BlogTour Legio M Ultima. Sfida all'Impero de I Demiurghi. Tappa 5: Estratti Memorabili

Buongiorno a tutti cari lettori!
Oggi dal mio blog passa il Blogtour de



Legio M Ultima. Sfida all'Impero

de I Demiurghi 
edito da Astro Edizioni


Ospitiamo la tappa dedicata agli estratti memorabili, spero siano di vostro gradimento! =)
Tanto per cominciare, incontriamo un personaggio curioso, sempre presente ma mai attivo, almeno, non come pensiamo possa esserlo. Di certo, in futuri lavori, la si vedrà un po’ più “vivace”, sebbene sempre silente, nel suo operare. Chi è? Keris, la furia asservita a Plutone. La Plutonis furia.
Una spada, in questo mondo terreno, una semidivinità nella realtà. Abbiamo scelto per questa creatura fantastica, che apre effettivamente le danze di Legio M Ultima, un’iconografica abbastanza classica, a metà strada tra una Medusa e una furia propriamente detta. Questo perché le furie - pur essendo tre quelle principali e più note (Aletto, Tisifone e Megera) - in realtà non si sa bene quante siano e questo ha giocato a nostro favore.



«Le visioni di Apollo sono sempre catastrofiche. Il lupo non uscirà da quel mondo». «Le anime divise favoriscono il suo ritorno, possono aprire le porte di Faerie». «Farò in modo che non succeda per mano sua». Plutone ridacchiò. «Vuoi forse imbrogliare le trame del fato?». Keris rise, raccogliendo da terra il suo scudiscio. Avvicinatasi al braciere, guardò il dio con i suoi inquietanti occhi rossi. «Scherzi? Le parche sono troppo mugugnone, non possiamo fare loro uno scherzo simile. Te lo immagini come si litigherebbero quell’occhio, per guardare tutte il sommo divo Giove mentre esternano tutto il loro disappunto?». Plutone, suo malgrado, sorrise dell’impietosa descrizione. «Ringrazia che non sei mortale, Keris, o Atropos l’Inevitabile non solo reciderebbe il tuo filo per vendetta, ma addirittura lo sminuzzerebbe in mille e più pezzettini con la sua forbice, per assicurarsi della tua morte». Sì, se ve lo state chiedendo, uno di noi due stava guardando Hercules della Disney quando abbiamo scritto questo pezzo e l’altro demiurgo ha approvato appieno la citazione. Tutto sommato, anche se è la prima, è e non sarà l’ultima.
I nostri personaggi, difatti, talvolta omaggiano senza volerlo scene topiche, non per mancanza di idee da parte dei demiurghi, ma solo perché certe interpretazioni ti restano nel cuore, scolpite nella mente con la stessa meticolosa precisione di Fidia quando ha modellato il bronzo dell’Athena Lemnia. «Chi sono io?». «Tu sei me». «No». «Io sono Azia. Medea, sorella mia…». La donna guardò la sua gemella e il suo sguardo ametista divenne duro, i pugni si strinsero. «Io sono Medea Rubinia Antinea. Figlia di Lucio Rubinus Antineo, vedova del non compianto governatore di Bithynia-et-Pontus, Simplicio Ulpio Deiano. Tu! Tu, mia sorella? Lo sapevo!».
L’altra la guardò, con dolce riservatezza. «Già, avevo detto a nostro padre che l’avresti capito. Sono più vecchia di te di un anno, frutto di una sera, qui». «E, quindi, tu saresti illira». «Mia madre lo era, ma si è trasferita a Roma per seguire nostro padre. Poi, lui è tornato qui in Illyria, e noi siamo rimaste a Roma». «Bastardo maledetto!».
«Non ingiuriare un morto, piangilo e ricordalo». «Piangerlo?!», la donna urlò il suo furore incontenibile. «Mi ha venduta come una vacca, per il suo tornaconto politico… se n’è sempre fregato di me!». «Ti sbagli, non faceva altro che parlarmi di te e della preoccupazione per la sua fragile Medea, nell’ultimo mese». «Tu menti!». «A che pro?». «Perché vuoi rubarmi il posto!». «L’unica che ha rubato qualcosa, qui, sei tu». «A che titolo mi rinfacci la volontà di vivere? Proprio tu, che non volevi più farlo!». Sul viso della sorella, Medea vide riflessa tutta la sofferenza che le sue parole avevano fatto scaturire e sorrise. Azia si asciugò una lacrima, silenziosa. «Ero diventata speculatrix da appena sei mesi. Avevo trovato un uomo meraviglioso che mi amava per quello che ero e non per il nome che portavo. Avevo riscoperto mio padre, dopo venti anni di assoluto silenzio. Solo da adulta ho scoperto la forza e il calore del suo abbraccio». «Ti ha abbracciata?».
La domanda sconvolta fece annuire, con un sorriso dolcissimo, Azia; le fossette le diedero quell’aria sbarazzina che la rendeva da anonima a bellissima. Medea bruciò di invidia. «Io sono Azia Antinea e, che ti piaccia o no, sono tua sorella». «Me l’ha nascosto. Me l’ha negato». «Cosa?». «Un corpo forte… l’ha dato a te. Io non ho fatto altro che ammalarmi. Il suo amore l’ha dato a te, lasciandoti diventare ciò che a me era negato, per il rango che ricoprivo. Mi ha nascosto e negato anche una sorella, portandomi via da Roma per crescere in queste terre maledette». Azia provò pena per la sorella. «Medea, ora siamo qui, siamo rimaste solo noi due». «Ti sbagli, io sono rimasta! Tu devi scomparire per sempre!». «Non lo farò, sorellina. Non lo farò». «Vattene!». «Ti resterò accanto, ti darò la mia forza». «Io sono già forte!». «No, Medea, tu sei arrabbiata. Tu sei triste». «Il dolore forgia e dalle ceneri si può risorgere, come la fenice». «Ma tu non sei una fenice». «Tu sarai la mia fenice. Avrò il tuo corpo, io ti schiaccerò!». Azia scosse la testa. «Non te lo permetterò, Medea. Chiedimelo e ti aiuterò, combattimi e combatteremo». «Ti ucciderò!». Azia annuì, seria e composta. «O io ucciderò te». Medea guardò rabbiosa la sorella. «Mai! Io sono ETERNA!». L’urlo furibondo accompagnò la mano che spazzò l’acqua dell’impluvium, e urtò la Plutonis furia, che scivolò in una pozzanghera che ricopriva il marmo del pavimento; ciò le ricordò l’altra pozza, fatta di un liquido ambrato e vischioso.
Eh... lo sappiamo. Però dai, bisogna dirla tutta: l’interpretazione di Andy Sarkis di Smèagol/Gollum in “Il signore degli anelli - le due torri” è stata a dir poco magistrale, computer grafica o meno, e la voce del nostro Francesco Vairano è stato il carico da novanta in un pezzo che - almeno per noi - resterà a lungo nella memoria di chiunque ami e abbia mai amato il fantasy. Peccato che per Azia o Medea non ci sia motivo di festeggiare, nessuna delle due se ne andrà. Come valuterà Zarich, sono Due sorelle, due anime, in un solo corpo. E non andavano nemmeno d’accordo. Appunto. Di momenti ragguardevoli ce ne sono molti altri, difficile scegliere e selezionare i migliori, sarà che noi stessi fin troppo spesso ci lasciamo il cuore e anche un pezzetto di milza in certi pezzi. Come per esempio l’agguato a Domiziano ad Augusta Taorinorum, l’attuale Torino.
Nel bel mezzo del mercato la folla divenne ressa e tutto accadde così velocemente che nessuno poté far nulla. Domiziano venne spintonato e si trovò separato da Gautighot e Pendaran di non più di due passi. Volgendo la testa per vedere dove fosse l’amico, il conciliator colse con la coda dell’occhio un movimento, poi il dolore al fianco destro obnubilò tutto. Le lame affondarono altre due volte, altre due stilettate di dolore bollente nelle viscere. Con la testa ottenebrata e i polmoni che respiravano sangue, Domiziano guardò confuso il caos intorno a lui, che sembrò precipitare verso l’alto, mentre crollava a terra. Le donne, schizzate dal sangue del magistrato urlarono. Il panico si diffuse più contagioso di una pestilenza e i due amici faticarono a raggiungere il conciliator a terra, in una pozza di sangue, prima che venisse calpestato. Benvenuto accorse accompagnato da Eliogabalo, attirati dalle urla, Minea arrivò in volata, sgomitando senza troppi complimenti. Gautighot cercava di fermare l’emorragia peggiore dal fianco destro. «Cazzo, Domi, cazzo! Non ti azzardare sai! Non osare morire!».
Minea si lanciò sul corpo, strappò la stoffa appena acquistata per improvvisare delle bende e cominciò a lavorare. L’avevano sempre ritenuta un peso inutile ma l’efficienza dei suoi gesti e gli ordini perentori la rivalutarono agli occhi dei compagni. Era un medicus, dopotutto.
Terminate le prime medicazioni di emergenza, Minea ordinò, «va portato in un posto sicuro e caldo, devo finire prima che muoia dissanguato, ma non posso farlo in strada».
«Una nostra chiesa è qui vicino», rispose Benvenuto.
Gautighot prese in braccio il corpo esanime di Domiziano e la folla, nonostante fosse ancora in preda al panico, si aprì al suo passaggio; lo sguardo omicida del germanico urlava la sua rabbia più di un milione di sbraiti.
«Questo non lo… avevo previsto…».
«Zitto, cretino, ci manca solo che mi crepi tra le braccia. Fammi una cosa del genere e vengo a tirarti fuori dall’Ade a calci in culo per rispedirtici a pugni».
Domiziano fece un sorriso insanguinato perdendo conoscenza.

A noi viene ancora un groppo in gola da paura. Se volete sapere se sopravvive però dovrete prendervi il libro! Estratti si, spoiler no!

Non ci sono solo momenti drammatici, ovviamente, questo per esempio è una piega imprevista presa dagli eventi. Elios, in fin dei conti, non è che abbia un paio di millenni sulle spalle proprio per niente...

«Deduco che il tuo regalo mi sta bene… e che ti piace quello che vedi».
Elios deglutì a vuoto mentre Elettra si inginocchiava per muoversi verso di lui come solo una gatta avrebbe saputo fare. Le labbra di Elettra sfiorarono le sue una prima volta; occhi negli occhi nessuno dei due disse nulla, ma al secondo sfioramento la lingua della donna leccò le labbra riarse dell’uomo, incorniciate da quella barbetta curata. Elios l’afferrò per la nuca imprigionandola in un bacio famelico e con l’altra mano l’abbrancò rivoltandola sulle sue ginocchia. I due si persero in un bacio che parve interminabile. Si staccarono a fatica e ansanti si sorrisero. Elios sollevò la guerriera e la portò in braccio al letto, dove la lasciò cadere per levarsi in fretta la tunica prima di salire a sua volta sul giaciglio, avvicinandosi deciso. In quel momento fu Elettra a perdersi nelle verdi pozze senza fondo che erano gli occhi dell’armeno. Nemmeno si accorse del ghigno dell’uomo, che le fu sopra e si piegò su di lei a baciare la pelle sopra al seno, ancora coperto.
«Sì, dolcezza, mi piace molto quello che vedo. E quello che sto assaggiando… Mi sa che ti assaggio tutta».
La lingua risalì verso il collo ed Elettra fremette di piacere. Cavoli, ci sapeva fare. Come aveva detto? Ah sì, sapeva vendere. Adesso avrebbe scoperto che lo sapeva fare anche lei. Si mosse mugolando, le mani percorsero il torso scolpito e si stupì della quantità di cicatrici che i vestiti celavano. Si mosse seducente, ricambiando i baci con languido trasporto, ma alla fine Elios prese il controllo ed Elettra fu felice di lasciarglielo. Poteva finire dopo. Oh sì, dopo.
Quando la sentì cedere al desiderio, Elios fece la sua mossa. «No, dai, mi vuoi sedurre per saperne di più su di me e cedi dopo due baci?».

Eh eh eh eh.


Ma la scena più divertente secondo me, è quella che introduce una delle comparse più tronfie, arroganti e spaventosamente odiose: Lucio Crispo Balbo.

«Non ne posso più. Saranno sei miglia che non chiude quel forno di bocca…», gemette Minea, guardando la schiena del diplomatico che cavalcava poco distante da loro, affiancato da Pendaran. Persino il druido, allenato ai discorsi noiosi, sembrava semiaddormentato sulla sella.«Almeno non sei tu ad ascoltarlo, stavolta», sogghignò Gautighot, in uno dei suoi sempre più rari momenti di complicità. «Diplomatici. Stordirebbero i barbari a suon di chiacchiere. Altro che mastini, sono loro l’arma definitiva». [...] L’oggetto del contendere si chiamava Lucio Crispo Balbo, il futuro prefetto di Mogontiacum ed era lì che la coorte XII lo stava scortando, nel cuore dell’inverno. [...] Se non che l’ospite, per quanto onorato, ben presto si era rivelato una piaga tale da far rimpiangere persino Azia Medea Rubinia Antinea, anche a distanza di due anni. [...] Le più infastidite erano state, senza dubbio, Minea ed Elettra. Balbo era partito con il piede sbagliato con loro, vezzeggiandole con aria viscida, cadendo con tutti i suoi costosi calzari nello stereotipo che le donne della Specula fossero semplici animaletti da compagnia… di un ben preciso tipo di compagnia. Si era tenuto distante da Yrsinia solo per la specie di ringhio che aveva lasciato uscire Gautighot nel fargli presente che quella era sua proprietà, intoccabile. La sapiente egiziana, la più scaltra delle due, aveva fatto in modo di non trovarsi mai da sola con lui, ma Elettra aveva accettato il suo aiuto a raccogliere la legna nell’ultimo bivacco. I due erano spariti da poco, quando di colpo tutti gli uccelli della zona si erano levati in volo, spaventati da un rumore improvviso. Eliogabalo aveva incoccato una freccia ed era corso a cercarli; era tornato poco dopo, ridendo a crepapelle, seguito a poca distanza da un’Elettra calma e da un prefetto carico di legna, sulla cui guancia si distinguevano cinque dita rosse. Già, perché nella Specula le donne mantengono un basso profilo, per quanto possibile, e anche se sono donne forti e più che capaci di badare a se stesse da sole, lasciano che i pettegolezzi volino. In fin dei conti, sono comunque una buona copertura e, si sa, il nemico che ti sottovaluta è un nemico morto. Una delle citazioni che però più amiamo non è tanto “un’ispirazione a”,quanto un omaggio a uno dei nostri eroi civili più grandi, che nessuno dovrebbe mai dimenticare. Quanto appreso dai magistrati in carica sulla morte di Paolo Borsa corrispondeva a quanto diceva Benvenuto (l’assistente e segretario del magistrato, n.d.a.); un agguato in piena regola davanti la porta di casa della madre, che era andato a trovare come ogni Solis dies. Erano le circostante che avevano portato a quell’agguato a non essere chiare e tra quelle, e le indagini dello stesso Borsa, si nascondeva il movente e forse il mandante di quell’omicidio. Solis Dies: domenica (n.d.a.) Questo, questo è il più importante omaggio dei demiurghi a una figura importantissima del nostro tempo, che no, tutto sommato non è morta quella famigerata domenica di luglio del 1992. Quello che dispiace, di questa citazione, forse, è il non aver omaggiato a dovere i cinque agenti della scorta che sono morti con lui. Nella nostra versione, se non altro, lo omaggiamo della resa giustizia, al modo di Roma ovviamente.



Continuate a seguire il BlogTour “Legio M Ultima. Sfida all’impero”e non perdetevi le altre tappe!
Ecco il calendario completo:

LEGIO M ULTIMA - SFIDA ALL'IMPERO
I Demiurghi - Astro Edizioni
13.90 € - Fantasy - Acquisto

Commenti

Post popolari in questo blog

Upper Comics

Il Cuore di Quetzal - Gianluca Malato - Nuova Uscita Nativi Digitali Ed.

Flowers - Luca Morandi