La scelta di Fuocoammare per gli Oscar è ottima

Fuocoammare




Ultimamente ho letto alcuni articoli sul “Perché Lo chiamavano Jeeg Robot avrebbe dovuto rappresentare l’Italia agli Oscar 2017”. Io, al contrario, voglio dire che Fuocoammare è un’ottima scelta, non solo in quanto documentario “innovativo”, come dice lo stesso articolo che ho citato, ma anche perché ciò che documenta è una realtà che tutto il mondo deve affrontare.
Partiamo però da dei presupposti: scrivo questo articolo nello stesso modo in cui l’autore ha scritto quello su Jeeg Robot: avendo una visione parziale delle cose in quanto io ho visto solo il Documentario di Gianfranco Rosi mentre lui aveva visto solo il film di Mainetti.
Inoltre parto con un’altra presa di posizione: stimo tantissimo infatti Pietro Bartolo, il medico lampedusano che negli anni ha visitato più di 250000 persone sbarcate sulla sua isola 
“E’ dovere di ogni uomo, che sia un uomo, aiutare queste persone”.


Fuocoammare, per chi non lo sapesse -e, nel caso, vergognatevi!-  è un documentario che tratta degli sbarchi a Lampedusa ed è stato trasmesso in primissima visione lunedì 03 ottobre, nell’ambito della giornata dedicata alla memoria del tragico naufragio avvenuto lo stesso giorno del 2013 in cui morirono 386 persone tra uomini, donne e bambini. Il documentario è stato girato da Gianfranco Rosi basandosi solo su persone, località e storie proprie dell’isola. 
La vicenda narrata segue due filoni: il primo tratta dei migranti, di Bartolo e di tutti i salvataggi e i recuperi che avvengono in mare. Documentata molto bene, oserei dire, con una cura di pochi particolari che a tratti commuovono, a tratti inorridiscono e a tratti, invece, arrivano anche a incuriosire lo spettatore.
Il secondo, invece, segue le vicende di Samuele, un ragazzo di 12 anni dell’isola, e la sua vita tra scuola e passioni. 
La storia è molto semplice da seguire, nonostante i continui salti tra le varie situazioni o le persone seguite.  Personalmente, abituato a vedere film, mi aspettavo che in alcune scene ci fossero dei risvolti tragici o paurosi e l’ansia mi ha assalito ma, se accettate questo spoiler, posso dirvi che invece è tutto come appare, lineare, tranquillo per quanto possa esserlo un documentario che parla, comunque, di morte e di sofferenza.

Un documentario che per me è da vedere e che rappresenta non solo ciò che Italia e Grecia vivono dal punto di vista del paese ospitante ma soprattutto mostra e dà un assaggio di tutta la sofferenza che queste persone, uguali a noi, subiscono per i più svariati motivi. Perché bisogna ricordare che “il mare non è una strada” e che “è un rischio non rischiare nella vita”. E loro vedono il mondo così. Il mare è un assassino, un crudele omicida che però loro affrontano rischiando la loro vita e quella dei loro cari per riuscire a trovare un po’ di pace.
Proprio per questi valori, per l’importanza della situazione, per il continuo arrivo di persone causate anche dalle varie guerre credo che la scelta di presentare questo documentario agli Oscar sia molto saggia. Infatti nonostante qualsiasi rebound positivo possa avere questo film causato dalla sua vittoria al festival di Berlino e proprio dalla situazione che continua tuttora, bisogna mantenerlo lì, vivo, e cosa si potrebbe fare di meglio che non candidarlo all’Oscar?
Vedremo se gli americani penseranno lo stesso.
Certo, avrebbero potuto proporlo tra i documentari ma, siamo seri, chi l’avrebbe cagato di striscio?

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