sabato 8 aprile 2017

Intervista a Valentino Eugeni, Parte Terza

Oggi parliamo di nuovo con Valentino Eugeni sul suo lavoro “La morte velata” che stiamo pubblicando qua.
Qui invece trovate la prima e la seconda parte dell’intervista.
Oggi mi vorrei soffermare sulla storia e sui personaggi.

Come costruisci e crei i tuoi personaggi? Sono più una parte di te o prendi più spunto da persone che conosci?


  • Sono un appassionato osservatore del genere umano. Quando posso mi siedo a guardare cosa fa la gente. Ultimamente sono stato seduto su un cubo di legno per quasi un’ora nel museo del palazzo Belloni di Bologna, a guardare cosa facevano i visitatori. Una signora si è anche spaventata vedendomi. Non so dirti se i personaggi nascano e poi io li caratterizzi con le persone che osservo oppure se sia il contrario. Forse entrambe le cose. Quando, poi, un personaggio prende forma inizio a immedesimarmi, a guardare con i suoi occhi per riuscire a portare su carta esattamente quello che il personaggio prova durante lo svolgimento degli eventi. Sono un romantico evidentemente e non ha senso raccontare qualcosa, a mio avviso, se non crea forte empatia nel lettore. L’unico modo che ho per essere certo di trasmettere il giusto messaggio è quello di provarlo sulla mia pelle. 


La vicenda ha inizio con il ritrovamento di un cadavere. Molto strano visto che ci sono vari fattori che danno a pensare all’ (Ispettore? Del paranormale) Verri. Un inizio abbastanza “tipico” per un giallo, seppur paranormale, come mai questa decisione?


  • Sandro Verri è, ahimè, un agente semplice del D.I.E. Non ha mai voluto far carriera, soprattutto per problemi con sua moglie. E’ un buon diavolo il nostro Verri ma si rifiuta di credere davvero nell’insondabile. Fatto assai strano per uno nella sua posizione. Vedremo comparire molti altri personaggi, molto diversi e ognuno con il suo scheletro nell’armadio perché i buoni, mi spiace dirlo, non esistono.  L’idea dell’inizio “tipicamente giallo” serve a creare contrasto forte con la percezione del lettore della quotidianità del romanzo e questo senso di straniamento prosegue e cresce nel romanzo man mano che gli investigatori sono costretti a lasciare la loro “zona di comfort”, per quanto paranormale, per gettarsi in qualcosa di davvero incredibile, di epocale, di sconvolgente. In ogni caso l’assassino è sempre il maggiordomo! :D
    Vorrei anche spendere due parole sul concetto di “paranormale”. La morte velata è, secondo me, molto originale nel panorama del genere perché non si tratta di un romanzo giallo nel quale è stato introdotto un elemento paranormale, sia esso reale o presunto. Il paranormale, l’esoterico, è un elemento fondante del romanzo, una sua caratteristica pregnante e non solo un espediente più o meno orrorifico per far morire qualcuno e far investigare qualcun altro. Il paranormale è il romanzo.


Sul blog abbiamo pubblicato i primi 3 capitoli.
Ognuno sembra slegato dall’altro, quanti punti di vista manterrai durante tutto l’arco narrativo?


  • La scelta del punto di vista è stata, forse, la parte più complessa dell’intera opera. Sarebbe stato molto semplice, e molto canonico, avere il classico punto di vista “ispettore-malfattore”. Un capitolo per il buono e uno per il cattivo, per intenderci. Ma così facendo si sarebbe perso il carattere di “follia cosmica” che volevo permeasse il romanzo. Da questo la scelta di avere più punti di vista, quasi uno per ogni singolo protagonista, e antagonisti, come se a guardare fosse un’entità esterna in grado di vedere all’istante tutto l’insieme del tempo e dello spazio. Ne risulta una narrazione inizialmente fredda e distaccata che però si amalgama molto bene con la nebbia, i passi nei vicoli, l’umidità, le presenze evanescenti che ti seguono lungo le strade.


Uno dei pdv è quello di Erika Farnese, una giovane, è stato difficile scrivere su di una giovane donna?


  • Paradossalmente no. Sarà per il fatto che dentro il corpaccione peloso dell’autore batte il fragile cuore di una fanciulla, o sarà perché  sono un ottimo ascoltatore e confidente, ma lo scrivere del tumulto interiore di giovani donne, dei loro dubbi, delle insicurezze, ma anche della loro forza infinita, delle lotte quotidiane contro gli ambienti lavorativi spesso e volentieri maschilisti, dell’incontro scontro con la figura materna, mi ispira molto e le dita si muovono da sole sulla tastiera.

Ringrazio ancora Valentino del tempo che ci ha dedicato e vi do appuntamento a settimana prossima con il quarto capitolo de La Morte Velata nonché con un'intervista molto particolare! =D 

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