Le inchieste del Colonnello Reggiani - di Valerio Massimo Manfredi

Il secondo appuntamento di oggi è una nuova recensione!
Si tratta de:

Le inchieste del Colonnello Reggiani 

Valerio Massimo Manfredi



Valerio Massimo Manfredi si è laureato in lettere classiche ed ha una specializzazione in Topografia del Mondo Antico. Ha insegnato in varie università. Ha pubblicato molti articoli e saggi e ha scritto note opere di narrativa - soprattutto romanzi storici - tradotte in tutto il mondo. Ha collaborato a moltissime campagne di scavo in Italia, tra cui Lavinium, Forum Gallorum e Forte Urbano, oltre alle prestigiose campagne condotte in terra straniera: nel 1990 la ricognizione e rilievo al complesso cerimoniale di Cerro Purgatorio a Tucume (Perù), dal 1990 al 2004 le campagne di scavo ad Har Karkom, nel deserto del Neghev (Israele). Manfredi ha svolto diverse ricognizioni, scavi e pubblicazioni di numerosi siti via via individuati nel corso degli scavi. Celebre è soprattutto la campagna di ricognizione e rilievo con Timothy Mitford sul sito del “Trofeo dei Diecimila” in Anatolia orientale (2002).
Tra le sue pubblicazioni più conosciute troviamo la trilogia di Alexandros, la trilogia “Il mio nome è Nessuno” e "L'Ultima Legione", da cui è stato tratto anche un film.

Questo romanzo si discosta dal genere che gli è più familiare, lo storico appunto: è infatti un giallo, che tratta principalmente di ladri di opere d'arte.
L'ho comprato qualche tempo fa ad una sua presentazione. Posso dire che Manfredi ha tantissime cose da dire, cose che lasciano anche il segno (era il periodo della distruzione del sito di Nimrud a opera dell'Isis), ma che purtroppo con il suo tono mite e pacato non riesce ad arrivare ai giovani.
Per fortuna ci riesce benissimo coi suoi libri, o almeno questo è quello che ho provato io! =D



TRAMA

Il colonnello Aurelio Reggiani divide tutte le sue energie su due fronti: l’amore per una figlia che cresce troppo in fretta e che, vedovo, deve seguire da solo, e la lotta contro il crimine.
Ma la sua è una battaglia particolare, diversa da quella di molti altri colleghi, una battaglia che non è contro assassini, stupratori, spacciatori e mafiosi bensì ha spesso a che vedere con nobili, industriali, alte cariche religiose, vip e persone di una certa importanza.
Questo perché Reggiani si occupa di furti d’arte, un impegno che lo porta spesso fuori dai confini italiani, a seguire piste internazionali che gli fanno rintracciare l’opera nei posti più impensabili.
Ma oltre a una grande dose di acume investigativo e una organizzazione ferrea, per riuscire al meglio in questo tipo di caccia serve anche molto tatto, proprio perché spesso si ha a che fare con persone potenti e influenti, che tenteranno di tutto e muoveranno ogni pedina possibile pur di non essere identificati e arrestati.


Il libro è diviso in 5 racconti:

- La Muta: La Muta di Raffaello, la Madonna di Senigallia e la Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca sono stati trafugati. Alla loro ricerca Reggiani si trova faccia a faccia con la Contessa Lavinia di Montecroce, nobildonna che già conosceva e causa del suo ultimo caso come ispettore del ROS.
- Intrigo Internazionale: 29 dipinti rubati dalla pinacoteca di Bettona e un inseguimento che porterà il braccio destro di Reggiani, il tenente Ferrario, fino in Giamaica.
- Noblesse Oblige: case di campagna di ricchi nobili continuano a essere derubate in modo metodico e meticoloso come se i ladri sapessero esattamente cosa prendere e dove prenderlo.
- Passio: scene della Passione di Cristo sono rubate da tutto il mondo e dietro c'è un solo uomo: un prelato decaduto nella vicina Svizzera.
- Gli Dei dell'Impero: Reggiani qua si mette alla prova con un caso un po' particolare: non si sa cosa sia stato rubato. L'oggetto in questione è stato infatti trafugato da uno scavo prima che si sapesse cosa contenesse.


Personaggi:

Ho letto in internet su alcuni blog che questo libro non è piaciuto molto perché i personaggi non sono sviluppati bene attraverso i racconti. In effetti è abbastanza vero: non ci si riesce certo ad appassionare alla storia di Teresa, figlia 14nne di Reggiani nel primo racconto che diventa una ragazza di 16-17 nel terzo. Però Reggiani e Ferrario sono due personaggi belli e si intende una storia alle loro spalle. Del primo si intuisce un passato travagliato di cui tutti vogliamo sapere di più, mentre il secondo è un figo vestito di pelle in sella alla sua moto che gira il mondo alla ricerca di opere d'arte.
Però i personaggi umani non sono i soli a calcare le pagine di questo libro, altrettanta importanza hanno, se non più, le opere d'arte rubate. Anche se nel caso della maggior parte dei racconti non vengono nemmeno nominate, quando lo sono il loro valore e la loro potenza espressiva arrivano a prendere il sopravvento sui personaggi umani.

La Muta di Raffaello
La Madonna di Senigallia di Piero della Francesca







La Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca

Statua della Triade Capitolina 



Ambientazione:

I racconti ci fanno fare il giro del mondo: Italia, Svizzera, Austria e Giamaica sono i luoghi in cui si svolgono le storie. Le ambientazioni sono appena accennati: Manfredi si concentra maggiormente sulle opere d'arte e non tanto sulle ambientazioni, che rimangono sullo sfondo.



Stile:

I racconti si svolgono in terza persona singolare al passato, il narratore è esterno.
Questo romanzo di Manfredi, inoltre, è caratterizzato da una certa velocità nella narrazione, forse a causa del fatto che sono racconti. Questa velocità, tuttavia, non dà fastidio, anzi: sembra fatta apposta per descrivere queste situazioni. Per rendere l'idea all'interno di uno stesso racconto ci sono salti temporali di giorni o addirittura settimane, i dialoghi sono serrati e tutti potenzialmente fedeli alla realtà. Per evitare troppa confusione la linea temporale è lineare, senza flashbacks o anticipazioni.



Conclusione:

Un libro carino che a me ha messo voglia di saperne di più su alcuni dei suoi personaggi.
Reggiani mi piace particolarmente. E' infatti al suo personaggio e alla dedizione che lo muove che si deve questo passo, quello che più mi ha colpito in questo libro:

Se prima la sua battaglia quotidiana era contro coloro che minacciavano la sicurezza fisica della gente, ora egli combatteva contro coloro che volevano rubare l'anima del popolo, privarlo della sua memoria storica e civile.
La sua battaglia era più cauta e prudente, più sottile e sommessa, ma non meno dura, non meno pesante. Soprattutto gli pesava la responsabilità: se prima il suo compito era di togliere dalla circolazione qualche individuo pericoloso, anche assassini certo, sequestratori e mercanti di morte, si trattava comunque di cause ed effetti effimeri e contingenti, legati a circostanze in fondo casuali. Ora gli si chiedeva d salvare pezzi della civiltà universale, tesori di valore assoluto la cui unicità irripetibile li rendeva assolutamente insostituibili, come se l'Odissea o la Divina Commedia, come se la Quinta di Beethoven esistessero per assurdo in un unica copia e non riproducibile. Ecco, quel momento in cui il capolavoro letterario o musicale è appena uscito dalla penna del genio, prima che venga copiato, stampato e diffuso, quel momento terribile in cui potrebbe andare perso o bruciato era invece la condizione permanente del capolavoro d'arte”.

Un pensiero in linea col mio ma, purtroppo, non tanto in linea con chi gestisce il nostro patrimonio culturale.
Un libro che consiglio a tutti non solo per le storie raccontate al suo interno che sono valide e carine ma anche perché ti sprona a sapere qualcosa di più sulle opere rubate e sui luoghi.
Dopo averlo letto io una capatina a Urbino la voglio fare di sicuro e ho soddisfatto la mia curiosità riguardo alle opere trattate grazie a internet.

Così come Manfredi ci ha fatto commuovere parlando di Nimrud e della sua distruzione, altrettanto bene riesce a far appassionare le persone alla cultura e alla storia del proprio paese, in particolare con questo libro, completamente dedicato alle opere di alto valore artistico e culturale.


Aratak

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