe di mantenere casa e famiglia.


Tante illustrazioni, stupende, e non mi sembra di aver trovato nemmeno un tuo fumetto. Perché?
  • In realtà i fumetti ci sono, solo che non sono molti. Io ho studiato proprio fumetto alla scuola di Comics, la mia formazione di base è sui fumetti, ma i fumetti hanno un grosso problema: una tavola a fumetti ha un tempo di realizzazione doppio, se non triplo, rispetto a una singola illustrazione.
    L'ultimo lavoro a fumetti che ho realizzato è stato nel 2013, le matite dell'albo “Darkwing#0, L'età dell'innocenza”, breve prequel a fumetti della saga di Darkwing di mio marito Davide, ma purtroppo tra i vari lavori, non ho più avuto il tempo di realizzare delle tavole complete. Non ho detto addio al fumetto; un giorno spero di ritornarci, magari più esperta e più veloce di prima, ora che sono passata al disegno digitale :).


So che Dershing, uno dei progetti che fai in collaborazione con tuo marito, Davide Cencini, era nato come fumetto come mai alla fine è diventato un libro? Hai ancora intenzione di renderlo un fumetto se fosse possibile?
  • Infatti, Dershing è stato inizialmente concepito per essere un progetto a fumetti per il mercato francese, quindi sarebbe stato una serie di tre o più albi cartonati da una quarantina di tavole ciascuno. Nel 2011 radunammo tutto il materiale in nostro possesso, realizzai una serie di tavole e studi di personaggi e andammo al Festival di Angouleme (la Lucca francese, ma molto MOLTO più grossa e professionale) per presentarla a una serie di editori. Alcuni mostrarono interesse, ma richiedevano un enorme lavoro di aggiustamento di stile delle tavole, e probabilmente anche pesanti interventi a livello di sceneggiatura. Mi resi conto di non essere al livello di dettaglio che un albo del genere richiedeva, e probabilmente mi sarebbe toccato scegliere tra quello e la Rainbow, che era la mia unica sicurezza economica. Davide invece era sempre stato molto veloce nello scrivere, per lui tirare giù un romanzo non sarebbe stato così tanto gravoso. Infatti riscrisse la storia in appena sei o sette mesi :D. Io per buttare giù alcune delle illustrazioni interne ci misi solo tre mesi, contro l'anno  abbondante di lavoro che avrebbe probabilmente comportato realizzare uno solo degli albi a fumetti che avevamo progettato. Quindi direi che alla fine abbiamo raggiunto un buon compromesso tra un romanzo e una graphic novel.
    Realizzarlo adesso a fumetti non avrebbe più senso. Non credo che si sia mai vista una storia fatta di un prequel a romanzo e un sequel a fumetti. Anche a livello di marketing non saremmo in grado di venderli come un unico prodotto, e personalmente sono sempre stata contraria alle trasposizioni della stessa storia del romanzo a fumetti, si rischia di deviare il pubblico su uno o l'altro. E' già stato abbastanza coraggioso realizzare “Tutto per un drago di Legno”, lo spinoff di Dershing per bambini, che racconta una storia coi Muscu, coprotagonisti ne Gli ultimi draghi.
    D'altro canto realizzare una breve storia one shot, di una ventina di pagine come spin off a fumetti, potrebbe essere fattibile e molto interessante! Un'idea già esiste, se riuscirò a organizzarmi abbastanza coi tempi, lo si potrebbe realizzare tra primo e secondo libro.


Parlando dei progetti di coppia che hai con Davide. Quali sono?

  • Beh, ovviamente per prima cosa vorremmo portare a termine le nostre due saghe principali, Darkwing e Dershing, e quella è senza dubbio la nostra priorità: se Dershing è formato solo da una bilogia, Darkwing andrà avanti ancora per quattro libri, più vari spinoff, e contiamo di finirli prima di perdere le facoltà mentali necessarie per seguire un progetto come questo  XD!
    Poi abbiamo preparato da un po' di tempo un progetto libro per bambini e ragazzi completamente illustrato, che eventualmente potrebbe anche trasformarsi in un progetto a fumetti. Ma per questo progetto aspettiamo pazientemente un momento propizio per presentarlo al meglio delle nostre possibilità, perché a buone potenzialità e non vogliamo svenderlo per fretta.



E’ difficile collaborare con un’altra persona? Soprattutto in questo caso quando la persona è anche tuo marito?
  • Ogni volta che mi fanno questa domanda esito sulla risposta XD. Ovviamente è difficile, ma con il tempo abbiamo imparato a essere una vera squadra sia nella vita che nel lavoro . Basta sapersi adattare e aiutarsi a vicenda.


La dedica personalizzata all'interno
della mia copia di Dershing *.*
Tornando a te, frequenti e vai a fiere del fumetto? Cosa ne pensi?
  • Le fiere del fumetto e del libro sono state essenziali per lanciare i nostri progetti; né io né Davide siamo troppo costanti coi social e con il marketing via internet, e abbiamo trovato molto più produttivo e soddisfacente incontrare i lettori di persona e imparare a capirne i gusti. Il Contatto diretto con il pubblico, a mio parere è impagabile: è ciò che convince un lettore a fidarsi di ciò che gli stai proponendo. Ci sono anche ampie differenze di pubblico da fiera a fiera; noi di solito andiamo molto bene nelle fiere medio-grandi. Le fiere molto piccole in genere purtroppo hanno un ridotta risposta di pubblico, quelle troppo grandi sono spesso troppo affollate e il pubblico si dirige prevalentemente verso i grandi editori o gli autori conosciuti. Ne abbiamo fatte molte in passato ma adesso che abbiamo capito il meccanismo cercheremo di andare più a colpo sicuro.


Quali sono le future fiere dove potremo trovarti?

  • Mi potete trovare già domani e domenica nell’Artist Alley di Modena Nerd mentre la tappa successiva sarà il Treviso Comic Book Festival che si terrà dal 21 al 24 settembre.
    Abbiamo diverse novità da presentare: Dershing, Tutto per un drago di legno e anche il terzo volume di Darkwing, La Freccia D'oro.


Fai lavori su commissione? Come fa uno a contattarti?
  • Al momento sono chiusa alle commissioni di privati, perché ho la priorità dei nostri progetti personali e lavorativi. Ma quando sarò un po' più libera magari riaprirò.


Grazie mille del tuo tempo,

  • Grazie mille a voi! Un salutone!


Vi consiglio di seguirla:


Alla prossima


Aratak


Tutte le immagini esclusa l'ultima sono prese da ArtStation e sono di proprietà di Rita Mira

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