Intervista: Serena Fiandro

Ciao a tutti e bentrovati!
Come vi dicevo le recensioni non sono l'unica cosa a cui sto lavorando!
Ecco a voi infatti una nuova, emozionante intervista.

Qualche tempo fa ho recensito Sangue di Drago (QUI) un'antologia di una nuova Casa Editrice free, I Doni delle Muse.
Questa CE si concentra su romanzi Fantasy, Storici; e sui miti e leggende antichi.
La CE nasce da una Associazione Culturale non a scopo di lucro e oggi con noi abbiamo la sua curatrice editoriale:


Serena Fiandro






Ciao Serena e benvenuta!

  • Grazie, Luca, per l'ospitalità!

Iniziamo parlando un pochino di te: chi sei e come hai fatto ad arrivare a ricoprire il ruolo di curatrice editoriale?

  • Raccontare chi sono è sempre la cosa più difficile. Ti racconto cosa faccio. Dopo la maturità classica, mi sono laureata in filosofia del rinascimento con una tesi su uno dei personaggi più controversi e affascinanti della storia del pensiero: Tommaso Campanella. L'opera di questo autore mi ha ispirata per la scrittura del mio primo romanzo, Drona: la città ideale, un fantasy uscito nel 2012 per Edizioni della Sera. Il secondo, La caduta di Northin, sempre di genere fantasy, vedrà la luce nel corso del 2015 per I Doni delle Muse.

    Dal 2005 mi sono occupata principalmente di musica antica e ricostruzione del teatro medievale e rinascimentale, attraverso il lavoro diretto sui testi manoscritti. Ho scritto numerosissimi testi teatrali, che ho poi rappresentato e diretto. Nel frattempo, ho scritto e pubblicato saggi, lavorato come stagista presso case editrici e continuato a elaborare romanzi e storie. Da qualche anno ho iniziato a seguire privatamente autori in cerca di consigli per approcciarsi al mondo dell'editoria e a lavorare come editor. Ho tenuto anche numerosi seminari e corsi di scrittura creativa, indirizzati principalmente ai bambini e ai ragazzi.

    Per IDoni delle Muse ho curato traduzioni e riscritture di diversi testi della mitologia e della letteratura, finalizzati a fare appassionare i ragazzi ad argomenti considerati da sempre troppo scolastici per destare qualche interesse.
     Attualmente sono una dei due editor dei Doni delle Muse (tutti i nostri testi vengono editati a  quattro mani) e la curatrice editoriale (in sostanza: mi occupo della selezione dei manoscritti dei rapporti con gli autori, delle quarte di copertina, delle introduzioni e delle prefazioni).


Hai a disposizione un pomeriggio da passare con un autore ed uno con un personaggio letterario a tua scelta. Chi scegli e per quale motivo?

  • Non ho mai pensato di trascorrere del tempo con personaggi di un altro autore, sono piuttosto impegnata a lunghe conversazioni con i miei, anche se devo ammettere che qualche domanda al vecchio libraio della Storia Infinita o a Mastro Hora di Momo la farei volentieri. Ma come autore sceglierei Parmenide. Mi sono sempre chiesta quale forma di contorsionismo mentale possa portare a negare la realtà del mondo in cui viviamo, infatti questo è anche uno dei temi ricorrenti delle costruzioni cosmologiche dei miei romanzi: l'irrealtà di ciò che si percepisce con i sensi. Gli vorrei chiedere come ha fatto a giungere una simile conclusione e soprattutto vorrei che mi spiegasse come mai ritiene che per lui la verità sia “ben rotonda”.

    Sono consapevole che questi deliri da filosofa incontrano ben poco interesse da parte di chi di filosofia non si occupa, ma la questione della verità e dell'opinione, del rapporto tra materia e forma, della natura dell'essere mi sembrano sempre molto attuali e appassionanti. Ok, la smetto prima che chiami la neuro.
     

Da quanto tempo fai parte dell'Associazione Culturale “I doni delle Muse”? Di cosa si occupa la vostra Associazione Culturale? Come mai avete deciso di fondare questa nuova CE?

  • L'associazione culturale è stata registrata nel 2013, ma esiste di fatto dal 2005. È nata dall'incontro tra me e altre persone appassionate di mitologia, musica antica, teatro, filosofia, letteratura, cultura popolare, in particolare con il presidente e direttore artistico Andrea Tuffanelli. Tutte le nostre attività, fin dall'inizio, sono sempre state mirate a trovare un filo conduttore che legasse i nostri interessi. Per lungo tempo ci siamo dedicati allo studio filologico del teatro e della musica medievale anche attraverso un profondo lavoro sui testi. In particolare, abbiamo lavorato per anni su spettacoli tratti da testi di Boccaccio, di Dante e di Petrarca, che continuano a costituire uno dei fulcri della nostra attività divulgativa e performativa.

    L'attività editoriale è una diretta conseguenza di questo lavoro di studio e ricerca, con il vantaggio che i libri ci consentono di raggiungere un pubblico più vasto di quello, di nicchia, interessato alla tipologia di musica e teatro che proponiamo. Così di nicchia che nel corso del tempo abbiamo deciso di accompagnare le nostre esibizioni a momenti di dibattito con un pubblico che si è sempre mostrato affascinato dal nostro lavoro di ricerca.
    Questo per dirti che non è che abbiamo fondato una casa editrice: abbiamo proseguito sempre nella stessa direzione artistica e culturale iniziando anche a pubblicare libri.

    Come potrai vedere, i nostri sono titoli molto specifici. Al di là della collana dedicata alle riduzioni dei classici della letteratura dall'antichità al rinascimento, fulcro delle nostre produzioni letterarie, tutti i nostri libri presentano degli aspetti strettamente culturali. Vogliono avvicinare adulti e ragazzi alla lettura, attraverso testi piacevoli e ben strutturati ma soprattutto con un contenuto. Vogliono raccontare il medioevo, le culture antiche, la filosofia, la storia, nella consapevolezza da parte nostra che attraverso dei buoni romanzi è più facile interessare le persone che non attraverso la saggistica.
    Noi lo facciamo con la letteratura, intesa come forma d'arte. La differenza principale tra una realtà come la nostra e quella di una casa editrice è che i nostri criteri rispondono a una direzione artistica ben precisa e non a una direzione commerciale.


Passando a parlare del tuo lavoro: com'è fare la curatrice editoriale? Ci vuoi raccontare qualche aneddoto sugli scrittori?

  • Non è semplice, ma è sicuramente divertente.

    Non è semplice perché avere a che fare con le persone, in particolare con gli scrittori, è tutto tranne che facile: ci si scontra a volte con metodi di lavoro opposti rispetto ai propri o con persone che ritengono che dopo la stesura del manoscritto il lavoro sia finito. Spesso ci sono pregiudizi e false informazioni riguardo a cosa voglia dire pubblicare, quali siano i rispettivi ruoli di editor, autore e direttore, sull'impegno (reciproco) per la promozione. Si incontra spesso un muro dall'altra parte, quando si parla di lavoro sul testo, ragione per cui non proponiamo mai un contratto senza prima avere parlato dell'editing, che per la nostra realtà si configura come un aspetto non facoltativo e sempre necessario.

    Il mio ruolo, molto spesso, è di mediatore: devo fare capire perché qualcosa non va bene per gli alti standard qualitativi della nostra direzione artistica e devo indurre gli autori a fidarsi del fatto che quel qualcosa rovina anche il testo migliore. Non sempre ci si riesce, in particolare perché tanti autori, in particolare se alle prime esperienze, considerano un affronto personale qualsiasi osservazione fatta e non si rendono conto che il libro non è finito finché non è stato editato.

    Ad esempio, una volta abbiamo deciso di non mettere sotto contratto un autore perché rifiutava l'intervento su incongruenze interne nel mondo che aveva creato e incongruenze linguistiche non giustificate nella scelta dei nomi (per farti capire: se tutti i nomi scelti hanno radici germaniche, non puoi introdurne uno di derivazione giapponese e uno di derivazione latina senza che vi sia una motivazione culturale o etnica di qualche tipo). Una sciocchezza, potresti dire tu, generalmente ignorata dagli editori di fantasy perché tanto è fantasy, ma fondamentale per chi, come noi, vuole portare avanti un'idea di narrativa fantastica che abbia solide basi culturali per potere restituire a essa dignità artistica e letteraria.
    Allo stesso tempo, dicevo, è divertente. Perché incontrare il lavoro di un autore è incontrare un mondo. Ci sono autori bravissimi in circolazione ed è bello avere alcuni dei migliori di loro tra di noi.

Sono curioso: vi arriva una mail con in allegato uno scritto, presupponendo che il genere sia quello da voi pubblicato c'è qualcosa che vi fa scartare a priori uno scritto?

  • Non si sceglie mai solo uno scritto, ma anche un autore. E si esige che si tratti di un collaboratore professionale e motivato. Sembra fantascienza, eppure non puoi farti un'idea di quanti manoscritti arrivino senza mezza riga di accompagnamento (neanche un laconico “buongiorno, vi allego il manoscritto”), senza neppure dire una parola su di sé o con l'affermazione stentorea che non si accetteranno richieste di modifica del testo da parte dell'editore, giudicato incompetente per valutare l'opera, e che la copertina, addirittura, è già pronta.

    Ho raccolto numerosi esempi di situazioni realmente vissute in un libro che uscirà a marzo, intitolato Perché non trovo un editore? Esercizi spirituali per aspiranti scrittori. In questo manuale, il seguito ideale del precedente Scrivere bene è divertente, indico quelli che sono gli evitabilissimi errori più comuni nel momento in cui si invia un manoscritto. Cose che possono portare al cestinamento immediato.

Molti invece si chiedono: quali sono gli step che uno scritto che vi arriva fa all'interno di una CE seria come la vostra prima di essere pubblicato?

  • Devo dirti che ogni manoscritto che abbiamo pubblicato ha trovato una via propria, in un certo senso si è imposto alla nostra attenzione a tal punto che non è stato possibile avere dubbi sul fatto che lo volevamo in catalogo. In alcuni casi il romanzo è stato richiesto direttamente all'autore o, in un caso, addirittura commissionato. Per quello che riguarda invece la collana dedicata alla riduzione di classici della letteratura, i testi sono tutti commissionati a redattori con precise indicazioni su come devono essere scritti. In questo caso accettiamo candidature (invio del curriculum a cui segue la redazione di un testo di prova), ma non manoscritti già finiti.
    In generale, il percorso standard di fronte agli invii spontanei è il seguente:

    1. La prima cosa che guardiamo è la lettera di presentazione. Se assente, lo consideriamo un cattivo segno in quanto la richiediamo esplicitamente. La lettera di presentazione deve contenere tutti gli elementi essenziali per capire chi è l'autore e cosa ci sta proponendo. Dalla lettera si dovrebbe anche già capire di che genere è il manoscritto.

    2. Leggiamo la biografia per capire cosa faccia l'autore nella vita: cos'ha studiato, di cosa si occupa, quali sono i suoi hobby, se ha già pubblicato qualcosa, di dov'è e quanti anni ha. Sì, facciamo anche qualche ricerca su internet per vedere se ci sono recensioni, interviste o altro che ci possa fare comprendere meglio chi abbiamo di fronte

    3. Passiamo alla lettura della sinossi per vedere se, nelle linee generali, trama e personaggi sono sviluppati in modo interessante.

    4. Leggiamo i primi due capitoli, un capitolo centrale e quello finale

    5. Se tutto questo ci sembra interessante, salviamo il file del romanzo e lo mettiamo in coda di lettura (ci occupiamo in quattro della prima lettura). In alternativa, cestiniamo. Tieni presente che circa il 50% dei manoscritti non supera la fase della lettera di presentazione o della sinossi in quanto di genere non idoneo o in quanto già la lettera di presentazione denota scarsa cura da parte dell'autore (ortografia e grammatica inventate, lessico approssimativo) o comportamenti inappropriati (come quelli che ti ho indicato nella risposta precedente). Di quelli che restano, circa il 90% viene scartato in questa fase.

    6. Il manoscritto selezionato viene letto integralmente. Il lettore compila una scheda di lettura che sottopone al direttore artistico. A questo punto si decide se procedere o meno. In caso di preselezione positiva, il manoscritto viene letto dal curatore editoriale (ovvero la sottoscritta o nel caso il lettore che ha compilato la scheda sia la sottoscritta il manoscritto viene letto da qualcun altro). Questa fase è delicata e può richiedere tempo, in particolare se i lettori non sono concordi tra di loro (in caso di disaccordo può capitare che questa fase di lettura venga prolungata). In un caso è accaduto che abbiamo optato per non pubblicare un manoscritto, buono nelle linee generali ma che presentava la necessità di un editing impegnativo, a causa dell'insistenza quasi quotidiana da parte di un'autrice che voleva una risposta immediata.

    7. In caso di valutazione positiva, si compila una scheda di editing in cui si vanno a sottolineare tutte le modifiche necessarie per rendere il manoscritto consono ai criteri artistici della casa editrice. A questo punto si contatta l'autore e si parla dell'editing. Nel caso l'autore accetti le modifiche proposte e manifesti la volontà di lavorare secondo le nostre indicazioni sul manoscritto, gli viene proposto un contratto di edizione.


Preferite il contenuto o la qualità in uno scritto che vi arriva?

  • Da un manoscritto chiediamo tutto. Qualità, idee, buona scrittura. Vogliamo autori che abbiano qualcosa da dire e lo sappiano fare bene.

E' stato difficile far partire una CE (escludendo fattori finanziari)? Come vi ha accolto il “pubblico” italiano?

  • Come ti dicevo prima, l'attività editoriale è solo una piccola parte del nostro lavoro di associazione: abbiamo un pubblico piuttosto numeroso che ci segue da tempo. Forse perché attivi da tanti anni, forse perché abbiamo scelto bene i nostri autori, da subito abbiamo attratto l'attenzione del pubblico. Da tanti punti di vista è stato più facile del previsto. Riceviamo molti inviti a partecipare a eventi di settore e abbiamo ricevuto un'ottima accoglienza da parte del nostro pubblico, sia adulti che bambini.
    Anche il fattore finanziario in realtà non ha costituito un problema. Siamo rientrati di tutte le spese, il che non è poco, grazie alla vendita dei libri. Essendo il nostro obiettivo puramente culturale e non essendo interessati alla crescita economica (che sarebbe in contrasto con gli scopi associativi), abbiamo potuto permetterci di puntare solo alla qualità, reinvestendo tutto il ricavato in nuove pubblicazioni.

Ultime tre domande:
Oltre agli store online e alla vostra distribuzione quali sono le librerie che distribuiscono i vostri libri?

  • Cerchiamo sempre di avere qualche libreria nella zona di residenza dell'autore, tuttavia non puntiamo in modo particolare su questo canale. Ci interessa decisamente di più coltivare i rapporti con le biblioteche o comunque con istituzioni culturali che ci sostengano nella diffusione del nostro lavoro.
    Purtroppo è diventato raro trovare dei librai davvero competenti nei generi che trattiamo. Il fantasy, in particolare, è poco conosciuto e ultimamente è del tutto scomparso dalle librerie, a parte i soliti autori noti. Purtroppo, se il libraio crede che il fantasy sia solo un genere per bambini non riuscirà mai a proporre un libro di questo tipo in modo adeguato e il libro resterà invenduto, quindi la presenza del libro in quella libreria particolare risulta piuttosto inutile.

Ci puoi fare qualche anticipazione sui titoli in uscita nel 2015 per la vostra CE?

  • Per il 2015 sono previste numerose sorprese. Nel corso del primo semestre usciranno riduzioni dell'Edda, testo fondamentale per la conoscenza della cultura e della mitologia norrena, dell'Odissea e del Decameron.

    A fine gennaio uscirà un romanzo fiabesco e affascinante, scritto da Marco Redaelli. Una fiaba d'inverno, che mostra il lato più seducente e pericoloso delle fiabe tradizionali, con particolare attenzione al folklore irlandese. Narra di un bambino, vissuto in un medioevo immaginario, che attraverso una serie di scambi e di patti con il popolo fatato arriva a sostituire il proprio cuore con quello di un ghiacciaio e dovrà a lungo lottare per riconquistare la propria umanità. È una storia che parla di magia, ma anche di cosa voglia dire essere umani.

    A febbraio invece uscirà un fantasy dai toni epici, scritto da una giovane autrice, Eleonora Pescarolo, che sta studiando per diventare archeologa. Si intitola Naltatis. Il sentiero degli dei e trae ispirazione dai suoi studi sulle civiltà antiche. Il suo punto di forza è nella creazione dettagliatissima di un mondo arcaico ma evoluto e complesso dal punto di vista storico e culturale, di cui l'autrice ha costruito la lingua, la letteratura e la mitologia. La narrazione della saga, di cui questo costituisce il primo volume, è un grande affresco di un periodo di decadenza della civiltà dell'isola di Naltatis, consumata dalla maledizione di una guerra civile che affonda le sue radici in un remoto passato.
    Insomma, come puoi vedere si tratta di due romanzi perfetti per la nostra associazione culturale.
    A marzo arriverà un manuale curato da me in cui parlerò dei principali errori che si commettono nella ricerca di una casa editrice, in particolare nella fase di selezione, di invio e di primi contatti con l'editore. In particolare ci sarà una sezione molto articolata riguardo a come si deve presentare il manoscritto: lettera di presentazione, biografia e sinossi. Altro argomento fondamentale sarà cosa ci si deve aspettare dalla pubblicazione: com'è un contratto standard, cos'è la distribuzione, cos'è l'editing. Poi ci sarà una sezione semiseria dedicata al galateo di base tratta, ahimè, da episodi reali.
    Successivamente pubblicheremo un romanzo di Angelo Berti, già comparso in due delle nostre antologie e con lo splendido La notte della Hyena di cui è previsto il seguito entro la fine dell'anno, un mio romanzo, La caduta di Northin, e il secondo volume della Saga delle Terre di Araliya di Ilaria Damiani. Ma credo di avervi già anticipato abbastanza.

Infine la domanda per me più importante che rivolgo a tutti: come si può aumentare la Cultura in Italia?

  • Domanda difficile. Nella nostra società, purtroppo, l'arte e la cultura non sono considerate bisogni primari, ma qualcosa di cui occuparsi nel tempo libero, del tutto accessorie e pertanto sacrificabili. Quello che si può fare, quello che cerchiamo di fare quotidianamente, è fare comprendere alla gente che senza cultura manca un tassello fondamentale di ciò che ci rende davvero umani.

    Noi lavoriamo con i bambini per fare crescere in loro la consapevolezza del fatto che la cultura è un bisogno e contemporaneamente un diritto. Credo che questa sia l'unica via. In un periodo particolarmente nero per la nostra civiltà, in cui le biblioteche chiudono e sembra che la cultura sia un privilegio per pochi, serve qualcuno che non si arrenda e che continui a lottare per il bene di tutti. Chiaro, sarebbe meglio che fossero i comuni e lo stato a occuparsene, ma visto che non lo fanno devono impegnarsi i singoli cittadini: insieme si può fare la differenza.

Grazie mille Serena del tempo che ci hai dedicato!

  • Grazie a te per le domande interessanti che mi hai posto!



Alla prossima


Aratak

Commenti

  1. Ho letto l'intervista con estremo interesse. A dire il vero è una delle migliori che ho letto negli ultimi tempi. Ben fatto! (a entrambi)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie! Davvero... Non so che dire!
      Mi fa piacere sentire queste cose!
      Sono molto contento!
      Tienti aggiornato: a febbraio vorremmo far partire un'altra iniziativa potenzialmente molto interessante! (oltre a riprendere a pubblicare racconti)

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Upper Comics

Il Cuore di Quetzal - Gianluca Malato - Nuova Uscita Nativi Digitali Ed.

Flowers - Luca Morandi