lunedì 18 aprile 2016

La magia delle cose perse e ritrovate - Davis Brooke

La magia delle cose perse e ritrovate

di Brooke Davis




Questo libro mi è stato consigliato in quanto “bellissimo” e, per la persona che l’ha letto prima di me, simile sotto certi aspetti al “linguaggio segreto dei fiori” libro che mi era piaciuto tanto.

Che dire, sono rimasto deluso. Ma deluso in quanto questo libro è sponsorizzato come il caso dell’anno, addirittura il protagonista della fiera di Londra del 2014: commenti entusiasti sono piovuti su questo libro, una campagna marketing infinita l’ha fatto attendere e ne hanno parlato davvero in molti.
Analizziamo innanzitutto di cosa parla questo libro: è la storia di Millie, bambina di sette anni, che viene abbandonata dalla madre in un supermercato con la promessa che sarebbe tornata. Millie è una bambina normale, indossa degli stivaletti rossi, suo segno distintivo, ma è strana in una cosa: si sente un supereroe. Capitan Funerale per la precisione, un eroe che porta a tutti, siano essi persone, animali o cose, la notizia che moriranno un giorno e lei gli farà il funerale.
E se per gli uomini non è così semplice, non è affatto difficile invece tenere una veglia funebre per una mosca al supermercato dove l’ha lasciata sua madre, di notte, dopo essere rimasta nascosta durante la chiusura.

Lei, così piccola, carina e innocente, coinvolgerà altre due persone nella sua personale ricerca: Karl e Agatha Pantha.
Karl è stato un dattilografo, era sposato ma la moglie, Evie, è morta qualche tempo prima. Da allora vive da solo, alla ricerca di qualche ragione per vivere.
Ogni giorno va al supermercato a prendere il caffè ed è qui che incontra Millie, che gli chiede se lui può darle una mano con il funerale per la mosca e lui, ovviamente sorpreso, si presta al gioco e inizia a conoscere questa strana bambina. E la rivedrà per giorni consecutivi, ma non è l’unico che si è accorto della piccola: anche la vigilanza l’ha adocchiata e gli ha detto di starle lontano, se non vuole essere accusato di pedofilia.
Altra peculiarità di Karl è che muove le dita come se stesse battendo a macchina ogni cosa che dice, abitudine che aveva preso con la moglie: le scriveva lettere sulla schiena in questo modo.
“Karl non possedeva un computer, macchine da scrivere o anche solo una tastiera. Lui batteva le dita sui coperchi dei bidoni della spazzatura, sulle teste dei bambini piccoli, sulle sue stesse gambe. Batteva domande con i polpastrelli prima di rivolgerle a chicchessia, solo per accertarsi di volerle fare davvero. Nell’intimità di casa sua, prima di andare ad abitare con il figlio, Karl disegnava tastiere sui tavolini, sulle pareti, sulla tenda della doccia.”
Karl, fermato dalla sicurezza, scappa e si mette all’inseguimento di Millie insieme a un manichino di un negozio.
Agatha invece è una persona molto particolare, una vecchia ossessivo-compulsiva che non riesce più a guardare in faccia nessuno da quando… “è morto il marito?” direte voi. no, da molto tempo prima, da quando ha collegato nel suo cervello il fatto che ogni maschio avesse un pene.

Durante il loro matrimonio Agatha Pantha aveva cercato il più possibile di evitare il corpo nudo del marito. Le ricordava troppo quello di una cavalletta,tutto ricurvo e sottile. Le ossa sembravano stupite di trovarsi lì dov'erano e gli spuntavano dalla pelle come se stessero cercando l'uscita. La loro prima notte di nozze,quando lui le aveva tirato giù la cerniera del vestito in quel modo un po’ deprimente che presto le sarebbe divenuto familiare,lei gli aveva intravisto il pene,luccicante al chiaro di luna come una spada sguainata. Ora capiva perchè il marito camminava sempre come se qualcuno lo spingesse da dietro. Il coso sembrava di una larghezza anormale rispetto al resto. Durante il sesso, lui aveva srotolato il corpo e si era presentato a lei come in un gioco di prestigio. Lei lo guardava con occhi offuscati, cercando di confondersi con le pareti. Lui aveva dato per scontato che fossero occhi da sesso, quegli occhi che provi a fare allo specchio fin dal momento in cui ipotizzi esista qualcosa come il sesso.
A fatto compiuto, quando lui si era rifugiato in bagno, Agatha si era tirata la coperta fin sotto il mento e l'aveva immaginato camminare con il pene che gli oscillava da una gamba all'altra, simile a un orangotango che ondeggiava in giro per la giungla. Mentre se ne stava sdraiata lì, in attesa del suo ritorno, quello che si sentiva correre dentro non era sorpresa, shock o anche solo rabbia; era delusione. Delusione che quell'uomo che aveva annaspato sopra di lei come una foglia di spinacio fosse il miglior essere umano che era riuscita a trovare. 
Si era ricordata di aver saputo che tutti gli uomini avevano quelle mostruosità penzolanti in mezzo alle gambe. Per diversi e svariati mesi non era più riuscita a guardare un uomo. La sola consapevolezza che vi fossero così tanti peni nascosti la innervosiva. Non sapeva come facessero le altre donne a vivere in un mondo simile. Si sentiva circondata, intrappolata. Gli uomini le passavano accanto per la strada e le dicevano "Salve" con una tale sfacciataggine, e Agatha non poteva fare altro che guardare per terra e pensare: "Ha un pene, ha un pene, ha un pene".”

Ora mi chiederete perché ossessivo-compulsiva?
Semplice: ogni giorno deve rispettare la solita, esatta tabella di marcia, di cui fa parte anche Karl che torna a casa dal centro commerciale sempre alla stessa ora.
E quando succede qualcosa e uno dei soliti fatti non avviene… beh possiamo dire che ciò la mette completamente in crisi, tanto da cercarne i vari motivi e ristabilire subito la normalità.
Eccetto quando una sua vicina scompare lasciando la figlia da sola -parliamo di Millie- e Agatha si lascia colpire da questa bambina, invitandola a prendere dei biscotti da lei. Una volta scoperto il motivo dell’assenza della madre (il padre di Millie era appena morto) decide di dare una mano alla piccola e di aiutarla a cercare sua madre dall’altra parte dell’Australia.
I quattro viaggeranno insieme, un po’ in autobus, un po’ in macchine “prese in prestito” e Karl, Agatha e Millie formeranno una nuova specie di famiglia.

“Ora Regolare Mattutina (più o meno) di Agatha: il sole sta sorgendo. Quel momento in cui non è notte e non è giorno. Agatha non se lo perderà, questa mattina. Sentono l’oceano schiantarsi sugli scogli. Se ne stanno tra i cespugli, a qualche centinaio di metri dalla macchina, uno di fronte all’altra.
Karl mette una mano sulla guancia di Agatha. La sensazione non è spiacevole. <<Hai la guancia morbidissima!>> grida di colpo.
Agatha sorride. <<E’ bello sentire la tua mano!>> grida in risposta.
<<Sto per metterti l’altra mano sull’altra guancia!>> grida Karl.
<<Mi piacerebbe!>>
Karl si fa più vicino e tiene la faccia di Agatha fra le mani.
Non riesce realmente a vederla, perché è ancora buio e i suoi occhi sono un disastro, ma sente il calore di lei e gli piace moltissimo la sua pelle sulle mani. <<Hai un buon odore!>> grida.
Lei grida in risposta: <<Penso che dovresti toglierti la camicia!>>”
 

E mi fermo qui che non ho alcuna voglia di trascrivere queste cose qua ma sappiate che l’hanno fatto, ci sono arrivati a farlo!

I personaggi li ho già un poco descritti già nella trama e devo dire che sono completamente fuori dal mondo, irreali, scarsamente comunicativi: Io non non sono riuscito a immedesimarmi in nessuno di loro e non solo per ovvie differenze di età e sesso, ma anche per mancanza di stimoli da parte dei personaggi.

Per quanto riguarda lo stile ci sono continui passaggi di punti di vista da Millie a Karl a Agatha e devo dire che per lo meno lo stile di scrittura di ciascuno è diverso e particolare: uno non riuscirebbe mai a confondere uno per l’altro anche aprendo a caso il libro. Inoltre dal punto di vista stilistico la scelta di scrittura mi è piaciuta molto: lo stile, il bagaglio culturale e il modo di vedere le cose cambia moltissimo nei tre diversi POV.
La nota negativa è che non c’è un filo logico lineare, i pov si susseguono, a volte tornando indietro e poi di nuovo avanti e la capacità riconoscitiva è lasciata al lettore.
Per carità, ovviamente si capisce, ma ciò a mio parere rallenta molto la lettura e la narrazione.

Purtroppo il buono stile di scrittura non mi fa venire neanche lontanamente in mente di dire che consiglio questo libro a tutti, anzi. 
Per me questo è stato un libro vuoto, che mi ha lasciato poco o nulla. Molti hanno visto positivamente le qualità che esprime del non arrendersi, né davanti alle avversità della vita (Millie) né davanti al fatto che nessuno ti vuole (Karl, che era stato pure mandato in casa di riposo dal figlio per non averlo in casa) né che la nostra routine quotidiana può e deve essere stravolta per aiutare gli altri. Cose per carità positivissime, ma che non sono passate realmente dal libro… sono cose lasciate lì, forse le intendi forse no, non è affare della scrittrice che ha voluto dare prova di saper scrivere bene ma con qualche (per non dire di più) mancanza notevole nei contenuti.


Lo consiglio a scrittori o aspiranti tali per riuscire a cogliere bene la differenziazione dei pov e dei personaggi ma oltre a loro, per quello che ha lasciato a me, non mi sento di consigliarlo ad altri.


Aratak

2 commenti:

  1. Peccato, ha un titolo e una copertina fantastici ... ma a quanto pare è tutta facciata.

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    1. Molto accattivante la copertina, come titolo non è il mio genere =P
      E sì, purtroppo non è granché

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