Tessa e basta - di Susanna De Ciechi e Tessa Krevic - Segnalazione Nuova Uscita

Buongiorno a tutti, oggi vi vorrei segnalare un romanzo molto particolare, si tratta di una storia vera tratta dalla vita di una ragazza croata che ha vissuto la guerra.


Tessa e basta

di Susanna De Ciechi e Tessa Krevic




Quarta

Tessa ha quindici anni, è croata e si trova a vivere l’adolescenza durante il conflitto dei Balcani. Scopre che per alcuni lei, ortodossa, è diversa dagli altri. Cresce in fretta, impara cosa sono la paura sotto le bombe, il terrore per le minacce di violenza. Ma Tessa non molla, rivendica il diritto a una vita normale. Vuole l’amore e dimenticare. La guerra la inseguirà a lungo, anche fuori dalla sua terra.


Bio

Susanna De Ciechi, giornalista e ghost writer, vive e lavora a Milano. Nel 2015 ha pubblicato il romanzo "La regola dell’eccesso", di cui è coautrice con Renato Tormenta, inoltre ha collaborato a una raccolta di racconti, "Metropolis", AA.VV., lPdP 2014 e al romanzo collettivo "Quello che sapevamo di Eliana", AA.VV., lPdP 2014. 

Susanna inoltre, dice: "Io scrivo romanzi non fiction che ricavo da storie vere che altri mi raccontano. Di solito scelgo storie dure, utili a capire il nostro presente attraverso il recente passato. A novembre è uscito il libro che si intitola Tessa e basta, ispirato alla storia vera di Tessa Krevic, una ragazzina croata che a quindici anni si è trovata sotto le bombe e ha trascorso la sua adolescenza dentro la guerra. 
All'epoca Io ho vissuto tutta la vicenda della ex Jugoslavia con poca attenzione, lo confesso. I racconti di Tessa e il lavoro di ricerca necessario alla scrittura della storia mi hanno fatto molto riflettere inoltre il libro contiene, purtroppo, elementi di grande attualità."


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Estratto:


Croazia, settembre 1993.
«Ehi, guardate quella lì.» Uno basso, tarchiato, l’espressione ottusa dentro una faccia rossa, resa intensa da un reticolo di rughe scolpite nella pelle, posò il bicchiere sul tavolo di legno con uno schiocco secco. Aveva parlato a tutti e a nessuno. Erano le tre del pomeriggio. All’esterno del bar c’era una mezza dozzina di uomini intenti a bere vino, nonostante il caldo.
«Lo sapete chi è quella lì? Lo sapete?» insisteva alzando sempre di più il tono, il dito teso a indicare due figure che avanzavano lente. Gli altri tacevano, indifferenti sia a lui sia alle ragazze, poco più che bambine, che stavano attraversando la piazza per avviarsi in direzione del corso, ignare di tutto. Ancora qualche decina di metri e sarebbero arrivate davanti al portico che ospitava i tavoli all’aperto.
«Ehi, gente! Guardate. Dico la biondina. Mica c’avete di meglio da fare.» Qualcuno di quelli chiamati in causa aveva alzato la testa e fissava le due ragazzine, ormai prossime. Uno dalla faccia butterata dall’acne era uscito dall’ombra per pararsi davanti a loro.
Smarrite.
Mute.
Impaurite.
In giro pochissima gente: uomini, qualche donna con la borsa della spesa, una giovane spingeva una carrozzina. Camminavano in fretta, con gli occhi bassi, fingevano di non vedere ciò che stava accadendo.
«Chi sono? Cosa vogliono?» Sanja sottovoce, il respiro sospeso.
«Non so.» Tessa prese per mano l’amica e la trascinò di lato nella piazza, per aggirare l’ostacolo. L’uomo seguì il movimento, bloccandole.
«Tu bionda, puttana!» Si mise a sbraitare gonfiando le guance e sputando a terra. «Tu puttana, tu sei una cetnik.»
«Ve lo dicevo io. E non mi davate retta.» Adesso era quello di prima, il tracagnotto, a farsi avanti. Gli altri si limitavano a osservare ciò che stava capitando, come se la cosa non li riguardasse.
«Però sei una bellezza!» Brutta pelle lanciò in giro un sorriso sdentato.
«Una bella cetnik. Tutta per noi.» Anche il bassetto adesso stava a braccia conserte e gambe larghe davanti a Tessa.
«Lo sapete di chi è figlia, vero?» disse rivolto a quelli del bar. «Dai, divertiamoci un po’! Scopiamola per bene. La figlia di un cetnik.»
«Siete impazziti?» Sanja gridò, la voce come un latrato, mentre Tessa iniziava ad arretrare.
«Sì, le strappiamo i vestiti. Dai! Poi la scopiamo. Tutti quanti. Anche i vecchi.» Il tarchiato esplose in una risata cattiva. Era il più infoiato. La tensione tra i tavoli del bar era alle stelle.
«E poi andiamo al fiume e l’anneghiamo nell’acqua bassa, piano piano. Che si accorga di morire.» Piantò gli occhi in faccia alla bambina. «Potrai ammirare le punte dei pini mentre tiri fuori l’ultimo fiato a pelo d’acqua. Cosa ne dici, cetnik? Ti piace il programma?»
Tessa, pallidissima, rispose con un singhiozzo. Sanja le teneva sempre stretta la mano, lo stesso le stava lontana per tutta la lunghezza del braccio.
Amiche, ma distanti.
In una manciata di minuti tutto era cambiato.
Il mondo aveva dichiarato guerra a Tessa.

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