Sarah Gilmore - Fabio Fanelli - Nuova Uscita

Oggi vi segnalo anche una nuova uscita fantasy:


Sarah Gilmore

di Fabio Fanelli




Trama: 

Abbandonata in fasce, davanti alla porta di un convento, Sarah venne adottata da una famiglia del luogo che le dona tutto l'amore di cui aveva bisogno. Condurrà una vita normale fino a quando, in una normale giornata estiva incontrerà Atena. La donna misteriosa gli aprirà le porte di un nuovo mondo, un mondo magico dove Sarah andrà ad occupare un ruolo fondamentale. Verrà a conoscenza della storia dei suoi veri genitori, ereditando da sua madre, Penelope, un libro potente, bramato dalle forze oscure: il Grimorio. Riuscirà Sarah a fermare la Triade che vuole ottenere il Grimorio a tutti i costi? Riuscirà ad adattarsi ad una nuova vita piena di pericoli e di ostacoli da superare?


l'Autore dice di sé:

"Sono nato a Capua il 18 giugno 1987, fin da piccolo sono stato attratto dal mondo di carta, cosi come io lo definisco ed in particolare dalle storie narrate e dai personaggi dalle mille sfaccettature che, potevano vivere in luoghi fantastici, affrontando avventure che avevano dell’incredibile. Mi diplomo come ragioniere e poco dopo mi laureo in informatica presso l’Università degli studi della Basilicata riuscendo qualche mese dopo ad essere assunto presso un'azienda privata che si occupa di data entry. Ben presto la mia passione per la lettura mi condurrà a desiderare di dar vita alle mie storie iniziando a scrivere ma, solo dopo aver terminato gli studi, riesco nel tempo libero a dedicarmi seriamente alla realizzazione del mio primo romanzo: Sarah Gilmore."


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Estratto:


Premessa

Luglio 1975

Era troppo vecchio per poter sostenere le lunghe passeggiate sotto il sole rovente. Si asciugò lentamente il sudore dalla fronte con la manica del vestito e aprì il piccolo cancello di legno del giardino. Il flebile cigolio gli fece capire quanto tempo avesse dedicato al Grimorio trascurando tutto il resto, anche se stesso.
I fiori con difficoltà si facevano strada tra l’erba rigogliosa ed eccessivamente alta catturando quei raggi solari necessari alla loro sopravvivenza. Si chinò ed iniziò a ripulirlo riversando su di esso tutte le sue preoccupazioni.
All’improvviso un pensiero gli balenò in mente, si alzò guardandosi intorno facendo cadere a terra i ciuffi d’erba stretti nel pugno della mano destra e, rimase lì per qualche secondo.
Dall’ingresso principale della casa si accedeva al salone e ad una piccola cucina. Morgante spalancò le finestre come a voler far luce nella sua mente ormai offuscata dai mille dubbi che l’attanagliavano. 
In ogni dove vi erano libri appoggiati uno sull'altro, il disordine regnava sovrano!
L’unica cosa a cui il vecchio tenesse realmente erano le ampolle di vetro, riposte accuratamente nella credenza della cucina, contenenti erbe e altri ingredienti di ogni tipo. Tutto il necessario per compiere riti e pozioni magiche per i suoi esperimenti alchemici.
Le stoviglie erano abbandonate in cucina, pronte per essere lavate ma, il vecchio non se ne curò; diede un occhiata in giro e si diresse nella sua camera da letto.
Con l'indice della mano destra percorse le copertine dei libri tenuti accuratamente in fila scegliendone  no, lo fissò a lungo per poi afferrarlo con vigore quasi avesse paura che prendesse vita scivolando delle sue mani rugose Ripensò al momento in cui decise di tramandare alle successive generazioni di maghi le sue conoscenze sulla magia. Insieme a due dei suoi più vecchi e fedeli amici realizzò un libro che racchiudeva tutte le formule, gli incantesimi, le pozioni e i riti che, avevano appreso dai loro vari studi e dai lunghi viaggi alla ricerca di nuovi elementi per accrescere le loro abilità.
Non pensarono però all'interesse che avrebbe suscitato tra le forze del Male, le quali, non appena seppero dell'esistenza di un oggetto così potente non nascosero il desiderio di possederlo e di utilizzarlo per i loro subdoli scopi.
I tre maghi riuscirono a proteggere il Grimorio, dotati di un grande potere non ebbero difficoltà a respingere tutti gli attacchi dei nemici ma, il tempo passava inesorabilmente e anche la loro magia iniziava ad indebolirsi, invano cercarono i loro degni successori che potessero sostenere il peso di una  osì grande responsabilità.
Il momento di prendere una decisione era ormai giunto.
Si adagiò sul letto chiuse gli occhi e con le mani giunte al petto intrappolò in una morsa il libro a sé per poi abbandonarsi ad un dolce riposo.
Calava la sera, la piccola Becca Gilmore era rimasta da sola nella sua stanza, la madre le aveva appena rimboccato le coperte dandole il bacio della buona notte.
Non aveva sonno e di nascosto, senza far troppo rumore, si alzò dal letto prese la sedia trascinandola fino alla finestra e, arrampicandosi su, stese le braccia fin che poté aprendola, il vento fece il resto spalancando la finestra completamente.
Era il momento della sera che più le piaceva. 
Si inginocchiava sulla sedia, le mani giunte sotto il mento e lo sguardo rivolto al cielo che piano piano si riempiva di piccolissimi punti luminosi.
Tutto ciò le dava libertà incondizionata e fervida fantasia. Le permetteva di volare e di scoprire posti incantati. C’era però qualcosa che la inquietava quella sera, una sensazione che tormentava il suo animo.
Chiuse gli occhi, per riuscire a scavare nel profondo del suo cuore.
Le sembrava di non far parte o quasi di quel mondo, dove gli adulti avevano dimenticato il potere dei sogni e della magia, sovrana solo nelle favole.
Il rumore dei passi che si avvicinavano alla stanza la mise in allarme, chiuse velocemente la finestra, scese dalla sedia e si mise a letto più veloce che poté.
‹‹Quante volte ti ho detto che non devi stare troppo a lungo affacciata alla finestra, ti ammalerai se continui così›› le raccomandò sua madre Sarah con voce dolce, rompendo il silenzio che si era creato nella stanza.
Becca abbassò lo sguardo a mo’ di scusa e aspettò che la madre le rimboccasse nuovamente le coperte ed infine con un bacio spense la luce.
‹‹Dormi piccola mia›› disse richiudendo dietro di se la porta. 
Becca rimase nuovamente sola. Fissava il soffitto e ripensava a quella sensazione che non l’abbandonava, ad un tratto nell'oscurità della stanza le sembrò di udire una voce:
‹‹Il tuo destino sta per compiersi!››
‹‹Seguitemi!››
La voce di Morgante guidava i due maghi lungo le insidie del luogo.
 ‹‹Ecco, prendete!››
Diede loro delle fiaccole per far luce, non vi era tempo da perdere ogni minuto che passava poteva essere fatale.
Proseguirono il loro cammino percorrendo un piccolo sentiero tortuoso all’interno di una grotta; ad un tratto Morgante si fermò, un enorme parete rocciosa gli bloccava la strada.
‹‹Di qui non si passa!›› esclamò Rufus ‹‹Nulla è come sembra›› commentò il vecchio.
Si avvicinò alla parete e con il palmo della mano toccò la roccia facendo apparire su di essa il simbolo dell’amuleto che i tre maghi portavano al collo.
Pian piano la parete iniziò a dissolversi, lasciando intravedere il cammino, un filo di vento fece ondeggiare la loro unica fonte di luce.
I tre si trovarono di fronte ad un ambiente completamente diverso, passarono dal piccolo sentiero roccioso ad uno spazio ampio, ritrovandosi in una grande stanza scavata nella grotta.
Al centro si ergeva, solitaria, una roccia circondata da un piccolo laghetto, illuminata da un’apertura nella volta, tra le forti e massicce pareti.
Morgante si avvicinò alle sponde del laghetto; con un gesto della mano fece comparire dinnanzi a sé una piccola zattera su cui salirono per raggiungere l’altare. Una volta lì, il vecchio vi posizionò il libro.
Tutto era pronto.
 Con un colpo deciso, i tre maghi spezzarono le catena che portavano al collo, presero gli amuleti appoggiandoli sul libro.
Con le mani giunte all'altezza del petto e la testa china come se dovessero pregare, iniziarono a recitare formule in una lingua antica.
Improvvisamente una luce venne generata dalle loro mani andando a confluire negli amuleti, un forte bagliore illuminò ogni angolo della caverna che, sembrò d'un tratto così piccola.
Quando il buio calò nuovamente nella grotta, dei tre amuleti non vi era più traccia e tutto sembrava esser finito. Rufus fu il primo a muoversi per andare a recuperare il libro ma, Morgante lo fermò
afferrandolo con forza per un braccio appena in tempo per quello che accadde dopo.
Sotto il loro occhi il libro prese vita. Le pagine si iniziarono a sfogliare da sole e tutte le formule pian piano si cancellarono una ad una, all’improvviso un lampo di luce sprigionato dal Grimorio colpì in pieno petto i tre maghi.
Gli occhi di Morgante fecero fatica ad abituarsi nuovamente al buio, si alzò tastando il terreno alla ricerca della fiaccola.
Quella magia era troppo potente e pericolosa anche per loro, Rufus e Samuel non erano sopravvissuti e a lui restava poco tempo, doveva portare a termine quello che aveva iniziato e così con le ultime forze che gli rimanevano pese il libro dissolvendosi.
‹‹Chi ha parlato, chi sei?›› continuò a domandare più e più volte Becca, ‹‹ti prego parlami›› la implorò seduta sul letto con il viso rivolto verso l’alto.
‹‹Dovrai essere forte e coraggiosa›› la voce misteriosa ruppe il suo silenzio.
‹‹Dimmi chi sei? Perché non ti fai vedere?›› le chiese Becca per niente impaurita da quella strana situazione.
La voce continuò:
‹‹Purtroppo le nostre strade non sono destinate a incrociarsi, per ora. Ben presto il mondo magico avrà bisogno del tuo aiuto e non potrai tirarti indietro. E’ il tuo destino e dovrai compierlo. Nelle tue mani sarà custodito un grande potere, fai attenzione piccola mia!››
‹‹Potere...destino...magia? Non capisco!›› rispose con forza la piccola che iniziava ad agitarsi.
All'improvviso Becca sentì una mano abbassare la maniglia della porta, pensò fosse sua madre Sarah attratta anche lei da quella voce ma, ebbe modo di ricredersi quando sulla soglia della stanza comparve il vecchio Morgante.
Becca indietreggiò lentamente, il vecchio la rassicurò subito, non era lì per farle del male. Era affaticato, parlava a stento cosi Becca gli prese la mano e lo guidò fino a letto facendolo sedere sul bordo.
Il Mago non perse altro tempo estraendo il libro nascosto sotto la tunica porgendolo alla ragazzina. Becca ne fu attratta, un attrazione che nemmeno lei si riusciva a spiegare, non seppe resistere e lo strinse a se. Il libro si illuminò.
‹‹Cos è? Un libro?›› chiese al Vecchio.
‹‹Non è un semplice libro, mia piccina, rappresenta molto di più. Tu sei destinata a proteggerlo da coloro che lo vorranno per sé, per usarne il suo grande potere. Solo una persona pura di cuore potrà far uso della conoscenza che custodisce e, quella persona sei proprio tu››
‹‹Io? Come posso essere in grado di proteggere questo libro, non sono altro che una bambina›› esclamò Becca.
‹‹Vedrai tutto ti sarà più chiaro, sarà il libro a guidarti, devi solo avere fiducia in te. Ora devo andare, purtroppo il mio tempo sta per finire››
Morgante si alzò dal letto, guardò dolcemente Becca e, in un flebile vortice di vento sparì. La stanza calò nuovamente nell'assordante silenzio. Becca rimase da sola, ignara che quella sarebbe stata l'ultima volta che lo avrebbe visto.
‹‹Mi senti? Sei ancora lì?›› la piccola si rivolse alla misteriosa voce.
‹‹Non preoccuparti, non sarai sola›› le rispose dopo qualche secondo di silenzio.
‹‹Vorrei capire cosa dovrei fare con il libro, come devo proteggerlo?››
‹‹Tutto ti verrà naturale, sei la Custode››
‹‹La Custode?›› domandò corrugando la fronte.
‹‹Si!›› esclamò la voce misteriosa, ‹‹colei che è stata prescelta nell’affrontare le forze del male››
‹‹Perché dovrebbero scegliere me!››
‹‹L’hanno già fatto!››
‹‹Chi?››
‹‹Non è importante, ciò che conta è che dovrai stare attenta, molti sono coloro che aspirano ad avere il libro e con esso il suo potere››
La piccola era sempre più confusa non sapeva se tutto ciò fosse reale o frutto della sua fervida fantasia, si avvicinò nuovamente al letto e prese tra le sue mani il libro:
‹‹Come può un libro essere così potente? E tu chi sei?›› domandò.
‹‹Ti aiuterò a seguire il tuo cammino››
‹‹Ho dei poteri?››
‹‹Lo scoprirai››
‹‹Forse si tratta solo di un sogno! Sì! Solo di un sogno!›› continuava a ripetere tra sé e sé, stringendo il libro saldamente tra le sue piccole mani.



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