Deathpoint Blog Tour! Piacere, Jack Muffin, tennista del 2050

Salve a tutti! Oggi ospitiamo la battuta d'inizio del Deathpoint Blogtour, che si snoderà in diverse tappe per altrettanti approfondimenti alla scoperta di "Deathpoint", romanzo d'esordio del giornalista lecchese Stefano Bolotta, che vi avevamo presentato qui. Lasciamo la parola a lui e al suo Jack Muffin, il protagonista.



Anno 2050. Un tennista. Un viaggio. La lotta per la libertà. La vita. La morte. L’amore. Jack Muffin, tennista di Rochester, Minnesota, affronta la finale del torneo di Wimbledon. Ma le cose non vanno per il meglio, come nella lacerata Ex Repubblica oligarchica d'America, dove un manipolo di idealisti lotta per mantenere la democrazia.


Parto dalla sinossi di "Deathpoint" per contestualizzare il mio primo romanzo, pubblicato alla fine del 2015 in self publishing. Una storia che attinge a piene mani dallo sport, e ne è un sentito omaggio, pur declinata in un'ambientazione per metà fantascientifica e per metà fantastica.
Inutile negarlo, e non ho intenzione di farlo: "Deathpoint" gira intorno al suo personaggio principale, Jack Muffin, come la Terra gira intorno al Sole. Ed è proprio un'orbita ellittica quella che il ventiquattrenne di Rochester, Minnesota, compie nell'intreccio del romanzo.

L'idea della storia che racconto nelle trecento pagine del libro nacque nel 2008: un viaggio in una dimensione fantastica, nella quale a muoversi fosse un tennista. Il mio primo pensiero fu quello di rivolgermi agli appassionati di questo bellissimo sport, complice la mia grande passione. E se intendi appellarti ai fan della racchetta, c'è un solo modo per attirare la loro attenzione: costruire un giocatore talentuoso ma bizzoso, lunatico, capace di grandi partite nel giorno in cui si alza mettendo a terra per primo il piede sinistro, e di prestazioni irritanti quando invece lo fa con il destro. Jack Muffin è questo: un personaggio egocentrico, innamorato di se stesso e del proprio enorme talento, che non conosce il significato della parola "agonismo". Gli esempi, nella realtà, non sono mai mancati, e mi è sempre piaciuto pensare che gli esperti possano trovare suoi omologhi nella secolare storia del tennis.

Per meglio definire Jack, è bene citare il passo di un articolo a firma di Jonathan Cooper, cronista di punta del giornalismo sportivo dell'anno 2050: "... Egli pratica l’arte masochistica della sconfitta, rassegnandosi all’avversario sin dagli spogliatoi, concentrato solo ed esclusivamente sul proprio gioco, mai sul punteggio. Muffin può colpire la palla in modo limpido, il piatto corde l’accarezza come una donna innamorata, e francamente alcune sue soluzioni parrebbero geniali. Ma se le braccia agiscono per conto terzi, il committente non è certo la ragione. Un tennista tanto istintivo non pensa a una tattica, ed è altresì evidente come Muffin, durante le proprie partite, sia attento a tutt’altro... ".

Non c'è soltanto lo sport, in "Deathpoint". Jack Muffin è secondogenito di una coppia di insegnanti trasferitisi in gioventù dalla Britannia al Paese che noi conosciamo come Stati Uniti, che nel 2050 non esiste più, sostituito dall'Ex Repubblica Oligarchica d'America. Dopo vent'anni di stabilità politica ed economica, una nuova minaccia si allunga sul Paese. A lottare per mantenere la democrazia è un manipolo di idealisti guidato da Matt Porter, anch'egli di Rochester e legato indissolubilmente a Jack come tutti i personaggi del romanzo. Perché il Sole di "Deathpoint" è lui, il tennista che durante la finale di Wimbledon accende una sigaretta al cambio campo e conta le persone bionde sugli spalti mentre il suo avversario, un lungagnone australiano, allunga le mani sulla vittoria.
Jack sarà chiamato ad affrontare un viaggio fantastico in cui incontrerà molti personaggi influenti, guidato da una sorta di Virgilio che lo aiuterà, insieme a tutti gli altri, a compiere un'evoluzione morale. Il ventiquattrenne di Rochester dovrà badare a se stesso, ma anche alle persone cui è più legato, che nella realtà lottano per la sopravvivenza. Riscoprirà l'amore nel suo senso più letterale: verso la donna che ha lasciato scappare, verso uomini rimasti sempre al suo fianco, verso il proprio Paese.
Come per ogni Sole che si rispetti, nella parte conclusiva di "Deathpoint" i pianeti che gli girano intorno si allineeranno al momento propizio...

Se dovessi indicare ai lettori un unico motivo per avvicinarsi al mio romanzo sarei in difficoltà: sono diversi, e non vorrei far credere che sia "soltanto" un romanzo sportivo, perché non sarebbe vero. Dovendo sceglierne uno, però, direi che sì, conoscere Jack Muffin può rivelarsi piacevole, come lo è stato per me crearlo e farlo crescere. Grazie a tutti per l'attenzione e naturalmente un grazie infinito ad Aratak per l'ospitalità.

Stefano Bolotta

Chi volesse seguire le altre tappe del blogtour o approfondire "Deathpoint" può visitare il blog ufficiale:
o la pagina Facebook ufficiale "Deathpoint".

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