sabato 25 giugno 2016

Emilio Verze - Archeologo - Intervista

Lettori cari per riuscire a dare sempre più ampio spazio alla cultura italiana ho deciso di iniziare delle interviste a figure che lavorano nell'ambito culturale.
Archeologi, Restauratori di opere artistiche, Artisti, Insegnanti e Maestri e così via sono i benvenuti in questa rubrica. Spero che così delle materie e degli argomenti solitamente non vicinissimi a tutti siano a disposizione di tutti coloro che ne abbiano bisogno.
E voi, operatori culturali, contattatemi senza indugi per fare parte di questa rubrica, varia e spero infinita =)
La nostra prima vittima è 

Emilio Verze, un archeologo


Diamo inizio all’intervista chiedendoti: dicci qualcosa di te
  • Salve! Sono Emilio Verze, sono un archeologo, nato a Napoli e formatomi “accademicamente” sempre nella città partenopea. Ho lavorato e lavoro anche come Guida Turistica della Regione Campania e, dopo essermi abilitato, ho iniziato ad insegnare Storia dell’Arte alle scuole superiori. Insomma sono una figura un po’ multitasking nel settore dei Beni Culturali.


Come mai hai scelto di fare l’archeologo? Si può vivere facendo archeologia?
  • Sono sempre stato appassionato di storia antica, mia madre è docente di lettere, e mi ha trasmesso questo amore per il mondo antico. Quando mi sono trovato a dover scegliere cosa fare all’Università ho subito vagliato l’ipotesi di iscrivermi a Storia o ad un corso di Laurea in Archeologia, alla fine quest’ultima ha avuto la meglio, un po’ per l’immagine che tutti hanno sempre degli archeologi, un po’ perché sono sempre stato affascinato dall’aspetto pratico del settore. Io credo si possa vivere di archeologia, certo dipende da quanto si vuole diventare “ricchi” ma una vita più che dignitosa e rispettabile è più che possibile! Certo non è una strada che consiglio, a meno che non si sia dotati di grande forza di volontà e di una decisione fuori dalla norma. Il mondo non è per nulla Archeologo-friendly

Cosa pensi che possa dare alle persone l’archeologia?
  • Credo che l’archeologia, nei confronti delle persone, possa essere uno strumento per farle appassionare al nostro passato e spingerle ad approfondirlo, o almeno questa è la speranza.


Cosa pensi di come è insegnata la storia nelle nostre scuole? Per te si dovrebbe cambiare qualcosa?
Potrebbe essere insegnata “divertendosi” o comunque con strumenti alternativi al noioso studio, magari frequentando delle ricreazioni storiche?
    Pompei
  • La storia è una materia che ben si presta ad un tipo di insegnamento “divertente” e non convenzionale. Io credo che purtroppo non sia ben insegnata, certo non per colpa degli insegnanti o per lo meno non solo per colpa loro, ma soprattutto per una generale scarsa attenzione rivolta dagli istituti scolastici alla materia, considerata per lo più solo in chiave nozionistica ed evenemenziale. Le ricreazioni storiche possono essere un utile mezzo per far avvicinare gli studenti alla materia in modo più diretto e sicuramente simpatico, ma devono essere comunque accompagnate da una precisa guida del docente in aula per non generare confusione.


So che fai parte di una società, la Kosmos Archeo-Service, che si occupa della diffusione della storia nelle scuole, parlacene
  • La diffusione della storia nelle scuole è solo uno dei settori di cui ci occupiamo, ma è sicuramente quello a cui io tengo di più. Cerchiamo attraverso alcuni progetti, accompagnati da visite guidate, di far conoscere il più possibile la ricchezza storica del territorio campano. Non è un settore facile, soprattutto poiché spesso le scuole non amano cambiare le loro abitudini e quindi preferiscono la semplice visita guidata, ma quando abbiamo avuto la possibilità di avviare percorsi di conoscenza più complessi posso assicurare che il risultato è stato entusiasmante sia per gli studenti che per i docenti che per noi.


Sei un insegnante di storia dell’arte. Vivendo “dall’interno” l’ambiente come pensi sia vista questa materia dai ragazzi? Pensi che sia insegnata in maniera accettabile in un paese come il nostro con una base artistica così ampia?
    Foro Romano
  • Credo che verso la storia dell’arte si sia creata una certa disaffezione da parte degli studenti, legata ad un insegnamento spesso poco accattivante. Tutto ciò è poco onorevole per un paese come l’Italia che fa dell’arte uno dei suoi capisaldi, troppo spesso ho avuto l’impressione che i docenti si siano arresi davanti una “scarsa considerazione” da parte degli alunni rispetto la propria materia. I ragazzi sono sempre terreno fertile, se offri loro la materia in modo da farli appassionare puoi stare certo che raccoglierai ottimi frutti, nella mia esperienza ho potuto facilmente constatare ciò e tutt’ora sono in contatto con molti miei ex alunni con cui organizzo qualche “gita” in siti di interesse storico artistico.

Quali sono i 3 siti archeologici più interessanti in Italia? Perché?
  • Non posso che iniziare da Pompei: sito unico al mondo per mille caratteristiche, una città antica cristallizzata in un preciso momento ma che permette di cogliere ancora bene come si viveva nel I sec. d.C.Il Foro Romano: un altro sito unico al mondo, ricchissimo e molto vario, permette di comprendere tanti aspetti della cultura romana attraversandone la storia dai suoi albori alla sua lenta fine. 
    In ultimo cito la Valle dei Templi;  nonostante gli scempi edilizi di cui sia stata vittima presenta ancora un fascino tale da renderlo uno dei luoghi archeologici più interessanti in Italia (ed al mondo!).




Antro della Sibilla Cumana nel parco archeologico di Cuma
5 siti archeologici italiani da valorizzare e riscoprire
  • Non per campanilismo ma per semplice esperienza diretta indicherò in primis tre siti della Campania:
    - il primo sito che indico è il Parco Archeologico di Cuma, sito importantissimo, bellissimo, ricchissimo di storia  ma purtroppo sconosciuto a molti;
    - Rione Terra a Pozzuoli, recentemente riaperto dopo anni di lavori con installazioni video di grande pregio;
    - Santa Maria Capua Vetere, l’antica
    Capua, definita da Cicerone altera Roma, presenta ancora in buono stato il grandissimo anfiteatro cittadino, tanto affascinante quanto poco noto.
    Per non sembrare però troppo “locale” aggiungo altri due siti secondo me degni di essere rivalutati:   Metaponto, un affascinante sito archeologico purtroppo troppo spesso non accessibile e la Necropoli Etrusca di Norchia, un piccolo gioiello bellissimo sia dal punto di vista archeologico che naturalistico.

IL sito archeologico da visitare nel mondo?
  • Dico Ercolano perché ho già citato Pompei. Ercolano è un sito che permette di cogliere molto più di altri il mondo antico, le sue caratteristiche ed i diversi stili di vita, inoltre è un sito piccolo e quindi permette al visitatore di non stancarsi eccessivamente durante la visita, mantenendo l’attenzione al giusto livello.

Qual è stata la tua esperienza lavorativa più interessante?
  • In ambito archeologico non posso non citare gli anni di scavo condotti nel Parco Archeologico di Cuma, nei Campi Flegrei; lì ho avuto la possibilità di scavare parte dell’insediamento ivi collocato dai primi coloni greci nell’VIII sec. a.C. È davvero impressionante avere la sensazione di trovarsi in un luogo in cui 2700 anni fa aveva inizia un nuovo capitolo della storia.

So che stai lavorando a Pompei. Io non ci sono mai stato, cosa puoi condividere di quest’avventura? Si sente parlare di questo sito purtroppo solo quando ci sono crolli o scioperi ma immagino che ci siano molte altre cose da sapere…
    Pompei
  • Pompei è un sito bellissimo, ma come ogni città, poiché per quanto distrutta durante l’eruzione del 79 d.C. resta ancora una “città”, ha i suoi problemi. La manutenzione ordinaria è senza dubbio uno di quelli a cui si sta facendo fronte negli ultimi anni, ma certo non è l’unico. Il Grande Progetto Pompei, diretto dal prof. Massimo Osanna, sta sicuramente facendo vivere alla città un periodo d’argento: grandi riaperture, eventi, mostre, concerti e molto altro stanno attirando sulla città le luci della ribalta. Sono felice di avere avuto la possibilità di lavorare a Pompei, seppure anche in questo caso ci sono problemi che stanno minando la piena soddisfazione per questo lavoro.

Hai qualche aneddoto da raccontarci?
  • Il rapporto con i turisti è eccezionalmente divertente lì a Pompei! Spesso con i miei colleghi ci troviamo obbligati a relazionarci anche durante il lavoro con i turisti e la loro curiosità; le domande fioccano anche quando stai trasportando una pesante cassetta da un lato all’altro della città antica, ed in lingue diverse e non sempre riconoscibili!Inoltre i turisti hanno il pessimo vizio di cercare di infilarsi ogni volta che vedono un cancello appena accostato, più di una volta abbiamo trovato persone dove non dovevano essere! È una fatica extra insomma.

Cosa pensi della archeologia sperimentale? Pensi possa essere un aiuto nella ricostruzione e nell’ampliamento delle vedute?
    Valle dei Templi
  • Si. L’archeologia sperimentale è uno strumento molto utile e soprattutto versatile. Mi sono trovato in contatto con più di una associazione che lavora in questo campo ed è bellissimo vederli lavorare, soprattutto perché è un mezzo che permette agli utenti di comprendere meglio la vita nelle diverse epoche. La sperimentazione è alla base del metodo scientifico ed essendo l’archeologia a modo suo una “scienza” credo debba anzi farne un uso maggiore proprio per potere ricostruire la vita comune sotto ogni suo aspetto, anche quelli più pratici.

Che cos’è cambiato nell’archeologia con le nuove tecnologie?
    Ercolano
  • L’archeologia si è fatta sempre influenzare, nel bene e nel male, dalle innovazioni tecnologiche. Io sono favorevole alle innovazioni a patto che queste portino degli effettivi benefici al lavoro sul campo. L’ultimo ritrovato sono per esempio i droni. La possibilità di fotografare dall’alto non è certo una novità in archeologia (all’inizio del ‘900 Giacomo Boni fotografò il Foro Romano da una Mongolfiera!), ma la facilità d’uso di questi “oggetti” volanti ha permesso inoltre di acquisire più facilmente una serie di informazioni altrimenti poco visibili.Altro grande settore di applicazione delle nuove tecnologie sono le restituzioni 3D; un grande strumento che permette tra l’altro di avvicinare teoria e pratica: ho visto bellissime restituzioni sia per strutture che per oggetti, che riescono inoltre ad avvicinare il grande pubblico all’archeologia.


Cosa pensi delle associazioni nate per difendere il patrimonio culturale italiano? Quale dovrebbe essere il loro compito? Lo riescono a svolgere? Io ho presente solo il FAI e Italia Nostra, ce ne sono altri di grandi e importanti?
  • Sono favorevole all’Associazionismo, in Italia esistono moltissime associazioni medio-piccole che lavorano soprattutto a carattere locale, sono queste ultime quelle che indubbiamente fanno la parte del leone nella difesa del patrimonio culturale italiano. Come in altri settori purtroppo c’è però poco sostegno da parte dello stato e anche delle grande associazioni che troppo spesso si perdono, secondo la mia opinione, in piccole guerre di quartiere tra di loro.Il loro compito dovrebbe essere quello di valorizzare e dare visibilità a quei siti che per dimensioni o semplicemente per scarsa notorietà abbiano bisogno di un sostegno pratico nel raggiungere questi obiettivi. Ci riescono? In alcuni casi si, in altri putroppo no.

Esistono associazioni per la protezione del patrimonio culturale mondiale?
  • L’UNESCO è il principale organo che si occupa della difesa del patrimonio culturale mondiale; l’Italia è il paese più rappresentato tra i siti patrimonio dell’Unesco, dovremmo esserne orgogliosi.

Per concludere parliamo anche di libri: cosa pensi del panorama dei libri storici attuali? Sono fedeli? Ce ne puoi consigliare qualcuno meritevole?
  • Mi piacciono e ne ho letti molti; sono affezionato a quelli di Valerio Massimo Manfredi e se dovessi suggerirne alcuni senza ombra di dubbio sarebbero suoi, soprattutto Akropolis e lo Scudo di Talos. La fedeltà non è sempre massima, ma sono dell’opinione che non sia un requisito fondamentale per un libro storico, certo non bisogna esagerare con le licenze ma una piccola modifica ogni tanto è accettabile!

Fai anche parte di un’associazione culturale letteraria, Clarae Musae, che diffonde il piacere della lettura con presentazioni e incontri. Come mai hai deciso di farne parte? Su che territorio opera?

  • L’associazione opera su un territorio piuttosto ridotto, la provincia Nord di Napoli, in cui risiedo. La diffusione della cultura, e della lettura, è un obiettivo fondamentale, ancora più in zone “difficili”, in cui la lettura troppo spesso non trova parte nella vita di giovanissimi, giovani e “diversamente” giovani. La scelta di farne parte è legata proprio al territorio su cui opera, credo molto nell’operare localmente, ognuno deve cercare di fare il possibile nel proprio piccole per migliorare quello che circonda e far parte di una associazione, per quanto piccola sia, mi pare un modo molto valido per fare la mia parte. 


Lettori ora vorrei un vostro riscontro: cosa ne pensate di questa rubrica? La trovate interessante? Pensate si debba continuare?
In programma abbiamo un'altra Archeologa, una Restauratrice e un Insegnante, spero che non si esaurirà qui =) 

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