giovedì 19 maggio 2016

Cinque giorni al SalTo16

Nel titolo ho giocato un po' a richiamare l'esperienza dello scorso anno, così breve da farmi sentire in colpa. Con oggi cercherò di darvi una panoramica più ampia e, ahimé, anche meno ottimistica, frutto di cinque giorni passati, dal mattino alla sera, all'interno di una manifestazione d'importanza europea.

Fonte: quotidianopiemontese.it
Il tema della XXIX edizione del Salone del Libro di Torino era "visioni". Visioni piuttosto ambigue e oscure, oserei dire... vediamo insieme perché.
Il Lingotto Fiere è stato di recente oggetto di scandali, fin da quando, l'anno scorso, è stato scoperchiato un mostruoso buco in bilancio (leggete fra le righe questo articolo de La Stampa) e la gestione della struttura è passata oltralpe. Questa edizione del Salone è stata dunque il banco di prova di una politica che ha già fatto fuggire Terra Madre e Torino Comics.
Non sono partita prevenuta, nonostante le tribolazioni per dimostrare la validità del mio accredito blogger: il numero di editori presenti è cresciuto, gli sconti fiera sono rimasti (ovviamente dove già erano presenti, dalle big ve li potete scordare) e ho anche avuto occasione di seguire conferenze interessanti.

Ho portato a casa molti libri, vero, però anche molti "ma".
Ma perché alcuni editori, grandi ma non immensi come Mondadori, Feltrinelli e Newton Compton, hanno drasticamente ridotto i loro stand? Ma perché altri ancora hanno mantenuto gli stessi stand, spalmandoci però dentro una quantità ridicola di libri, per giunta per bambini? Ma perché le persone erano tante, eppure le vendite risultano diminuite?

Fonte: lavocedeltempo.com
Quest'anno ho potuto osservare il Salone da entrambi i lati di uno stand (ne approfitto per ringraziare i ragazzi dell'Indie Corner!), dunque le mie risposte a queste domande sono formulate in base alle mie osservazioni.
La crisi dell'editoria non è un mistero, così com'è risaputo che nessuno abbia davvero idea di come porvi rimedio. Solo in quest'ottica mi spiego la riduzione, che in alcuni casi è diventata una vera e propria scomparsa, dello spazio che alcune case editrici hanno potuto permettersi all'interno del Lingotto Fiere. Altre sono cresciute, e non posso che esserne felice, però si parla di casi rari: per il resto, ho visto pile di libri tutti uguali e giovanissimi lettori liberi di scorrazzare in mezzo a espositori sospettosamente vuoti, là dove ricodavo vi fosse una fila di libri in più.
Non so dire se sia mancanza di coraggio o strafottenza nei riguardi degli acquirenti, ma di sicuro le big del mercato editoriale hanno fatto una pessima figura, quest'anno più che mai. E no, non mi riferisco (solo) alla presentazione del libro di Salvini o di qualche youtuber a me ignoto.

Tenete a mente quanto ho appena detto, perché ora aggiungerò un altro ingrediente e poi trarrò la prima conclusione: l'ingrediente "scolaresche". Ne ho incontrate un numero allucinante, fra bambini delle elementari e ragazzini delle medie/superiori, con annesso corpo docente alla guardia. La mia fiducia nelle nuove generazioni ha vacillato non appena ho sentito di insegnanti che avrebbero valutato gli acquisti degli studenti... ed è crollata miseramente quando ho visto i ragazzi stessi ammassarsi in code chilometriche per avere autografi da questo o quel personaggio famoso (youtuber e gente che ha giusto partecipato a qualche talent show) sui loro libri freschi di stampa.
Non voglio giudicare i gusti, né dei ragazzi né dei docenti che chissà cosa temevano di valutare, fantasy??, ma questi episodi mi hanno permesso di vedere l'altra faccia della crisi editoriale di cui vi parlavo: la faccia degli acquisti mirati, fatti con il paraocchi e senza guardarsi attorno, come se nei corridoi secondari si annidassero mostri innominabili.
Ed ecco allora la prima conclusione cui sono giunta: questa edizione del Salone non ha incoraggiato nessuna interazione tra il pubblico e il mondo editoriale, preferendo aumentare le distanze buttando nel fosso celebrità e letteratura commerciale, così da frenare il grosso della folla.

A questa mancanza di organizzazione mi sento di collegare alcuni eventi collaterali quali concerti e conferenze.
Ho assistito a convegni molto interessanti, che affrontavano i problemi e le innovazioni dell'editoria con uno spirito critico e consapevole, ma la maggior parte dei visitatori si è divisa per andare ad ascoltare quei cinque o sei "soliti noti" ospiti ogni giorno, o addirittura per assistere a concerti. Non che sia un male, per carità, ma di nuovo si sta girando attorno al problema: non si guadagnano nuovi lettori e non si sfruttano le opportunità messe in campo, come il biglietto serale ridotto, a causa della cattiva distribuzione degli incontri.

Fonte: illibraio.it
Queste sono state le mie sensazioni da visitatrice. Ora vi invito a passare con me dall'altra parte dello stand e a sedervi sulla mia stessa moquette grigia, sbocconcellando il pranzo mentre chiacchierate con gli altri standisti.
Noterete come il flusso dei visitatori sia completamente cambiato rispetto allo scorso anno: non c'è un giorno di ressa, tranne forse al sabato pomeriggio, ma in compenso potete accalappiare qualche curioso un po' a tutte le ore.
Noterete anche che pochi ripasseranno nel vostro corridoio, a meno che non sia quello principale con le lettere dei padiglioni, e forse darete la colpa alla cattiva abitudine di fare giri brevi e mirati là dove bisognerebbe perdersi per ore e ore, senza fretta.
Vi accorgerete anche di una cosa nuova, che negli anni precedenti era una rarità: l'abitudine crescente, da parte dei lettori di cui avete catturato l'attenzione, di fare foto ai libri, di annotare i titoli e magari qualche quarta di copertina. Poi tornerete a casa e verrete sommersi di articoli, passati sottobanco, che lamentano un calo delle vendite.

Ecco, da questo punto di vista, appostata sulla moquette, mi sono resa conto di alcune novità che potrebbero rivelarsi importanti, nell'immediato futuro. La principale è il calo della diffidenza verso i piccoli editori, per cui bisogna ringraziare l'e-commerce: se non tutti sono disposti a spendere soldi sulla fiducia e subito, vuoi perché reduci da pessime letture o per motivi personali, sono sempre di più coloro che preferiscono acquistare online l'edizione scontata o quella digitale per provare. Un calo immediato delle vendite, dunque, potrebbe significare un incremento nei prossimi mesi e, magari, un'ondata di nuovi lettori durante la prossima fiera.

Beninteso, non mancano quelli che ti guardano con aria schifata perché hai osato non essere Mondadori, e nemmeno quegli altri che sfogliano nervosamente due pagine per fuggire borbottando "E se poi non mi piace? Preferisco andare sul sicuro"... penso però che una politica volta al digitale e alle vendite online possa dare grandi frutti, e l'ho sentito ribadire anche ai convegni di cui vi ho parlato. Alla base di tutto, comunque, vi è l'interattività: quella fra editore/autore e lettore, tra libro digitale e cartaceo. Tra persone che amano leggere.
Nel mio piccolo, mi permetto di suggerire questo come tema del prossimo Salone e come direzione per le nuove politiche editoriali. Come ho cercato di mostrarvi, limitarsi a delle "visioni" si è rivelato piuttosto fallimentare, quindi perché non cominciare subito a rimboccarsi le maniche, insieme?

Collage con i miei acquistini librosi! A destra ho inserito cataloghi e depliant che ho ricevuto,
e che hanno gonfiato ancora la mia wishlist!
A breve spero di poter riprendere con le recensioni, a partire proprio da qualcuno di questi bei libri! Alla prossima!

Ink Maiden

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