lunedì 17 aprile 2017

Una chiacchierata con Manuela sull'editoria

Buongiorno a tutti e buona Pasquetta!
Spero che la vostra Pasqua sia stata bella come la mia! =D 

Oggi abbiamo con noi Manuela D., alias Yvaine, studentessa di Lettere Moderne e da sempre appassionata di lettura.
Gestisce i blog: SEMEPI e Il Pozzo dei Sussurri

Direi di iniziare l’intervista chiedendoti un paio di cose su di te.
Innanzitutto ho dimenticato qualcosa o vuoi aggiungere altro? 

  • Partiamo dalle cose fondamentali: amo i gatti, i dolci e il tè al caramello. Mi dedico principalmente alla lettura, alla scrittura, al blog, a sognare l’Irlanda e a guardare drama coreani. Se avanza tempo studio.


Da cosa è nata la tua passione per la lettura?

  • La mia passione per la lettura è nata grazie a mia sorella, di cinque anni più grande, con la prima storia che scrisse per me. Fino a quel momento preferivo di gran lunga giocare, trovavo i libri noiosi e poco allettanti. Mia sorella però è riuscita a farmi vedere l’aspetto divertente, ha cominciato a leggermi libri, a scrivere storie, a coinvolgermi con disegni. Per questo non la ringrazierò mai abbastanza.
Io ti ho conosciuta grazie ai tuoi sforzi nel ricercare e scoprire case editrici e libri meritevoli.
Come mai ti sei dedicata a questa attività?

  • Questa ricerca è cominciata quasi un anno fa, al Salone del Libro di Torino 2016.
    Prima di allora non ho mai prestato troppa attenzione alle case editrici, anche se mi era capitato di leggere libri di editori indipendenti, ma all’epoca non avevo un’idea precisa di cosa significasse.
    Come dicevo, l’anno scorso in fiera, quasi per caso, decisi di acquistare solo libri di case editrici minori, per il semplice fatto che i grandi marchi si trovano più facilmente e le fiere sono un’ottima occasione di sperimentare nuove realtà, particolari e di nicchia. Incontrare persone con un grande entusiasmo e voglia di fare mi ha fatto pensare: “Perché non fare qualcosa per coinvolgerli?”. Quel giorno, si può dire, è nata la mia vera ricerca in questo ambito. 


Sull’onda della passione per la lettura, e in seguito per la tua scoperta delle case editrici indipendenti, hai aperto i tuoi blog (SEMEPI e Il Pozzo dei Sussurri). Com'è andata l'integrazione e lo sviluppo? 

  • Da ormai sette anni faccio parte della blogosfera e il mio giudizio riguardo questa esperienza è piuttosto altalenante. Non sono mai stata tra i blog più seguiti e questo spesso ha fatto nascere frustrazione in vari momenti: sono i contenuti che non piacciono o è una questione di fortuna?
    Non ho ancora trovato la risposta. L’unica costante, una di quelle cose che mi fanno perseverare, è che grazie al blog ho conosciuto persone fantastiche con cui ho vissuto e vivo tuttora esperienze bellissime. La cosa che amo di più dell’avere un blog è poter conoscere persone con cui condividere le mie passioni. Magari ho pochi follower, ma tra quei pochi trovo sempre persone speciali.
    Scrivere su un blog comporta un grande dispendio di tempo ed energie, per molto tempo mi sono scervellata sul trovare contenuti innovativi, rubriche interessanti, cercare di pubblicare con costanza e avere quasi tutti i giorni della settimana impegnati. Stava diventando uno stress e non avevo ottenuto nessun riscontro, così ci ho dato un taglio. Un blog non è un lavoro, è una passione e non bisogna mai esagerare, mai andare da un eccesso all’altro.


Dopo le tue ricerche e le tue esperienze di blogger arrivo alla domanda fatidica: cosa pensi del mercato editoriale italiano? Come vedi l’unione di più case editrici in una, come è da poco successo? 

  • Difficile dirlo per una persona che non ha competenze nel settore, ma proverò a dare una risposta.
    Per quanto riguarda il mercato, penso che i ritmi di pubblicazione siano alquanto esagerati. Giusto per fare un esempio e parlare di numeri, la Newton Compton pubblica una ventina di titoli al mese. Non ho trovato informazioni precise per altri editori, ma basta dare un’occhiata al numero di libri messi in vendita in un anno.
    Un altro aspetto che potremmo definire scoraggiante è il boicottaggio del mercato degli ebook: per quanto sia legata al libro tradizionale, è innegabile che certe case editrici alzino il prezzo del digitale in modo da renderne quasi sconveniente l’acquisto.
    L’ultimo punto che ho osservato è la presenza maggioritaria di trame commerciali. Parliamoci chiaro: una casa editrice è pur sempre un’azienda e deve puntare sulle vendite, ma è avvilente notare che la letteratura di qualità sia confinata e per nulla o poco pubblicizzata.
    L’accorpamento tra case editrici non fa che sottolineare un problema già esistente: l’egemonizzazione del mercato da parte di un editore, ma anche della linea editoriale. Vero è che la differenziazione ormai è minima se non nulla, anche banalmente per quanto riguarda le copertine, ma penso che l’unione possa solo accentuare questo problema, senza contare l’aspetto della distribuzione e della maggiore difficoltà da parte degli editori indipendenti ad arrivare in libreria.
    A questo proposito, comunque, consiglio di leggere questo articolo molto dettagliato e molto interessante: http://diariodipensieripersi.it/mondadori-acquista-rcs-e-arriva-in-italia-harper-collins/


Come vedi l’autopubblicazione in questo panorama? Come una risorsa in più per i lettori o una situazione disastrosa? 

  • L’autopubblicazione è come una scialuppa di salvataggio per chiunque non riesca a firmare un contratto con un editore, ma non solo. Ci sono, per esempio, autori che rifiutano contratti con case editrici, altri che dopo aver pubblicato con grandi marchi decidono che ne hanno abbastanza e pubblicano in self.
    Questo mi fa sorgere una domanda: il problema è l’autopubblicazione o l’intero mercato, la società?
    Non esiste un giudizio univoco. Come ogni strumento, dipende dall’utilizzo che se ne fa.
    Una casa editrice dovrebbe garantire la qualità, sia dal punto di vista contenutistico sia da quello prettamente fisico; ma spesso vuol dire sottostare a clausole non del tutto soddisfacenti, rischi per quanto riguarda la parte legale nei casi più infelici, a volte anche compromessi.
    Il selfpublishing è una risorsa pericolosa in una situazione disastrosa, come gran parte del mercato, un mare di romanzi perlopiù mediocri (quando va bene) sotto cui si celano rarissime perle.  


Come dicevamo nell'ambito delle tue esperienze con varie case editrici hai deciso di aprire un ulteriore blog: SEMEPI (Sostieni Editori MEdi e PIccoli). Che scopo ti sei prefissata di raggiungere aprendo questo blog?

  • Non uno scopo, ma quattro: il primo, quello di conoscere io per prima il mondo dell’editoria; promuovere le case editrici indipendenti, i loro libri e i loro autori; far conoscere nuovi titoli ai lettori; la speranza di far conoscere nuove realtà agli aspiranti scrittori tra cui trovare, forse, quella che fa al caso loro.


Personalmente tu boicotti qualche casa editrice? Se sì, perché?

  • Mi piacerebbe, ma a volte è proprio impossibile. Per esempio, nei casi di editori più grandi, si presenta il problema degli autori stranieri che altrimenti non saprei come reperire, anche perché non ho ancora sperimentato una seria lettura in inglese. In genere evito la case editrici a pagamento, editori di cui non condivido le politiche.


Quali case editrici invece puoi menzionare che siano degne di nota a tuo parere, e per quali motivi?

  • Tra le minori sicuramente VerbaVolant: ha progetti innovativi e interessanti e tanta voglia di fare.
    Un’altra che adoro è l’Iperborea che offre un panorama sulla letteratura dei paesi scandinavi e lascia spazio anche a raccolte di leggende nordiche e di fiabe.
    Mi ispira moltissimo anche la Neri Pozza. Ho adocchiato alcuni libri del catalogo, ancora non sono riuscita a leggerne nessuno, ma sembra che pubblichi romanzi di un certo spessore.


Pubblicazioni a pagamento: favorevole o contraria? 

  • Contraria. Oltre al fatto che alcune hanno un’aria truffaldina, non mi convince il fatto di dover comprare la pubblicazione. Partendo anche dal presupposto che un autore non scriva per soldi, o almeno non solo, è comunque ingiusto che il grosso del guadagno vada a terzi, sarebbe bello che venisse riconosciuto in qualche modo il loro lavoro e spesso questo non accade.
    È vero che anche tutte le altre figure che ruotano attorno al commercio del libro debbano vedere retribuito il servizio, ma in fondo vale un po’ lo stesso discorso dei contadini: senza di loro e la materia prima che producono, sparirebbero tutte le altre figure della catena.
    Quindi, nel caso di editori a pagamento, non solo il lavoro dello scrittore viene quasi sminuito, ma gli si chiede anche di pagare. È questo che trovo assurdo.


Nell’ultimo periodo si sono viste nascere tantissime piattaforme di condivisione per racconti e molto altro.
Le più conosciute sono EFP e Wattpad ma da poco sono venuto a conoscenza anche di Tapas per esempio. Come mai questa situazione? Perché vanno tanto di moda per te? 

  • Innanzitutto c’è da fare una precisazione: Wattpad esiste dal 2006, EFP dal 2001. Si posso dire nell'ultimo periodo ne sono venuto a conoscenza io... =P  Considerato poi che siamo nell'epoca dove tutto viene digitalizzato, dalle bollette ai quotidiani, non mi stupisce eccessivamente che ci sia stato il boom, soprattutto per una piattaforma come Wattpad che ha anche un aspetto social. Poi, come ogni moda che si rispetti, arriva dall'America e quindi non possiamo fare a meno di imitarla.


Secondo te è giusta la politica editoriale di alcune case editrici che hanno preso le “hit” maggiori di queste piattaforme e le hanno pubblicate?

  • Più che giusto o sbagliato, direi che è una manovra commerciale. Personalmente non mi fa impazzire quest’idea, anche perché sono rimasta ad alcuni anni fa, quando le case editrici pubblicavano solo libri inediti in ogni loro parte.
    Come dicevo prima, anche qui si tratta di un metodo ricalcato su quello americano, basti pensare a E. L. James o Anna Todd. Giocano molto sulle visualizzazioni per avere garantite (o quasi) un certo numero di vendite. C’è da considerare anche il fatto che in alcuni casi può esserci stato prima il contratto tra editore e autore e poi la pubblicazione su Wattpad, proprio per testare il pubblico.
    Il meccanismo di marketing è comprensibile, ma quello che sconcerta è la qualità delle trame che vengono prese in considerazione. In sostanza, vale lo stesso discorso dell’autopubblicazione: su queste piattaforme ci sono anche cose interessanti, il problema è che si perdono tra quelle di scarsa qualità.


Inoltre da poco sono venuto a conoscenza di alcune soluzioni alternative per riuscire a pubblicare il proprio libro. Un esempio è Book a Book, un… non saprei come definirlo personalmente, diciamo  servizio editoriale, che accetta i manoscritti e li mette in prevendita e, raggiunta la quota di 100 libri venduti, parte editing e tutto il processo per arrivare alla pubblicazione di un libro.
Utilità e criticità dal tuo punto di vista?

  • Mi lascia un po' perplessa il fatto che ad attuare questa politica sia una specie di casa editrice, ma in fondo è meglio della pubblicazione a pagamento, e comunque mi pare di aver capito che l'importo verrà addebitato solo dopo aver raggiunto la quota delle cento copie.


Restando in tema ho notato alcuni crowdfunding per libri e fumetti. Cosa ne pensi considerando che dopo molto probabilmente saranno pubblicati in self? 

  • Il sistema di crowdfunding, a parte nel caso di Book a Book e probabilmente di altri siti e servizi di cui non sono a conoscenza, è proprio finalizzato all'autoproduzione di contenuti, anche in forma audiovisiva. Credo sia un buon modo per poter proporre nuovi progetti, film, libri e fumetti e al tempo stesso avere la certezza almeno di rientrare nelle spese di produzione. In ogni caso come il mercato del self publishing librario “tradizionale” l'acquirente confida nella qualità del prodotto finale, la conferma o la smentita arriverà solo dopo.


Qual è il tuo sogno nel cassetto? Pensi di poterlo riuscire a realizzare? 

  • Ne ho due, che non mi abbandonano mai: lavorare come editor, preferibilmente per una casa editrice indipendente; finire una delle tante storie che ho cominciato.
    Il primo lo ritengo alquanto irrealizzabile, il secondo mi sto impegnando a fare in modo che accada. Ho dei momenti di sconforto, ma questa è una battaglia che voglio e devo vincere, perciò avanti tutta!


Qual è per te lo scopo di una casa editrice?

  • Idealmente: puntare alla qualità. Concretamente: vendere.
    Rientrando in un ambito culturale, per puristi e idealisti è difficile accettare l'aspetto commerciale, da azienda.
    Credo quindi che l'obiettivo degli editori dovrebbe essere coniugare questi due aspetti, senza sminuire la letteratura, senza renderla alla stregua di qualsiasi altro prodotto, non trascurare la qualità, non “banalizzare” il pubblico e proporre solo prodotti di massa, ma cercare di avvicinare quelle stesse fasce di fruitori a una letteratura diversa.


Possono gli editori fare qualcosa per diffondere maggiormente la cultura e la lettura in Italia?

  • Penso proprio di sì, anche se dovrebbero essere aiutati anche da altre figure, per esempio gli insegnanti che per me sono stati una parte importante del mio percorso letterario. Certo, le manovre che hanno attuato negli ultimi anni non erano proprio brillanti e molto utili. Flipback e distillati vi dicono qualcosa?


Conosci iniziative interessanti nell'ambiente editoriale italiano? 

  • Sicuramente una di quelle che mi è rimasta impressa è Modus legendi. Questa iniziativa si prefigge di dimostrare che il potere è in mano a i lettori: si acquista lo stesso libro nella stessa settimana per farlo salire nella classifica dei libri più venduti, vengono proposti cinque titoli di case editrici indipendenti e si va ai voti per decidere quale comprare. E' nato prima come esperimento, ma ha funzionato e ha creato il caso editoriale de “Il Posto” di Annie Ernaux.


Cosa pensi delle iniziative e delle rubriche di carattere culturale in trasmissioni radio, video e sui quotidiani? Potrebbero essere migliorate?

  • Ammetto di seguire poco sia la televisione sia la radio, ma quelle poche cose che ho sentito e visto non mi hanno entusiasmato.
    Per quanto riguarda i quotidiani, qualche volta ho preso l'inserto La Lettura del Corriere della Sera, ma ammetto che anche questo non mi ha soddisfatta appieno: ci sono articoli indubbiamente interessanti, ma mi aspettavo qualcosa di più.
    Mi sono recata molte volte in edicola chiedendo se esistessero riviste letterarie, ma ho sempre ricevuto occhiate stranite.
    Una rivista online che mi sembra molto ben fatta invece è Speechless.
Manuela ti ringrazio tantissimo del tempo che ci hai dedicato, ti auguro un immenso in bocca al lupo per i tuoi sogni nel cassetto!
Scrittori, case editrici se volete contattarla potete usare queste mail: 

ilpozzodeisussurri@hotmail.it 
oppure
sostieni.semepi@gmail.com

Grazie mille di tutto ancora, 
a questo pomeriggio con un'altra intervista ;) 


Aratak


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