sabato 7 gennaio 2017

Il più grande uomo scimmia del Pleistocene - Roy Lewis

Buongiorno a tutti!
Oggi vi voglio parlare di un libro scoperto per caso:


Il più grande uomo scimmia del Pleistocene

di Roy Lewis



L’ho preso a un mercatino dell’usato per un motivo semplicissimo: ha una prefazione di Terry Pratchett che dice: 

Il libro che avete tra le mani è uno dei più divertenti degli ultimi cinquecentomila anni. Detto così alla buona, è il racconto comico della scoperta e dell'uso, da parte di una famiglia di uomini estremamente primitivi, di alcune delle cose più potenti e spaventose su cui la razza umana abbia mai messo le mani: il fuoco, la lancia, il matrimonio e così via. È anche un modo di ricordarci che i problemi del progresso non sono cominciati con l'era atomica, ma con l'esigenza di cucinare senza essere cucinati e di mangiare senza essere mangiati.
Se siete arrivati fin qui, probabilmente ci si può azzardare anche a rivelarvi che questo è diventato un libro di culto. Ma non preoccupatevi. Ciò significa solo che è capitato in mano alla gente non grazie a una massiccia pubblicità, ma per una felice combinazione, dando a ciascuno la calda, squisita sensazione di essere il solo a conoscerlo. In altre parole, è un buon libro di culto. (Quando lo avrai letto anche tu, il culto annovererà un adepto in più).

Il celebre biologo e naturalista Théodore Monod in seguito scrisse per segnalare uno o due errori tecnici, ma precisò che non importavano un accidente, perché la lettura del libro l’aveva fatto ridere tanto che era caduto da un cammello nel bel mezzo del Sahara.
Sicché, sedetevi su qualcosa di stabile.”

Come si può presupporre dalla prefazione anche il libro è incredibilmente ironico, interessante e pazzo. 

La narrazione segue le vicende di una famiglia di uomini scimmia del Pleistocene, epoca dove si iniziava a vivere nelle caverne e si incominciavano a utilizzare utensili in pietra.
Il loro sviluppo li porta tra situazioni surreali e battute incredibili dove l’evoluzione, in un’unica generazione, la fa da padrona.
Le situazioni incredibili vanno dalla scoperta del fuoco alla decisione di andare a “prendere” ragazze da altre tribù, lasciando al contempo andare via quelle che abitano con loro.


“<<Oh, l’ho scoperto qualche mese fa>> disse papà. <<E sai, Vania, è una cosa veramente affascinante. Ha delle potenzialità incredibili. Voglio dire, ci puoi fare un sacco di cose, oltre al riscaldamento centrale, che è già un bel passo avanti. Ho appena cominciato a intravederne le applicazioni. Prendi il fumo: credici o no, soffoca le mosche e tiene lontane le zanzare! Certo, il fuoco è insidioso. E’ difficile da trasportare, per esempio. Poi è vorace: mangia come un cavallo. Può diventare dispettoso e morderti di brutto, se non stai attento. Ed è completamente nuovo: illumina prospettive inesplorate, di grande…>>”

Protagonisti

I nomi degli “uomini” sono bellissimi, si va da Ernest a Alexander, da Griselda a Doreen… e ognuno di loro ha delle caratteristiche peculiari.
Ernest, il protagonista, è un gran pensatore, un filosofo ante Grecia, sue alcune idee sulla gestione della famiglia.
Oswald, tra tutti i figli, è il più grande e arretrato. L’unica cosa a cui pensa è la caccia e rappresenta una visuale vecchia della vita dove la maggior parte del tempo era speso a cacciare e mangiare.
Wilbur è il geologo del gruppo, l’appassionato di pietre e l’esperto nella loro lavorazione.
Alexander è il sognatore, l’artista, suoi sono i disegni nelle caverne di molti luoghi, disegni che purtroppo sono oramai scomparsi a causa delle intemperie e del tempo.
Edward, il padre, il vero evoluzionista del gruppo, l’unico individuo che non ha mai smesso di cercare modi per aiutare tutti nell’evoluzione e nell’uscire dal Pleistocene. Sue sono le scoperte più grandi: il fuoco, la lancia indurita col fuoco e sempre sue sono le idee che portano la colonia a crescere e espandersi con nuovo sangue: spronando i figli a cercare moglie presso un altro gruppo porta al rimescolamento dei geni, grazie alle sue idee lui e Wilbur riescono a scoprire come creare il fuoco dal nulla, senza dover andare sempre al vulcano per riuscire a prenderlo di nuovo.

“<<Il segreto dell’industria moderna è l’uso intelligente dei sottoprodotti>> affermava, ma già si accigliava, e di colpo afferrava un bambino piccolo che si muoveva a gattoni, lo sculacciava sonoramente, lo tirava su e aggrediva le sorelle: <<Quando la capirete, che a due anni devono già camminare diritti? Vi ripeto che bisogna stroncare la tendenza istintiva a tornare alla locomozione a quattro zampe. Se non perdiamo quel vizio, tutto è perduto! Mani, cervello, tutto! Abbiamo cominciato con la stazione eretta nel lontano Miocene, e se pensate che io tolleri che un branco di ragazzotte neghittose distrugga milioni di anni di progresso, vi sbagliate di grosso. Fate stare in piedi quel marmocchio, signorine, o vi prenderò a legnate sul posteriore; e badate che non scherzo>>."

Infine una menzione d’onore va allo Zio Vania, la scimmia per antonomasia, lui inorridisce al pensiero del fuoco e dell’evoluzione. Per lui si dovrebbe ancora essere sugli alberi a mangiare animali di piccola taglia, foglie, radici e frutti.
Però non disdegna assaggi di carne di qualità quando visita il focolare della colonia.

Conclusione:

Un libro interessantissimo e che consiglio assolutamente a tutti. Non solo sprona, spero che con voi funzioni come ha fatto con me, ad andare avanti e a impegnarci in tutto ciò che facciamo in un modo ironico, divertente e sempre accattivante:

“<<Miei cari,>> ci esortava <<fate che il vostro motto sia di lasciare un mondo un po’ migliore di come l’avete trovato, e di dare ai vostri figli condizioni di partenza un po’ migliori di quelle che avete avuto voi. Non contate sugli altri. Vivete come se l’intero futuro dell’umanità dipendesse dal vostro impegno; in fondo, potrebbe anche darsi! Sono tempi critici, questi, molto critici. La padronanza del fuoco non è che un inizio; devono esserci pensiero, pianificazione, organizzazione, per poter edificare su queste fondamenta. Dopo le scienze naturali, le scienze sociali! Chissà chi di noi avrà il privilegio di scoprire il modo di concentrare le energie degli uomini scimmia sui fini dell’evoluzione, e sarà il primo a guidarci su cammini davvero umani! Pensateci miei cari. Io ho la massima fiducia in voi due. Dubito che vivrò tanto a lungo, ma voi, forse, potrete vederla… la gloriosa età dell’oro, ricompensa di tutte le nostre fatiche: essere umani, finalmente Homo sapiens! Io sto invecchiando, sapete, ma morirò contento se sentirò che i modesti sforzi hanno contribuito a mettere voi e i vostri figli su quella strada>>.”

Ma offre anche molti spunti di riflessione.
Ogni personaggio possiamo dire che rappresenta un modo di essere umani diverso e differente.
E l’evoluzione di ognuno porta ovviamente a dei risvolti e una crescita sia della colonia che dell’individuo diversa, ciò porta a soffermarci e chiederci quale di questi uomini scimmia siamo? Siamo più simili a uno all’altro o forse siamo più simili allo zio Vania? 

Inoltre le parole finali contengono un colpo di scena finale abbastanza inaspettato e interessante, che offre ulteriori spunti sul progresso e, soprattutto, su ciò che si arriva a fare per riuscire a continuarlo o bloccarlo per egoismo personale.

Un libro che per me dev’essere nella “to read list” di chiunque.


Aratak


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