domenica 3 luglio 2016

Mio padre in una scatola da scarpe - Giulio Cavalli

Ri-buongiorno a tutti!
Come state? 

Oggi recensirò per voi:


Mio padre in una scatola da scarpe

di Giulio Cavalli



Vorrei iniziare presentandolo con le parole che usa sul suo SITO:
“Siccome mi hanno sgridato dicendo che non si può mica parlare di sé in terza persona nel proprio sito allora scrivo io personalmente.
Chi sono più o meno lo trovate nella mia pagina su wikipedia. Principalmente scrivo e racconto. Scrivo libri, scrivo articoli, scrivo monologhi e recito libri, recito monologhi e ogni tanto recito anche inchieste.
I miei libri e i miei spettacoli sono spesso legati a storie del presente. Qualcuno mi descrive come autore civile ma mi piacerebbe fare un giro tra gli incivili per capire chi assegna il patentino.
Scrivo per Left, per Fanpage, per L’Espresso e ho scritto per Il Fatto Quotidiano. Giro spesso per l’Italia.
Poi se qualcuno sta cercando ossessivamente la questione della scorta: sì sono io. E credo che sia una delle mie caratteristiche meno interessanti poiché non è un pregio, non è un vizio o un difetto ma solo una conseguenza.
Odio gli indifferenti, sono partigiano
.”

Io ho avuto la fortuna di conoscerlo quando è venuto nel mio paese poco prima delle scorse elezioni comunali. Mi ha colpito e affascinato non poco, tanto che da allora lo seguo con assiduità e impegno.
Impegno in ciò in cui entrambi crediamo, nella giustizia, nell’impegno personale delle persone, nella legalità. E’ anche grazie al suo incontro che ho deciso di darmi da fare entrando nell’associazione Libera.

Parlando del libro- TRAMA


Il libro si svolge a Mondragone, un paesino in provincia di Caserta in Campania. Possiamo dire che sia una saga familiare che segue le vicende di Michele Landa (vi sembra di conoscere già il nome? Vi accennerò dopo le conclusioni qualcosa –  rivelazioni importanti) e della sua famiglia. Rimasto orfano vive dapprima col nonno per poi, finita la scuola, dedicarsi a diversi lavori quel tanto che basta per riuscire a vivere e a sposarsi con la donna che ama, nonostante le difficoltà iniziali.

“Michele adesso è lì. Rosalba Ida ha una provincia intera negli occhi, con strade e ferrovie. Lui raccoglie tutto il coraggio in giro per il mondo e lo impasta in una parola sola, una parola con tutto Michele dentro. La guarda, seduta, e chiede: <<Posso?>>.
<<No.>>
“La messa è finita. Andate in pace” pensa, e intanto ride come uno scemo.”
“Quando Rosalba sorride è rovinosamente bella e a Michele non resta che arrendersi. Sono stati due anni di sorrisi che hanno piallato tutte le difficoltà incrociate, questi di Rosalba e Michele, due anni di sorrisi che in fondo erano uno stringersi di denti per convincere i genitori di lei che il loro matrimonio è fatto sul serio con la responsabilità di due adulti che pretendono in fretta di diventare una famiglia. Avevano dovuto superare i saluti dei suoi genitori che diventavano subito interrogatori, le domande che sembravano per caso e invece ogni volta erano una verifica e gli sguardi quasi di compassione. Ma hanno superato tutto, tutti i dubbi nonostante tutto. Ci sono persone che si sanno amare solo così: promettendosi di non doversi mai chiedere scusa, scendendo per mano nelle scale più buie e rivendicando il diritto di essere felici, insieme. Questo matrimonio è troppo felice per essere duraturo, dicevano in molti, e lo dicevano anche i genitori così preoccupati dalla troppa felicità degli altri, mica per invidia ma per terrore di leggere il proprio fallimento. Il mondo è pieno di persone che trovano ristoro nella media che arrotonda i propri risultati.”

Michele è un gran lavoratore ma si trova davanti a scelte importanti, fin dall’inizio della sua vita, quando da ragazzo si trova un morto ammazzato sull’uscio di casa e racconta a dei carabinieri apatici,  ciò che sa, mentre tutto il resto della via pratica l’omertà del silenzio. 

“Mondragone era un luogo vivibile da estranei: ogni tanto l’omertà cerca i travestimenti più fantasiosi per non venire allo scoperto.” O, ancora, quando il nonno gli dice: “<<Di non cercarti guai. Che non guardare e non sentire è il modo più maturo e responsabile per difendere la tua famiglia e i figli che vorrai. Michele, la vita non è una guerra sempre, ogni tanto dovresti pensare anche all’intelligenza di ritirarti>>” 

E tutti, da suo nonno ai vicini, gli consigliano di praticarlo e di scegliere da che parte stare.
Scelta di cui si pente quando: 

“Massimiliano è morto sparato. E non l’avrebbe detto nessuno che quell’enorme bambino potesse finire morto ammazzato, lui sempre così spaventato di tutto e così perfezionato nel trovare il bello e il buono anche in un gorgo.
Massimiliano è morto a pistolettate di mercoledì, trovato a faccia in giù con la bocca piena di sabbia e la lingua appoggiata di lato a sinistra, come un apostrofo prima della testa. …
Lo sapevano tutti, a Mondragone, chi l’aveva uscio. Tutti. Oggi lo sanno anche i bicchieri, i muri, i semafori agli incroci, i sedili della corriera, che Massimiliano l’ha ammazzato Tore dei Torre per la discussione avuta la domenica precedente in piazza. Lo sanno anche i carabinieri che non vogliono saperlo, i testimoni che hanno tutti un buon motivo per non testimoniare, …” Massimiliano, il migliore amico di Michele, è stato ucciso perché aveva discusso con delle persone mafiose. Tutti lo sanno ma nessuno parla e Michele tutti li accusa tra sé e anche col mondo, un mondo però colluso, che non vuole ascoltare. E si pente di tutto quello che non ha visto o ha fatto finta di non vedere: “<<Vorrei provare a dire le cose che non ho mai detto per difendere la mamma e voi. Vorrei rifiutare le prossime cene con Giulio e gli altri mostrando che non sono d’accordo. Vorrei stare ai campi e spiegare ai miei nipoti che Massimiliano, l’amico del nonno, è morto anche perché diceva cose che tutti vedevano ma tenevano nascoste, e allora l’hanno preso per matto. Se vuoi uccidere qualcuno lo fai passare per matto e sei già a metà dell’opera. E mentre noi stavamo zitti lui era sempre più matto, sempre più scemo. Io vorrei che i miei nipoti e voi imparaste che le idee si sostengono anche in pubblico.>>”

Una vita passata a lottare, a trovare il proprio posto nel mondo e finita con rimpianti e volontà di fare che si sono perse nel nulla.
Un finale che ti lascia dell’amaro in bocca e che a me ha fatto piangere lacrime amare di tristezza e solitudine.


Ambientazione:


Mondragone nel libro è descritto come un paesino impaurito, da tutto e da tutti, soprattutto dalla famiglia dei Torre nel libro, famiglia mafiosa con facoltà di vita e di morte su tutto e tutti.
Morte per ovvi motivi ma vita per più d’una ragione. Proprietari di molti stabilimenti industriali della zona possono dare lavoro, o toglierlo, a chi vogliono. Poi 

“Sopra l’entrata della palestra c’è scritto: OMAGGIO DELLA FAMIGLIA TORRE ALLA CITTA’ DI MONDRAGONE. LA CITTADINANZA RINGRAZIA. Quest’abitudine di finanziare il restauro di chiese e scuole è vissuta con leggerezza, se non con gratitudine reale, da molti cittadini.” 

Il sistema mafia che si ingrazia poteri e comunità con regali e concessioni per cui, come dice il nonno di Michele: 

“<<Michele, tu sei un ragazzo intelligente e bravo, e ci hai preso tutto il cuore di tua madre e la scorza di tua nonna, ma questa nostra terra non è un allevamento di animi nobili o di cavalieri. Questa è la terra dei ladri che non vedi mai rubare, degli assassini che ci mangi allo stesso tavolo in osteria e dei diavoli che ognuno ha in corpo. E qui, da noi, qui il diabolo si sente più libero di passeggiare. Questa è una terra che va abitata in punta di piedi, Michele, va abitata in silenzio, qui le brave persone per difendersi diventano invisibili, Michele, in-vi-si-bi-li.>>”

Per fortuna esistono persone che, in queste stesse terre, combattono e parlano. Sempre troppo poche ma bisogna ricordarsi di loro ora, quando sono vivi, e non solo da morti come uno dei nomi letti nella giornata della memoria delle vittime della mafia.


Personaggi

Il personaggio principale è Michele, con i suoi pregi, i suoi difetti e tutte le cose che si pente di non aver fatto. E’ una persona vera, reale in cui possiamo facilmente immedesimarci quando opera nel giusto sia nello sbagliato. E dobbiamo imparare.
Rosalba, la Silenziosa, la donna con cui Michele è sposato. La colonna portante della famiglia, il legante che ha tenuto le varie anime dei figli legate nonostante divergenze e possibili screzi. Una donna forte ma al contempo fragile.
Infine ci sono i figli di Michele, descritti bene con i loro affanni e i loro lavori. Andrea, il maggiore, che lavora per la ditta di sorveglianza come il padre, ha il carattere ribelle e riottoso che aveva da giovane Michele, la sua voglia di denuncia non si ferma davanti a nulla e per questo si scontra più volte col padre.
Giovanni, il figlio responsabile che lavora all’estero e così facendo mantiene la propria famiglia.
Angela la figlia che ha ereditato tanto da Rosalba ma che riesce soprattutto ad essere di ispirazione per altri, sua figlia, Michela, è una bambina bellissima e resa perfettamente.
Antonio è il minore, il figlio un poco più scapestrato, con lavori saltuari e irregolari.
La famiglia descritta nei punti oscuri e non, ti fa venire voglia di conoscerla, di andare a stringere loro la mano e presentarti a loro come un amico, una persona come loro.


Stile

Lo stile è semplice, mai arzigogolato, narrato con punto di vista esterno ma con tempo presente perché le vicende di Michele sono quelle di tutti. Michele è uno di noi. Michele siamo noi.


Conclusione

Un libro sulla mafia nonostante tutto, sulle sue vittime e sull’impegno che dovrebbe esserci da parte di ciascuno di noi per far sì che il nostro paese sia sempre più a favore della legge e sempre meno in mano a quella “montagna di merda” (da I cento passi).
Un libro che nonostante tratti di temi così seri e pesanti lo fa in tono leggero, come raccontandoti una storia.
Un libro che consiglio, soprattutto a chi vuole saperne di più sulla legalità e sulle diverse facce che dovrebbe avere l’antimafia.
Un libro con un finale ambiguo che mi ha lasciato perplesso fino a che non ho fatto qualche ricerca.







SE NON VOLETE SPOILER NON CONTINUATE A LEGGERE: C’E’ LA FINE DEL LIBRO




Il libro e la sua storia sono tratti da una storia vera, Michele Landa E’ uno di noi, morto nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2006 a Mondragone, mentre stava lavorando come metronotte in una delle sue ultime notti prima della pensione. E’ stato ucciso e bruciato con la sua macchina e la sua storia non ha fine: non ci sono colpevoli, sospetti o mandanti. Questo fatto nel romanzo mi aveva lasciato perplesso ma informandomi trovo che sia la giustissima conclusione a questo libro, i criminali non pagano per le loro malefatte e la famiglia… la famiglia bellissima di Michele viene prima allontanata dai carabinieri insinuando che Michele fosse andato in giro a ubriacarsi e a prostitute e poi la situazione è finita nel nulla, in una macchina bruciata a lato della strada con una nipotina che il giorno dopo aspettava il nonno per aiutarlo nell’orto.
Una storia con finale aperto, da scrivere, come molte delle storie dei morti ammazzati dalla mafia.
Che non sono da dimenticare. Non un solo giorno all’anno ma tutti i giorni in ogni nostro gesto, loro e tutti quelli che hanno dato la vita per far sì che oggi ci siano delle leggi giuste e chiare da rispettare.
Concludendo vorrei dedicare a tutti un’ultima frase del libro: tutti dobbiamo essere sempre e comunque, in ogni giorno dell’anno “Eroi delle nostre piccole cose”.

Alla prossima

Aratak

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