Pandora

Pandora - Licia Troisi




Premetto una cosa: io adoro la Troisi, potrebbe anche scrivere i libretti di istruzioni della lavatrice e li leggerei pure. Ho quasi tuti i suoi libri, tranne la serie de La Ragazza Drago: un po' perché me l'hanno sconsigliata in molti, un po' perché è un urban, e io li odio.
Bene, Pandora è proprio un urban fantasy.



La storia è ambientata a Roma, città natale della nostra autrice (quindi niente towns pseudo-americane o posti che la gente vede soltanto con la street view di Google Maps) e ha come protagonista la giovane Pam, alias Pandora, metallara anonima e sfigata nonché presa in giro da tutti. Insomma, più o meno ogni adolescente può ritrovarvisi, tranne che nei gusti musicali (ahimé).

Il pretesto per dare il via all'azione è abbastanza banale: una sorta di rito magico durante la notte di Halloween (ci avevano già pensato le Winx, quindi figuratevi) che sortisce uno spiacevole effetto collaterale perché Pam è l'Apriporta, che da quel momento sarà in bilico fra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Alle sue (dis)avventure si aggiunge (investendola) Sam, alias Samaele, ragazzino dalla famiglia e dalla vita piuttosto disastrate, che acquisisce il potere di uccidere con il tocco delle mani perché viene posseduto dal più cattivo-cattivissimo dei demoni liberati da Pam durante il fatidico rito.
In tutto, queste creature sono sei, e la Troisi li prende direttamente dalla tradizione ebraica, un po' come con i goblin nel Mondo Emerso: l'antagonista di questo primo libro (per un totale previsto di sei, appunto) è Mashbir, in grado di controllare le anime degli animali e piegarle al proprio volere.

In effetti, le scene degli animali posseduti, come la pioggia di corvi su Roma, sono fra le più belle e dark del libro: hanno un che di apocalittico che adoro.
Gli aspetti più "oscuri", che la copertina pare promettere a palate, alla fin fine si fermano qui: neppure la comparsa di Mashbir in tutta la sua possanza mi ha entusiasmato. Nonostante l'abbiamo attesa per tutto il libro, e sì con angoscia, la Troisi è decisamente più portata a descrivere l'azione che non i meccanismi della psicologia del male: il linguaggio con cui Mashbir si rivolge a Samael (il più cattivo-cattivissimo) non fa trapelare nulla della malvagità che dovrebbe caratterizzarlo e che, scusate se è poco, dovrebbe essere centuplicata da millenni di prigionia in un cavolo di scrigno con gli altri compari.

La storia, comunque, scorre che è una meraviglia non appena ci sono fenomeni paranormali in agguato, mentre tende a rallentare un po' troppo nella goffaggine degli aiutanti dei protagonisti: due professori appassionati di leggende occulte.

Ovviamente, il target a cui si rivolge è quello dei young adult odierni (già ai miei tempi erano diversi), e forse è per questo che ho sentito parecchio la mancanza delle battaglie e dei duelli che tanto mi avevano conquistata nel Mondo Emerso e in Nashira: è un libro di poche pretese, da divorare in un pomeriggio quando avete la maturità alle porte e il blocco del lettore, perciò credo che continuerò a seguire la saga, salvo degenerazioni impreviste.


Ink Maiden

Commenti

  1. Grazie mille Ink Maiden per la tua prima recensione!
    Io non ho ancora letto questo libro, non so se lo farò mai però: non è il mio genere...
    Anch'io però ero un fan della Troisi alle medie! =D

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