Home Run - Lorenzo Sartori

In queste prossime settimane vi snocciolerò le recensioni dei racconti del Sad Dog Project, e vi anticipo che ce ne sarà davvero per tutti i gusti!
Diamo il via alle danze con Home Run, un fantascientifico che, come leggerete, potrebbe prospettare un futuro meno remoto di quanto sia meglio augurarsi.


Protagonista di questo racconto è E10, E-ten o Ethan, come sceglie di chiamarsi pur di dare un nome a quella figura che lo fissa da ogni vetro e di cui non riesce a ricordare nulla. Sa solo di avere un pigiama nero e una spiccata abilità nell'autodifesa: forse è per questo che qualcuno lo tiene sotto osservazione e lo seda dopo ogni scontro, qualcuno che ha un volto familiare.
Dopo essersi sbarazzato dell'ennesimo avversario mandatogli contro, E10 riesce a fuggire. Da cosa, non riesce a capirlo: un edificio in mezzo al mare, un laboratorio o una prigione, o chissà che altro. L'unica certezza è che deve allontanarsi da quel posto, perché sente che sulla terraferma può sperare di rimettere insieme i pezzi del puzzle, ritrovare la sua identità e capire chi l'abbia spedito lì dentro... o forse la risposta è proprio lì, tra i suoi aguzzini, e negli occhi color carta da zucchero di K8, Kate.

Diede un calcio alla porta e un vento gelido e bagnato
lo investì in pieno volto. L'edificio non era molto alto,
ma si trovava sulla punta di un promontorio. Si avvicinò
al bordo del tetto e si sporse. Era quella l'unica via di fuga?
Un salto di oltre trenta metri giù per la scogliera?
Il mare agitato che si infrangeva irrequieto sulla roccia nera
non gli avrebbe fatto sconti. E10 si prese ancora una manciata
di secondi per trovare un'altra soluzione, una che non fosse
arrendersi agli uomini che a breve sarebbero comparsi su quel tetto.
Guardò ancora una volta giù, inalò la brezza del mare
e quando udì l'ordine di fermarsi prese la rincorsa e si tuffò nel vuoto.

Il testo è diviso equamente a metà tra una narrazione "in diretta", come quella riportata nell'estratto, ricca di azione e decisamente poco incline alle spiegazioni, e un flashback. Se è un espediente un po' abusato per introdurre dei chiarimenti, qui c'è il pretesto di aggiungere una sottotrama e assegnare un ruolo determinante a persone che, per E10, non erano altro che comparse vagamente familiari. Riesce quindi a incuriosire quanto la parte iniziale, allentando anche la tensione narrativa.

Ritornando da E10, dopo aver recuperato la memoria assieme a lui, il lettore ha anche coordinate spazio-temporali più precise: siamo sulla nostra Terra, in un futuro così vicino da avere i nostri stessi social network e le stesse multinazionali. Gli esperimenti umani sono però ampiamente praticati, con tecniche avanzate che li rendono ben più sadici di quelli condotti sui topi.
Se già ai giorni nostri certi ambienti lasciano poco spazio alla moralità, il futuro che qui si prospetta non è certo più allettante. Ma allora, E10 è una cavia o semplicemente un investimento rischioso?

Quel che posso dirvi è che è stato un buon compagno di metropolitana e intervalli universitari: saprà fare il bravo anche con voi, che siate o meno amanti della fantascienza.


Ink Maiden

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