Intervista a Martina Cilento

Buongiorno a tutti!
Eccoci qui con una nuova intervista.
E' qui con noi...


-Suonata di campanello-

Martina Cilento! 

(Chi cavolo è a quest'ora?)



Benvenuta! Come va?
  • Molto bene, grazie! E' un piacere essere qui con te.

Incominciamo da te: chi sei? (Goku non lo sai...) Emmm no sbagliato a rimembrare...
  • Chi sono? Direi innanzitutto una lettrice. Questo è l’aspetto di me che ha avuto maggiore impatto sulla mia vita passata, e che mi ha guidato anche nella scelta del mio percorso di vita futura. Ho scelto infatti di iscrivermi alla facoltà di Lingue e letterature straniere, che frequento con tanta passione. È stata la lettura che mi ha portato senza soluzione di continuità alla mia seconda maggiore passione: la scrittura. Non riesco a immaginare la mia vita senza libri, che debba leggerli o scriverli. Mi completano. Altre mie passioni sono la musica e il teatro, e infatti suono il pianoforte e ho scritto tre libretti teatrali per giovani autori, e prossimamente lavorerò come librettista fissa in una scuola di teatro aperta dalla regista con cui collaboro ormai da qualche anno.



Con che personaggio vorresti passare una giornata e perché?
Con che scrittore (considerandoli tutti vivi ed in buona salute)?

  • Non posso scegliere un personaggio solo! Direi Scuotivento o Granny Weatherwax per vedere Mondo Disco e Josè Arcadio Secondo Buendìa per poter far parte anch'io di quei Cent'anni di solitudine. Se dovessi scegliere un autore sceglierei indubbiamente Terry Pratchett. Rimane comunque il mio sogno più grande, anche se so che di giorno in giorno diventa sempre più difficile per colpa del progressivo peggioramento della sua salute. E' a mio parere la persona più interessante con cui si possa parlare.

Ho già recensito i tuoi due libri QUI e QUI, cosa ne pensi, vuoi aggiungere qualcosa?

  • E' una domanda molto difficile. Secondo me, essere un recensore è un compito molto complicato. Con un commento scritto di fretta e con superficialità si può celebrare o affossare un libro che potrebbe meritare un trattamento completamente diverso. Tuttavia, sebbene a volte non condivida le tue opinioni (ricordo ancora con orrore il massacro di "We always lived in the castle", romanzo meraviglioso), ti trovo indubbiamente obbiettivo, nel senso che comunque riesci a mettere in luce pregi e difetti in uguale misura (o quasi).

Finalmente (Yuppiiii!!!) noto che una scrittrice fantasy scrive autoconclusivi! Come mai non una saga?
  • Premetto che non ho alcun astio nei confronti delle saghe e degli autori di saghe. Io stessa ne ho lette e ne leggo molte. Semplicemente non volevo costringere una persona a comprare un altro libro semplicemente per sapere come va a finire la storia. Sono più il tipo di autore che scrive un "mattone" di mille pagine, piuttosto che scriverne cinque da 200, magari con illustrazioni incluse. Personalmente, inoltre, ho un pubblico piuttosto giovane, che quindi non ha mezzi suoi. Capisco che, anche se la storia può incuriosire, non possano spendere più di tanto, e scrivendo un solo libro il "prezzo della storia" si abbassa notevolmente.

Da cosa è nata l'idea per i tuoi libri? Perché hai iniziato a scrivere?
  • Le idee mi vengono sempre per caso. Basta un momento in cui la mia mente non abbia nient'altro su cui concentrarsi e improvvisamente arriva un'idea. Di conseguenza, le idee migliori mi vengono sempre quando mi annoio, ed è proprio così che sono nati il mio ultimo libro e le idee per i successivi che ho in programma. Il mio primo romanzo, invece, ha una storia un po' più "romantica", se vogliamo: l'ho sognato. Quando mi sono svegliata, fortunatamente, ricordavo tutto.

Hai preso spunto da qualche autore in particolare per scrivere i tuoi libri? Come ad esempio per il tuo stile molto particolare: non hai capitoli!

  • Cerco sempre di più di assomigliare a Terry Pratchett, che è la mia guida stilistica (da qui, appunto, l'assenza di capitoli), psicologica, morale, eccetera eccetera. Ha davvero segnato la mia vita e il mio modo di pensare. Dopo aver finito il mio primo libro di Pratchett (ricordo che era "Il prodigioso Maurice e i suoi geniali roditori), ho capito che non avrei mai più trovato nulla di ugualmente geniale e bello. Ho voluto quindi almeno tentare di assomigliargli, per lo meno in questi dettagli banali come i capitoli, consapevole che non potrei mai uguagliarlo.

Nei tuoi libri hai creato come nulla religioni, mondi e popolazioni. E' stato difficile? Ti sei ispirata a qualcosa di particolare?

  • Devo ammettere che quella è sempre la parte più facile per me perchè è quella a cui tengo di più. I miei libri sono sempre soprattutto un modo per veicolare un messaggio, e generalmente questo è un messaggio politico, filosofico, religioso. Per questo ho bisogno di creare innanzitutto le strutture di base che mi occorrono per dimostrare particolari concetti. In generale, mi ispiro sempre a qualcosa di realmente esistente. Per esempio, le mie religioni non sono mai completamente inventate, ma si ispirano a religioni reali.

I tuoi personaggi a volte sono molto... particolari (sto pensando a Merael e Lerdain), ti sei ispirata a qualcuno per crearli? Quali sono i tuoi preferiti?

  • Come per i luoghi e le religioni, anche le persone che incontro confluiscono nei miei libri. Merael, ad esempio, è ispirata alla mia migliore amica, e le assomiglia davvero molto. Il personaggio a cui sono più legata è indubbiamente Lerdain, per motivi molto complessi e personali, ma anche per una più banale simpatia: non mi piacciono i personaggi troppo buoni o troppo cattivi.

Il tuo secondo libro è stato molto complicato, soprattutto nella trama con tutti i diversi POV. E' stato complicato per te tenere le fila di tutto? Che punti ti hanno dato più grattacapi? Quali invece sono stati più facili da scrivere?
  • I vari punti di vista servono a far capire che non sempre esiste una sola versione della verità. Avere un solo punto di vista avrebbe limitato la lettura della storia ad un solo aspetto della natura umana, mentre era mia intenzione rappresentarli tutti, sia quelli positivi che quelli negativi, mettendo in luce ogni passione e sentimento che guidano le scelte e le azioni dell’individuo. Inoltre creano suspense e aspettativa, cosa che non guasta. In realtà, trovo questo stile di scrittura molto congeniale per me: mi riesce facilmente ed è uno dei punti in comune con Terry Pratchett. Non c'è una categoria di scene che mi creano difficoltà, ma ho dei momenti di vera crisi dello scrittore. Purtroppo in quei casi non posso fare altro che aspettare che passi.

Il tuo secondo libro è molto “politico” è solo una mia impressione o è proprio ciò che volevi trasmetterci? Come mai hai scelto il fantasy per esprimere questi concetti?

  • Hai capito proprio bene! Come ho detto prima, voglio trasmettere un messaggio, anche politico. Il fantasy è perfetto per trasmettere messaggi, proprio perchè apparentemente non ha niente in comune con la realtà che ci circonda. Molti scrittori, filosofi e studiosi ci hanno detto che il modo migliore per imparare è divertirsi, e dunque perchè, per parlare di temi importanti, non scegliere il genere apparentemente più leggero? Perchè non far capire un modo di vedere il nostro mondo descrivendone uno completamente diverso?

Molti tuoi lettori si sono innamorati e shippano una coppia del tuo ultimo libro ma alla fine non si capisce bene che fine fanno. Vuoi darci la tua visione sul fatto?

  • Mi dicono che questa coppia e il finale che ho scelto per loro abbia spezzato molti cuori. Voglio solo dire, senza spoilerare nulla, che non scriverò il seguito.

Come pensi sia visto il fantasy in Italia? Secondo te ha abbastanza credito?

  • In Italia il fantasy è ancora relegato alla Children's literature purtroppo, e considerando i "grandi autori" italiani del genere che quello rimarrà il suo posto ancora per qualche tempo. Ci vorrebbe un autore fantasy italiano davvero capace per rovesciare le sorti del genere in questo paese.

Ultime due domande (le solite):
E' difficile essere un esordiente in Italia? Come fai per promuoverti? Come hai trovato la tua CE?

  • Non è difficile essere un esordiente in Italia. E' difficile essere uno scrittore in Italia. Mi dispiace dirlo, ma nessuno in Italia vive di scrittura. Hanno praticamente tutti un secondo lavoro, o una pensione se l'età lo consente. Per promuovermi faccio tutto ciò che serve. Ricordo un'accusa che mi è stata rivolta una volta su un gruppo facebook: "Non può pretendere di essere conosciuta se non si fa pubblicità su facebook e non si presenta". Secondo la mia esperienza personale, dopo essermi fatta pubblicità anche su facebook, devo dire che è un mezzo molto sopravvalutato. Personalmente, trovo più utile essere presente a qualsiasi mercatino o fiera abbastanza vicini a me, fare presentazioni nelle librerie e nelle biblioteche, andare a parlare e a tenere lezioni nelle scuole. Forse questo mio punto di vista deriva dal fatto che per me conta avere gente a cui importi davvero quello che scrivo e riescano a comprendere le mie scelte stilistiche o contenutistiche più che vendere copie. Devo dire, però, che questa strategia si sta mostrando vincente anche dal lato vendite.

Cosa si potrebbe fare per aumentare la cultura in Italia?

  • A mio parere occorre una rivoluzione intellettuale, per così dire. Bisognerebbe trovare il modo di cambiare la mentalità degli italiani. Un dato davvero allarmante è che in Italia esistono paradossalmente più scrittori che lettori. Ti chiederai: come è possibile? Eppure basta navigare nel mare del famoso Facebook sopracitato per leggere commenti di sedicenti autori che affermano: "Secondo me non è affatto necessario leggere per saper scrivere bene." Ecco, credo sia questo il problema di fondo. Il sistema "questo-io-lo-potrei-fare-meglio-e-più-velocemente".

Grazie mille di averci dedicato questo tempo!

  • Grazie a voi!

Alla prossima recensione,





Aratak

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