Tradurre Harry Potter - Articolo 1: i nomi propri

Buongiorno a tutti!
Qualche tempo fa una persona che oramai è molto conosciuta nel blog (sono suoi due dei vari racconti pubblicati) mi ha proposto una collaborazione: scrivere dei "guest post" sulla traduzione di Harry Potter. 
Io ho accettato subito (tra il fatto che il caro vecchio maghetto è stato mio "compagno di banco" a lungo e la curiosità sulla nuova traduzione [T.T]) ed ecco a voi il primo di tre articoli!
Un applauso a Ramona Di Ventura
Che come si intuisce da "grande" vuole fare la traduttrice ù.ù


Quando frequentavo le Scuole Medie, avevo un professore di Italiano che insisteva molto sull’importanza della lettura. Per questo motivo, come unico compito per l’estate, ci chiedeva di leggere un libro a nostra scelta. Di quel libro avremmo poi dovuto fare un riassunto da esporre in classe a Settembre. Durante l’estate della Seconda Media ero in fissa con i Classici, quindi scelsi “Jolanda la figlia del Corsaro Nero” di Salgari. Al ritorno dalle vacanze, infilai il volumetto nello zaino e tornai a scuola, con il mio riassunto ben stampato in testa. In classe vidi che la mia migliore amica aveva scelto di leggere “Harry Potter e il Calice di Fuoco”. All’epoca ero un tantino scettica, credevo si trattasse di una storia per bambini, ma, una volta sentita la trama, ne fui incuriosita e le chiesi di prestarmelo. Quando, tempo dopo, lessi l’ultima pagina di quel volume, decisi che volevo saperne di più su quel maghetto che, in quel periodo, aveva più o meno la mia età. Così è iniziata una storia d’amore che mai finirà. Ho letto e riletto i sette libri in italiano, visto e rivisto gli otto film, senza mai stancarmi, emozionandomi ogni benedetta volta! Lo scorso anno ho combinato il mio amore per Harry con la mia passione per l’Inglese e ho iniziato a leggere i libri in lingua originale. Studiando per diventare una traduttrice, ho notato delle differenze tra gli originali e la versione italiana. Man a mano che proseguivo la lettura, ero sempre più portata a fare una comparazione tra i libri originali e quelli tradotti, stupendomi quasi ad ogni pagina! Trovandomi al mio terzo anno di Università e dovendo iniziare a pensare alla tesi, decisi che mi sarei fatta accompagnare da Harry anche in questa avventura. Durante l’estate scorsa ho scritto la mia tesi di laurea triennale sulla traduzione dei libri di Harry Potter in italiano. Ho operato un’analisi trasversale, ovvero di tutti i sette volumi, concentrandomi su tre aspetti in particolare: i nomi dei personaggi, i neologismi, gli errori di traduzione in ambito semantico, ovvero del significato. Trattandosi di una saga di successo in tutto il mondo, ho trovato moltissimi articoli accademici riguardanti l’argomento “traduzione” e ho consultato un libro in particolare, “Lucchetti babbani e medaglioni magici” di Ilaria Katerinov, che mi ha aperto gli occhi e mi ha offerto molti spunti.

Poiché sono rimasta molto soddisfatta di questo lavoro, ho pensato di parlarvene in una serie di articoli, per due motivi:
  1.  Far capire ai fan di Harry Potter italiani che, dietro a ciò che hanno letto, leggono e leggeranno, c’è qualcosa di diverso. Questo non significa che la traduzione sia completamente sbagliata o del tutto perfetta. Ciò significa che originale e traduzione offrono al lettore qualcosa di differente e quindi vale la pena considerare l’idea di leggere entrambi.
  2.  Dare la possibilità a tutti di osservare più da vicino il mondo della traduzione, vedere che tipo di problemi ci si trova ad affrontare e quali tecniche si adottano per risolverli. I traduttori vengono troppo spesso ignorati, forse perché questa figura professionale non viene abbastanza valorizzata dall’editoria. Se avete sui vostri scaffali decine e decine di libri di autori stranieri in italiano, vuol dire che qualcuno da qualche parte li ha tradotti. E non lo ha fatto usando la bacchetta magica, ve lo garantisco!


In questo primo articolo vi parlerò dei nomi propri dei personaggi e di come sono stati tradotti dalle due traduttrici della saga, Marina Astrologo e Beatrice Masini.

Innanzitutto, dovete sapere che spesso nella narrativa per ragazzi i nomi dei personaggi hanno un importante valore descrittivo. Tali nomi sono detti in inglese “telling names”, nomi parlanti. Pensate ad Alice nel Paese delle Meraviglie, dove molti nomi sono descrittivi (il Bianconiglio, ad esempio). La saga di Harry Potter non è da meno. La nostra amata J. K. Rowling, infatti, ha inventato di sana pianta gran parte dei nomi dei personaggi. Alcuni hanno un intento comico, altri nascondono doppi significati, tutti forniscono informazioni sul personaggio a cui sono assegnati. In traduzione, nomi di questo genere sono molto difficili da trattare. Primo, perché bisogna scegliere se tradurli o no. Secondo, se si sceglie di tradurli, bisogna fare molta attenzione a come lo si fa, per evitare di combinare guai. Nella saga in esame, le traduttrici hanno adottato tecniche di volta in volta diverse, e cioè:  
  1. Non -traduzione
  2. Addomesticamento
  3. Chiarificazione
  4. Negoziazione

Non –traduzione. Questa tecnica è stata usata per nomi parlanti, ma ritenuti sufficientemente trasparenti dalle traduttrici, tanto da non necessitare alcuna modifica che ne esplicitasse il senso. È questo il caso di Remus Lupin, il professore licantropo, il cui nome ben ci anticipa questa sua peculiarità: Remus è una chiara allusione al Remo della mitologia romana, che, con suo fratello Romolo, fu allattato da una lupa; Lupin invece deriva da latino ‘lupus’. Le radici latine, dunque, rendono questo nome addirittura più comprensibile ad un pubblico italiano che inglese. Un altro esempio è il nome di Dolores Umbridge, la terribile professoressa che infligge continue punizioni agli studenti di Hogwarts nel quinto volume. Il significato del cognome non è immediatamente comprensibile: rimanda al termine inglese umbrage , ‘inalberarsi’, ‘offendersi’, dal latino ‘umbra’, ombra. Il nome tipicamente spagnolo, invece, é estremamente chiaro per i lettori italiani. Anche i nomi dei tre protagonisti, Harry Potter, Ron Weasley e Hermione Granger, sono rimasti invariati, probabilmente per ragioni di copyright. Secondo Brøndsted e Dollerup, studiosi danesi, i tre cognomi evocano immagini di artigiani (potter = vasaio), contadini (granger = fattore) e animali di campagna (weasel = donnola), conferendo all’atmosfera del racconto un sapore rurale e pacifico di “britannicità”, non facilmente percepibile qualora non vengano tradotti. A mio avviso, al contrario, mantenendo i nomi inalterati, il lettore avverte chiaramente la nota britannica e non perde informazioni fondamentali alla narrazione, poiché tali cognomi non caratterizzano i personaggi in questione ( e poi, ve lo immaginato “Harry Vasaio e la pietra filosofale”???) . Infine, rimane invariato il nome di Draco Malfoy, lo spocchioso Purosangue Serpeverde che ne fa passare di tutti i colori al povero Harry. Draco, come saprete, appartiene al Lato Oscuro, in quanto suo padre è uno dei Mangiamorte del terribile Lord Voldemort. Il nome Draco è la parola greca per ‘drago’, mentre il cognome Malfoy rimanda a ‘male’, ‘malefico’, ‘malafede’, termini che descrivono in modo appropriato il personaggio. I chiari rimandi presenti nella forma del cognome rendono, secondo me, superflua una sua traduzione.


Addomesticamento. Per addomesticamento si intende una traduzione che preveda una sorta di rimaneggiamento, il cui scopo è quello di far comprendere il significato dell’originale e al tempo stesso rendere credibile la traduzione agli occhi di un lettore italiano. Capirete meglio con gli esempi che vi proporrò. I tipi di addomesticamento individuati da Katerinov sono tre:

1.       Sostituzione del nome inglese con un nome italiano;
2.       Sostituzione del nome inglese con un altro nome inglese più semplice;
3.       Sostituzione del nome inglese con un nome che suona inglese, ma che cela un termine italiano

Appartiene alla prima tipologia il nome del custode della Scuola di Hogwarts, Argus Filch, che in italiano diventa Argus Gazza. Il verbo inglese to filch, tipico del linguaggio colloquiale, corrisponde all’italiano ‘rubacchiare’, ‘fregare’, dunque la traduzione con riferimento alla gazza ladra mi sembra più che buona, anche se fortemente “straniante”, poiché attribuisce un cognome completamente italiano ad un personaggio di nazionalità inglese. Forse, una soluzione meno netta, come ad esempio Argus Gazzas o Gazzeye, avrebbe reso più chiaro il significato con un termine meno ‘italianizzato’. Altro esempio è il nome del professore Horace Slughorn, presente a partire dal sesto volume. Il suo nome viene tradotto come Horace Lumacorno. Si tratta di una traduzione pressoché letterale (slug = lumaca; horn = corno), oltre che necessaria (ci sono alcuni titoli di capitoli, tipo A Sluggish Memory, che racchiudono giochi di parole impossibili da riprodurre se non si fosse tradotto il cognome del professore!). Katerinov suggerisce, però, che una traduzione meno italianizzata sarebbe stata sufficiente e avrebbe prodotto un effetto meno straniante sul lettore. Ad esempio, una soluzione come Lumahorn o Lumakorn avrebbe reso l’idea del significato, mantenendo suoni più vicini alla lingua inglese.

Esempi di nomi trattati con la seconda tecnica sono Mrs Norris, l’invadente gatta del custode, e Fang, il massiccio cane di Rubeus Hagrid. Nel primo caso, la traduttrice ha scelto di utilizzare un nome onomatopeico inglese come Mrs Purr, ma che evocasse anche ad un pubblico italiano il verso di un gatto che fa le fusa. Così facendo, tuttavia, perde un elemento importante: un riferimento al romanzo Mansfield Park di Jane Austen. Mrs Norris, infatti, è un’anziana vedova impicciona e invadente che compare nella suddetta opera, ed ha molti punti in comune con la gatta del custode. Detto ciò, credo sarebbe stato più opportuno mantenere il riferimento: la traduttrice avrebbe potuto sostituire ‘Mrs Norris’ con un più conosciuto ‘Mrs Bennet’, l’invadente madre della protagonista di Orgoglio e pregiudizio, sempre di Austen, forse più conosciuto dal pubblico italiano. Nel secondo esempio, il nome Fang (= zanna), è stato sostituito con Thor, il famoso dio germanico del tuono. Devo dire che questa scelta traduttiva mi sembra buona, visto che viene mantenuta l’ironia tra il carattere docile del cane e il nome ‘aggressivo’, adatto all’aspetto imponente dell’animale. Un ultimo esempio per questa tecnica è la traduzione del nome dell’infermiera della scuola di Hogwarts, Mrs Poppy Pomfrey con Madama Poppy Chips. Secondo me, la traduttrice ha fatto questa scelta ravvedendo una somiglianza tra Pomfrey e ‘pommes frites’, ovvero  ‘patatine fritte’, che in British English sono dette, appunto, chips. In realtà, ritengo che il termine Pomfrey si avvicini di più a pomfret, sostantivo presente nel composto pomfret-cake, ovvero una varietà di caramelle alla liquirizia, tipicamente inglese. La liquirizia, infatti, viene utilizzata non solo per confezionare dolci, ma anche come pianta medicinale. Dunque, essendo il nome di una guaritrice, credo sarebbe stato più opportuno considerare un’interpretazione di questo tipo e pensare ad un nome come Madama Liquorice, che esplicitasse l’allusione del nome originale, risultando comunque comprensibile.

Per quanto riguarda i telling names tradotti usando una parola che suonasse inglese, ma che nascondesse termini italiani (terza tecnica), ho analizzato il nome di un personaggio marginale, comparso nel sesto volume: la professoressa Galatea Merrythought. Costei appare nei ricordi del professor Slughorn, suo collega nella scuola di Hogwarts nel periodo in cui tra gli studenti vi era il giovane che sarebbe diventato Lord Voldemort. La traduzione italiana ci presenta, invece, la professoressa Gaiamens. Il nome potrebbe suonare inglese, ma nasconde al suo interno una traduzione pressoché letterale del composto Merrythought: tra le possibili traduzioni di merry troviamo ‘gaio’, mentre il termine thought può indicare la ragione, la mente, dal latino ‘mens’. Dunque, le scelte operate non presentano errori, ma per un personaggio così marginale, nominato en passant, non era poi così necessario proporre una traduzione!


Chiarificazione. Per alcuni nomi si è deciso di operare una traduzione che rendesse esplicite delle caratteriste del personaggio, non arguibili dal nome originale. Si è cercato, dunque, di rendere descrittivi dei nomi che non lo erano (ecco perché chiarificazione!). Tra gli esempi vi sono alcuni dei nomi dei personaggi più importanti della saga, come Minerva McGonagall, la severa professoressa di “Trasfigurazione” , che si trasforma in Minerva McGranitt. Il nome di battesimo non ha necessità di essere adattato, in quanto chiaro riferimento alla dea romana della saggezza. Il cognome, contenente la particella ‘Mc-’, anticipa le origini scozzesi del personaggio, ma non ha un significato particolare. La traduzione, invece, aggiunge informazioni sul carattere forte e severo della donna, inserendo la parola “Granitt”, con riferimento al granito. Si tratta senza dubbio di una traduzione superflua, ma il risultato ottenuto suona bene, dopotutto.

Una scelta particolarmente sfortunata, invece, è la traduzione del nome Neville Longbottom, assolutamente comune e privo di significati nascosti, in Neville Paciock. Questo fantastico personaggio viene presentato nei primi romanzi come un ragazzino ‘pacioccone’ , ‘impacciato’ e ciò spiega il risultato raggiunto dalla traduttrice. Purtroppo, però, il cognome Paciock produce un effetto comico che si è rivelato inappropriato. Il ragazzo, infatti, nasconde una situazione familiare difficile che viene presentata solo nel quinto volume della serie: i suoi genitori sono pazienti di un ospedale psichiatrico a causa delle torture subite dal malvagio Lord Voldemort. È bene, però, sottolineare, a vantaggio della traduttrice, che non era possibile prevedere un simile sviluppo della vicenda e l’autrice stessa non aveva fornito informazioni a riguardo, come ci lascia intendere la stessa traduttrice in un’intervista.

Per il professor Gilderoy Lockhart, docente vanitoso e incapace, apparso nel secondo volume della saga, l’autrice racconta di aver scelto un nome di battesimo altisonante e un cognome trovato su un monumento ai caduti. In apparenza, sembrano non nascondere un esplicito intento caratterizzante. In realtà, Colbert, in “The magical worlds of Harry Potter”,  ci fa notare come il nome Gilderoy rimandi all’espressione inglese being gilded, ovvero ‘essere coperto da una patina dorata’ , ‘illusorio’, ‘apparente’. Tali aggettivi sembrano cuciti addosso ad un mago, che finge di essere esperto e punta tutto sul suo aspetto fisico piacente, per nascondere un’incapacità imbarazzante. La traduzione italiana ha riportato il nome senza variazioni, ma ha tradotto il cognome con Allock. Il composto ‘Lockhart’ potrebbe rimandare a locked heart, ‘cuore serrato’, per rimarcare la freddezza emotiva del personaggio. In traduzione, invece, si è puntato su un nome che rimanda ad ‘allocco’, ovvero ‘persona stupida, goffa’. Il personaggio in questione, però, più che stupido si rivela essere molto furbo, in grado di sfruttare le sue poche abilità e la sua bellezza per raggiungere un immeritato successo. A mio avviso, si sarebbe potuto pensare ad una traduzione che puntasse a far emergere la propensione del personaggio alla menzogna, utilizzando, ad esempio un cognome come Mendacius. Oppure ci si sarebbe potuti concentrare sull’aspetto della freddezza traducendo con Gilderoy Algyd, con un rimando al termine ‘algido’.

Altro cognome comune ed esistente è quello della professoressa di “Divinazione”, Sybill Trelawney, presentata come Sibilla Coomann nella versione italiana. La traduzione ricalca il nome della sacerdotessa di Apollo, la Sibilla Cumana, figura presente nella mitologia greco-romana. Secondo le leggende, questa sacerdotessa, ispirata dal dio Apollo, prediceva il futuro. Dunque Sibilla Cooman sembra il  nome  perfetto per una professoressa che insegna ai suoi studenti a leggere i fondi del thè e a scrutare le sfere di cristallo. Inoltre, la donna enuncia una profezia di importanza centrale per lo sviluppo della vicenda. Tuttavia, Katerinov, nel suo saggio, critica tale scelta, affermando che il cognome originale, assolutamente comune e privo di doppi sensi, sottolinea la doppia natura del personaggio, profetica e ‘normale’ allo stesso tempo. La professoressa, infatti, non declama profezie autentiche ogni giorno e si rivela essere una persona con vizi umani, come la passione per i liquori. Secondo il mio punto di vista, invece, il cognome scelto, così come è stato scritto, sembra un cognome inglese comune tanto quanto l’originale. Il collegamento con ‘Cumana’, infatti, non mi sembra così immediato ( o almeno io non l’ho fatto immediatamente). Pertanto, ritengo che la traduzione sia ben riuscita.

Il nome Peter Pettigrew è stato tradotto come Peter Minus. Pettigrew è uno degli aiutanti di Lord Voldemort, un viscido ometto opportunista e codardo, in grado di trasformarsi in un topo. Grazie a questa sua dote, dopo la prima sconfitta del temibile Mago Oscuro, ha vissuto per ben 13 anni con la famiglia Weasley, sotto forma di ratto, senza che nessuno sospettasse nulla ed evitando così la reclusione nel carcere di massima sicurezza del Mondo Magico. Secondo la mia analisi, il cognome originale, oltre ad essere un vero cognome esistente, è anche un toponimo, ovvero il nome di una cittadina nella contea di Madison, in Arkansas. La traduttrice, però, ha deciso di sostituirlo con Minus, termine che rimanda a ‘minuto’, ‘piccolo’, forse per sottolineare la bassa statura del personaggio o la piccola taglia dell’animale in cui può trasformarsi. È di certo una scelta in linea con le caratteristiche del personaggio, ma del tutto superflua. Sarebbe stato più opportuno lasciare il cognome invariato, poiché i tratti che il nome tradotto va ad anticipare sono perfettamente deducibili dallo svilupparsi della narrazione. (Rileggendo il cognome di Codaliscia ho avuto un lampo di genio! In Pettigrew si nasconde l’aggettivo petty, che corrisponde a ‘piccolo’, ‘insignificante’, ‘meschino’. Insomma, la descrizione perfetta del personaggio, no? Forse la traduttrice lo ha tradotto con Minus basandosi proprio su questi elementi! Un’altra parola inglese per ‘meschino’ è meanie, che si avvicina abbastanza a minus. Dunque, in fin dei conti, questa scelta traduttiva non è da biasimare!)


Negoziazione. Nei testi da tradurre è possibile trovare termini che potrebbero veicolare più significati, spesso contrastanti. In tali casi, si chiede al traduttore di fare una scelta e di mantenere la sfumatura di significato più adatta al contesto. Il traduttore deve, dunque, ‘negoziare’, ovvero decidere quale accezione del termine debba prevalere sulle altre. Sta al traduttore analizzare ed interpretare un determinato termine, per poi scegliere quale dei suoi possibili significati mantenere in traduzione e quale perdere, tenendo presente l’influenza delle sue scelte sulle interpretazioni dei lettori. Anche le traduttrici di Harry Potter si sono trovate ad attuare tale processo, a volte mantenendo sfumature di significato a discapito di altre,  perdendo significative allitterazioni, o cambiando referente nel tentativo di mantenere le particolarità a livello di suono. La traduzione del nome del “Ministro della Magia” , Cornelius Fudge con Cornelius Caramell, ad esempio, è da considerarsi parziale. Il termine inglese fudge è sia verbo che nome. Nel primo caso il significato è ‘falsificare’, ma anche ‘aggirare il problema’, o addirittura ‘fallire’. Nel secondo caso, invece, il termine indica un dolciume tipico del Regno Unito, reso in italiano come ‘caramella mou’. La traduzione, dunque, privilegia il secondo significato, probabilmente in un’ottica traduttiva più “infantile”, visto il pubblico a cui erano indirizzati soprattutto i primi romanzi. Inoltre, anche in questo caso, le traduttrici non potevano immaginare gli sviluppi della vicenda, che avrebbero chiarito la maggiore appropriatezza del primo significato. Infatti, nel quinto volume, il Ministro nega il ritorno di Lord Voldemort e cerca di aggirare il problema accusando il protagonista, Harry Potter, di false rivelazioni. Alla fine del libro, quando Voldemort esce allo scoperto, il fallimento del Ministro viene suggellato dalla revoca del suo incarico. Katerinov propone una traduzione diversa, che avrebbe permesso di mantenere sia il sapore ‘british’ del nome, sia la sfumatura di significato che più si addice al personaggio: Cornelius Fraudus o Falsus. Secondo me, un’ ulteriore possibilità poteva essere Cornelius Elusive, con rimando all’aggettivo italiano ‘elusivo’.

Un altro esempio di traduzione parziale è ravvisabile nel nome del gatto di Hermione Granger, migliore amica di Harry Potter. Il nome originale è Crookshanks, mentre la traduzione ci presenta Grattastinchi. Il composto crookshanks è formato da crook, corrispondente a ‘curvatura’, e shanks, corrispondente a ‘zampe’, ma anche a ‘stinchi’. Dunque, la traduzione letterale sarebbe ‘zampe storte’. Ed è proprio così che il gatto viene presentato nella prima descrizione, “a bit bow-legged”, ovvero ‘con le zampe storte’. Forse la traduttrice ha scelto un nome come Grattastinchi rifacendosi all’abitudine dei gatti di strofinarsi sulle gambe dei padroni. Così facendo, si è ottenuto un risultato orecchiabile, perdendo una parte di significato. Grazie alla descrizione fatta dall’autrice, però, tale perdita viene comunque compensata. In ultima analisi, ritengo che si tratti della soluzione più adatta, poiché un qualunque altro composto, come ad esempio Zampacurva o Storcistinchi, non sarebbe altrettanto armonioso.

Il famosissimo Severus Snape, professore di “Pozioni” , nonché direttore della Casa Serpeverde, è un personaggio fortemente ambiguo (forse il personaggio meglio riuscito alla zia Row!): il lato oscuro sembra prevalere fin dall’inizio, ma nelle pagine finali della saga, si scopre quanto sia grande il suo cuore. Questo suo lato buono, frutto del colpo di scena finale, non è anticipato nel nome, che si concentra invece sull’aspetto più ‘severo’. Il cognome ‘Snape’ è un semplice toponimo, ovvero il nome di un paesino nel Suffolk, contea dell’Inghilterra sud-orientale. In realtà, non sembra una scelta casuale, data la somiglianza col termine snake, ‘serpente’, simbolo della Casa di cui è direttore. Altra caratteristica è l’allitterazione della /s/ che, soprattutto nel caso delle due consecutive (Severus Snape), ricorda il movimento strisciante e il sibilo dei serpenti. In italiano questo effetto va perso, poiché la traduzione scelta è Severus Piton. Dunque, la traduttrice ha cercato di ottenere lo stesso effetto prodotto dal testo di partenza, concentrandosi sul contenuto più che sulla forma. Penso che, per cercare di mantenere sia contenuto che forma, la traduttrice avrebbe potuto trasformare semplicemente ‘Snape’ in ‘Snake’, esplicitando il rimando. Oppure, si sarebbe potuto cercare un termine simile, come ad esempio Serpis o Speeris (letto [spi:ris]), il cui suono potrebbe rimandare a ‘spire’, tipiche forme a spirale in cui il serpente dispone il suo corpo. 

Il contrario è invece avvenuto nella traduzione del nome di un albero animato molto violento, importante per la vicenda: il Whomping Willow. Il termine colloquiale to whomp significa ‘colpire’ , mentre willow sta per ‘salice’. La traduzione italiana ci presenta, invece, un Platano Picchiatore. Scegliendo di cambiare tipologia di albero, la traduttrice è riuscita a mantenere l’allitterazione iniziale (/w/-/w/ = /p/-/p/), ma il referente è cambiato.  La particolare caratteristica di questo salice è che colpisce, con i suoi lunghi rami, chiunque gli si avvicini. Un platano, a differenza di un salice, non ha rami spioventi e lunghi che gli permettano di compiere una tale azione, dunque la scelta operata sembra azzardata, nonostante il risultato ci sembri orecchiabile e  ben ponderato per quanto riguarda il suono.


Per concludere, possiamo affermare che le diverse traduttrici della saga abbiano scelto di tradurre il più possibile i nomi dei personaggi, rendendo il testo più semplice da comprendere, avvicinandolo così  al lettore d’arrivo.  Le strategie utilizzate non sono le stesse per tutti i romanzi e nemmeno la tendenza traduttiva risulta costante. Infatti il numero di nomi tradotti nei primi tre volumi è maggiore. Questo comportamento è comprensibile se si pensa all’evoluzione dei romanzi: in ogni volume, Harry Potter cresce, fino a diventare un diciassettenne e, poiché la storia è narrata dal suo punto di vista, lo stile matura con lui. Dunque anche l’età del lettore cresce, così come le sue capacità di comprendere i giochi di parole impliciti in alcuni nomi propri. 


Nonostante gli ottimi risultati in generale, non sono mancate scelte poco adatte o eccessivamente stranianti. Per questi motivi, nella nuova edizione del 2011, si è deciso di operare una sorta di revisione della traduzione per migliorare alcuni aspetti. La nuova edizione, curata dall’editor Stefano Bartezzaghi, in molti casi ha riportato i nomi tradotti alla versione originale inglese. Così, ad esempio, Neville Paciock è di nuovo Neville Longbottom, Cornelius Caramell è tornato ad essere Cornelius Fudge e Argus Gazza ritorna Argus Filch. Altri nomi, invece, sono stati tradotti in maniera più fedele: il Platano Picchiatore è ora il Salice Schiaffeggiante,  soluzione che offre sia una traduzione veritiera che l’allitterazione iniziale. Infine, in pochissimi casi, si è deciso di mantenere la traduzione precedente, come per Severus Piton. Reintegrare il nome originale di questo personaggio fondamentale, infatti, sarebbe stata un’azione troppo drastica, visto il posto che occupa un simile personaggio nell’immaginario di un’intera generazione di lettori. L’operazione condotta da Bartezzaghi e dal suo gruppo di lavoro porta senza dubbio benefici al testo, soprattutto nella correzione di traduzioni imperfette, inutili o forzate. Tuttavia, credo che riportare all’originale quasi tutti i nomi tradotti, anche quando le scelte delle traduttrici precedenti avevano prodotto risultati più che buoni, rischi di ostacolare i lettori più giovani e di allontanarli dal testo. Sarebbe bastato limitarsi a correggere dove necessario e lasciare invariato ciò che di buono era stato fatto in precedenza.


E con questo siamo giunti alla fine. Spero che questo articolo vi sia piaciuto e vi abbia detto qualcosa di nuovo. Nel prossimo articolo vi parlerò di come sono stati tradotti alcuni dei neologismi presenti nella saga. Fatto il misfatto!

Commenti

  1. Molto, molto interessante: i traduttori sono sempre quelli più criticati ma, a parte certe sviste (per esempio nel primo di GoT) nessuno si rende bene conto del lavoraccio che c'è dietro a ciò che leggiamo. Non avrei mai immaginato che il caso HP fosse così complesso, addirittura da dover dedicare tutta questa attenzione ai nomi propri! Mi ha aperto un mondo ;)

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  2. Anch'io sono esattamente come te =D
    Cioè capisco in alcuni libri delle scelte dell'autore con nomi molto evocativi ma in Harry Potter ad esempio Mrs Norris non l'avrei mai detto (ma è anche vero che non ho letto niente della Austen)

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  3. Articolo veramente ben fatto non sapevo ci fosse tutto un mondo dietro una traduzione. Adesso mi avete messo la curiosita su Albus Silente ... qual è la storia della traduzione del suo nome?

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  4. La tua curiositá verrá soddisfatta nel terzo articolo Martina ;)

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  5. La tua curiositá verrá soddisfatta nel terzo articolo Martina ;)

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