sabato 3 settembre 2016

Fabio Baldassarri - Intervista

Bentrovati cari lettori!
Oggi vi propongo l'intervista a Fabio Baldassarri, autore de "Le Particelle di Dio" da poco recensito dal blog.



Buon pomeriggio Fabio e benvenuto! Innanzitutto, ti chiedo di raccontarci qualcosa di te.
  • Ho un bel po’ d’anni per cui potrei raccontare tante cose fatte bene e/o fatte male. Prendo una scorciatoia. Nel prossimo libro si leggerà: “Fabio Baldassarri è stato corrispondente de l’Unità, ha scritto per Teti Editore e il Calendario del Popolo, per pubblicazioni specializzate nel settore delle public utilities e, adesso, collabora con il quotidiano on line Alganews. Ha lavorato nell’industria e nella pubblica amministrazione. È stato presidente della provincia di Livorno, sindaco della città di Piombino e commissario straordinario della giunta regionale Toscana. Proveniente dal Pci, per l’autonomia tematica “Altrimondi” ha compiuto missioni all’estero in raccordo col dipartimento relazioni internazionali dei Ds. È autore di libri fra cui si segnalano il romanzo “L’albero del pepe rosa” (entrato tra i finalisti per la narrativa al IX premio Carver) e la biografia “Ilio Barontini fuoriuscito, internazionalista e partigiano” (presente tra i volumi della democrazia esposti alla V e VI Giornata del libro politico a Montecitorio). Dal 2007 è Cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica Italiana".

I tuoi autori preferiti chi sono?
  • Dovrei proporti una rosa che, se la rivedessi fra qualche ora, già cambierebbe. Non cambierei, però, Dante e Shakespeare. E tra gli stranieri metterei i russi a cominciare da Tolstoj e Dostoevskij. Poi spazierei da Cervantes, Stevenson, Hugo, Faulkner, London, Conrad e Melville, ai grandi viaggiatori alla Chatwin e Kapuscinski. Un pensiero lo porgerei alla beat generation (in cima a tutti Jack Kerouach) e, qua e là per l’Europa, fra i contemporanei metterei anche Simenon a Gadda e, fra i vivi, Pennac e Camilleri. Ma mi pento subito: come potrei dimenticare Lansdale o Eco? Basta! Non voglio compiere peccati di omissione.

Da cosa ti piace prendere spunto? Dagli eventi storici, mi par di capire, e poi?
  • Da tutto quello che mi colpisce e mi sembra degno di nota ma, confesso, più dal punto di vista storico e/o cronachistico che da romanziere.

Ho recensito il tuo libro “le particelle di Dio” qui, cosa ne pensi, vuoi aggiungere qualcosa?
  • Aggiungo solo che, dopo aver letto "Il manoscritto" di Stephen Greenblatt che parla di Poggio Bracciolini (segretario apostolico del Cossa) e di quando ritrovò una copia del "De rerum natura" di Lucrezio, se dovete scegliere cosa leggere in proposito vi consiglierei Greenblat. Scoprirete, come ho scoperto io, che per parlare delle particelle di dio non c'era certo bisogno del mio romanzo, ma bastava leggere "Il manoscritto" o, meglio ancora, Lucrezio che (difatti) nel "De rerum natura" le chiama i semi delle cose. Vi immaginate che bella trama se avessi potuto mettere insieme il papa o antipapa defenestrato a Costanza, il suo segretario apostolico e grande umanista Poggio Bracciolini e nientepopodimeno che Lucrezio (vi suggerisco la lettura del "De rerum natura" in versione commentata da Piergiorgio Odifreddi)! Purtroppo il libro di Greenblat è uscito in Italia quando il mio stava per andare in distribuzione e perciò l'ho letto troppo tardi. Ah... dimenticavo: "Il manoscritto" ha vinto il premio Pulitzer 2012 per la saggistica. Io non mi ci sono nemmeno avvicinato.

Come mai hai scelto Procida come luogo? Ha un qualche significato particolare per te?
  • La trovo un’isola di estrema suggestione, soprattutto vista dall’altura di Terra Murata, ma poi non potevo fare diversamente per due ragioni: fa parte degli antichi possedimenti dei Cossa e l’abbazia di san Michele Arcangelo ospita davvero l’importante e antica biblioteca ricostituita dal Cardinale Roberto Bellarmino.

Come mai un romanzo, chiamiamolo mistery?
  • C’erano cose che sapevo, altre che potevo scoprire e alcune di cui avevo una certa nozione, ma non riuscivo a documentarle. Il romanzo, col quantum d’immaginazione che ti consente, poteva servire alla bisogna.

Leggendolo uno intuisce alcune cose, per cui lasciami chiedere: alcuni personaggi sono “reali”? Si nota ad esempio che il protagonista ha in pratica il tuo cognome… (so quello che c’è scritto all’inizio del libro ma te lo chiedo lo stesso Fabio)
  • Sì. Più di quanto non intenda far apparire. Anche per questo ho scelto la strada del romanzo.

Il Grande Divulgatore. Ti sei ispirato a Piero Angelo come penso, oppure ho preso una grande cantonata? Perché inserirlo?
  • Quando ho scritto il libro pensavo più che altro alla sede Rai-Tv di corso Sempione (ho abitato a Milano dal 1968 al 1972), ma credo proprio che tu non abbia preso una cantonata.
Cosa vuoi esprimere con i tuoi libri? E con questo in particolare?
  • Non saprei rispondere nel senso che la risposta più autentica sta dentro ciascun libro e, come diceva Fellini (paragone assai arduo), un’opera si può dire riuscita quanto più chi ne fruisce riesce a trovarci la risposta di cui ha bisogno. Io, personalmente, mi diverto e imparo.
Per concludere l’intervista ti chiedo cosa pensi del livello culturale italiano? Cosa possiamo fare per aumentarlo?
  • Di nuovo mi resta difficile rispondere. Soprattutto perché temo d’essere influenzato dall’età: ad un certo momento ci si accorge più che altro di ciò che personalmente perdiamo anziché di ciò che è o potrebbe stare di fronte all’insieme di cui facciamo parte. Credo che sia fisiologico, e perciò mi guardo bene dal dire: “Ai miei tempi…”. Tuttavia sarei ipocrita se non dicessi che il presente e il futuro m’inquietano molto. Resta il fatto che ho fiducia nei giovani in generale e, dunque, anche nei giovani italiani. Fiducia cieca? Spero proprio di no.

Ultima domanda… Giami esiste realmente oppure ti sei ispirato a più persone per creare questo personaggio? Mi piacerebbe tanto poterla conoscere…
  • Beh… questo è un segreto. Dentro un romanzo ci deve essere sempre qualcosa su cui il lettore dovrà continuare a interrogarsi anche dopo aver letto l’ultima pagina. In fondo, l’essere stato un po’ troppo didascalico è la critica che mi hai mosso. E, a ripensarci bene, devo ammettere che non hai torto.

Grazie mille della tua disponibilità.
  • Semmai grazie mille del tuo interesse.

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