Intervista a Carmine Madeo

Buongiorno a tutti!
Oggi sono qui con voi assieme a Carmine Madeo, autore del libro L’ultimo rigore, dove parla di criminalità organizzata e di Calabria.
Ciao Carmine e benvenuto! Innanzitutto ti vorrei chiedere di presentarti.
  • Ciao Luca! Non sono molto bravo nelle presentazioni. In questo contesto mi piace definirmi come un lettore accanito di Stephen King, un appassionato di fenomeni criminologici quali il terrorismo e la criminalità organizzata. Vivo e lavoro a Milano e sono un ispettore della Guardia di Finanza.
Grazie, direi di partire subito con una domanda che mi sta a cuore. Perché questo libro? Cosa ti ha portato a scriverlo?
  • Era da tempo che volevo scrivere qualcosa. Sono innumerevoli le volte in cui ci provavo e poi smettevo dopo pochi giorni. Alla fine è diventata una sfida personale: volevo a tutti i costi raccontare le mie emozioni. Sentivo che creare una storia era qualcosa di magico. Lo scrittore, come Dio, crea un mondo e dei personaggi, ha un potere immenso su questi ultimi (soprattutto può decidere se ucciderli o farli vivere, farli innamorare, farli soffrire ecc…) e sullo svolgimento dei fatti che formano la storia. Volevo provare queste sensazioni. E per farlo ho provato a scrivere con estrema sincerità ciò che sentivo. Ho voluto scrivere per me, principalmente. È stato bello. Se, poi, la mia storia può lasciare qualcosa anche agli altri, ne sarei immensamente felice.
Che esperienze hai vissuto, come e quanto ti sei informato per scriverlo?
  • È stato un insieme di cose, ma l’esperienza più importante è stata quella universitaria, a Milano. Ho sostenuto un esame per un corso che non avevo visto da nessuna parte, “Sociologia della criminalità organizzata” del Prof. Nando Dalla Chiesa. Lo studio di alcuni testi sociologici sulle mafie mi ha aperto gli occhi soprattutto sul potere sociale della ‘ndrangheta e sulla sua accettazione e “legittimazione” sul territorio.
Come mai la scelta della Calabria, e quindi della ‘ndrangheta, per il tuo libro?
  • Volevo partire con una storia che potesse in qualche modo descrivere i luoghi in cui sono cresciuto, i valori e le tradizioni che ho imparato con il tempo ad amare e che ora un po’ mi mancano. Quindi, se vogliamo, c’è un po’ di nostalgia del mio passato e della mia adolescenza in quello che ho scritto. Perché la ‘ndrangheta? Perché, purtroppo, fa parte del tessuto sociale calabrese. Il mio intento era quello di raccontare la realtà e quindi gli aspetti positivi della mia terra, che sono tantissimi, ma anche quelli negativi, che ruotano tutti intorno a un sistema sociale che permette la coesistenza del crimine organizzato.
Setting dei mondiali. Passione personale, incentivo ai nostri connazionali più tifosi, mix di entrambi o altro ancora?
  • Mix di entrambi. Ma c’è anche una ragione profonda. L’Italia non è mai stato un paese dove gli ideali patriottici abbiano eccelso. Gli italiani si sentono tali e amano l’Italia solo durante il contesto di un Mondiale di Calcio. In qualche modo il calcio unisce e mette tutti d’accordo. Se la passione per la Nazionale di Calcio fosse la stessa per la nostra terra, probabilmente la mafia non avrebbe tutto questo potere e sarebbe destinata a scomparire nelle future generazioni.
Da chi hai tratto ispirazione per i tuoi personaggi? Sappiamo che Don Luca è ispirato a un altro prete che hai conosciuto, e gli altri?
  • Esatto. Don Luca è il personaggio sul quale sono stato meno obiettivo, perché probabilmente costituisce un limite pensare a persone reali. Per quanto riguarda gli altri, ho cercato di descriverli seguendo come filo conduttore la psicologia delle persone che ho conosciuto nel corso della mia vita nel sistema sociale calabrese. Volevo evitare gli stereotipi, spero di esserci riuscito. Per questo anche i “cattivi” hanno una loro umanità e dei valori, anche se distorti, in alcuni casi. Deborah è il personaggio di cui mi sono innamorato: per me è lei la vera protagonista della storia. Rappresenta la ribellione alla ‘ndrangheta e a una visione della vita fatalista. Un po’ come Lea Garofolo.
Per te considerando il Paese in cui viviamo quanto c’è bisogno di storie come la tua? Che raccontino, o provino a raccontare, realtà di cui tutto si sa ma nulla si conosce?
  • Penso che la narrativa possa svolgere un ruolo davvero importante, soprattutto se diffusa nelle scuole. L’istruzione rende liberi, indipendenti e soprattutto responsabili ed è la prima arma contro le mafie. I racconti sulle mafie, se scritti in modo semplice, potrebbero portare a spunti di riflessione significativi in tal senso.
Potrebbe anche essere un modo per invogliare le persone a una rivalsa contro il crimine organizzato?
  • Quando le persone si renderanno conto di vivere in un sistema sociale, come quello che ho cercato di descrivere, in cui la libertà è puramente illusoria, allora potrà scatenarsi quel senso di rivalsa che per ora è represso.
La scelta del finale che hai messo che valore ha per te? Per esempio io gli ho attribuito un grande valore simbolico e psicologico.
  • All’inizio avevo in mente un finale molto diverso. Anche il titolo del libro avrebbe dovuto essere un altro. Durante la stesura, però, qualcosa dentro di me è cambiato. E alla fine, ha vinto la speranza. Non dico altro, perché corro il rischio di anticipare troppo.
Ho voglia di provare una nuova domanda: qual è la domanda che tu vorresti ti si ponga ma che raramente ti viene fatta, se non mai? Ovviamente vogliamo anche la risposta =D
  • Sì, ed è forse abbastanza banale. Nessuno mi ha mai chiesto il significato del titolo “L’ultimo rigore”. Per me è già di per sé un messaggio. Immagina Roberto Baggio che sta per calciare il tiro dal dischetto decisivo. Una responsabilità terribile. Il rigore è la responsabilità individuale.
Hai progetti nuovi per il futuro?
  • Non in particolare. Vorrei continuare a scrivere, quello sì.
Come hai trovato l’editore che alla fine ti ha pubblicato? E’ stato difficile trovarlo?
  • Il personale de La Ruota Edizioni è stato fantastico e molto disponibile. Il fatto di aver trovato un editore serio è di per sé una grande soddisfazione. Per un esordiente è sempre molto difficile.
Com’è essere un esordiente in Italia? Stai riuscendo a farti conoscere?
  • In Italia ci sono più scrittori che lettori, quindi onestamente trovo molto difficile farmi conoscere. Ognuno vorrebbe far conoscere agli altri una parte di sé. Non sempre va come vogliamo.
Ultima domanda, la solita: cosa si potrebbe fare per aumentare la Cultura in Italia? Per te potrebbe aiutare nella lotta contro il crimine?
  • Come ho già detto prima, l’istruzione è la prima arma contro il crimine organizzato. La scuola ha per me un compito fondamentale nell’incentivare a parlare di alcuni drammi sociali, in qualsiasi forma.
Grazie mille Carmine per il tempo che ci hai dedicato,
Sabato 22 aprile 2017 presenterà il suo libro alla Libreria dietro l’angolo di Arese alle 17.00, non mancate! =)


Commenti

Post popolari in questo blog

Upper Comics

Il Cuore di Quetzal - Gianluca Malato - Nuova Uscita Nativi Digitali Ed.

Flowers - Luca Morandi