Buskashì - Gino Strada

Buongiorno a tutti!
Oggi, come ho già fatto la scorsa volta per un libro dello stesso autore, più che una recensione scriverò un “consiglio” di lettura.
Il libro in questione è


Buskashì

di Gino Strada



Nel libro analizzato la scorsa volta, pappagalli verdi, dove è presente anche la storia della nascita di Emergency, Strada esponeva in modo ampio e con casi alla mano la situazione delle mine antiuomo nel mondo. 

In questo libro, invece, analizza e parla della guerra in Afghanistan scoppiata dopo l’11 settembre 2001. 
“Gafur non sta più perdendo sangue. Ha già ricevuto abbondanti trasfusioni. Ma non migliora.
E’ il primo paziente che viene operato, dopo la riapertura dell’ospedale.
Una pinza emostatica, poi un’altra, tanti lacci da annodare, per legare decine di piccoli vasi sanguigni. Opero in silenzio, lo strumentista capisce ogni volta quel che mi serve.
Gafur. Un civile? Un talebano? Un terrorista? Un mujaheddin?
Soltanto un uomo.
Che probabilmente morirà oggi, 13 novembre, prima vittima nella Kabul “liberata”, una delle tante vittime di questa storia cominciata il 9 settembre 2001.”
– storia cominciata per loro il 9 settembre con un agguato a un personaggio di cui parlerò.

Prima vittima del dopo- attentato, attentato che ha sconvolto tutti 

Eppure sono già in onda, specialisti nell'indignarsi, perfino nel piangere se conviene farlo, pronti a tutto fuorché a capire. Orgogliosi della guerra, nostalgici della prima linea, non li sfiora neppure il dubbio che la guerra sia la più grande vergogna della specie umana, una specie talmente poco sviluppata da non riuscire ancora a trovare, dopo millenni di storia, un modo per risolvere i propri problemi che non sia l'autodistruzione.
Una specie violenta, che benedice la violenza individuale e di stato, che pratica la violenza come deterrente psicologico, che gode del proprio essere violenta. Una specie capace di dare dignità di pensiero a bestialità quali "alla violenza si risponde con la violenza".

E così è stato: in Afghanistan ci sono stati tantissimi morti e, come al solito, più dell’80% erano civili che non c’entravano nulla con terroristi o guerre. 

“Non sappiamo il nome del ragazzino che manca all’appello. Non ha potuto viaggiare con i compagni: è stato smembrato dal razzo esploso nella scuola di Sirobi.
gli altri, ventitré compagni feriti, sono tutti presenti, nell’ospedale di Emergency a Kabul.
Un razzo dentro una classe.
Come definire un fatto del genere: un tragico errore, un effetto collaterale? Resto convinto che per chi è dentro la classe, ha dieci anni e vuole studiare, ricevere un razzo in testa significhi restare vittima di un atto di terrorismo, chiunque ne sia l’artefice.” 

E non si fermano qui le descrizioni delle morti insulse e inutili: Strada ci parla anche di un contadino che portava la figlia, partoriente, da un’ostetrica ma sulla via gli inglesi (ma potevano essere chiunque) hanno sparato, distrutto la macchina, ucciso il marito della figlia e arrestato il contadino, la moglie del contadino, la gestante e l’autista, un vicino di casa. Per cosa? Per un’azione che il giorno dopo sarà reclamata come: “Afghanistan: per la prima volta attaccata la forza multinazionale”. La madre da portatrice di vita è stata trasformata dall’informazione come una dispensatrice di morte, i vagiti non ancora emessi del figlio nascituro scambiati per le urla di guerra di terroristi. La madre si è salvata ed è riuscita a partorire un figlio sano ma che, a causa della guerra, non avrà mai un padre. 

Proviamoci. (a capire la guerra)
Cominciamo ad ascoltare le storie, che sono storie di uomini, le nostre storie. Credo che conoscerle sarebbe sufficiente, a quasi tutti noi, per cambiare idea sulla guerra.
Storie vere, non manipolate, la storia di Jamila e quella di Waseem che hanno perso tre figli e che sono rimasti l’una senza una gamba e l’altro senza gli occhi.
Proviamoci. Dopo, forse, potremo parlare di guerra a buon diritto.”

La guerra per finire la guerra, un’espressione strana e completamente senza senso. Una guerra non porrà mai fine a un’altra, al massimo porrà fine a tante, troppe vite e in ogni caso sarà sicuramente una guerra in più.
Guerra che porta oltre a morti e feriti anche moltissimi prigionieri: 

“Per un medico, ma forse non solo, è frustrante, perfino umiliante fare domande simili.
Come sarebbe a dire possiamo portarlo in ospedale? In quale altro posto, se non in un ospedale, dovrebbe stare un essere umano quando ha una coscia fratturata e talmente infetta da avergli già procurato una setticemia?
Invece bisogna chiedere e sperare. Perché, in barba a ogni Carta dei diritti  di questo o di quell’altro, viviamo in un mondo in cui bisogna chiedere il permesso a qualcuno per curare un ferito.” 
–riferito ovviamente a un prigioniero ferito, che i carcerieri non volevano nemmeno far vedere ai medici di Emergency.

Il libro parla anche delle difficoltà incontrate da Emergency per riuscire a stabilire un ospedale a Kabul. Prima per un “ministro” della religione musulmana che, poiché Emergency aiutava tutti indiscriminatamente, non metteva in segregazione le donne e molto altro, aveva fatto chiudere l’ospedale.
Poi perché non si riusciva ad arrivare nel Panchir e a Kabul: tutti quelli che ne avevano facoltà lasciavano la zona lasciando gli abitanti a loro stessi.

Il libro non si concentra solo sulla guerra avvenuta ma anche su una delle principali figure afghane anti talebane: Ahmad Shah Massud appartenente al Fronte Unito e ha combattuto non solo contro i talebani ma anche contro i russi e la loro tentata invasione. 

Così ho cominciato a conoscere, e ad apprezzare, il Leone del Panchir, l'uomo che aveva sconfitto i sovietici, il leader che aveva combattuto per anni i fanatici di Hekmatyar, l'ultimo ostacolo a un Afganistan tutto talebano. Da allora c'è, nel nostro rapporto, stima e simpatia reciproca, una strana amicizia.
Mi piaceva starlo ad ascoltare, vedere come era cambiato Massud dopo vent'anni di guerra, come la pensava adesso sulla società, sul mondo, sui diritti umani. E sulla guerra.
"Sarebbe molto bello riuscire a fare qualcosa per le donne di qui. Ma per favore," mi aveva raccomandato un giorno, "non facciamo chiacchiere sui diritti delle donne: diamo loro lavoro e istruzione." Ero rimasto di sasso.
Massud che dice queste cose, che bisogna mettere in pratica, costruire i diritti umani, anziché chiosarli o declamarli? "Abbiamo assunto una quindicina di donne per la sartoria dell'ospedale, e si sono presentate già sei infermiere," era stata la replica di Kate. "E in ospedale è vietato portare il burqa," avevo aggiunto io.
Massud era scoppiato in una risata: "Bisior khub", molto bene.” 

Penso che con quello che sta succedendo or ora nel mondo queste parole siano da tenere bene in mente.
Questa persona, purtroppo morta assassinata non si sa ancora da chi il 10 Settembre 2001, è uno di quelli che per molti sono “gli stranieri”, “i nemici”. Quello che vorrei dire a queste persone è questo: (vignetta di un fumetto dove un padre dice al figlio: tu non hai nemici)
Però non è solo un libro che vuole parlare del male, al suo interno sia tramite le azioni dei medici sia di alcuni personaggi di cui ovviamente non si saprà nulla l’umanità avanza. Non voglio chiamarlo bene, perché troppi vedono come “bene” queste guerre. 

“La sera ricevo una telefonata da Ketty.
“Gino ti ho inoltrato una e-mail. Non ti dico niente, leggila.” Ha la voce commossa, il che mi preoccupa. Ketty, responsabile della comunicazione di Emergency, è ricca di sensibilità anche se altrettanto brava nell’ostentare un perfetto controllo delle emozioni. …
L’e-mail che Marco mi scarica commuove anche noi:
“sabato è nata la mia seconda figlia. Dalle liste pubblicate sul sito di Emergency, ho scelto uno dei nomi che le attribuiremo. Si tratta di Fahima Gul Ahmad, 5 anni, deceduta il 28 ottobre a Kalai Khater. Mia figlia si chiamerà Lucia, Maria, Fahima. Spero che ci aiuti a conservare la memoria delle nostre bombe.
Grazie, ciao. Stefano A.” 

Io sinceramente sono come Ketty, sono sensibile e molto emotivo, ma al contrario di lei non ho altrettanto autocontrollo.
Questo brano mi ha trasmesso così tanto che alla sua lettura pure io sono rimasto commosso. Spero che anche voi percepiate l’umanità dietro tutto questo.

Inoltre Strada scrive una cosa che io reputo assolutamente importante e a cui non avevo mai pensato.
La Pace bisogna incominciare a insegnarla e non solo come intervallo tra guerre. 

“A scuola si va per imparare, per conoscere, per educarsi.
La scuola dovrebbe essere il luogo in cui, più che altrove, si formano i cittadini: educazione civica, si chiamava ai miei tempi una delle materie più trascurate.
L’educazione civica dovrebbe essere tra i fini primari della scuola: in fondo, leggere e scrivere correttamente, e far di conto, non sono cose più importante che imparare a essere cittadini informati, responsabili, rispettosi delle istituzioni, delle leggi e soprattutto dei diritti altrui.
L’educazione alla pace, a esempio, dovrebbe diventare materia obbligatoria in ogni scuola. Particolarmente di questi tempi. Invece si studiano le guerre – perlopiù memorizzando nomi di battaglie famose – ma non si studia mai la pace.”

Per me
è uno dei punti più significativi del libro, un consiglio, non solo una dimostrazione della cattiveria umana, un obiettivo conseguibile e a portata di mano.
Spero che
chi lo leggerà possa trarre spunto da questi pezzi e brani e riesca ad inserirlo nella propria vita.

Un libro, come avrete capito, difficile da leggere, non per la difficoltà della scrittura ma per la difficoltà intrinseca dei temi trattati.
Credo che almeno uno dei libri di Gino Strada si
a da leggere come lettura obbligatoria per tutti al liceo, e qui chiedo anche a voi: che altri libri del genere conoscete escludendo i suoi? 
Non dico leggerlo tutto, ma almeno qualche capitolo per capire la distruzione di cui è capace l’uomo e cosa si cela dietro a “5 morti”, “10 feriti” che passano in modo asettico sulle notizie in tv.


Concludo lasciandovi l’ultima citazione:

“Nota dell'Autore


Ho chiesto all'editore di pubblicare in appendice il testo della Dichiarazione universale dei diritti umani, firmata a Parigi il 10 dicembre 1948.
Credo sia fondamentale che questo documento sia letto e meditato da tutti. Mi piacerebbe, anzi, che ce ne fosse una versione plastificata, di piccolo formato, da tenere nel portafogli con la carta d'identità e la tessera del gruppo sanguigno.
Strana civiltà quella in cui buona parte degli individui e dei popoli non conosce i propri diritti.
Perché quella dichiarazione, che resta tra le più alte espressioni del pensiero etico, sociale e politico dell'umanità, ci dice quali sono i diritti di tutti noi, di ciascuno di noi.
E ci fa anche vedere, per molti versi, quelli che sono i nostri doveri, e i doveri di chi ci governa.

A cinquantaquattro anni dalla prima firma, non c'è un paese che abbia messo in pratica tutti gli articoli che ha firmato.
Il mondo si trova su una china molto pericolosa, anche perché non sono stati rispettati quei principi, pilastri della convivenza civile, che pure sono stati "letti, approvati e sottoscritti".
Forse anche per questo ci dibattiamo tra guerre e povertà, tra fame e malattie, tra ingiustizie e massacri, tra violenza e terrori-smo.
Dovremmo conoscere meglio la Dichiarazione universale, per pretendere che i suoi trenta articoli siano applicati. Da tutti. Per tutti.

Non solo un altro mondo è possibile, ma questo mondo, il nostro mondo di oggi, è impossibile, non può resistere, ci sono ferite e piaghe profonde, da qualsiasi parte la si guardi.
Non possiamo più permetterci di vivere in un mondo ingiusto e violento.
Il giorno in cui si iniziasse a mettere in pratica la Dichiarazione universale dei diritti umani, ci ritroveremmo in un mondo che finalmente può incominciare a progettare il proprio futuro, anziché, come sta succedendo, la propria autodistruzione.
Articolo 1 Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2 Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.
Articolo 3 Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
Articolo 4 Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.
Articolo 5 Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.
Articolo 6 Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.
Articolo 7 Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.
Articolo 8 Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.
Articolo 9 Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.
Articolo 10 Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.
Articolo 11 1. Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa. 2. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetuato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.
Articolo 12 Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.
Articolo 13 1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. 2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.
Articolo 14 1. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni. 2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.
Articolo 15 1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza. 2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.
Articolo 16 1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento. 2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi. 3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.
Articolo 17 1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri. 2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.
Articolo 18 Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.
Articolo 19 Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.
Articolo 20 1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica. 2. Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.
Articolo 21 1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti. 2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese. 3. La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.
 Articolo 22 Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.
Articolo 23 1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione. 2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro. 3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una rimunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale. 4. Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.
Articolo 24 Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.
Articolo 25 1. Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà. 2. La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.
Articolo 26 1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito. 2. L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. 3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.
Articolo 27 1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici. 2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.
Articolo 28 Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.
Articolo 29 1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità. 2. Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica. 3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e principi delle Nazioni Unite.
Articolo 30 Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati.”


Spero che abbiate trovato il mio consiglio di lettura interessante e di ispirazione.

Alla prossima


Aratak


Acquisto: Emergency

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