Happyness is ... Re-reading Harry Potter

Dopo lunghi mesi di sofferta assenza da questo blog, mentre sudavo davanti al computer scrivendo la mia tesi di laurea, rieccomi, con un articolo che spera di rimediare - e giustificare - a questo mio improvviso silenzio. Come ogni studente universitario laureando, infatti, sono stata negli ultimi tempi preda degli spasimi nervosi più acuti, delle scenate isteriche più strazianti e degli istinti omicidi più sanguinolenti; ma ho trovato la soluzione a tutti i miei problemi e, essendo io anche una collaboratrice di un blog, ho deciso di sfruttare la mia possibilità di condividere la magica ricetta con altri studenti nella mia stessa situazione. Una sera infatti - la fatidica "sera prima" della discussione - una me stessa a pezzi ha deciso di dirigersi davanti alla libreria ed è stata attratta da un libro: Harry Potter and the Philosopher's Stone. E ora sono in grado di enumerare tutte le ragioni per cui rileggere Harry Potter (ancora meglio in inglese) è il metodo migliore per recuperare la propria sanità mentale e, con essa, la felicità.
1. Le pagine di Harry Potter sanno di casa e d'infanzia. Questo è vero soprattutto per i primi libri, per chi, come me, li ha letti in tenera età. Quando li riprendo in mano sento ancora il sapore delle notti passate a leggere al chiaro della lucina vicino al letto, quella che fino a poco tempo prima era lì per proteggermi dalle mostruose presenze notturne, per intenderci. Nelle parole "you're a wizard, Harry" risento l'eco dei miei sogni di bambina e scopro che non se ne sono mai veramente andati, e che riesco ancora ad immaginare di essere a Hogwarts, tanto vividamente oggi come allora. Saper ritornare bambini si rivela un grande potere quando il peso della vita adulta si fa troppo pressante: "While you are here, your house will be something like your family within Hogwarts".
2. A volte, però, diventare grandi ha anche dei vantaggi, e nel caso dei libri questi vantaggi stanno tutti nel riuscire a capire meglio la storia. Nessun libro è davvero per bambini, e nel rileggere Harry Potter a posteriori, dopo aver concluso la saga, ci si può mettere in una prospettiva onnisciente più simile a quella della scrittrice, così cogliendo tutti i piccoli indizi disseminati qua e là anche nei primi libri. Per esempio: chi non ha mai sobbalzato nel rileggere il primo libro dopo aver già letto il terzo, quando, a pagina 15, Hagrid spiega a Dumbledore dove ha preso la motocicletta: "Young Sirius Black lent it me"? Ancora meglio quando si passa a Harry Potter and the Chamber of Secrets, dove c'è un sobbalzo quasi a ogni riga: pagina 55, "[Draco] paused to examine a long coil of hangman's rope and to read, smirking, the card propped on a magnificent necklace of opals ..."; pagina 134, Filch: "That vanishing cabinet was very valuable! ... We'll have Peeves out this time". Ammetto che tutto questo smette di essere divertente in Harry Potter and the Prisoner of Azkaban, quando l'affezionato fan di Sirius Black deve sopportare il suo eroe venire odiato e perseguitato, ed è impotente nel vedere che Scabbers è invece costantemente protetto e salvato da Ron ... oppure deve rileggere, con fatica e sofferenza, mentre tutto ciò che poteva andare male va peggio e non può fare nulla, perché non si può interferire con ciò che è già stato scritto ("How can you stand this? Just sitting here and watching it happen?")... ma insomma, no pain no gain.
3. "You think the dead we have loved ever truly leave us? You think that we don't recall them more clearly than ever in times of great trouble? Your father is alive in you, Harry, and shows himself most plainly when you have need of him ... Prongs rode again last night". Il grande valore poetico e letterario di queste parole è chiaro solamente a un lettore maturo, ma non solo: il loro significato esplode nel cuore dopo che l'età ci ha mostrato esperienze che prima avevamo conosciuto solo indirettamente (e per la maggior parte tramite Harry, appunto).
4. Perché rileggere un libro che ci è piaciuto è sempre un'ottima medicina. Se poi i libri sono sette, la medicina diventa un trattamento in formula "tutto compreso".

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