Le colpe dei padri (e del nostro autore)

Vorrei premettere che questa è una recensione parecchio ironica, anche se indubbiamente il mio parere su questo libro è negativo. Sono indeciso se inserire o meno il nome dell'autore, perché non vorrei rovinarlo a vita. D'altra parte, potete facilmente trovarlo su internet, dove non ha mancato varie autocelebrazioni che ben si allineano con l'idea di lui che ci facciamo nel romanzo.
Vediamo quindi di spiegare esattamente in cosa consistono le molte pecche di questo romanzo.

Anno Domini 1321. Da Avignone, il Papa ha ordinato di abbattere la famiglia dei Visconti di Milano, prima sostenitrice dello scomunicato re di Germania. Nella Lombardia lacerata dall'odio tra fazioni e oscurata dall'ombra dell'eresia, vivono tre giovani di ceto quanto mai diverso: Azzone Visconti ha un carattere mite e sensibile, difetti imperdonabili per l'erede della potente signoria di Milano. Jacopo de Apibus ha una strana malattia: due ore di sonno al giorno gli bastano, e la notte ha molte sorprese in serbo per lui. Nera da Vertova è una ragazza povera che ama leggere, e che in mezzo alla brutalità e alla violenza dei suoi tempi vorrebbe solo una vita di pace. Tre esistenze separate ma legate dal destino, che stanno per essere investite da un fiume di eventi che le segnerà per sempre e cambierà il corso stesso della Storia.


Questa è la quarta di copertina del romanzo. Al di là del fatto che non mi volevo spremere per trovare un riassunto alternativo dal momento che tanto non succede assolutamente niente per 374 pagine di romanzo più 4 di glossario (su cui spenderò qualche parola più tardi), in realtà questa quarta di copertina è molto significativa per la quantità di boiate che contiene e che si mostrano chiare all'occhio del lettore medio nel corso della "lettura" del "romanzo".
Detto ciò, spiegherò innanzitutto quelli che per me sono i difetti generali del romanzo per passare poi ad analizzare attraverso alcuni esempi precisi i difetti specifici dei tre personaggi, ognuno dotato di punto di vista. Anticipo inoltre che la recensione conterrà un grosso spoiler, riguardo un elemento che non posso assolutamente passare sotto silenzio (ma tanto alla fine della recensione non vorrai leggere il romanzo quindi non sarà un problema).

Ho comprato (sigh!) questo libro ad una delle tante fiere, fantasy e non, in cui si possono conoscere direttamente gli autori. Ammetto che inizialmente mi aveva incuriosito molto. Di libri sul tema ('300 nel nord Italia, scontri tra guelfi e ghibellini, eccetera) ce ne sono parecchi, ma l'autore in questione millantava di essersi informato per un anno intero prima di poter scrivere la storia e quindi ingenuamente pensavo: "Che fortuna! Un autore preparatissimo che mi illuminerà sulla Storia, divertendomi intanto con una storia."
E invece, ahimè, non è così. Anche all'occhio più inesperto balzano all'occhio le baggianate più inverosimili. E già dalla quarta! Andiamo...una bambina (quindi donna, quindi inferiore, quindi...), per di più popolana, che ama LEGGERE? Ma seriamente autore? Non vuoi ripensarci prima? Ed è solo un esempio.
In secondo luogo. devo ammettere che l'autore sa scrivere. Indubbiamente il libro è scritto bene dal punto di vista grammaticale, sintattico e quant'altro, e su questo non discuto. Il reale problema, per me piuttosto grave, è che l'autore dovrebbe decidere cosa vuole scrivere: non sa cosa sia la coerenza stilistica. Non Puoi Categoricamente, perché non è in alcun modo credibile, far parlare la bambina di cui sopra in modo più colto, corretto ed educato dell'erede alla signoria di Milano. Non puoi.
Inoltre, autore, abbiamo capito che sei un genio e tutti noi siamo poveri deficienti, ma siccome un libro è fatto per essere letto, innanzitutto, dovresti rendere la lettura accessibile a tutti. E allora tu mi dirai: "ma nel '300 si parla così"; e io ti dico che hai ragione. E tu aggiungerai che hai aggiunto un glossario, e io ti dirò che è vero. Ma se nel glossario metti solo alcune cose (quelle che vuoi tu) e molte non le rendi neanche chiare, allora, caro autore, potevi anche evitarti il glossario e se non so qualcosa vado a cercarmelo da solo su internet. Perché francamente, che tu mi dica che l'allazzato sia un "biavo, a metà tra l'aerino e l'alessandrino" non mi dice assolutamente niente. In compenso mi spieghi per bene cosa sia un cerusico o un fiorino, ma dico io, PERCHE'??? Con perle come: "gualchiera: costruita presso un fiume, ospita il follone"...davvero? Credo che il massimo da questo punto di vista sia reperibile in un passaggio in particolare. Premetto che questa scena si svolge nei dintorni di Bergamo, quindi è da lì che vengono i termini dialettali presenti. Il passaggio è il seguente. "Dunque adesso aveva anche un soprannome! Scürfòsk: fosca oscurità. Beh, poteva andare peggio; qualcosa come Sgrignàpola sarebbe stato imbarazzante." Cosa pensa il lettore medio: "andiamo a vedere nel glossario cosa significa sgrignàpola!" Cosa ha pensato l'autore: "Scriviamo di nuovo nel glossario il termine che abbiamo già spiegato qui e ignoriamo completamente l'altro!" E ho detto tutto. Ovviamente, tutto se non contiamo le parole latine a caso...
Infine, ci sono parole, concetti e argomenti con cui il nostro autore è proprio proprio fissato. Scrivo qui di seguito i due più evidenti:
1) Il biavo. Se volete sapere cosa sia il biavo andate su internet e cercate un'immagine perché altrimenti non lo scoprirete mai, e sicuramente non leggendo questo libro. Una cosa però vi sarà chiara: nel '300 è tutto biavo, dalla stoffa di TUTTI i vestiti al colore degli occhi di TUTTI i personaggi, anche quelli secondari. Questa fissazione si amplia anche agli altri colori, ma soprattutto alle sfumature di biavo, con veri e propri lampi di genio. Ad esempio, due uomini parlano di consolati vari e politica e uno interrompe l'altro per dirgli che non riesce a staccare gli occhi dal suo soprabito biavo alessandrino (?). Oppure frasi come: "Portava un cappello quadrato, nero come la notte. Aveva una gran barba che scendeva sopra una casula foderata di lampasso e una dalmatica di velluto sporco." ...eh?
2) "Membri" maschili e sesso (ma mai sesso completamente normale). Questo si manifesta in lunghe descrizioni di membri lunghi un avambraccio (che per la mia esperienza, possono essere solo l'ennesima manifestazione dell'ego dell'autore), membri di asini, apparizioni casuali di prostitute che non servivano ai fini della storia e descrizioni completamente inutili di rapporti più o meno malsani che non stanno neanche avendo luogo in quel momento ma sono lontane reminiscenze. Per cui improvvisamente veniamo a sapere che un uomo per timore di essere ucciso tiene le sue guardie in camera da letto anche quando si "intrattiene" con la moglie, che all'inizio era disturbata dalla cosa ma che alla fine cede, tanto lui lo sa che "in realtà a lei piace anche se dice di no", che a me suona come una tipica frase da stupratore, ma va beh. E di questi esempi potrei farne una caterva.
Ciò che dà veramente fastidio, però, è che cogli del potenziale nella storia. Peccato che venga puntualmente ignorato dall'autore. MOMENTO SPOILER (davvero breve, ma se volete saltarlo passate al prossimo paragrafo): la vera nota interessante della storia è che ad un certo punto veniamo casualmente a sapere che Nera non è la vera figlia di suo padre. Secondo voi veniamo a sapere di chi è figlia? Ovviamente no! Troviamo numerosi personaggi in vari atteggiamenti singolari che ci incuriosiscono particolarmente e che dovrebbero essere chiariti, ma scopriamo qualcosa? Ovviamente no! A chiunque stia pensando che forse ci potrebbe essere un seguito dico che l'autore, quando me lo ha venduto, ha giurato che fosse autoconclusivo, dunque...

Passiamo quindi ai singoli personaggi, su cui cercherò di dilungarmi il meno possibile, perché già aver letto i loro punti di vista è stata una tortura sufficiente.

NERA
E' la bambina di cui sopra abbiamo già parlato. Quella che legge. Nel '300. Riuscite a cogliere tutta l'incredulità? Bene, proseguiamo. Questa bambina conosce parole di cui io ignoravo l'esistenza (mea culpa), ma non sa cosa vuol dire computo. In realtà sa improvvisare nomi latini random per stoffe (raccapriccianti, ma pur sempre con dettagli biavi) di sua invenzione. D'altro canto suo padre, per imprecare, esclama "Per la sella di Epona!", quindi direi che possiamo aspettarci di tutto.
A mio parere, con questo personaggio l'autore vuole cercare di riscattarsi almeno un po' dai commenti estremamente maschilisti che disseminerà per tutto il romanzo con una parodia di donna forte che non regge neanche un calzino a veri esempi di questa categoria (ogni riferimento a Molly Weasley et similia è puramente casuale, ma nel dubbio sottolineiamolo).
Inutile dire che nelle sezioni dedicate a Nera la parola biavo si spreca in modo particolare.
A parte ciò il suo personaggio funziona abbastanza.

JACOPO
E' semplicemente irritante. Il classico so-tutto-io che non è che non hanno preso perché è una capra, ma perché il prof ha preferenze. Si cerca di giustificare questo suo atteggiamento con un accenno di relazione difficile con il padre che però lascia il tempo che trova. La realtà è che è antipatico. E non aiuta di certo il fatto che continui a rispondere in latino quando qualcuno gli si rivolge in italiano. No davvero.
A parte ciò, che può essere una mia personale incompatibilità caratteriale con il personaggio, quello che veramente lascia senza parole è il livello 2000 di maschilismo di questo bambinetto imbecille (chiedo venia, la mia parte femminile sta prendendo il sopravvento). Espressioni come: "burocrati stupidi come donne", o "era incredibile quanto le donne potessero essere stupide", eccetera eccetera e chi più ne ha più ne metta.
Non spenderò una parola di più su quest'ameba di personaggio.

AZZONE
Inizierò col dire che la somiglianza del nome con un noto insulto che qui non citerò non è a mio parere casuale. Io stesso mi sono rivolto a lui in tali termini a più riprese. E' stupido, e non c'è altro modo per definirlo. Vorrei ricordarvi che nella quarta di copertina egli viene definito come "carattere mite e sensibile". Mai, dico mai, descrizione fu più errata. Un ragazzino borioso, arrogante, scurrile, maleducato, senza un minimo di coscienza di sé o di ciò che lo circonda. Va a combattere e non sa neanche contro chi!
E', inoltre, nelle parti dedicate a Azzone che l'incoerenza stilistica dell'autore diventa sempre più evidente, con Azzone che riesce nella stessa frase ad unire lessico aulico e scurrile in maniera veramente cacofonica. E a più riprese.
Emerge, inoltre, una generale disattenzione: 500 cavalieri che diventano 300 a distanza di poche righe e cose simili.

Concludendo, sconsiglio fortemente questo romanzo. O lo consiglio solo a coloro che hanno un forte senso dell'umorismo e dell'ironia come lettura comica. Io di sicuro ho riso molto, e per questo ringrazio di cuore l'autore. Ha allietato ore che altrimenti sarebbero state molto grige.

Non credo che vogliate realmente un'altra citazione quindi ve la risparmierò, e penso che anche il Voto del Bagaglio in questo momento sia piuttosto superfluo. Inoltre, un Bagaglio senza zampette non sarebbe Il Bagaglio, e dunque non posso privarmene.

Vi saluto quindi, e vi aspetto alla prossima recensione!

IlBagaglio

Commenti

Post popolari in questo blog

Upper Comics

Il Cuore di Quetzal - Gianluca Malato - Nuova Uscita Nativi Digitali Ed.

Flowers - Luca Morandi