Kobane Calling - Zerocalcare

Per me è difficilissimo recensire questo fumetto, perché mi ha lasciato tantissimo e non credo affatto di essere in grado di trasmettervi tutto ciò che ho assorbito. Per cui abbiate pazienza e capitemi =)
cercherò di farne solo una segnalazione molto sentita.


Kobane Calling

di Zerocalcare



Non si può parlare di trama, non propriamente almeno, in quanto sono delle storie separate dei viaggi intrapresi da Michele Rech, in arte Zerocalcare, al confine turco-siriano in supporto al popolo curdo.
Due racconti sono già usciti come inserti de “l’Internazionale” e io devo dire che li avevo presi tutti. Ma qui, in questo volume, con la consequenzialità e il legame che li unisce, esposto e alla portata di tutti, raggiungono una completezza che mancava nei racconti singoli.

Come dice Zerocalcare stesso, questo non è un trattato di geopolitica, non basterebbe un volume unico, ma cerca di raccontare impressioni, sensazioni, idee e sentimenti provati da lui in questo viaggio.

Con tratti spesso grotteschi ci va a spiegare come Kobane sia stato, ed è tutt’ora, il centro del mondo in questo periodo. 
Non l’America, non l’Europa, non altri stati bensì una città, Kobane, dove un popolo ha lottato per la sua riconquista, seguendo i propri ideali e i propri desideri.  
Dove le donne sono al pari degli uomini.  
Dove il combattimento è affidato ad entrambi perché difendano la propria casa, il proprio stile di vita da fattori esterni che mirano a distruggerli e soverchiarli completamente.
Mmm… scrivendo queste parole mi sembra di essere quasi anti immigrazione visto che spesso c’è questo tema della difesa della patria e dello stile. No, non è affatto la stessa cosa. A Kobane tutte le religioni erano accettate e legate alla vita delle persone. Ognuno aveva la libertà di poter pregare qualunque dio in cui credesse e soprattutto si stava facendo un lavoro incredibile sulla parità di genere che noi non riusciamo nemmeno a immaginarci.
Un lavoro così qua in Italia l’ho sentito fare solo a Riace da Domenico Lucano, che non a caso è tra le 50 persone più influenti al mondo, secondo Fortune, e per me è un modello da seguire non solo in Italia ma in tutta Europa.


Come dicevo, con il suo tratto e i suoi disegni Zerocalcare non ci fa vivere la guerra bensì tutto ciò che ne è contorno: i campi dei fuggiaschi scappati da Kobane dove descrive la vita e ciò che vi succede. 

Una delle parti più belle e che mi ha lasciato più feels in assoluto: Zerocalcare che parla con il suo io interiore che lo manda a quel paese e gli chiede se volesse trasferirsi nel Rojava. A questo risponde: 
Qui stanno facendo una cosa che in questo momento per me è tipo un faro per l’umantà. Che va aiutata, difesa, sostenuta. Perché se perdono loro perdono tutti. Dopodiché questi mica stanno dicendo “ao venite tutti a vivere qua che abbiamo trovato il paradiso terrestre” questi c’hanno un metodo. Una tensione a migliorare, che poi ognuno dovrebbe declinare dentro se stesso e nel suo contesto. … Ma mica per questo mi voglio trasferì in Siria, oh. Al limite vorrei portare un po’ di quel metodo a casa nostra.

Credo che questo fumetto, insieme ai libri di Strada, sia un must per far capire cosa sia la guerra e le sue due facce. La crudeltà e i motivi. Questo fumetto, anche solo riaprendolo per scrivere queste due righe, mi lascia con così tante emozioni che potrei scoppiare a piangere in qualsiasi momento, e attualmente lo sto facendo.
Parte del guadagno della vendita del libro sarà devoluto a iniziative di solidarietà al popolo curdo.
Spero di avervi incuriosito,


Alla prossima


Aratak



Commenti

  1. una verità che alcuni nascondono, mentre altri girano la testa per non vedere e non sentire. Una realtà atroce che non comprendiamo perché solo chi ha sofferto certe cose sulla propria pelle può capire.

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    1. Assolutamente vero.
      Però potremmo incominciare a comprenderla se lo volessimo!

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