venerdì 14 aprile 2017

La Morte Velata - Capitolo 4 - Valentino Eugeni

Bentrovati lettori!
Eccoci al nuovo capitolo del Romanzo a Puntate di Valentino Eugeni, vi lascio il link al Capitolo 1 se qualcuno non lo avesse letto.
E vi lascio il link alla pagina dell'autore: Valentino Eugeni
La Morte Velata, Capitolo 4

[Parole indistinte, fruscii]
Lo vedo sopra di me, sono in ginocchio. Lui è vestito di una tunica rossa, non so dove siamo.
"Ecco il Triplice Vaso, l'Atànor, il ventre in cui compiere l'Opera." Dice e mi guarda. "La saggezza degli antichi era andata perduta, amica mia, il vero significato del dragone che si morde la coda è stato confuso con reagenti chimici e parole vuote."
Guardo verso destra, c'è una giovane donna bionda vestita di bianco, anche lei è in ginocchio, ha sul petto una specie di ferita sanguinante, vedo un pavimento bianco e nero. Lui le si avvicina e le pone le mani sulle spalle.
"La Grande Opera, la pietra filosofale come dicono gli idioti, si può compiere, si può realizzare in questo mondo, ma non è un oggetto, è molto di più. La trasmutazione è interiore, è potere."
[Parole indistinte, acute, lingua sconosciuta]
***
"0.00"
Sandro Verri sbuffa, impreca, bestemmia tra i denti. Dà due colpi alla delicatissima console del rilevatore aurale come si fa con un televisore sgangherato. Poi si costringe alla calma, vorrebbe spaccarla a calci, ma poi gliela metterebbero in conto e costa un sacco di soldi.
Ha già ricalibrato il dispositivo tre volte, eseguito il self test due, e tutta la diagnostica fornisce parametri nominali. In pratica tutto sta funzionando bene tranne per il piccolo dettaglio che le letture degli spettri sono tutte a zero.
Zero!
Lo zero non ha senso! Vorrebbe gridarlo dalla finestra, terrorizzare le signore che stendono i panni e gridare a Dio, se poi un dio c'è davvero, che aveva sbagliato tutto, che le sue regole fanno schifo.
L'aura delle creature viventi è un'energia complessa e policroma, perennemente in movimento. Pervade l'intero pianeta e, per quanto se ne sa, l'intero universo. Non vi è luogo nel mondo in cui le letture dell'aura non diano un qualche valore su qualche frequenza. Perfino nel deserto più sperduto, i maledetti cespugli rinsecchiti emettono un picco a 4.37! Il più schifoso degli insetti, da spiaccicare con una ciabatta, impregna l'ambiente con la sua lurida esistenza e lascia una traccia tra 10.23 e 14.25.
Possibile che in quel buco non ci sia una qualche traccia di aura? Uno scarafaggio? Un ragnetto passato di lì per caso e finito nell'aspirapolvere?
Petra rientra nella stanza dopo aver fatto rapporto al commissario; Gregori non ha detto niente, non ha commentato, ha solo indetto una riunione per il tardo pomeriggio, eppure lei si sente in difetto. Torna nella stanza con l'aria da cane bastonato, cerca una gomma nella borsetta di pelle, ma le ha finite e non osa chiederle a Verri che è infuriato a girare manopole e cliccare display. Non ha mai fallito un contatto con un cadavere così recente e, anche nelle situazioni più difficili, ha sempre ricevuto un'immagine, un messaggio, un segno. E' quello che sa fare meglio. Ora che anche il suo collega è in difficoltà si sente un po' sollevata. Distrattamente si avvicina alle spalle di Sandro per sbirciare il display. La cosa le riesce particolarmente semplice: non solo per l'altezza ma perché nessuno la nota, di solito, nessuno la vede. Nota le spalle dell'uomo irrigidirsi, si muove per toccarle, per massaggiarlo ma non sa come potrebbe reagire, si ferma a mezz'aria e poi, lentamente, lascia ricadere le braccia lungo i fianchi.
"Novità?" chiede.
"No."
"Non è che magari si è rotto?"
"No."
"Scusa."
Sandro fa un gesto vago con la mano. "Tanto vale sbaraccare tutto e prendersi un cazziatone da Gregori. Anche se non so davvero che cosa c'è che non va!"
"Forse non è così strano."
"Che vuoi dire?" Sandro si volta per guardarla negli occhi. Le pupille di lei si dilatano.
"Io non ho sentito nulla. I tuoi strumenti non rilevano le tracce aurali che dovrebbero normalmente esserci. Questa stanza è perfettamente in ordine e il morto sembra morto... e basta. Però il tutto comincia ad avere una sua coerenza."
Sandro annuisce.
"Il commissario ha indetto una riunione nel pomeriggio."
"Cristo!"
"Problemi?"
"Eh?" Sandro ha già la testa da un'altra parte. "No, niente. Un impegno."
"Mi spiace."
"Andiamocene su. Aiutami a smontare."
"Mirella?"
Verri non si volta. Sta staccando i cavi da dietro la console, uno per uno, e accelera, tira con forza. Petra ha parlato d'istinto, e se ne pente. Vorrebbe dire qualcosa ma l'uomo è troppo distante, troppo chiuso, quasi riesce a sentire il muro, il cilindro d'acciaio che ha eretto intorno a sé. Si allontana per aiutarlo a chiudere le antenne Soren quando si ferma di colpo: il baratro è sotto di lei, intorno a lei, è talmente profondo da uscire dalla comprensione. Vortica, è caldo e riluce come uno smeraldo sotto il sole, e la sta chiamando. Immobile, senza respirare: il più piccolo movimento può farle perdere l'equilibrio, può farla precipitare nel nulla infinito e insensato. Prende timidamente fiato, si convince che è solo un'illusione, cerca di fare un passo avanti ma c'è qualcuno e il suo cuore si ferma. C'è qualcosa che la sta osservando dal vuoto e ode un suono, forse un canto, un'unica nota.
"Non è che questa zona è nei pressi di una Ley line?" Sandro butta i cavi nella valigia e la chiude col piede. "Che ne pensi? A Torino passa la direttrice Irlandese, la linea di San Michele, hai presente? Dopo vediamo quello che dice Gregori, dovrebbe avere le mappe aggiornate. Oppure vediamo su internet."
"Petra?" La chiama senza guardarla, sta sbloccando i fermi del generatore. "Mi vuoi rispondere? Che ne dici di un'analisi locazionale?"
La donna sta tremando, fissa in direzione della finestra.
Sandro si avvicina con un balzo, si frappone tra lei e i palazzi grigi, tra lei e la pioggia.
Petra tiene le lunghe braccia lungo i fianchi, i pugni stretti e sbiancati, il volto di un rosso porpora, le labbra tra i denti: si morde a sangue.
"Petra! Cazzo..."
Sandro cerca di aprirle la bocca ma non ci riesce, la mascella di lei è serrata al limite dell'umano. Sente i denti scricchiolare, vede la pelle lacerarsi. Le braccia sono due tralicci di ferro, la schiena un blocco di pietra. Cerca di farla stendere ma non ci riesce. Petra continua a tremare, pare che il suo corpo vibri tutto, in blocco, come un terremoto.
Sandro impreca, afferra il cellulare: "Pronto? Sono Verri. Un'ambulanza in via Colombo. Presto! Ho un agente a terra."
Butta il telefono sul piano della cucina, cerca di avvicinarla al divano per farla stendere, ma è come spostare un tronco d'albero. Una bava biancastra le cola dalla bocca, il sangue le ha macchiato il collo e il maglione rosa, le mani diventano bluastre.
Continua a chiamarla: "Petra? Petra! Mi senti? Rispondimi. Aiuto!"
L'agente alla porta entra incespicando, non fa in tempo ad aprir bocca che uno scoppio improvviso gela loro il sangue: il rubinetto esplode, i tubi dello scarico scoppiano. Pezzi di metallo e gocce d'acqua in ogni direzione, come una bomba. L'agente si è abbassato prontamente, si alza, passa in mezzo alle antenne ancora aperte e si ferma, a mezz'aria, come se avesse urtato una parete trasparente. Le braccia e le gambe assumono angoli innaturali, qualcosa lo sta accartocciando, il rumore è orrendo e Petra emette un suono acuto, non è la sua voce, non è la voce di niente di umano. Spalanca la bocca, la mascella si disloca, le sue labbra rosee si stendono fino a divenire sottili e bianche.
Le antenne del rilevatore aurale si accendono all'unisono. I led rossi alla sommità si illuminano repentinamente. Il lampadario si accende e si spegne impazzito. Il sibilo acuto del generatore va in battimento con il grido di Petra. E' un canto proibito, una melodia dimenticata, una sapienza blasfema la cui conoscenza è punita con la morte. Verri si porta le mani alle orecchie, sente lo stomaco rivoltarsi, viene investito da un calore bruciante. Ora anche l'agente maciullato è sospeso in aria con la bocca spalancata, il cadavere si solleva, come appeso all'aria e con la bocca spalancata emette un suono acuto. Petra si solleva da terra, Sandro si allunga per cercare di trattenerla ma il suono gli fa male alle orecchie, alla testa, all'anima e non riesce a tenere gli occhi aperti.
Poi tutto si calma all'improvviso.
Il cadavere piomba dinoccolato a terra con un tonfo. L'agente è già morto quando le sue ossa toccano terra. C'è sangue ovunque, e liquidi fetidi che impregnano i vestiti della vittima. Petra cade rigida all'indietro. Per pura fortuna non si spezza il collo sul bracciolo del divano, sbatte la nuca sul pavimento con un suono di palla da bowling. Sandro si accascia ha ancora nelle orecchie il suono, l'orrendo suono del vuoto. Si porta il gomito alla bocca per non vomitare e si avvicina a Petra strisciando.
"Petra. Petra per l'amor di Dio, mi senti?"
Si asciuga il sudore freddo dalla fronte, cerca di respirare profondamente per riprendere la calma. Petra sta prendendo colore. Ha ancora gli occhi rivoltati ma ha smesso di lacerarsi le labbra. I denti sono rigati di sangue, inizia a respirare senza ritmo, tossisce sangue e bava, piange. Sandro la stringe a sé, le stringe le mani. Sono fredde, le lunghe dita affusolate solo gelide e ancora rigide, scattano spasmodiche come un cane investito.
Sandro la abbraccia, appoggia il mento sulla sua spalla ma Petra inizia a scalciare, apre la bocca, non riesce a parlare. Solleva la mano destra e cerca di indicare qualcosa, batte sulla schiena di Sandro per attirare la sua attenzione, lui si gira di scatto e caccia un urlo.

Se volete seguire l'autore la pagina facebook è questa: Valentino Eugeni

Inoltre è presente un'intervista divisa in parti: Parte 1Parte 2Parte 3

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