venerdì 13 gennaio 2017

Reinaldo Arenas - Prima che sia notte

Reinaldo Arenas - Prima che sia notte
Il 25 Novembre 2016: i telegiornali annunciano la morte di Fidel Castro, nei giorni a seguire avremo modo di vedere la lunga trafila legata alla commemorazione di questo personaggio ambiguo, da un lato Cuba che si scioglie in lacrime, dall'altro le comunità cubane d’America che esultano e fanno festa, e tutto questo perché? Una risposta la potremmo cogliere nell'opera Prima che sia notte di Reinaldo Arenas, un'opera autobiografica, in cui Arenas racconta tutta la sua vita senza nascondere nulla, i toni dell'opera sono crudi e non c'è spazio per mezze verità.

L'opera si presenta come un viaggio attraverso la vita dell'autore, dalla sua infanzia fino al momento dell'esilio; un viaggio attraverso le Rivoluzioni che colpirono Cuba e attraverso le persecuzioni che Fidel Castro condusse tra gli anni sessanta e ottanta nei confronti degli omosessuali. 

Delineando a sommi capi l'opera, per non togliervi il gusto della lettura, diremo che il testo comincia dalla fine, con Reinaldo che fa una valutazione di quella che è stata la sua vita e di quelle che sono le sue opere. Dopo di che comincia il racconto vero e proprio partendo dalla sua infanzia, dalla sua famiglia e già in queste prime pagine vengono delineate le sue tendenze ad essere attratto dagli uomini. Abbiamo poi che, in seguito al governo Batista, la situazione economica dei poveri contadini peggiora e sono costretti a vendere tutto per trasferirsi ad Holguin dove regnava una mentalità maschilista che la mia famiglia condivideva e alla quale anch'io ero stato educato.
Dopo di che prendere parte alla rivoluzione iniziata dai ribelli contro il governo Batista sembra un modo per raggiungere la gloria e i trionfi, ma le sue speranze e i suoi sogni vengono subito fatti a pezzi perché si accorge che attorno a lui c'è solo ipocrisia na nonostante ciò:

"In quel momento partecipavo anche io alla rivoluzione: non avevo niente da perdere, anzi allora mi sembrava di avere molto da guadagnarci; potevo studiare, andarmene dalla casa di Holguin, cominciare una nuova vita."

A scuola ricevette una formazione di tipo leninista - marxista, un ambiente caratterizzato da una forte ambiguità, vi era epurazione a livello morale, religioso, politico e fisico eppure le relazioni omosessuali erano presenti non solo tra allievi, ma anche tra allievi e professori, eppure molti di quelli che erano là a studiare ed insegnare erano contro il comunismo. 

Avrà poi modo di entrare a lavorare presso una biblioteca e a partecipare a riunioni segrete per parlare e leggere romanzi e poesie, ma le cose precipiteranno all'alba del suo arresto nel 1973, all'inizio tenta di farsi assolvere per via legale, ma ben presto si rende conto che dietro quell'arresto si nasconde molto più di quello che gli dicono e decide di fuggire verso Guantanamo ma la sua fuga non riesce, verrà ripreso e rinchiuso al Morro ma:

"Mi resi conto che la prigionia al Morro non era stata che una finta; volevano confondere la pubblica opinione straniera facendomi passare per un comune prigioniero, per poi, al momento opportuno, sottopormi  agli interrogatori della Sicurezza di stato"

Farà la spola tra Villa Marista e il carcere di Morro per poi finire in un campo di lavoro, otterrà nuovamente la libertà nel 1976, una libertà pagata a caro prezzo, oramai solo ed emarginato capisce che la sua unica salvezza è abbandonare l'isola, occasione presentatasi nel 1980 quando Fidel Castro permette agli "indesiderabili" di lasciare Cuba, in realtà non tutti riusciranno effettivamente ad andarsene, Reinaldo non avrebbe mai potuto lasciare Cuba e portare fuori la verità di quel che accadeva nell'isola, quindi cambiò il suo cognome in Arinas e raggiunse New York, dove non trovò comunque quella libertà che cercava perché in esilio non abbiamo un paese che ci rappresenti.

Questo libro è il trampolino di lancio per molte riflessioni che toccano anche il nostro presente, è l'esempio che la voce della verità potrà essere piegata ma mai spezzata perché troverà sempre nuova forza e nuovo vigore per rompere le barriere dell'omertà e concludo con le parole tratte dalla Lettera d'addio di Reinaldo Arenas:

"Vi lasciò in eredità tutte le mie paure, ma anche la speranza che presto Cuba sia libera. Sono soddisfatto di aver contribuito, anche se modestamente, al trionfo di questa libertà. [...] Il mio non è un messaggio pessimista, è un messaggio di lotta e di speranza. Cuba sarà libera. Io lo sono già."      

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2 commenti:

  1. Ottima e interessante recensione. Probabilmente un libro da non perdere.

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    1. Grazie, fa sempre piacere condividere un libro che mi ha appassionata con altri.

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