giovedì 14 aprile 2016

Manuel a testa in giù - di Monica Giuffrida - Segnalazione Nuova Uscita La Ruota Edizioni

Buongiorno a tutti!
Oggi vi segnalo un nuovo romanzo per ragazzi pubblicato da La Ruota Edizioni


Manuel a testa in giù

di Monica Giuffrida
La Ruota Edizioni



Sinossi

«Cosa c'è di peggio di essere un bullato? È vero ci sono le guerre e le carestie e quelli che non hanno da mangiare. Ma io ho 9 anni e tutti i lunedì mi menano».
L’incipit di questa storia per bambini e ragazzi ha in sé racchiuso tutto il dolore, la frustrazione, ma anche l’ingenuità e la trasparenza di un bambino che si trova ad essere il giocattolo di qualche bullo.
Dalla penna e dalla fantasia di Monica Giuffrida emerge una scrittura fresca, e allo stesso tempo intensa, che sembra davvero essere quella del protagonista Manuel: un bambino dotato di una spiccata intelligenza e di una grande sensibilità che affronterà i suoi problemi con coraggio e ironia. Sarà proprio lui in prima persona, infatti, a raccontare la sua storia che regalerà ai lettori nuovi spunti di riflessione, sorrisi ed emozioni.




Autrice

Monica Giuffrida, laureata in storia e giornalista pubblicista, è autrice di racconti e libri per bambini. Cura laboratori di lettura animata e di manualità nelle scuole elementari di Milano e provincia. Da 9 anni opera come insegnante volontaria di italiano ai migranti. Lettrice onnivora, ha fondato un gruppo di lettura chiamato “Venere con gli occhiali”. Vive a Milano con la sua famiglia, un cane e due pappagalli. Questo è il suo quinto romanzo. 

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Sito e acquisto cartaceo: La Ruota Edizioni
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Acquisto ebook: Manuel a testa in giù


Capitolo 1
Della mia famiglia



Cosa c'è di peggio di essere un bullato? È vero ci sono le guerre e le carestie e quelli che non hanno da mangiare. Ma io ho 9 anni e tutti i lunedì mi menano.
Lunedì! Il giorno più sfigato della settimana. E quel lunedì che è cominciato tutto era anche pieno di vento, compiti non fatti e capigliatura che gridava vendetta.
Ma è meglio se comincio dal principio…

Mamma dice che sono troppo timido e che alla mia età dovrei avere più amici. Forse ha ragione.
Ma quando mi guardo in giro non vedo granché.
Troppi chiacchieroni, sbruffoni, prepotenti. Se ne trovano a palate ma non sono il mio genere. L’amicizia è una cosa seria. Devi trovare la persona giusta per non rischiare di dividere, che ne so, il tuo panino alla nutella con chi ti tirerà una coltellata alla schiena appena finito di masticare l’ultimo boccone.

«Manuel, come sei profondo tesoro!» esclama mamma, sbirciando i miei pensieri sul foglio.
«Mamma, per favore, sto pensando!»
Riprendo a scrivere.

Ecco, se decidessi di avere degli amici vorrei che fossero simpatici, educati, e intellettualmente stimolanti.

«Manuel! Ma tu hai solo 9 anni!» continua lei.
«Lo so! Ma il nonno dice che gli amici veri si scelgono da giovani».

Il nonno non è il nostro vero nonno ma un vecchietto che abbiamo adottato. Facciamo del volontariato per mantenere un posto in prima fila in cielo.

«Manuel!»
«È così mamma! Me l’ha detto papà!»

Rumore di ciabatte con suola di gomma usurata.
Mamma finalmente smamma verso altri angoli di casa.

Il nonno non vive con noi. Ha una casa tutta sua con un bel giardino e l’orto. Spesso ci regala i pomodori e i cetrioli per l’insalata. Quando lo andiamo a trovare, il sabato pomeriggio, indosso i pantaloni più belli che ho. Mamma mette il rossetto e papà il dopobarba al pino. Alessio, il mio fratello gemello, per niente gemello, non mette più le dita nel naso per tutto il pomeriggio perché è da maleducati. Mia sorella Giulia prova gli abiti come una della tv e poi esce sempre con gli stessi jeans. Alle quattro in punto saliamo tutti in macchina e partiamo. L’auto di papà è vecchia e scrostata ma la mamma non ci bada. Dice che è l’auto in cui si sono fidanzati.
Il nonno ci aspetta sempre sulla porta e noi, ogni volta, andiamo a dargli un bacio e poi corriamo in giardino a scavare buche per seppellire insetti vivi. Papà e mamma si siedono in veranda e bevono il caffè mentre il nonno tira fuori un pacchetto di fotografie, sempre le stesse, e loro le guardano. Mamma finge di non ricordarsi qualche particolare così lui parla e racconta le sue storie. A me piace sentirlo parlare anche se ripete le cose due volte.
Dopo, papà, perde un po’ di soldi a carte e noi continuiamo a giocare in giardino mentre le donne apparecchiano. Alle otto in punto papà va a prendere le pizze: tonno e cipolle per la mamma, salame piccante e cipolle per papà, margherita per il nonno, due al prosciutto per noi e una senza mozzarella per Giulia.
Io e Ale lasciamo sempre uno spicchio di pizza che va a finire nel piatto di papà.
Da grande anch’io mangerò la pizza dei miei figli.
Poi è già ora di andare. E così torniamo al nostro mostruoso palazzone 12x12 (inteso come 12 piani per 12 scale).
Noi abitiamo al decimo piano e ogni volta che si rompe l’ascensore papà va a dormire da un suo collega.
E questa è più o meno la mia famiglia.

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