Intervista a Roberto Saguatti

Buongiorno a tutti!

Oggi è con noi Roberto Saguatti, autore di Stoneland, saga in due volumi di cui ho letto e recensito il primo qui: I signori del vento e del fuoco

Benvenuto Roberto, parlaci di te:

  • La carta d’identità dice che ho 38 anni ma non gli credo, secondo me bara. Sono sposato e ho tre fantastici bimbi. Vivo e lavoro in provincia di Bologna a San Giovanni in Persiceto. Per passione scrivo romanzi fantasy e leggo tanto recensendo le opere sul mio sito www.animadidrago.it


Cosa ti ha portato a scrivere e da dove prendi spunti per i tuoi libri?
  • Vengo dai giochi di ruolo dove facevo il Master, quando il mio gruppo si è sciolto non ho smesso di elaborare storie e per gioco ho iniziato a scrivere. Non mi sono più fermato imparando sulla mia pelle la differenza fra raccontare una storia a voce e scrivere un romanzo. Per far nascere un libro penso sia fondamentale l’idea di base, senza quella non riesco a scrivere nulla. Dall’idea poi nascono i personaggi e l’ambientazione ma non il contrario. Per Stoneland è stato un caso. Ero a una fiera con mia moglie, ci siamo fermati a una bancarella che vendeva ciondoli con incastonate pietre e per ogni pietra v’era il relativo biglietto con le proprietà “terapeutiche”. Il passo successivo è stato esasperare il concetto e pensare alle conseguenze della possibilità che i “poteri” delle pietre fossero reali e tangibili per ogni persona.

Oltre a Stoneland ho trovato che hai scritto diversi libri che vanno dal giallo a un libro da colorare per bambini. Come mai la scelta di essere così vario?
  • AHAHAHAHAH scusa la risata. Il giallo non è mio ma di un mio omonimo sempre di Bologna ma più vecchio di me di una ventina di anni, siamo amici su facebook ma non ci siamo mai incontrati. Il libro per i bimbi invece è mio, ho conosciuto Francesco Barbieri (l’illustratore) ad una fiera e mi sono innamorato dei suoi disegni, dall’incontro è nata l’idea di fare qualcosa per i miei bimbi. Convincere l’editore a fare un libretto di alta qualità non solo da colorare ma anche da leggere non ha richiesto sforzi è un prodotto che funziona alla grande.
  • Completa figuraccia di Aratak che si ritira imbarazzato.


Passando a parlare di Stoneland a me ha colpito la tua decisione di scrivere delle avventure di alcuni ragazzi senza dare uno scopo preciso finali, senza una missione da svolgere. Una cosa che mi ha incuriosito e che ho apprezzato al contrario di molti fantasy che, ispirandosi al Maestro, basano tutto sulla Missione. Da dove ti è venuta l’idea?
  • In stoneland ho cercato di eliminare tutto ciò che non mi piace dei molti libri che ho letto: non c’è un supercattivo, non c’è predestinazione, non c’è un manufatto da recuperare o distruggere. L’idea è sempre stata di creare un mondo e dei personaggi dove io (lettore) posso sentirmi il protagonista senza sforzi. Il fatto che io (autore) mentre scrivevo non conoscevo la fine della storia ha creato anche la magia dell’imperscrutabilità, è impossibile precorrere gli eventi (io lo faccio spesso con i libri che leggo e quelli che più gradisco sono quelli che mi sorprendono).


Le Pietre Elementari sono uno dei pochi elementi magici che si possono trovare nel tuo libro e sono quasi alla portata di tutti.
Un elemento magico che però è quotidiano e, quindi, quasi non magico come è nato? E soprattutto come ne è stata influenzata la storia?
  • Hai centrato in pieno la mia intenzione, volevo un mondo magico ma un mondo in cui la magia è abitudinaria e quotidiana come lo è per noi guidare un’auto o una bicicletta. Un mondo però in cui, ovviamente, qualcuno ha una Ferrari e qualcuno una Panda. Altre creature magiche è stata la storia stessa a non richiederle, non ce ne era semplicemente bisogno (quanto avrei voluto qualche draghetto) non volevo creare una quest volevo creare eroi tanto “banali” da sembrare veri.


Per i tuoi vari personaggi, soprattutto per Rombo, trai spunto dalla realtà quotidiana, dalle persone e animali che ti circondano?
  • In realtà no, io ho tre gatti e mi sono ritrovato a scrivere di un cane. Anche per i personaggi umani è stato difficile non usare amici o parenti soprattutto all’inizio. Quel che facevo mentre scrivevo era diventare quel personaggio e ragionare con la sua testa, vivere ogni capitolo assieme. L’unico personaggio vero è Hiparco una guida turistica messicana del mio viaggio di nozze talmente strambo e vero da sposarsi alla perfezione con il personaggio che mi serviva.


In un mondo dove spopolano, purtroppo, trilogie e saghe interminabili la tua scelta di fare un’opera in due volumi come è stata presa da critica e pubblico?
  • Devo dirti la verità Stoneland è nato come libro unico. Scelta funzionale al fatto che non sapevo nemmeno se sarei arrivato a pubblicare. Volevo dare al lettore un libro che avesse un senso compiuto e un finale degno, il lettore può interrompere la lettura soddisfatto di un prodotto finito già al primo volume. In seguito molti hanno iniziato a pregarmi (e minacciarmi giuro!) perché proseguissi a scrivere così è nato "Il Signore della morte", avevo una mezza idea e un editore entusiasta delle vendite per cui non è stato un grosso sforzo ma mi sono preso l’impegno di chiudere la saga anche se qualcuno mi chiede il terzo. Altre avventure in altri mondi mi aspettano.


Hai dei nuovi progetti per il futuro? Parlacene.
  • Sono pieno di idee ma lento nel realizzarle perché ci tengo molto a fare un buon lavoro. Comunque con gioia posso annunciare che a fine anno nascerà il mio terzo libro un urban fantasy ambientato a Bologna edito dalla Plesio Editore. Nelle pause fra editing e promozioni ho in lavorazione un horror fantasy in stand-by e uno steampunk quasi finito. L’idea è quella di cambiare sempre genere per cui Stoneland rimarrà per sempre il mio unico Epic Fantasy.
  • Permettimi di commentare... Plesio! Complimenti Roberto! Inoltre trovo bellissimo e interessante il continuo cambio di generi, fa crescere molto.


Voglio riproporti una domanda che mi piace: qual è la domanda che raramente ti pongono ma che vorresti ti venisse posta? Ovviamente con risposta =D
  • Domanda: Ne vale la pena?
    Risposta: Si, di tutti gli sforzi, ogni volta che uno sconosciuto ti contatta per dirti quanto gli è piaciuto il tuo libro è una sensazione impagabile.


Partecipi a fiere letterarie? Pensi siano utili? Dove ti possiamo trovare in futuro?
  • Le fiere, incontri a scuola, gli eventi, partecipo a tutto ciò che posso. Sono l’uomo fiera della Echos, gestisco io lo stand. In questi tre anni di esperienza ho scoperto che promuoversi e sapersi mettere in gioco è fondamentale. Non basta avere pubblicato il libro, siamo una piccola CE non una Big per cui Stoneland non si trova in tutte le librerie e ogni conquista è sudata. Penso di essere diventato bravino nel “gioco” ma per il semplice fatto che ho scoperto essere un piacere provare ad interessare le persone al mio libro. Molti percepiscono la passione che ci metto e si fidano. Questo mi ha portato a vendere circa 5/600 copie del primo volume che per un esordiente non sono niente male, credimi se ti dico che non sono tutti miei parenti. JSarò al Salone del libro a Torino ma solo Domenica e Lunedi poi subito dopo il 27 Maggio presso la libreria Piccoli Labirinti di Parma e il 10/11 Giugno al festival del fumetto Betty B. di Savignano sul Panaro (MO). 
  • Peccato! Io sarò al salone da giovedì a sabato! =(


Com’è essere scrittore in Italia?
  • Mmm per rispondere dovrei sapere com’è la vita degli scrittori all’estero. Ti posso dire com’è la vita da scrittore di piccola CE: non semplice. Bisogna sudarsi ogni copia venduta, crearsi le occasioni e tenersi stretti i librai veri, quelli disponibili a collaborare perché comunque nell’interesse di entrambi. Nella mia mente sono tutti problemi che uno scrittore di una grande CE non ha, la speranza è scoprirlo di persona un giorno.


Concluderei con una domanda “solita”: a tuo parere come si potrebbe fare per aumentare la cultura in Italia?
  • La mia impressione è che molti non vogliano essere “salvati” dalla nave che affonda. Molti (e non solo i giovani) preferiscono incollarsi alla TV a guardare anche spazzatura più che fare qualsiasi attività (non parlo per forza di leggere un libro). Io sono figlio degli anni 80 ma mi rendo conto che se i miei genitori avessero spento la TV qualche volta in più non mi avrebbe fatto male ed è quello che cerco di fare con i miei figli.


Grazie mille di avermi sopportato,

Alla prossima 

Aratak

Commenti

Post popolari in questo blog

Upper Comics

Il Cuore di Quetzal - Gianluca Malato - Nuova Uscita Nativi Digitali Ed.

Flowers - Luca Morandi