lunedì 20 marzo 2017

Le creature di J.R.R. Tolkien - Orchi e Troll

Le creature di J.R.R. Tolkien 

Nuove realtà e antiche tradizioni


Benvenuti a questo nuovo appuntamento con Tolkien e le sue creature. Oggi vi presento i mostruosi orchi e i giganteschi troll.  

Quando parliamo di orchi con Tolkien, la prima cosa da sottolineare, è che la parola goblin viene usata come sinonimo di orco, mentre in altre tradizioni i due tipi di creature vengono, solitamente, distinte tra loro. Detto questo, per quanto riguarda la loro origine, nel Silmarillion leggiamo:
“[…] i sapienti di Erassëa sono certi che tutti coloro dei Quendi che caddero nelle mani di Melkor furono imprigionati in Utumno […] e che per mezzo di lente arti crudeli vennero corrotti e resi schiavi; e così Melkor generò l’orrenda razza degli Orchi che sono un atto di invidia e di scherno verso gli Elfi, dei quali in seguito furono nemici irriducibili.”
Si ritiene, inoltre, che non tutti divennero orchi per costrizione ma che alcuni scelsero di propria volontà di servire il Primo Signore Oscure, fu questo, probabilmente, il caso degli Avari, coloro tra i Quendi che furono riluttanti ad intraprendere il grande esodo verso Occidente.

Derivando dagli elfi, dobbiamo ipotizzare la presenza anche di orchi femmina, quindi la capacità di queste creature di potersi riprodurre continuando la loro specie. Fisicamente parlando hanno una statura variabile, possiamo avere orchi bassi, con gambe corte, lunghe braccia e orrende zanne, oppure orchi possenti che possono raggiungere anche il metro e ottanta di altezza. La loro varietà dipende dal fatto che le loro tribù sono veramente molte e in perenni lotte sia interne alla stessa tribù sia esterne con altri orchi, uomini, nani ed elfi. 

Razze di orchi


Allo stesso modo complesso è identificare il linguaggio parlato, nell'Appendice F del Signore degli Anelli possiamo leggere:
“Pare che non avessero un loro linguaggio, ma che s’impadronissero di un gran numero di vocaboli degli altri idiomi, manipolandoli a modo loro; eppure non riuscivano a creare che dialetti brutali, appena sufficienti a esprime ciò che era loro necessario, cioè maledizioni e bestemmie.” 
Sappiamo quindi, che dalla Terza Era, s’impossessarono dell’Ovestron, la Lingua Corrente, per comunicare tra di loro, anche se le antiche tribù del Nord e delle Montagne Nebbiose lo utilizzavano già da molto tempo prima. 


Per quanto riguarda la durata della loro vita, dovrebbero essere immortali o comunque lo erano al principio quando furono creati, perché, in seguito, la loro aspettativa di vita si ridusse ad essere inferiore persino a quella degli uomini. 

Si nutrono di cavalli, pony, somari e altre cose e sanno essere ingegnosi, infatti:
“Possono scavare gallerie e miniere con bravura pari a quella dei nani più abili, quando lo vogliono, anche se di solito sono disordinati e sporchi. Fanno molto bene martelli, asce, spade, pugnali, tenaglie e anche strumenti di tortura, o li fanno fare in base ai loro disegni ad altra gente, prigionieri e schiavi che devono lavorare finché non muoiono per mancanza di aria e luce.”
Piccoli Orchi 
In relazione a quest’ultimo elemento, ovvero, la luce, la tolleranza è differente a seconda della razza di orchi, infatti possiamo distinguere:

↠ orchi del nord che mal volentieri sopportano la luce solare, sono la razza più comune nonché i più piccoli fisicamente parlando. Un esempio di questi li troviamo nel Signore degli Anelli capeggiati da Grishnákh;


Grishnákh
↠ Uruk o Orchi Neri creati da Sauron a Mordor attraverso incroci e tecniche non conosciute, sono più possenti degli orchi comuni e in grado di camminare col sole purché coperto da nubi;

↠ Uruk-ai o Isengardiani creati da Saruman incrociando gli Uruk con altri esseri, ancora più grandi e forti dei precedenti, non amanti del sole ma in grado di sopportare la luce solare. Nel Signore degli Anelli è fatto il nome di un loro capo quale Uglúk;


Uglúk
 ↠  Mezz’orchi sono orchi incrociati con uomini, quindi spesso utilizzati per confondersi tra gli uomini anche se coperti da pesanti mantelli e cappucci, è probabile che questi  si trovassero a Brea quando gli hobbit con Grampasso vennero quasi attaccati dai Nazgûl e che si fossero alleati con Billy Felci nella loro opera di spionaggio;


Mezz'orchi
↠ Gong esseri maligni imparentati con gli orchi;


Infine, facciamo un veloce accenno all’etimologia, la parola orco venne adottata in origine dai Rohirrim, Uomini dei Cavalli; altri termini sono orch in Sindarin, Orkor in Quenya, Uruk nel Linguaggio Nero e burárum in Entese. 

Risalendo alle origini scopriamo che gli orchi del folclore hanno tutti la stessa radice, ovvero, la figura mitologica romana di Orco, in latino Orcus, re degli Inferi che si nutriva di uomini. La sua fisionomia topica, di essere mostruoso e peloso, la troviamo già attestata in alcuni dipinti su vaso rinvenuti nelle tombe etrusche. Dalla mitologia romana, questa figura è poi passata nella mitologia nordica grazie all’opera Beowulf, dove troviamo gli Orc-néas, cadaveri di Orcus. Qui sono descritti come metà uomo e metà mostro e vivono in un posto che evoca la rappresentazione degli inferi; dagli orchi di Beowulf derivano quelli di Tolkien, da cui poi derivano la maggior parte degli orchi del fantasy. 

Orcus
Gli orchi delle fiabe sono introdotti dallo scrittore francese Charles Parrault, che li rappresenta come uomini giganti e bruti, dotati di bastone e solitamente poco intelligenti. Nel tempo la figura fiabesca ha subito dei cambiamenti, in alcune storie possono cambiare forma, vivere in castelli così come in paludi, mangiano bambini oppure fanno la guardia a delle principesse prigioniere e abbiamo anche figure derivate dagli orchi come può essere Mangiafuoco di Pinocchio

Parlando ora dei Troll, poche sono le notizie che ci sono pervenute di queste creature. Sappiamo che furono generate da Melkor nei Tempi Remoti, sono esseri informi e con un linguaggio molto arcaico. L’eredità di Melkor fu poi presa da Sauron, il quale, inculcò nelle loro menti quello che poteva e gli insegnò il male e la perversione.

I Troll provengono da un luogo definito Ettenmoors o Ettendales a nord di Gran Burrone. Il nome è indicativo perché eten significa troll, orco in elfico; mentre l’antico inglese eoten divenuto poi eten significa gigante, mostro. Di questi conosciamo quattro razze:

↣ Troll di Pietra: troviamo una loro esemplificazione ne Lo Hobbit con Maso, Berto e Guglielmo. Questi sono descritti come tre individui grandi e grossi, dai loro discorsi intuiamo che si nutrono di ogni tipo di creatura e che non brillano per acume intellettivo:
“Che ti credi, che la genti passa di qua solo per farsi mangiare da te e Berto? Voi due da soli vi siete ingozzati un paese e mezzo, da quando siamo scesi dalle montagne.”
Al pari dei troll del folclore, nel momento in cui sono colpiti dalla luce del sole, diventano di pietra;

Barto, Maso e Guglielmo
 ↣ Troll delle Caverne di Moria: l’unico di cui abbiamo notizie è il Troll che guida l’assalto degli orchi nelle omonime caverne contro la Compagnia dell’Anello.  Questa la sua descrizione:
“Un enorme braccio seguito da una spalla, ricoperto di una scura pelle con squame verdognole […]. Un immenso e piatto piede senza dita penetrò di forza […]” 
Troll di Moria
 ↣ Olog-ai: comparvero alla fine della Terza Era e furono creati da Sauron in persona. Molto diversi dai classici Troll, come leggiamo nel Signore degli Anelli: “I Troll giravano in terre straniere, non più lenti ed ottusi, ma astuti e muniti di armi spaventose.” Sono esseri pregni della malvagità del loro padrone, crudeli, astuti e resistenti al Sole, in grado di parlare unicamente il Linguaggio Nero.   

Olog-ai
↣ Giganti di Pietra: questi sono brevemente descritti né Lo Hobbit:
“Quando fece capolino, alla luce dei lampi vide che dall’altra parte della valle i giganti di pietra erano usciti allo scoperto e giocavano a scagliarsi l’un l’altro grossi macigni […]. Si udivano i giganti sghignazzare e urlare sulle pendici delle montagne.”
Giganti di Pietra
 La figura del Troll è tipica della mitologia norrena ed è una creatura umanoide che abita le foreste dell’Europa settentrionale; vasto è il folclore di questi esseri tanto da non poterne dare un’immagine canonica, in linee generali possiamo dire che si sono sviluppati due tipi di troll, quelli malvagi e giganti, e quelli quasi umani e dispettosi. Le caratteristiche comuni sono la trasformazione in pietra quando vengono a contatto con la luce del sole, anche se, nelle saghe norvegesi, i Troll alla luce del sole esplodono in tanti pezzi. Possiamo poi ricordare che in alcuni racconti abbiamo Troll con tre o più teste, solitamente sono poco intelligenti e puzzano, possono vivere in caverne vicine a corsi d’acqua o, come nelle saghe islandesi, in caverne nella lava. Un elemento di distinzione rispetto a Tolkien è che, solitamente, i Troll possono essere visti solo dai bambini. 


Con queste creature discutibili vi lascio e vi do appuntamento al prossimo articolo. 

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