La Foresta dei Pigmei - Isabel Allende

Buongiorno!
Oggi vi parlerò del terzo e ultimo libro scritto dalla Allende sulle avventure di Aquila e Giaguaro:


La Foresta dei Pigmei

Isabel Allende


Recensione del primo libro: La Città delle Bestie
Recensione del secondo libro: Il Regno del Drago d'Oro

Le avventure narrate in questo libro si svolgono in Africa.
 In questo viaggio, il gruppo che ormai conosciamo deve occuparsi di un metodo di fare safari a scarsissimo impatto ambientale: un safari su elefanti nativi dell’Africa, che quindi riescono ad avvicinare gli animali molto più di quanto uno si possa aspettare.
Alla fine del loro giro incontrano un missionario alla ricerca dei suoi compagni e decidono di aiutarlo nella ricerca, tutti eccetto Timothy, uno dei fotografi, che viene morso da una scimmia e, infettatosi il morso, deve essere trasportato in ospedale.

Nelle ricerche vengono aiutati da Angie Nindereira, una aviatrice. Tra i membri del gruppo e il missionario nascono diverse questioni religiose e a mio parere una delle migliori frasi del libro è:

“Il proprio credo si chiama religione, quello degli altri superstizione” commentò Kate
Ripeteva questo detto davanti a suo nipote tutte le volte che ne aveva occasione per inculcargli il rispetto per le diverse culture. Altri suoi motti preferiti erano: “La nostra è una lingua, quelle degli altri dialetti” e “I bianchi producono arte mentre le altre razze fanno artigianato”. Alexander aveva cercato di spiegare gli aforismi della nonna durante una lezione di scienze sociali, ma nessuno ne aveva colto l’ironia.”

Come potete cogliere sono sia pungenti che sferzanti e rivolti a tutti noi lettori, rifletteteci!
Il gruppo si ritrova in un paesino governato da un dittatore e da un capo militare crudele e vendicativo che hanno sottomesso sia i bantu, la popolazione locale, sia i pigmei che abitavano nella foresta. 
Questi ultimi se la passavano peggio essendo trattati peggio di animali con le donne rinchiuse in un recinto, i bambini in un altro e gli uomini obbligati a cacciare elefanti per l’avorio o a scavare in cave in cerca di diamanti che finivano nella saccoccia del governante. Se non producevano abbastanza prendevano i loro figli che venivano venduti come schiavi. La descrizione della loro vita da popolo libero:

“Stando a Leblanc, quella dei pigmei era la società più libera ed egualitaria mai conosciuta. Uomini e donne vivevano insieme in grande complicità, le coppie cacciavano insieme e si occupavano in egual misura della cura dei figli. Tra loro non c’erano gerarchie, gli unici gradi onorifici erano “capo”, “guaritore” e “miglior cacciatore”, ma queste cariche non comportavano né poteri né privilegi, solo doveri. Non esistevano differenze tra uomini e donne, vecchi e giovani; i bambini non erano tenuti a obbedire ai genitori. La violenza tra i membri del clan era sconosciuta. Vivevano in gruppi famigliari, nessuno possedeva più di un altro, producevano solo l’indispensabile per i consumi del giorno. Si condivideva tutto. Erano un popolo fieramente indipendente, che non era stato soggiogato nemmeno dai colonizzatori europei, ma in tempi recenti molti di loro erano stati schiavizzati dai bantu.”

Nadia e Alex, non contenti di tutto questo, si mettono all’opera contattando i pigmei cacciatori e scoprendo il nascondiglio della vecchia regina che decidono di richiamare.
Ritornati al villaggio si scontrano con il monarca, che viene smascherato e che si scopre essere il generale che governava con il pugno di ferro, sconfitto in passato  dal “miglior cacciatore” pigmeo che l’aveva sfidato in singolar tenzone senza armi.
Il generale cerca di vendicarsi sparando all’uomo quando Alex, assunta la forma del suo animale totemico, inizia a inseguirlo e a farlo scappare dal villaggio.
Ma a quel punto arriva Sombé, uno stregone potentissimo che volge in pochi istanti il combattimento in suo favore grazie ai suoi poteri paranormali ma Aquila, chiamati gli spiriti alleati, arriva di gran carriera a sfidarlo nell’ultimo scontro.

La storia va un poco oltre ma vi lascio il piacere di leggerla =D 

Diciamo che a parte alcuni punti che mi sono piaciuti assai questo forse è il libro che tra i tre ho amato di meno. Ma di pochissimo. 

In ogni caso consiglio ancora vivamente a tutti di leggerlo per i valori che riesce a dare e supportare con la narrazione e le vicende presenti al suo interno. 

Bellissime sono le disquisizioni sulle religioni e sul popolo pigmeo (che ho riportato sopra) e una sull’amicizia tra Alex e Nadia: 

“Seduti schiena contro schiena, con le armi sulle ginocchia, conversavano a voce bassa. Nei periodi di separazione si mantenevano in contatto, ma quando si vedevano avevano comunque un sacco di cose da raccontarsi. La loro amicizia era molto profonda e si auguravano che li avrebbe accompagnati per il resto della vita. La vera amicizia, pensavano, resiste al passare del tempo, è disinteressata e generosa, non chiede nulla in cambio, se non lealtà. Senza essersi messi d’accordo, entrambi difendevano questo delicato sentimento dalla curiosità degli estrani. Si volevano bene senza ostentazione, senza grandi dimostrazioni, in modo discreto e silenzioso. Grazie alla posta elettronica, condividevano sogni, pensieri, emozioni e segreti. Si conoscevano talmente bene che non avevano bisogno di molte parole, a volte ne bastava una, per capirsi.”

Valori, non sarò mai stanco di ripetere, di cui c’è sempre bisogno.
Qua finiscono le nostre avventure alla scoperta del mondo, dell’ecologia e delle popolazioni a rischio in compagnia di Aquila e Giaguaro, ragazzi che rimarranno per sempre nei vostri cuori.
Spero che queste recensioni vi siano piaciute! =)



Aratak

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