sabato 1 aprile 2017

Parola a... Valentino Eugeni. la Vendetta

Lettori oggi ospitiamo il secondo round dell’intervista a Valentino Eugeni (il primo lo trovate: Parola a... Valentino Eugeni)

Se la volta scorsa ci siamo soffermati sul romanzo in generale oggi vorrei entrare più nel dettaglio.


  • Prego accomodati! ^_^

Il tuo libro possiamo dire che sia di genere esoterico, c’è la magia, ci sono le anime dei morti e ci sono morti misteriose. Da cosa hai tratto spunto per questo tipo di romanzo?


  • L’ispirazione iniziale è arrivata una sera, così sul divano, mentre guardavo una serie televisiva su una squadra investigativa scientifica. (No, non è CSI). Era un prodotto nostrano e mi aveva intrigato proprio per la sua “italianità”. Al ché, come accennavo la volta scorsa, ho cominciato a immaginare come, in Italia, una squadra del genere potesse essere e lavorare nell’ambito dell’occulto. Poi, ovviamente, un’Italia così com’è non poteva bastarmi e ho deciso di creare la “Cappa Grigia” ovvero l’effetto fisico, opprimente, del “Sisma metafisico”, quella sorta di terremoto invisibile che ha unito la realtà che percepiamo con quella degli spiriti e dei fantasmi. Poi mi sono documentato su come funzionano i reparti di investigazione scientifica, quelli veri, e ho fatto molte ricerche  su rituali, libri misteriosi come “Le serpent rouge” e le tradizioni magiche italiane.

Il tuo romanzo è ambientato a Torino. Come mai la scelta di questa città? Che valore ha per te?


  • La motivazione è duplice e complessa. Da un lato la città di Torino è da sempre fulcro dell’attività esoterica europea. In primis perché è vertice dei triangoli magici, quello “nero” e quello “bianco”. Ha una tradizione alchemica enorme. Pensiamo a Piazza Statuto, alle leggende sulle grotte alchemiche, alla convergenza dei due fiumi che la attraversano, alla simbologia delle statue della chiesa della Gran Madre di Dio, e così via discorrendo. Se in Italia deve essere un direttivo di investigazione esoterica, beh, non poteva che aver sede a Torino!
    Dall’altro lato, invece, più personale, ho avuto modo di visitare la città più volte e di rimanerne folgorato. Triste eppure vitale, sopita eppure attiva, ombrosa eppure divertente. E’ una città che ammicca, che ti chiede di sospendere l’incredulità per qualche istante e di credere alle sue malie.
    Ho immaginato le scene del romanzo guardando le finestre dei palazzi, guardando i suoi caffè all’aperto, i suoi musei, non poteva davvero essere ambientato altrove.


Gustavo Adolfo Rol, il nome della via dove hanno sede gli uffici del Direttivo di Investigazioni Esoteriche di Torino, è stato un sensitivo torinese. Quanta ricerca hai affrontato prima di trovare un personaggio e una via adatte al tuo romanzo?


  • La via è completamente inventata e io mi sono guardato bene dallo spiegare dove si trovi il direttivo. Anche se il lettore attento potrà trovarlo, ma io non ho intenzione di svelare altro. Per il resto tutto quello che è citato nel romanzo ha un ben preciso aggancio sia con la vita del signor Rol, sia con la tradizione e la storia della città stessa. Essendo un personaggio che, a torto o a ragione, ha fatto la storia della città, ne ha contribuito fortemente al suo fascino, ho immaginato che avrebbe grandemente contribuito all’istituzione del direttivo… e magari non solo a quello… ops.


Quanta ricerca hai fatto per riuscire a scrivere un romanzo sull’esoterismo?


  • Non molta in realtà. Nel senso che sono un appassionato dell’argomento da sempre quindi la mia ricerca non è mai cominciata, ma non è mai finita. Per il romanzo mi sono focalizzato sul personaggio storico Rol, e sui sensitivi del novecento, e anche su un pizzico di storia dell’epoca dei Lumi, ma non vorrei dire altro per non rivelare troppo. Per il resto se hai bisogno di un talismano, di una bambola voodoo, o una lettura delle rune non hai che da chiedere! :D

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