Intervista a Chiara Piunno

Bentrovati cari lettori! 
Oggi a parlare di arte e disegno è con noi Chiara, una ragazza dalla doppia anima di disegnatrice e scrittrice!



Benvenuta, intanto ti chiederei di presentarti =)

  • Salve a tutti! Mi chiamo Chiara, ho 36 anni, fingo di lavorare in un bar-tabacchi, ma in verità ho una brutta dipendenza dai colori e dalla carta. Vivo in Umbria; amo leggere, disegnare, ascoltare musica strumentale e avere strani dialoghi con i miei gatti domestici. Nel tempo libero cucino o scrivo saghe fantasy (altro brutto vizio).



Chattando con te è venuto fuori che il disegno ultimamente è stato un filo accantonato a favore della scrittura. Che differenze trovi tra i due mezzi?

  • Trovo il disegno più impegnativo. Una mia amica mi disse che riesco a essere maggiormente espressiva con la parola scritta che con la matita. In verità, nella mia testa c’è un immenso sforzo di sintesi… che trova maggiore flessibilità nelle “allusioni” della narrazione, mentre si sente limitato dall’immagine. Vorrei dare l’esatta percezione di quello che immagino. Finora, unendo illustrazione e scrittura ho ottenuto risultati che mi soddisfano. Prese singolarmente, invece, le due cose mi sembrano “monche”. Incomplete. Da un punto di vista più pratico, forse, ho avuto possibilità di maggiore esercizio con la scrittura, mentre nel disegno ho dovuto sempre relegare ai ritagli di tempo l’applicazione, benché di fondo abbia fato tre anni di scuola di fumetto. Una cosa che ho sempre trovato curiosa di me stessa è che posso scrivere in qualunque ora del giorno, ma ancor più della notte. L’opposto, se “esagero” nel disegno e lavoro in notturna il mio fisico si ribella, dandomi vero malessere.


Ma dalle illustrazioni sei partita ed esse ti hanno accompagnato per un lungo tratto della tua vita anche nel tuo percorso di studi. Che tipo di formazione hai avuto e soprattutto cosa ti ha lasciato questa formazione?

  • Formazione classica: avevo una buona predisposizione per le materie letterarie, così ho fatto i miei bei cinque anni di greco e latino. Le opere antiche e la storia mediterranea sono diventate la base ispiratrice del mondo che andavo delineando, benché fantasy. Non ho fatto altro che disegnare in quegli anni, creare lingue nuove, giocare con la semantica, tracciare una cronologia di nascita e ascesa delle civiltà immaginarie, definire in tratti frettolosi i vari popoli e le loro origini, per quanto non mi fosse tutto chiaro ancora. Dopo la maturità, mi sono iscritta all’università di cinema, e al contempo alla scuola di fumetto di Roma. Ho avuto ottimi professori, e ho capito molte cose di me stessa: ovvero che volevo già da allora disegnare solo quello che riguardava il mio mondo letterario. Le prime tavole consegnate sono tutte ambientate nel mondo di Eterna… e alcune stanno ancora aspettando di diventare carta stampata.



Questa formazione fumettistica pensi abbia influito sul tuo modo di scrivere?
  • Temo di sì! Quando scrivo ho una impostazione “visiva”. Vedo le scene, e l’impulso mi porta a tentare di far sì che un eventuale lettore le immagini. Benché sia cresciuta a pane e autori inglesi, le lunghe descrizioni mi annoiano a morte… salvo che nei contesti dove sono necessarie. Per il resto, molte parti dei miei romanzi sono stati fatti “in brutta copia” come illustrazioni, strisce con fumetto, storyboard di sceneggiature da ghaphic novel. I fumetti che ho letto – in particolari giapponesi – sono inoltre stati fonte di ispirazione per definire caratterialmente non solo i personaggi, ma il ritmo stesso della narrazione. Alcune pagine sono la trasposizione a parole delle tavole che ho abbozzato mentre le immaginavo. Altre, potrebbero diventare tranquillamente pagine a baloon da semplice carta scritta.


Dicevamo che tu hai tralasciato un poco il disegno ultimamente ma non l’hai mai abbandonato del tutto. Le copertine dei tuoi libri infatti sono fatte da te, cosa si prova a vedere un libro creato quasi interamente da te? Dico quasi per processo di editing, stampa e impaginazione =D

  • Per me è una necessità. Ho tentato per anni di migliorarmi nel disegno per poter rendere “reale” anche agli estranei quello che vedevo solo nella mia testa. Non si tratta di semplice ambizione, né di mania di controllo: semplicemente vedo le due attività (disegnare e raccontare a parole) come “un uno inscindibile” complementare. Il guaio è che sono moooolto esigente con me stessa, e mai del tutto appagata del mio stesso lavoro, ma dopo tanto tempo so che c’è sempre spazio per migliorare. La mia vita arricchisce la narrazione, non l’opposto. Provo la curiosa sensazione che debba per forza essere così.


Cosa provi a disegnare?
  • Estrema concentrazione. Una tensione quasi fisica. Mentre tieni la matita tra le dita sai benissimo che nulla le impedirà di mettere qualcosa di imprevisto nel tratto, così come so che io farò di tutto per dominarla. Con l’esperienza, o ci si affida alla tecnica che ingentilisce questo divario mente/mano, o si accetta l’inevitabile e si vede dove si andrà a finire, senza innervosirsi con la propria scarsa capacità di creare esattamente il tratto che s’immaginava.


Cosa provi invece nello scrivere?
  • Maggiore abbandono. Le cose migliori scaturiscono dalla penna quando il cervello è del tutto spento, e invece della ragione è un’altra parte di te a parlare. Sembra un chiasmo: maggiore efficacia quando di controllo non ce n’è un’oncia. Questo in fase di prima stesura. Poi c’è “santo editing” a ricomporre i pezzi. Ma dirò: ogni volta che ho abbozzato pagine senza troppa concentrazione, alla fine quelle sono risultate le righe con meno necessità di correzione di interi tomi.



Che soggetti ti piace disegnare?

  • Iniziai da ragazzina con animali e paesaggi. In seguito, furono i personaggi delle mie storie ad assorbirmi. Disegnare è un po’ come dare un’anima: più mi dedicavo a illustrare un personaggio, più avevo chiaro in testa cosa potesse o non potesse fare nella trama dei libri. Mèlas, il protagonista maschile della saga, è di sicuro il soggetto più illustrato.


Che stile usi?
  • Per chi ama il fumetto realistico, il mio è uno stile manga; per chi ama il tratto giapponese, il mio è uno stile realistico. Questa cosa mi ha fatto sempre ridere. Onestamente, lo stile è ormai il “mio”, con la summa di tutto ciò che ha assorbito nel corso degli anni. E cambierà ancora in futuro.


Ora, visto che scrivi anche, ti vorrei chiedere una cosa particolare. I tuoi personaggi sono nati prima come bozzetto illustrato o prima come descrizione?
  • Sono nati come disegno. Ho ancora i primi “ritratti” di Luscinia e Mèlas… compivo 16 anni, e non avevo idea dei guai che ci saremmo procurati a vicenda, quasi 10 anni dopo. Quando studio dei personaggi, li descrivo sempre con delle illustrazioni, senza note o altro. Disegno solo quello che so che potrebbero fare o non fare. Per me creare schede dei personaggi non ha senso: se sono io la prima a non sapere cosa aspettarmi da loro, allora non li conosco, ergo non posso farli vivere su carta. I personaggi crescono: del resto sono le azioni che definiscono le persone, prima dell’aspetto. Forse è per questo che quando nasce un personaggio importante di solito lo disegno a lungo prima di inserirlo nella narrazione. Se non riesco a immaginarmi il suo aspetto in modo preciso, saranno i fatti a plasmarlo, non di certo gli schemini da gioco di ruolo.



Parlando un attimo della scrittura. Quali sono i progetti che hai avviato?
  • Diversi, ma in concreto è solo la saga letteraria de Le Porte di Eterna che sto portando a compimento. Ho molto altro materiale da lavorare, ma visti i miei tempi biblici dovrò tenerli in panchina fin quando non sarà uscito l’ultimo tomo. In passato, mi sono dedicata maggiormente alle graphic novel. Con lo sceneggiatore Andrea Laprovitera partecipammo con diversi progetti al Lucca Project Contest, purtroppo senza esito; in seguito, a livello locale, feci editare due episodi a colori di una graphic novel ambientata nella mia città natale nel 1313.


I progetti futuri?
  • Spero di avere le energie, il tempo e le risorse per pubblicare un romanzo prequel della saga di Eterna, poi l’autoconclusivo “Il Regno Senza Terra” e riprendere in mano la matita per concludere le tavole che non ho mai finito. Per il momento si tratta solo di un bel sogno.


Ma mettere insieme le due anime e crearne un fumetto vero e proprio?
  • Quanto lo vorrei! Non ce l’ho fatta. Non riuscendo a disegnare la notte, e lavorando di giorno per circa 10-11 ore salvo festivi, mi sono dovuta arrendere alla mia stessa stanchezza. Ho dei limiti: li accetto con dolore. Ma non è detto che sarà sempre così. “Un mondo alla volta” mi sono detta. Concluderò Eterna, poi sarà il Caos - come sempre - a decidere cosa farò.


Grazie mille della tua disponibilità

Vi lascio anche il link alla sua pagina facebook: Le Porte di Eterna

Alla prossima


Aratak 

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